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I barbari e noi

Una critica antirazzista e antispecista alle campagne contro la macellazione halal

 

L'associazione animalista Animal Equility ha recentemente fatto uscire un video, girato con una telecamera nascosta, che riprende scene da un macello italiano in cui si effettuano uccisioni di animali secondo le regole della macellazione islamica. In questi casi gli animali vengono uccisi tramite dissanguamento, esattamente come nella procedura nostrana, con la differenza che non vengono prima storditi con un colpo di pistola elettrica.

 

Nonostante gli animali macellati con rito islamico ed ebraico, in Italia, rappresentino solo una percentuale minima del totale (sono circa 200 le strutture in cui è anche permessa la macellazione rituale), si è sentita comunque l'esigenza di andare a “investigare” anche questa realtà e lanciare la campagna “Fermiamo la crudeltà rituale”, con relativa petizione per chiedere la revoca della deroga che in Italia rende possibile la macellazione rituale.

 

In una questione delicata come questa, in cui entrano in gioco non solo la sofferenza animale ma anche differenze culturali e religiose che spesso danno adito al razzismo, è però molto pericoloso non prendere in considerazione i precedenti rispetto a chi ha portato avanti, fino ad ora, battaglie contro la macellazione islamica: non a caso, gruppi xenofobi, razzisti e di estrema destra. Se una generica sensibilità delle persone verso la sofferenza animale è stata finora usata strumentalmente da questi gruppi come arma ulteriore per fomentare il razzismo e la discriminazione verso alcuni gruppi etnici, non bastano le buone intenzioni a mettere al riparo da conseguenze simili.

 

Non dubitiamo che la maggior parte delle persone di Animal Equality siano state spinte da una sincera empatia per gli animali, e non da idee razziste, alla decisione di produrre e diffondere questo video con i relativi contenuti, ma di fatto le conseguenze sono esattamente le stesse, ovvero la conferma di determinati stereotipi razzisti. Non aver tenuto in alcun conto le possibili ripercussioni razziste del messaggio prodotto dal video, e le strumentalizzazioni che alcuni gruppi ne avrebbero fatto, è già di per sé indice di una scarsa attenzione e riflessione in merito al funzionamento del razzismo nella nostra società.

 

Un ulteriore dubbio sorge sull'enfasi posta da Animal Equality sulla sola macellazione “halal” anziché anche su quella “kosher”, dal momento che le regole di macellazione sono le stesse. Il motivo non sarà che mentre è sempre scomodo essere eventualmente accusati di antisemitismo, prendersela con gli islamici, di questi tempi, è invece abbastanza sdoganato?

 

Il razzismo e la xenofobia già diffusi in Italia e in tutta Europa si sono arricchiti negli ultimi anni di una buona dose di islamofobia, fomentata dai mass-media degli stati occidentali, che hanno bisogno di giustificare in qualche modo i loro attacchi imperialisti in Medioriente con la scusa di “portare la democrazia” laddove vigerebbe la barbarie. L'enfasi, nei notiziari, sulle gesta dei gruppi islamici estremisti non fa che rafforzare questo razzismo generale verso arabi e musulmani.

 

Il discorso sulla macellazione islamica, non a caso, è sempre stato utilizzato strumentalmente dai gruppi di destra per cavalcare e fomentare il razzismo. Nel 2001 la Lega Nord fece una proposta di legge per vietare la macellazione islamica, poi la rilanciò nel 2003 e ancora nel 2011. “Stranamente”, un partito che mai si era interessato prima del benessere animale, anzi, sempre al fianco della lobby dei cacciatori, decise di farsi paladino della giustizia degli animali proprio in questo ambito. Non a caso con una leggera venatura razzista... Queste le dichiarazioni dell'onorevole leghista Giovanna Bianchi, firmataria della proposta di legge del 2003:"Le pratiche in uso nelle macellerie islamiche ci preoccupano perché vanno contro la nostra cultura occidentale che tiene in considerazione il rispetto degli animali. Non vedo perché regole che valgono per tutti non debbano essere applicate anche da cittadini di culture diverse". (1)

 

Lo stesso è accaduto in Francia, dove la galassia animalista è costellata da gruppi di destra se non apertamente fascisti, nell'indifferenza generale. Nel gennaio 2011 fu lanciata in Francia una campagna nazionale contro la macellazione rituale degli animali, sostenuta da alcune associazioni animaliste, tra cui la Fondazione Brigitte Bardot. Brigitte Bardot, militante del Front National (estrema destra), è proprio il personaggio simbolo dell'ambiente animalista francese: fascista, razzista, omofoba, ma che importa? Difende gli animali. Ecco alcune delle sue dichiarazioni: “Ce l'ho a morte con i musulmani che continuano a praticare la macellazione rituale” e con i politici che non si occupano "dell'immonda sofferenza degli animali nei macelli, soggetti a certi rituali che invadono il nostro territorio, sprezzando la legge europea, la quale impone lo stordimento prima del dissanguamento”;“ne abbiamo abbastanza di essere presi in giro da tutta questa popolazione che ci distrugge, distrugge il nostro Paese, imponendo i suoi atti”. Per queste dichiarazioni la Bardot nel 2008 è stata condannata a pagare 15.000 euro dal Tribunale di Parigi per istigazione all’odio verso la comunità musulmana.

 

A rilanciare il dibattito sulla carne halal nell'opinione pubblica in Francia, nel 2010, fu ancora Marine Le Pen, presidentessa del Front National, nota per le sue esternazioni anti-Islam. In risposta all'apertura di alcuni fast-food halal della catena Quick, Le Pen dichiarò che “quelli che non mangiano halal non avranno nemmeno possibilità di scelta”, arrivando poi a sostenere che sono tutti i contribuenti francesi a pagare la “tassa islamica” (la tassa per la macellazione rituale, ndr) perché Quick è, di fatto, una società francese-belga: “è dunque lo Stato che sta dietro questo processo d’islamizzazione forzata della Francia e di messa in atto della tassa islamica”. (2)

 

In molti altri paesi europei è accaduto qualcosa di simile, con gruppi di estrema destra a guidare le battaglie contro la carne halal. L'esempio della Francia ci mostra anche come, se il movimento animalista si riduce a parlare solo di sofferenza animale prescindendo da una critica più ampia al sistema dominante (che comprende aspetti come il capitalismo, il governo, le leggi, i partiti politici, il razzismo, il sessismo ecc.), quindi annullando l'aspetto politico della critica allo sfruttamento animale per lasciare spazio solo a quello emotivo, si apre la strada alla presenza di individui e gruppi di destra, se non addirittura fascisti.

 

Qual è in definitiva il messaggio implicito che viene fatto passare dall'investigazione di Animal Equality, e che fomenta stereotipi razzisti? Il messaggio che noi italiani possiamo stare con la coscienza a posto, visto che noi rispettiamo gli animali e mangiamo carne di animali macellati in maniera più “umana”, al contrario di quanto fanno quei musulmani incivili, barbari e crudeli verso gli animali (“animali uccisi barbaramente”, così è scritto nel testo di presentazione di Animal Equality). La contrapposizione che viene immediato realizzare tra “carne halal” e “carne italiana” è una contrapposizione che si rifletterà automaticamente in una serie di stereotipi contrapposti tra arabi e italiani che rafforzano il razzismo verso lo “straniero”.

 

Purtroppo non è il primo caso in cui Animal Equality volge l'attenzione verso altre culture e paesi per denunciare il loro specismo, che viene da contrapporre in maniera erronea alla nostra sensibilità verso gli animali, senza alcuna preoccupazione verso le implicazioni razziste a cui un tale tipo di discorso può dare adito: precedentemente all'investigazione sulla macellazione halal, ve n'è stata una sul commercio della carne di cane e gatto in Cina, oltre ad una campagna internazionale – con proteste anche a Roma - contro il Festival di Gadhimai in Nepal, una festa religiosa che si svolge ogni cinque anni in onore della dea hindu Gadhimai e che comporta il sacrificio di un grandissimo numero di animali.

 

...

 

Oltre a far scattare un campanello d'allarme sul razzismo, l'investigazione di Animal Equality fa sorgere anche altri dubbi più inerenti all'aspetto della sofferenza animale.

 

Siamo davvero sicuri che la macellazione rituale provochi più sofferenza agli animali rispetto a quella tradizionale? Forse sì o forse no, ma di certo non si può trarre una conclusione di questo tipo mostrando cosa accade in un solo macello e portandolo a modello di cos'è la macellazione rituale islamica, soprattutto quando nel caso esemplificativo portato vengono violate proprio tutta una serie di regole che caratterizzano la macellazione halal. Il fatto che in alcune tradizioni religiose l'uccisione di un animale venga sacralizzata e si svolga secondo rituali ben precisi serve anche a mettere in evidenza come l'uccisione di un essere vivente non sia un atto semplice, ordinario e meccanico, ma abbia un suo peso. Significativo il contributo della filosofa bioeticista e animalista Luisella Battaglia sull'argomento:

 

L’idea stessa della ritualità nasce da una visione teocentrica in cui l’uomo, come l’animale, sono entrambi creature sia pure di diverso rango ontologico: tutti gli accorgimenti e le prescrizioni del codice alimentare islamico--il fatto, ad es., che l’animale non debba vederne un altro macellato davanti a sé, che non debba aver sentore del sangue, né percepire la lama, il fatto che debba essere accarezzato e adagiato sul fianco sinistro in un luogo in cui non ci siano tracce di sangue per non essere terrorizzato etc.—obbediscono a tale visione. La nostra macellazione, invece, è un atto meramente tecnico, obbedisce a preoccupazioni funzionali e a finalità di natura pratica: la sua etica mira a garantire l’osservanza di talune regole minimali—come la riduzione della sofferenza evitabile a garanzia della salubrità delle carni; non rinvia ad alcuna fede o a sistemi di valori, vuol solo essere efficiente e in ciò risiede la sua laicità. Perché dovremmo considerarla moralmente ‘superiore’?

Il problema nasce dal fatto che oggi la macellazione rituale è inserita in una logica commerciale e industriale che obbedisce a parametri di efficienza e di produttività, dove la difficile compatibilità tra rispetto della ritualità e mercato è destinata inevitabilmente a provocare negli animali sofferenze aggiuntive. Nel macello industriale sono innumerevoli gli animali uccisi e, pertanto, non vi possono essere rispettate le prescrizioni rituali. Inoltre, la struttura, quando è appositamente attrezzata, è dotata di una gabbia di ferro che imprigiona l’animale e che, bloccandone i movimenti, contribuisce a terrorizzarlo piuttosto che a tranquillizzarlo. Del pari, se il taglio delle vene giugulari non viene effettuato in modo preciso—cosa assai frequente quando le uccisioni si susseguono a ritmo accelerato e si possono sommare gli sbagli per stanchezza e necessità di affrettare le operazioni—la morte può essere notevolmente prolungata.

 

- tratto da: La macellazione rituale: non sentiamoci superiori per la "pietà" dei nostri macelli (Il Carroccio contro l'Islam) di Luisella Battaglia, da "Il Secolo XIX" mercoledì 5 febbraio 2003 - (3)

 

 

Se proprio vogliamo entrare nella logica di quale tipo di macellazione provochi più sofferenza agli animali, non sarà che forse è proprio la dimensione industriale a porre meno attenzione a ridurre la sofferenza del singolo animale, considerandolo solo un oggetto da fare a pezzi con la maggiore rapidità possibile per far scorrere la catena di montaggio?

 

E' fondamentale però chiedersi che senso abbia entrare in questo tipo di disquisizioni, e addirittura mettere in campo una battaglia, che più riformista non si può, contro un certo tipo di macellazione piuttosto che un altro. Porre l'accento sulla prolungata sofferenza dell'animale macellato senza stordimento, una sofferenza che assolutamente non vogliamo negare né sminuire, devia completamente l'attenzione dal reale problema: lo specismo che è causa dello sfruttamento animale.

 

Quello che l'antispecismo vuole criticare è il fatto in sé di uccidere gli animali per il nostro interesse, e ancora di più tutto quello che vi sta a monte: l'allevamento, la prigionia, la proprietà, l'addomesticamento degli animali. Al contrario, la richiesta implicita che viene espressa con questo tipo di campagne non è forse che l'animale venga ucciso più “umanamente”? Un messaggio di questo tipo non ottiene esattamente l'effetto opposto, ovvero di mettere a posto le coscienze mentre il vero orrore continua ad andare avanti ancora più indisturbato?

 

 

Parliamo poi del metodo. Porsi come obiettivo l'abrogazione di una deroga, o un qualunque cambiamento di legge, vuole dire rivolgersi al mondo della politica, dei partiti, del governo, in cui evidentemente si ha una qualche fiducia, o che si pensa di “usare strumentalmente”, mentre invece si viene usati per i loro interessi elettorali. Accettare aiuto e supporto da chiunque voglia fare qualcosa “in difesa degli animali”, nonostante in altri campi quel qualcuno metta in atto politiche fasciste che vanno contro l'immigrazione o la popolazione in generale o approvi leggi liberticide che stringono il cappio del controllo sociale intorno a tutti noi, questo sembra non importare. Allo stesso modo vengono accolte con favore leggi che prevedono l'inasprimento delle pene riguardanti casi di maltrattamento animale, in un'ottica punitiva e giustizialista, dimenticando che se si lotta contro le gabbie per animali queste dovrebbero comprendere anche le carceri, gabbie per animali umani.

 

La campagna di Animal Equality contro la macellazione halal è stata raccolta dal partito dei Cinque stelle, che ha lanciato una proposta di legge per vietare la macellazione senza stordimento, una mossa che si annovera sulla scia di altre proposte sul benessere animale lanciate dallo stesso partito e già bocciate dal governo Renzi (sul blocco dei finanziamenti europei agli allevamenti intensivi, il divieto di uccidere gli animali da pelliccia, il divieto dell’utilizzo dei richiami vivi ed l'esclusione dai finanziamenti governativi per i circhi che prevedono l’esibizione di animali).

 

Anche la Lega Nord non ha perso occasione per rilanciare la sua proposta di mettere fine alla macellazione halal, con dichiarazioni di questo tenore da parte del deputato Marco Rondini: "No a inutili crudeltà inflitte agli animali nel nome dell’Islam". “Questo paese, segnato dal buonismo da discount è arrivato a concedere ad alcuni mattatoi di adottare questa barbara usanza. L’eccessiva tolleranza sta segnando la condanna a morte della nostra civiltà. Non accettiamo nessun cedimento di fronte a istanze che ci hanno fatto tollerare fino ad ora una pratica aberrante, da noi condannata da anni, come la macellazione rituale” (4). La Lega Nord di Sarzana (Ln) ha proposto di vietare la carne halal nelle mense scolastiche, con le solite argomentazioni che vedono noi italiani come attenti ai diritti animali in contrasto con le usanze barbare “di chi, ospite nel nostro Paese, pretende di imporre le proprie leggi e tradizioni” (5).

 

Come hanno fatto in passato altri partiti e ministri (vogliamo parlare dell'onorevole Brambilla?), anche Lega Nord e Cinque Stelle possono così sperare di crearsi una facciata animal-friendly e ottenere qualche voto in più tra quel bacino elettorale che si interessa (blandamente e ipocritamente) del benessere animale, un tema sempre più in voga anche sui media mainstream.

 

Peccato che più se ne dibatte in parlamento, nei programmi tv e nelle riviste di moda e lifestyle, più la liberazione animale – compresa in un progetto di stravolgimento totale di questa civilizzazione – appaia sempre più distante e irraggiungibile.

 

 

Note:

(1): http://www2.varesenews.it/articoli/2001/ottobre/sud/29-10bianchi.htm

(2): http://www.agoravox.it/Francia-se-il-fast-food-diventa.html

(3): http://www.peacelink.it/animali/a/b334.html

(4): http://www.leganord.org/index.php/notizie2/13169-islam-mozione-lega-in-semestre-ue-stop-a-macellazione-halal

(5): http://www.cittadellaspezia.com/Sarzana/Sarzana-Val-di-Magra/Bagnone-Ln-La-macellazione-halal-e-un-166081.aspx

 

Milano - Comunicato di Corvaccio e Rosa Nera su sgomberi, resistenza e solidarietà

CORVACCIO RESISTE, CORVETTO S’INFIAMMA
Comunicato per gli sgomberi del Corvaccio squat e dello spazio anarchico Rosa Nera

Un risveglio anomalo per il Corvetto martedì 18 novembre: in via Ravenna anziché cappuccino e brioche, colazione con lacrimogeni e barricate.
Sono le sette di mattina, quando il quartiere, già vigile e all’erta per la tanto annunciata “emergenza sgomberi” si accorge dell’avvicinarsi di un grande numero di camionette. Si dirigono verso via Ravenna e chiudono con mezzi e uomini due interi isolati con la chiara intenzione di sgomberare il Corvaccio e Rosa Nera. Il primo è una casa occupata in cui da oltre due anni abitano poco meno di una decina di ribelli, mentre la seconda uno spazio anarchico che da quasi otto mesi ospita concerti e aperitivi a sostegno dei prigionieri, incontri, proiezioni e assemblee su diverse tematiche di lotta, e dove a bassa velocità stanno prendendo vita anche un corso di batteria, un laboratorio di serigrafia, una palestra e un centro di documentazione.
La feroce campagna stampa, che da ormai una settimana su tutte le testate a livello nazionale dipinge quei due spazi come centri nevralgici di una fantomatica “immobiliare nera”, si rivela inconsistente in confronto alle relazioni di fiducia e condivisione, che giorno dopo giorno crescono fra gli occupanti del quartiere, ormai abituati a scendere in strada per resistere insieme agli sgomberi.

Davanti agli scimmioni con scudo e manganello si radunano immediatamente gli occupanti della zona, uomini e donne provenienti da diverse parti del mondo, bambini e bambini, ragazze e ragazzi di tutte le età. Si vedono alcuni ribelli sul tetto del Corvaccio e, dato che anche il mobilio si dimostra inaspettatamente solidale, pare che gli agenti in borghese stiano incontrando qualche difficoltà nell’entrare dentro la casa, finché i vermi non decidono di lanciare lacrimogeni all’interno delle stanze. A questa notizia i sacchi e i bidoni dell’immondizia fuori dai palazzi circostanti in attesa del ritiro settimanale finiscono sui cordoni di celere, per restituirgli un po’ del loro fetido olezzo. Mentre le persone presenti dentro la casa, alcune in manette, stanno per essere trasportate in questura, diversi bidoni e cassonetti si riversano in mezzo alla strada e s’infiammano. Per due volte si cerca di impedire l’avvicinarsi del camion dei pompieri, che il giorno precedente si sono prestati all’opera infame di aprire le case di tre compagne della zona per una perquisizione. In questo frangente le carogne avanzano, sferzando i loro manganelli senza guardare in faccia bambini e donne incinte. I presenti si radunano dietro una barricata di cassonetti già in fiamme e la raccolta del vetro e i bacchettoni dei marciapiedi frantumati vanno in loro aiuto riversandosi su caschi e scudi delle guardie. I porci in divisa rispondono con lacrimogeni ad altezza uomo, e i solidali si spostano dietro un’altra barricata di cassonetti in fiamme. Si replica la stessa scena e così ancora diverse volte finché non si giunge alla piazza centrale del quartiere, dove quel giorno c’è il mercato rionale. Durante le cariche sono stati presi due ragazzi e una ragazza. Da lì ci si muove in corteo per le vie del quartiere, attraverso il mercato, si blocca un incrocio di accesso alla zona, fino a tornare vicino al Corvaccio, dove si crea un presidio permanente. Nella casa le merde scagliano dalle finestre mobili, vestiti e tutti gli oggetti personali degli abitanti per poi caricarli in alcuni container diretti in discarica.

Durante il pomeriggio apprendiamo che le tre persone fermate nelle cariche e tre di quelli che erano dentro la casa saranno rilasciate con denuncia a piede libero, mentre gli altri tre presi al Corvaccio saranno trattenuti in arresto. Nelle prime ore di buio, scendono dal tetto senza essere identificati i tre ribelli che ancora resistevano e si uniscono al presidio, che, trasformandosi in un corteo, attraversa di nuovo le vie del quartiere e arriva a bloccare piazzale Corvetto. Da lì si riversa in metropolitana con l’intenzione di raggiungere San Vittore per portare calore ai due ragazzi arrestati il giorno precedente durante gli scontri per uno sgombero di un appartamento in Giambellino e ai tre compagni presi dentro il Corvaccio. Il corteo riemerge in piazza Duomo e, mentre percorre una delle vie del lusso del centro di Milano, si infrangono le vetrine di una decina tra banche, agenzie immobiliari e negozi. I babbuini avanzano, stringendo da entrambe i lati il corteo, che ripara una piccola traversa, e da lì scatenano, una caccia all’uomo per qualche chilometro, preceduta ancora una volta da lacrimogeni lanciati ad altezza uomo.

La mattina seguente presso il tribunale di Milano dovrebbe svolgersi il processo per direttissima ai tre dei nostri ancora in mano alle carogne, ma apprendiamo che il pm di turno ha deciso di non convalidare l’arresto e i ragazzi vengono rilasciati nelle prime ore del pomeriggio.

Solo la lotta paga.

Corvaccio Squat
Spazio anarchico Rosa Nera

 

IL VERO NEMICO È CHI SPECULA E CHI SFRUTTA

solidarietà agli occupanti in lotta a Milano

Loro lo chiamano “piano sgomberi” per ripristinare legalità e sicurezza. I
nemici sono gli occupanti e le occupanti, gli stranieri, i compagni e le
compagne dei quartieri. La mancata assegnazione di alloggi dipende dalla
presenza di “occupanti e immigrati”, dicono loro, per alimentare la guerra tra
i “poveri”, per spostare la conflittualità sociale tra la gente e come sempre
creare nemici bersaglio e spostare attenzione mediatica e responsabilità
individuali.

Milano ha dimostrato invece in questi giorni che questa logica non passa più,
rispedendo al mittente il tentativo di scatenare la guerra tra “poveri” e
dimostrando che la guerra vera è contro chi specula e sfrutta. I nemici veri
sono ALER e le istituzioni, la speculazione dietro le migliaia di case popolari
vuote ma riscaldate in inverno, le mancate assegnazioni e le aste per la
vendita del patrimonio pubblico.

Vendere le case popolari in tempo di crisi è un atto infame ed è un copione
che dalle metropoli alle piccole città si ripete puntuale. Loro parlano di
“delinquenza e illegalità”, scagliando contro chi resiste agli sgomberi di
spazi liberati e case occupate celerini e antiterrorismo con arresti, fermi e
cariche.

Ciò che arriva da alcuni quartieri della periferia di Milano è altro, ed è
quello che dobbiamo e vogliamo raccontare e a cui diamo tutta la nostra
incondizionata solidarietà e complicità. Milano in questi giorni sta mostrando
la capacità di resistere, di auto organizzarsi, di creare solidarietà attiva
nelle piazze e nelle strade. Perchè occupare una casa significa prima di tutto
garantirsi un diritto quando le istituzioni non fanno nulla per tutelarlo,
significa recuperare interi stabili lasciati a marcire per poi speculare per un
profitto maggiore, significa combattere il racket delle assegnazioni.

La resistenza a questo attacco ai diritti delle persone, tutte, italiane e
migranti, ha portato all’auto-organizzazione di assemblee di cortile, ronde e
colazioni anti-sgombero spontanee, quartieri solidali e meticci, uniti e
determinati nel riprendersi ciò che la speculazione edilizia e finanziaria
vuole negarci. La Rete di lotta per la casa dell’Emilia Romagna esprime piena e
incondizionata solidarietà ai/alle compagn* del Corvaccio squat e dello Spazio
Anarchico Rosa Nera e a tutte e tutti gli occupanti della periferia milanese.

GLI UNICI STRANIERI SONO GLI SBIRRI NEI QUARTIERI!!

Rete di lotta per la casa Emilia Romagna

CONTINUANO LE PERSECUZIONI CONTRO CHI DIFENDE LA TERRA.

 CHIARA, NICCOLO', MATTIA, CLAUDIO, LUCIO, FRANCESCO, GRAZIANO

LIBERI SUBITO!

volantino distribuito al corteo notav da piazza castello

Il 9 dicembre scorso Chiara Mattia Nicco e Claudio vengono arrestati con l’accusa di terrorismo per il sabotaggio compiuto il 13 maggio 2013 al cantiere di Chiomonte a danno di macchinari, volto a rallentare,bloccare nonché a distruggere quei mezzi che ogni giorno devastano la valle.

Essi rivendicano l’azione compiuta, rigettando completamente l’accusa di terrorismo e l’intenzione di colpire persone, sostenendo la liberazione del territorio dalla militarizzazione e da quel sistema che distrugge territori e vite umane.

Subito dopo gli arresti in italia e non solo la solidarietà si è concretizzata in varie forme.

La magistratura sta cercando di colpire non solo il singolo individuo ma tutto il movimento con intimidazioni, denunce e accuse stravaganti fuori da ogni immaginario. Con questa manovra iniziata con gli arresti del 26 gennaio 2012, con un operazione in tutta italia,vorrebbero indebolire e spezzare un movimento che è sempre stato eterogeneo, dividendolo tra buoni e cattivi.

 

La mattina dell’11 luglio vengono arrestati Graziano,Francesco e Lucio, tre compagni di Milano anch’essi accusati del sabotaggio del cantiere: questa volta i  Pm Padalino e Rinaudo non riesco ad avvalorare la loro tesi di terrorismo imputandogli danneggiamento, incendio, violenza a pubblico ufficiale, trasporto di ordigni esplosivi o da guerra ecc.

Da quel giorno essi si trovano ancora rinchiusi in carcere in regime di isolamento, Graziano si trova a Vigevano, Francesco a Cremona e Lucio a Busto Arsizio.

Ancora non si sa quando inizierà il processo per i 3 ma saremo uniti per cercare di difenderli e sostenerli portando avanti la lotta con i mezzi e le parole che ognuno di noi sente propri.

 

Il 14 novembre i pm hanno avanzato la loro richiesta di condanna per i 4, chiedendo 9 anni e 6 mesi di reclusione e il 17 dicembre arriverà la sentenza.

A gennaio invece si arriverà alla prima sentenza dei 54 no tav per la difesa della libera repubblica della maddalena (27 giugno) e l’assedio del nascente cantiere (3 luglio): anche per essi sono state richieste condanne pesanti che vanno dai 2 anni ai 6 anni e 8 mesi di carcere, oltre a sproporzionati risarcimenti economici di 1 milioni e 800 mila euro presentando false perizie mediche.

Sappiamo molto bene che con queste condanne vogliono spaventare e cercare un capro espiatorio e dare una punizione esemplare a chi ostacola con determinazione il mortifero progetto dell’alta velocità.

 

Quei giorni sarà molto importante esserci e far sentire la nostra voce ed il nostro dissenso contro queste sentenze, per chiedere la libertà dei nostri compagni.

 

CON TUTTE QUELLE PERSONE CHE OGNI GIORNO LOTTANO PER SPEZZARE QUESTE CATENE E CONTRO LA DEVASTAZIONE DEI TERRITORI.

 

FUOCO ALLE GALERE

 

 Torino squatter

Al Salone del Gusto il cibo è la nostra Terra

“Da quando Expo è stato presentato, si è trasformato in un evento che non ha nulla a che fare con il cibo, con la nutrizione e con il pianeta.
Ma non scordiamoci che l’asso di picche è rappresentato da Terra Madre! Parteciperemo in maniera critica perché questo evento non ha anima: Expo va trattato con determinazione, chi gli vuole bene non può stare zitto, ed è per questo che noi alziamo la voce andando controcorrente.
Dobbiamo metterci l’anima, e questo significa garantire il diritto al cibo per tutti”
Carlo Petrini, Huffington Post, 22/10/14

Si è svolto in questi giorni di fine ottobre il Salone internazionale del gusto 2014 – Terra Madre, evento che l’associazione onlus SlowFood, insieme a svariati partner privati e istituzionali, organizza ogni due anni a Torino.
Le migliaia di animali non umani coinvolti -sfruttati, ingabbiati, brutalizzati e ammazzati per il loro miele, per il loro latte, per le loro uova, per le loro carni- hanno purtroppo già compreso sulla loro “pelle” cosa serva per organizzarlo e farlo funzionare, sfortunati personaggi di un evento che si è nutrito e si nutre di loro. Anche gli abitanti umani della zona di Torino e delle valli limitrofe dovrebbero ormai sapere cosa portino i grandi eventi e poco cambia se il Salone è ospitato in strutture già esistenti: trasformazioni coatte del territorio e quartieri sotto pressione economica, esborso di denaro pubblico indirizzato all’economia degli eventi e del turismo e spese di gestione di infrastrutture sottoutilizzate o in disuso a carico delle amministrazioni locali. Le Olimpiadi Invernali di Torino del 2006 ne sono un esempio, gravando ancora in maniera significativa sui bilanci di alcuni Comuni della Val Susa o della Val Pellice, oltre ad aver compromesso definitivamente delimitati, ma importanti habitat boschivi e montani.

 

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