Contenuto principale

MATTARELLA E DE GENNARO FANNO LE VITTIME PER CONTO DELLA NATO

Era scontato che l'episodio dell'eccidio al palazzo di Giustizia di Milano diventasse il pretesto per il solito vittimismo del potere. Non era invece preventivabile che l'operazione di santificazione della magistratura venisse condotta in modo così maldestro dall'attuale Presidente della Repubblica. Persino il consueto "roleplay" con la stampa berlusconiana è andato del tutto fuori del segno, tanto che Vittorio Feltri ha potuto sin troppo facilmente spingere l'affondo sino alla ridicolizzazione delle dichiarazioni di Mattarella. Se non fosse stato infatti per l'artificiosa demonizzazione della magistratura attuata in questi anni dagli opinionisti al servizio del Buffone di Arcore, forse certe evidenze sarebbero saltate agli occhi. Come ha detto Mattarella, la magistratura è sempre "in prima linea", ma lo è solo per condannare i deboli, come i No-Tav, e per assolvere invece lo stesso Buffone, le banche, le multinazionali, i potenti in genere.

In questa lista degli "assolti" di professione non poteva mancare Gianni De Gennaro. Dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l'Italia per "tortura" in merito ai fatti di Genova del 2001, De Gennaro ha incassato il sostegno di Renzi e del presidente della Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, che ha dichiarato che De Gennaro non può pagare per tutti. Sinora, per la verità, non ha pagato per niente e per nessuno, ma il vittimismo di rito ci sta lo stesso, poiché rafforza l'alone del potente. Da parte di Forza Italia si è puntato sul fatto che l'assoluzione di De Gennaro da parte della Corte di Cassazione non può essere considerata meno della sentenza della Corte Europea. (1)

Ma questi confronti lasciano il tempo che trovano, dato che nemmeno in questa occasione è mancato il "roleplay", e persino il "fair play", tra giudici di diverse giurisdizioni. La Corte di Strasburgo, condannando l'Italia per "tortura", ha infatti indirettamente assolto la magistratura italiana, che ora può nascondersi dietro il dito secondo il quale il reato di tortura non è ancora previsto dal nostro ordinamento, quando invece nel Codice Penale c'erano già altre norme atte a sanzionare ampiamente il massacro della Diaz ed i suoi mandanti. Con molta ingenuità, alcuni propugnatori dei "diritti umani" plaudono alla prospettiva di introdurre il reato di tortura anche in Italia; sebbene si possa essere certi che la Cassazione troverà comunque il modo di non applicarlo agli interrogatori dei poliziotti, magari applicandolo invece alle interrogazioni degli insegnanti.

La Corte di Strasburgo è espressione del Consiglio d'Europa (che non c'entra nulla con l'Unione Europea), un organismo nato nel 1949, in coincidenza con la fondazione della NATO. Il Consiglio d'Europa si è configurato storicamente come un'organizzazione subordinata alla NATO ed alla sua propaganda. Con la sentenza di pochi giorni fa, il Consiglio d'Europa è riuscito, come si dice, a "rifarsi una verginità" colpendo un Paese "occidentale" minore, il cui governo nel 2001 volle offrire ai compartecipanti del G8 una prova di zelo nel colpire le opposizioni, terrorizzando anche quei settori del volontarismo cattolico più sensibili ai pericoli dello strapotere delle multinazionali. Ora che il lavoro sporco è stato compiuto, si può abbandonare al discredito il sicario del momento; tanto di discredito non è mai morto nessun potente, che può sempre usare quel discredito per alimentare il suo vittimismo. Che fine poi facciano queste sentenze della Corte di Strasburgo, lo si è visto con quella a favore dei precari della Scuola, alla quale Renzi ha reagito semplicemente negando agli stessi precari di proseguire il loro rapporto lavorativo oltre i tre anni.

Il "rifarsi una verginità" costituisce un espediente piuttosto frequente, come dimostra l'apertura di Obama a Cuba, culminata con la stretta di mano fra Obama e Raul Castro a Panama della settimana scorsa. Il regime cubano si è prestato altre volte ad operazioni del genere, come nel 1998, con il viaggio all'Avana di papa Woytila, anche lui bisognoso di rifarsi una verginità dopo gli abbracci a Pinochet in Cile. Certo, si potrebbe facilmente moraleggiare sull'opportunismo del regime cubano, ma occorre considerare che questo deve confrontarsi con un'opinione pubblica molto più esigente con gli aggrediti che con gli aggressori; un'opinione pubblica pronta a trovare giustificazioni agli aggressori e colpe agli aggrediti, e che non avrebbe perdonato ai Cubani un atteggiamento di diffidenza.

Obama doveva assolutamente segnare un punto nel grado di simpatia da parte dell'opinione di sinistra, specie da quando si sono andate diffondendo sempre più notizie sull'attività dei suoi droni assassini. I droni hanno la loro base principale a Sigonella, in Sicilia, che è diventata la regione più militarizzata d'Europa. Non è da escludere però che in questa attività dei droni siano coinvolti anche altri aeroporti, ufficialmente "civili", dell'isola. L'aeroporto della ex (?) base USA di Comiso, ad esempio, ha un traffico civile irrisorio, tanto che la sua esistenza viene considerata uno "spreco". Ma le spiegazioni della sopravvivenza dell'aeroporto "civile" di Comiso sono probabilmente altre, legate a voli segreti. (2)

Il crescente peso militare del territorio siciliano può forse spiegare la scelta per la presidenza della Repubblica di un personaggio come Mattarella, goffo e impacciato, ma pur sempre esponente di spicco della oligarchia dell'isola. Se si cercano i comuni denominatori, tante spiegazioni risultano ovvie.

Mettere in evidenza i comuni denominatori può essere indicativo anche per la carriera di Gianni De Gennaro. Discepolo prediletto del Federal Bureau of Investigation statunitense, e da esso insignito di una prestigiosa onorificenza, De Gennaro è stato dapprima capo della Polizia, poi commissario dell'emergenza rifiuti in Campania (ma di che tipo di rifiuti si trattava?), per poi essere nominato super-capo dei servizi segreti; ed ora è alla testa di Finmeccanica, una delle più grandi fabbriche di armi del mondo. Tutto questo con la benedizione dei governi di ogni colore, che hanno sempre trovato in De Gennaro il candidato ideale per attuare operazioni sporche. Ce n'è abbastanza per capire chi sia il suo vero padrone ed anche i motivi della sua intoccabilità. Come Mattarella, anche De Gennaro è una "vittima" della NATO.

16 aprile 2015

1) http://www.corriere.it/cronache/15_aprile_09/g8-genova-cantone-de-gennaro-assolto-non-puo-pagare-tutti-c2b1410c-de83-11e4-9169-2cdb2836f1f0.shtml 

2) http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/08/03/news/sigonella_diventa_base_strategica_ecco_le_slides_segrete_della_nato-64227256/

Lettera del compa Carlos López “Chivo”

Compagni, scrivo queste brevi righe con l’intenzione di far conoscere la mia attuale condizione di vita, che da una prospettiva molto particolare ho deciso portare avanti per via di una serie di situazioni che si sono venute a creare nel recente contesto della lotta individuale e/o sociale e la repressione contro quest’ultima.

C’è una lunga lista di compagni e compagne che sono stati pressati e investigati per l’attività anarchica degli ultimi tempi qui nel paese, in particolare nella zona centro e sud, facendoli pedinare per osservare i loro movimenti e la gente con la quale si organizzano, mandando fottute spie schifose per prendere informazioni, segnalando i compas stranieri di finanziare le lotte e una lunga serie di eccetera; anche quando avvenne la detenzione che mi ha portato in carcere insieme alle mie compagne d’affinità Amelie e Fallon, hanno cercato di vincolare molte persone dell’ambiente libertario/anarchico per legarle al nostro caso (5E), perquisendo alcune case per cercare delle “prove” (senza riuscirci) e così avere maggiori argomentazioni per dare un duro colpo all’interno del piccolo mondo acrata.

Tutto ciò portò al successivo arresto del compagno “Tripa”1 (oltre alla persecuzione di altri compagni che dovettero allontanarsi) e fortunatamente in quel momento si è potuto contare sulla opportuna reazione dei compas del GASPA2 per tirarlo fuori d’immediato visto che le accuse erano infondate. Subito dopo (Tripa) decise di fuggire e non è che avesse molta scelta visto che, accusandolo dei suoi precedenti “delittuosi”, cercavano di legarlo alle indagini di terrorismo, sabotaggio e altre stronzate che volevano accollarci, non gli restavano molte alternative che prendere quella decisione.

Per simili ovvietà e avendo la facoltà di scegliere liberamente, ho deciso prendere il cammino della fuga per varie ragioni, principalmente per la mia stessa sicurezza e quella degli altri compagni visto il tipo di persecuzioni che stanno prendendo il via. Non sarò né il primo ne l’ultimo a farlo, nell’aver scelto un percorso di lotta che in parte si accompagna con il riappropriarmi della mia stessa vita ma anche del lato violento, frontale e refrattario contro ogni autorità; per cui non è che sia cosa da eruditi capire che sarai nella mira di investigatori e pubblici ministeri che cercheranno di relazionarti/immischiarti in ogni caso di azione diretta che si generi nel campo di battaglia, e nel mio caso essendo uscito con la misura cautelare della firma è chiaro che mi avrebbero tenuto a disposizione per arrestarmi nuovamente quando gli venisse voglia, piacere che non voglio dargli, almeno nella misura delle mie possibilità.

Oltre a non avere la minima intenzione di collaborare con il fottuto teatrino giuridico che sarebbe venuto dopo la mia scarcerazione, è dal primo momento della mia liberazione fisica che ho deciso non essere la loro preda, per il fatto di tenermi controllato tramite la periodica visita al posto dove si suppone che dovrei andare per lì plasmare la mia orrenda firma per un altro anno e mezzo e per questo ho optato per non presentarmi il giorno dopo (la scarcerazione) davanti il giudice cercando di dare un taglio a questa che io interpreto come una forma di persecuzione.

Questo non vuol dire che mi allontani dalla lotta o che sia pentito di quello che devo vivere per portarla avanti, al contrario, continuerà ad essere il fattore personale principale che mi spingerà a questa facciata insurrezionale verso lo sconosciuto della libertà. Anche “dal di fuori” si può continuare la quotidianità dell’attacco permanente nelle sue ampie forme e contenuti, cercando di dar seguito ai miei progetti altrove ma con le stesse visioni, avendo chiaro che non è la pretenzione di portare avanti la mia lotta dalla clandestinità, né cercare una forma specializzata o superiore di attacco, ma sapendo che queste sono parte delle conseguenze che dobbiamo affrontare e mettere in conto nel transitare per questi sentieri del conflitto, nel fare le cose che crediamo e come lo crediamo possibile e necessario.

Ho sempre saputo che opponendomi ferreamente alle forme di subordinazione e contenuti ideologici che i tecnici della menzogna democratica utilizzano per mantenere i loro privilegi e lo stato di cose, avrebbe portato con sé circostanze avverse a quelle che qualsiasi persona “normale”vorrebbe per la propria vita, però visto che io non voglio essere questo tipo di persona normale e accettare di essere uno schiavo fra tanti, mi compiaccio di fare le cose in questa maniera, come farebbe qualsiasi irriducibile andando avanti partendo dalla sua maniera di percepire le cose.

Dal lato comodo, per me sarebbe stato molto meglio dopo essere uscito di prigione e aver calpestato la strada, vedere familiari, amici e stare al fianco della mia amata figlia; così come stare al fianco dei compagni, compagne e affini di diversa tendenza per continuare ad agire assieme; ma so che questo non è un gioco e che la lotta va portata avanti fino alle ultime conseguenze, è necessario darle la serietà richiesta per cui esistono occasioni in cui è necessario prendere decisioni che possono essere dolorose per via dell’allontanamento fisico con le persone amate. Ê per questo che vedo nella fuga non la unica via d’uscita però allo stesso tempo la più vicina alla visione che ho della situazione; tra le varie cose, ho ritenuto adeguato agire in questo modo per quello che ho già detto prima riguardo il non dare agio a persecuzioni e tentativi di vincolarmi in futuri atti violenti simili a quelli per cui sono stato prigioniero, e di conseguenza vincolare anche altri compagni e coloro che si incrocia sul cammino; è chiaro che sappiamo di cosa si avvale lo Stato e i suoi sbirri della legge e dell’ordine e (dico ciò) non per paura, bensì partendo dal fatto che prendersi cura dei e delle nostre (compagnx) è anch’esso un atto insurrezionalista.

Parte della mia insurrezione individuale consiste nella rottura con ogni forma di incatenamento e come parte preponderante è necessaria la costante distruzione di qualsiasi relazione personale/sociale emanata dall’odiato nemico Stato/Capitale e qualsiasi autorità dalla quale continuo a dichiararmi in guerra permanente nell’ambito delle mie possibilità; tali relazioni riflesse nella società alienata che riproduce solo quello che impara nei suoi istituti educativi e religiosi, nei mezzi d’informazione e di produzione economica/tecnologica, così come le sue forme di condotta negli aspetti quotidiani che conducono solo alla dominazione e, dovuto a ciò, la mia necessità di non partecipare nel gioco giuridico di essere un “buon cittadino” che possa dimostrare che il castigo usato tramite le leggi e i suoi mentori funzionano, vaffanculo!

Per questo, preferirei morire nel tentativo, prima di cercare qualche concessione, mediazione, aiuto o patto con lo stesso nemico che cerco di distruggere, intendendo che ognuno ha le proprie prospettive o maniere di fare le cose, rispettando ciò che ognuno faccia con le sue lotte e appoggiando quelle con cui mi sento in affinità o che almeno mostrino certa ostilità verso il nemico; però questa è la mia e a questa mi attengo.

Senza aggiungere altro, un forte abbraccio a chi arrivi a leggermi, in special modo alle mie amicizie, compagni e compagne di lotta, ai miei familiari e a tutti quelli che si identificano nella lotta contro il potere in tutte e ognuna delle sue sfaccettature. La lotta continua, non riconoscendo la situazione come premessa del finale ma solo la continuazione del libero agire.

¡PER LA LIBERTÀ DEI E DELLE PRIGIONIERX NEL MONDO!

¡PER LA SOLIDARIETÀ CON COMPAS IN FUGA, CHE IL VENTO CANCELLI LE VOSTRE TRACCE!

¡PER LA DISTRUZIONE DEL POTERE IN TUTTE LE SUE MANIFESTAZIONI!

¡SOLIDARIETÀ CON I COMPAS IN SCIOPERO DELLA FAME!

¡GUERRA SOCIALEOVUNQUE!

¡VIVA LA ANARCHIA!

Carlos López “Chivo”
Da qualche posto del mondo
5 aprile 2015

Cesena - Aprile al "Sole e Baleno"

Kurdistan - Kobane!

Certe notizie è sempre meglio inquadrarle bene. Kobane è stata liberata, si legge su vari quotidiani italiani in queste ore. La Stalingrado del Medio Oriente ha vinto sull’Isis. Cerchiamo di fare chiarezza, mettendo a frutto la nostra esperienza diretta sul campo, conclusasi giusto giusto ieri. È vero: il YPG e il GPJ – le milizie popolari  del Rojava, rispettivamente maschile e femminile, collegati al PYD e al PKK - stanno tra mille difficoltà riprendendo il controllo della città e stanno avanzando decisi nelle periferie e lungo il confine turco. La gigantesca bandiera del Kurdistan siriano che sventola dall’altura che domina Kobane, notizia tra l’altro della settimana scorsa (ma i media italiani ci arrivano sempre dopo..), sta a dimostrare il risultato positivo dell’offensiva. Alcuni attivisti della campagna “Noi Restiamo” e di Radio Machete sono stati in questi giorni nel piccolo villaggio di Musanter, l’ultimo prima di Kobane, proprio nella fascia di confine controllata dal PKK, stretto tra l’Isis e l’esercito turco. Abbiamo parlato con gli attivisti e con i combattenti, abbiamo cercato di capire la loro condizione e le loro necessità - tutte politiche, altro che gli articoli di Repubblica e Corriere in merito -, e abbiamo avuto modo di inquadrare la vera organizzazione del popolo kurdo e del BDP (il partito politico dei curdi di Turchia).
Abbiamo posto le nostre domande e sempre ci è stato risposto in modo franco e sincero. Kobane è stata quasi liberata del tutto, ma dalle risposte dei curdi trasuda un’altra verità. Sul sito dell’agenzia Firat News si può leggere che all’Isis rimangono solo quattro strade della città, che la vittoria curda a Kobane è vicina e quasi reale. Ma si legge anche anche che la situazione nel suo complesso non è così rosea come ce la vogliono far vedere -e non è necessario essere politici di lunga data per accorgersene, basta leggere più di un articolo. Quanta fatica, quanti nemici ha il movimento di liberazione curdo in quest’impresa. Gli è ferocemente nemico l’Isis, che è l’avversario di prima linea. Gli è nemica la Turchia, che con ogni mezzo cerca di reprimere la resistenza curda mentre cura e accogli i miliziani feriti dello Stato islamico nei propri ospedali; gli è nemico l’esercito turco, che procede senza sosta allo sgombero delle aree controllate dal PKK e intrattiene relazioni fraterne con l’Isis. Gli sono nemici gli stati dell’Occidente, che hanno tollerato e agevolato l’Isis e costretto i guerriglieri curdi, armati solo di semplici kalashnikov, a combattere contro ben più temibili mitragliatrici e mortai. Gli è nemica la NATO, che fa buon viso a cattivo gioco, sganciando di tanto in tanto qualche bomba - che sicuramente aiuta – contro i jihadisti a condizione che il PKK non si azzardi a candidarsi come protagonista del conflitto. Gli sono nemici i media turchi, che da sempre tacciono sulla repressione sistematica dei curdi, sui villaggi bruciati, sui troppi morti non degni di essere notati. Gli sono nemici i media occidentali, che trasformano la lotta di un popolo in una bella storia da raccontare di tanto in tanto, ma che a un certo punto deve finire e ritornare nell’oblio. Per ultimo, gli saranno nemici i popoli dell’Unione Europea e degli Stati Uniti se crederanno al fatto che, una volta vinto l’Isis a Kobane, la storia sarà finita qui, e che una volta terminato il loro “servizio” per l’Occidente è bene che i curdi se ne tornino al loro posto, con una pacca sulle spalle dell’imperialismo occidentale e possibilmente in silenzio. Ma il popolo curdo, ce l’hanno promesso i tanti interlocutori incontrati nei giorni scorsi, non andrà in letargo. Se Kobane sta vincendo è un grande risultato, ma vanno ricalibrati i toni. L’Occidente ringrazia il popolo curdo, ma nessuno si è ancora mai sognato di togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni terroristiche di Usa e Ue. La lotta dei 45.000 curdi organizzati dal PKK (e di tutte le altre formazioni politiche e militari, come YPG, GPJ, KCK..) non è solamente contro l’Isis, ma anche contro le altre forme di imperialismo. La differenza è notevole, e questo gli apprendisti stregoni dell’imperialismo lo sanno bene. Per questo è importante capire che se a Kobane si sta per chiudere una piccola partita, se ne aprono necessariamente altre più grandi. Non è finita qui.
BIJI ROJAVA BIJI KURDISTAN

 

 

 

STORIE KURDE e COSE TURCHE

 

1997 Gaziantep quattro minori rubano baklava(un dolce al pistacchio)....il giudice li condanna a 9 anni di prigione con la motivazione di avere rubato cibi lussuosi(ovvero dei dolci)...la pena é commutata in 6 anni perché minori

 

 

 

2015 due giorni fa a Nusaybin la cittadina al confine con il canton Cezire dove ci troviamo adesso....La polizia arresta quattro ragazzini rei di indossare vestiti di guerriglia...rischiano 4 anni....con la nuova legge di sicurezza portare vestiti simili a quelli della guerriglia del pkk é reato.....in varie parti dl kurdistan ci sono state oggi manifestazioni di protesta e disobbedienza a questo pacchetto Sicurezza.....dal 1997 a oggi il fascismo dello stato turco e delle sue leggi sono gli stessi

 

 

 

Universita' di Dyarbakır (Amed il vero nome kurdo) qualche giorno fa....un nutrito gruppo di studenti espone un mega poster di Ocalan...la polizia turca presente sempre all'interno dell 'universita' intima di toglierlo....si teme un attacco e si ignora la minaccia...niente succede ma é per il gran numero di studenti determinati , non certo la democrazia turca

 

 

 

Pacchetto SICUREZZA:    Prevede tra le tante misure:

 

 

 

-la possibilita' per la polizia di sparare a persone con il volto coperto o che portano con sé anche una piccola pietra

 

-pene severe per chi si copre il volto

 

-la proibizione e il carcere per portare vestiti simili a quelli della guerriglia

 

- la possibilita' di trattenere senza motivo e senza avvisare avvocati e nessun altra persona per ben 48 ore

 

Un ottima via per favorire il processo di pace con i kurdi.

 

Dopo l approvazione di questo pacchetto molte manıfestazioni sono nate spontanee nelle cıtta' curde, anche a Nusaybin, le donne  hanno sfilato con abıti tradizionali e volti copertı

 

E SEMPRE SUL CAMMINO DELLA PACE....IL MINISTRO DELL ENERGIA TURCO dıchiara che la zona di  Qandil é molto importante per la Turchia, prospettando una presenza turca per fare rıcerche e trivellazioni per il petrolio...Qandil é la base operativa del pkk......

 

1990 1998    ben quattromila villaggi kurdi sono stati distrutti dall esercıto per una legge specıale, che costrıngeva tutta la popolazıone deı vıllaggı a trasferirsi nelle cıtta'; chı sı rıfıutava morıva .....boschi e alberi sono statı bruciati per togliere le protezionı naturali sia al popolo che alla guerrglia.....

 

2015 Il GOVERNO TURCO continua a tenere chiuse le porte per i tre cantoni del Rojava.....un embargo asfissiante ;l'omicidio della liberta' di movimento......che diventa realta' o minaccia tutte le volte che sı cerca di passare questa frontiera super militarizzata.

 

Kurdistan turco :  

 

molti giovani che stiamo incontrando in questi giorni parlano di liberta', rispetto per i bambini, amore,  anarchia e ecologismo....preferiscono la bici ed evitano la macchina...

 

 Si vede la voglıa dı cambıare alcunı aspettı dı una cultura che ha radıcı molto profonde.

 

La maggıor parte dei ragazzı sono stati picchiati in famiglia, come normale manıera dı relazıonarsı, hanno vissuto la repressione turca sulla pelle e l' hanno combattuta apertamente....stanno cercando di liberarsi dai tabu' dell' ıslam......E' un presente che da' speranza per un futuro diverso.....dove le donne possano ritornare al centro della vita; e la vita e la felicita' al centro della storia.

 

Dove la vita comunitaria e i villaggi rifioriscano di alberi e di idee, di cultura e di liberta'.

 

Molta strada resta da fare.....feudalismo,ıntegralismo religioso, chiusura mentale, repressione fascısta e militarismo, guerra e sfruttamento, devastazione ecologica e capitalismo sono i mostri che  attentano alla pace e alla  felicita'.

 

 
 

 

IL MUOS-TRO DELLA GUERRA SI CREA IN OCCIDENTE

 

La guerra all'umanita' sı fa in tante maniere

 

Creando i mostri perfetti e dunque le giustificazioni per ognı tıpo dı ıntervento, cosi come glı USA hanno creato il mostro dell ISIS che ora ha vita propria e che agisce opportunamente al fine di creare ancora piu' guerra e militarizzazione.

 

Vendendo armi : notizia fresca dell abbattimento in Iraq da parte delle forze governatıve, di due aerei cıvılı inglesi, facevano la spola per portare aıutı e armı alle bande ISIS.....Quanti ne saranno passati prima di questo?

 

La democratica Germania vende armi da guerra ai democratici turchi mentre il suo democratico parlamento si rifiuta di escludere il pkk dalle liste delle organizzazioni terroristiche favorendo cosi le basi per la tensione il conflitto e la guerra.

 

Distruggendo la natura: Siamo stati per tre giorn ad Hasankayef dormendo nel SILENZIO tra splendide montagne e in confortevoli caverne...un luogo incantevole di importanza archeologıca rılevante; dove ıl Tigri fertilizza la terra e le persone sono amichevoli...Il governo turco vuole fare una diga che dıstruggerebbe tutto questo compreso il sito archeologico....unico reale difensore :il pkk....peccato che sono nella lista dei terroristi anche quando difendono gli yezidi dal genocidio, (mentre i valorosi peshmerga addestrati anche dalla democratica ıtalıa scappavano a gambe levate dall ısıs) e difendono la natura dalla devastazione.

 

Diffondendo droghe :E' ormai evidente la connessione tra la capacita' di compiere brutalita' e l'uso delle droghe tra cui amfetamine e metal amfetamine etc

 

L'ısıs é stato ampiamente dotato di queste sostanze che favoriscono la bestialita'...e mentre glı usa si sono preoccupati di rifornire di armi e droghe il loro nemico perfetto i servizi segreti turchi usano le bande criminali turche per diffondere droghe simili e ıl crak tra i tantissimi ragazzini delle citta' kurde.

 

A testimoniare questo una coppia di insegnanti di Amed (Dyarbakyr): molti genitori danno la droga ai figli da portare a scuola, e la usano loro stessi, tossici totalmente passivi, ı colloquı con ı genıtorı sono ımpossıbılı. Piu' volte sono statı trovatı personaggı che regalavano pacchettını dı ognı tıpo aglı studentı fuorı dalle scuole.

 

Chi protegge queste giovani vıte? solo il pkk: che con l' educazione, il rispetto per loro e la strenua lotta ai venditori e trafficanti cerca di proteggere ıl futuro dell 'umanita.

 

Eppure come nel sud ıtalıa li chiamavano briganti ora li chiamano terroristi.....solo perche si sono ribellati al fascismo, solo perché preferiscono educare i bambini piuttosto che picchiarli, solo perché vorrebero condividere la terra invece che lasciarla in mano ai clan feudali, solo perche' sognano un mondo senza frontiere e senza stati, solo perché preferiscono vivere con la natura piuttosto che distruggerla...per questo li chiamano terroristi.

 

Seminando bugie e paura......con la sua propaganda, il governo turco, fa apparire che loro sono buoni, che i militari difendono la democrazia , che la guerra é ınevitabile....e invece la guerra sı puo' evitare....qui in Kurdistan possono solo difendersi e organizzarsi e stanno cercando di creare una nuova storia.....Turchia, Iran, Iraq, Siria, İsıs:  con i loro eserciti e il loro fascismo li minacciano da tutte le parti.....USA e İsraele orchestano la macabra danza dei diversi muos-tri della guerra......Sta a noi fermarli dove loro si organizzano....li' dove creano l'orrore.

 

Basi militari ,banche ,fabbriche d'armi sono nei Paesı europeı.

 

Solidarieta' con il Rojava e con le donne kurde vuol dire organizzarci per colpire gli interessi della guerra e ıl sistema che li finanzia e li muove.

 

 

 

 

 

VIAGGİANDO PER IL KURDISTAN

 

Abbiamo lasciato alle spalle Suruc e Kobane ın vista di entrare in Cezire cantone......Passiamo da Amed(dyarbakır) dove i nostri amici ,giovani studenti ci ospitano e ci guidano per şe vie della citta'....una citta' piena di bambine e bambini per strada....poveri chiedono soldi ma vogliono sorrisi.....una citta a tutti gli effetti ,capitalista e allo stesso tempo ribelle.....palazzoni interminabili e una nostalgia della vita dei villaggi si legge nei volti di molti....e la voglia di cambiamento mista a una consapevolezza della umana tragedia....Lasciamo alle spalle Amed e ci ritroviamo nel paradiso di Hasankayef.....un viaggio in treno, ıl prezzo del treno é molto economıco e alla portata veramente dı tuttı. 

 

La piaga del feudalesimo ancora presente (amico del fascismo e del bigottismo religioso) ama la monocultura e sembra disprezzare gli alberi.

 

Hasankayef ci regala bellezza e storia......Ricaricati di energia ci dirigiamoa Nusaybin...un centro culturale bellissimo e tante donne e uomini di tutte le eta' ,tante attivita',teatro musica arte.....e poi i vıllaggi e le montagne attorno....Siamo ospiti in due case in cui condividiamo la loro vita familiare: qui la maggior parte delle persone che incontriamo ha un parente nella guerriglia.....c'é una coscienza politica e sociale molto elevata....i giovani interessati alla vita naturale, aperti intelligenti.....

 

Siamo costretti a fare attenzione alle telecamere e a cambiare spesso casa per questioni di sicurezza, ci spıegano che ıl controllo turco é molto capıllare e non si sa di chi ci si puo' fıdare, Nusaybın é una cıtta' pıccola e la gente chıacchera, noı non passıamo ınosservatı in quanto unıcı stranıerı e anche per non dare problemı ai nostri amici che si espongono politicamente.

 

Sicuramente fino all 8 marzo saremo quı per partecipare alle iniziatıve del 6, 7 marzo: le giornate per una vıta lıbera delle donne.

 

JIN JIYAN AZADÎ!

 

un saluto da queste zone dı confıne!

 

per chıunque voglıa collegarsı con noı per dırette telefonıche o contrıbutı 

 

00905530038014

 

 

 

Francesca Nıcola Cıro

 

IL PROCESSO A BILLY SILVIA COSTA SI AVVICINA:

Sono passati quasi cinque anni dal nostro arresto in Svizzera, quando ad un posto di blocco sul passo dell'Albis, nel Canton Zurigo, venne rinvenuto nell'auto su cui viaggiavamo dell'esplosivo, alcune bombole di gas propano, taniche di benzina e diverse copie di uno scritto rivendicativo a firma Earth Liberation Front Switzerland. Obiettivo dell'attacco rivendicato negli scritti era il "Binning and Rohrer Nanotechology Center", una struttura allora in costruzione, di proprietà dell' IBM e in collaborazione con l'ETH, il Politecnico federale di Zurigo.
Il processo si tenne un anno e mezzo dopo il nostro arresto con tre accuse a nostro carico: atti preparatori punibili di incendio intenzionale; occultamento e trasporto di materie esplosive; commercio non autorizzato (importazione) di esplosivi. Le richieste di pena formulate dal procuratore federale Hansjörg Stadler, tra i 3 anni e 4 mesi e i 3 anni e 8 mesi vennero ampiamente accolte dal giudice federale Walter Wütrich, la quale corte confermò tutti i capi d'accusa ad eccezione del traffico (importazione) illecito di esplosivi, accusa dalla quale fummo assolti.
Parallelamente, la procura di Torino aveva da subito dato avvio ad un'indagine a tutto tondo intorno alle cartucce di esplosivo che gli svizzeri ci trovarono addosso, con l'obbiettivo di poterne determinare la provenienza. Ad indagine conclusa, le accuse a nostro carico ipotizzate dal pm Enrico Arnaldi Di Balme, sono pure tre: atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e trasporto in luogo pubblico di esplosivi e ricettazione per l'esplosivo, accuse tutte aggravate dalla finalità di terrorismo.

In questi 5 anni passati, la nostra analisi del presente ha solo continuato a confermarsi e, conseguentemente, il nostro sentire anarchico ed ecologista non ha potuto che rafforzarsi. Le nano - biotecnologie sono gli ultimi sentieri battuti dalla corsa del sistema capitalista tecno-industriale al saccheggio e alla devastazione della Terra. Sentieri che, come tutti quelli precedenti (si pensi all'era dell'industrializzazione), presentano come miracoli cio' che, possiamo facilmente immaginare, in futuro è destinato a trasformarsi in incubo.
Tecnologie che nascono dal cambio di visione del mondo che l'era informatica ha portato con se, soppiantando la visione meccanicista delle leve e degli ingranaggi con una visione matematica fatta di bits d'informazione in cui la realta' tutta deve poter rientrare in un algoritmo. Una visione nuova che si e' affermata perche' meglio risponde alle esigenze del sistema. Affermandosi, ha schiuso alla scienza delle possibilità fino ad ora pressoche' inimmaginabili per adempiere a quel compito che i tempi e l'autofagia del sistema le richiedono con sempre piu' impellenza: riuscire ad appropiarsi di ogni cosa nell'universo per scomporla nei suoi più piccoli, infinitesimali componenti, nei suoi "bits". Ovvero, arrivare ad ottenere una qualche unità di base universale, attraverso la quale gli scienziati possano ridurre tutto l'esistente ad un grado sufficiente d'interscambiabilita' ed equivalenza, affinchè in seguito, con l'ingegnerizzazione di questa nuova (perche prima inaccessibile) materia prima, ogni cosa di questo universo diventi fruibile alle necessità del dominio. Queste tecnologie sono dunque per il sistema un pilastro su cui rifondare i processi produttivi e di approvvigionamento, fondamentali per la sua crescita. Una crescita che si vorrebbe senza fine in un pianeta saccheggiato già oltre ogni limite delle sue possibilità. E la convergenza delle scienze, cosi come con gli OGM, è l'ultima delle promesse di uno sviluppo che avrebbe dovuto risolvere la crisi ecologica a cui ci ha portati lo stesso progresso ecocida.

Come già detto in un precedente scritto, il "Binning and Rohrer Nanotechology Center" è stato reso operativo ed inaugurato pochi mesi prima del nostro processo in Svizzera. Da quasi tre anni a questa parte offre 950m2 di superficie alla collaborazione per la ricerca di base su nuovi materiali ed elementi di costruzione in scala nanometrica. Un luogo di ricerca che permetterà ai ricercatori, tanto di IBM che dell'ETH e di altri partner, di spingere la conoscenza, ma sopprattutto le possibilità di applicazione delle nanotecnologie, ben oltre, ma molto ben oltre, l'attuale impiego raggiunto tra cosmetici, pneumatici o spray nanotech. Cosi assicura il direttore della struttura, Matthias Kaiserswerth. Per noi, per quanto quelli di IBM o dell' ETH si vantino di avere tra le mani un laboratorio unico al mondo - e per certi aspetti hanno pure ragione - la realtà è che i luoghi dentro cui si sta spingendo l'ingegnerizzazione e la manipolazione del vivente e del pianeta sono molti e, soprattutto, sono un po' ovunque. Dai centri di ricerca delle multinazionali alle università, dai poli scientifici alle istituzioni di ricerca sovranazionali, un mondo che si muove in parallelo alla realtà che viviamo, e che sulla nostra testa progetta e costruisce il futuro che ci verrà imposto e i cui lineamenti già li abbiamo sotto gli occhi. Un mondo che ha un nome e un indirizzo.

Negli anni abbiamo sempre più sentito l'urgenza di provare a costruire lotte contro questo sviluppo, partendo proprio dalla comprensione della sua imprescindibilità per il sistema, oltre che per la nocività che gli sviluppi bio e nanotecnologici rappresentano. Nocività, e conviene chiarirlo, non in quanto danno alla salute umana, problema ambientale, ma in quanto rapporto tra potere e tecnologia che si traduce in rimodellamento\sostituzione\distruzione degli ecosistemi e del vivente. Un concetto di nocività ben più ampio e che si ricollega a filo diretto all'unica vera nocività rappresentata dal sistema stesso. Un'urgenza che continuiamo a sentire e per cui, davanti a questo salto in avanti che il sistema tecnologico ed industriale sta compiendo, rimaniamo convinti di come questa si debba tradurre in una critica necessariamente radicale e che non possa prescindere dal contesto sociale e economico, di cui queste nocività sono il prodotto e per cui sono necessarie. Critica che a sua volta sappia trasformare i fiumi d'inchiostro e le parole, necessarie per esprimerla e svilupparla, in lotta e azione diretta. Rimaniamo dunque ancora convinti/e della necessità di sviluppare lotte ecologiste radicali per contrastare questo sviluppo tecno-industriale mortifero, tracciando però come linea chiara quella di vedere nella lotta unicamente una reale possibilità per rimettere tutto in discussione, e non uno spazio in cui provare a ritagliarsi la propria parte nel teatrino politico o  per offrire alternative "eco-sostenibili" al sistema.
Quello che vediamo è come i luoghi del potere tecno-scientifico si stiano decentralizzando e molecolarizzando in una costellazione di interessi e progetti ultra specifici, nonostante poi tra loro siano sempre e necessariamente interconnessi. Intervenire e colpire là dove più nuoce è sempre meno evidente e facile da capire. Una continua fonte d'ispirazione in questo senso è rappresentata da chi, in tutto il mondo, continua a sentire l'urgenza della lotta, portando avanti progetti, campagne, mobilitazioni e lotte in difesa di quanto ci si sente parte, e di sabotaggio e attacco distruttivo contro quegli ingranaggi che compongono il sistema industriale tecno-scientifico, patriarcale e capitalista.
Mettersi in gioco attraverso la lotta, sappiamo bene che probabilmente, presto o tardi, significa dovere fare i conti con la repressione e da questo non si sfugge. Quello da cui pero' si puo' e anzi si deve sfuggire, è lasciare soli/e coloro che sono colpiti/e dalla repressione. Il sostegno ai/alle prigionieri/e e' qualcosa a cui non si puo' prescindere, e oltre alla solidarieta' e supporto piu' immediato, altrettanto importante e fondamentale e' il dare seguito alle lotte per cui compagni/e stanno pagando.
Nel nostro caso, trovandoci fuori da quelle mura, abbiamo davvero apprezzato le energie di tanti/e che attraverso serate e iniziative negli ultimi mesi, oltre al calore del supporto piu' immediato e necessario, hanno dato spazio al nostro caso ma, soprattutto, alle tematiche su cui ci preme un confronto e il trasmettere il nostro sentire. Questo per noi rimane fondamentale.
Il 23 aprile e' la data in cui e' stata fissata l'udienza preliminare, dove si deciderà se verrà fatto o meno questo processo "déjà vu". Da parte nostra, quello che sentiamo, non e' tanto un interesse a richiamare l'attenzione sul nostro caso specifico, sul processo nei nostri confronti, quanto più la voglia di riuscire a trasformare questo momento in un'occasione, anche di mobilitazione, per rilanciare queste tematiche e il sentire che ci accomuna.
Mettere al centro non la repressione, ma l'agire senza delegare ad altri/e contro le bio e le nanotecnologie, contro il nucleare, contro ogni altra nocivita' di questo sistema mortifero e in sostanza: contro questo presente di annientamento e devastazione.
 
Per la liberazione della Terra. Per la liberazione animale.
Billy, Costa, Silvia,  Febbraio 2015


In vista del processo ci troviamo a sostenere numerose spese legali, chiediamo a tutte e  tutti supporto con iniziative benefit e donazioni al conto corrente postale intestato a Marta Cattaneo codice IBAN: IT11A0760111100001022596116, specificare la causale: solidarietà a Silvia Billy Costa

Per contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.resistenzealnanomondo.org, www.silviabillycostaliberi.noblogs.org