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70 anni e non ce ne siamo ancora liberati

É da tempo che Forlì è meta del pellegrinaggio di vecchi e nuovi nostalgici del regime di Mussolini e di provocazioni dei più svariati gruppi neofascisti. In questo ultimo anno la metastasi fascistoide sembra volere tentare però di estendersi (cosa che sta succedendo anche in altre parti d'Italia).

Maggio 2014: apertura della sede di Casa Pound Italia: il “Barbanera” di via Donizzetti 31. Ufficialmente una "associazione di promozione sociale", in realtà un'organizzazione di estrema destra ramificata a livello nazionale i cui militanti non esitano ad autodefinirsi "fascisti del terzo millennio". Al "Barbanera" si svolgono conferenze apologetiche del fascismo, raccolta fondi per i camerati in galera (anche personaggi legati all'eversione nera e allo stragismo degli anni '70) ma anche corsi di arti marziali e uso del coltello apertamente pubblicizzato. Attività abbastanza “particolari” per una associazione di volontariato!
14 dicembre 2014: manifestazione del gruppo omofobo "Sentinelle in piedi", gruppo gestito a livello nazionale dall'organizzazione integralista e clerico-fascista "Alleanza Cattolica", vicina in passato a Forza Nuova (quest'ultima ha fondato invece "le Sentinelle – Cattolici in piedi").
Sabato 7 febbraio 2015: i "bravi ragazzi" di Casa Pound tentano la prima vera prova generale dopo l'apertura in città: un "corteo" sulle Foibe che doveva portare militanti neofascisti da tutta la regione ed invece ha raccimolato 25 dementi.
Domenica 8 febbraio: i (post?)fascisti di Fratelli D'Italia-Alleanza Nazionale sempre sulla questione delle Foibe - affrontata deformando totalmente i fatti e scordando l'invasione della Jugoslavia e le brutalità effettuate dai fascisti contro la popolazione locale - recano un vile sfregio alla memoria dei partigiani caduti e al monumento che li ricorda, accusandoli di essere degli assassini.
Sabato 14 marzo: è la volta di Forza Nuova, con un presidio contro gli immigrati di una cinquantina di militanti giunti da tutta Romagna, a cui si sono aggiunti gli sparuti camerati del MIS (Movimento Idea Sociale) del defunto Pino Rauti, che a Forlì contano una manciata di aderenti e che mesi fa avevano aperto una sede in via Diaz ora chiusa.
Venerdì 17 aprile infine vi è stata la presentazione di "Sovranità", nuovo nome che ha assunto Casa Pound nel presentarsi come lista politica a sostegno di Salvini e della Lega Nord. Nome che serve per nascondere la propria natura fascista, ma il loro slogan "prima gli italiani!" parla chiaro: è uno slogan di chiara derivazione leghista e razzista! Nel manifesto della serata nella saletta della Banca di Forlì (BCC) in via Bruni, oltre ai responsabili di Casa Pound-Sovranità di Forlì e al loro responsabile nazionale, Simone Di Stefano, saltava infatti all'occhio la presenza del parlamentare forlivese della Lega Nord, Gianluca Pini. Un sodalizio, quello Casa Pound/Lega Nord, che a livello nazionale è cosa fatta.
Aggiungiamoci pure i presidi in P.zza della Vittoria del "comitato 9 dicembre" (ovvero i "forconi") dell'anno scorso, organizzati da Claudio Marconi, ex candidato sindaco a Predappio per Forza Nuova ed ora intimo di Casa Pound Forlì, ed il quadro è completo.

Queste manifestazioni avvengono perlopiù in un clima di diffusa amnesia sociale e di crescita dei sentimenti razzisti, xenofobi e omofobi e in un contesto nazionale che vede i gruppi neofascisti rialzare la testa, aprire covi in sempre più città, attuare tutta una serie di avvicinamenti alla destra istituzionale – in grado di aprire loro la strada allo sdoganamento definitivo – che va di pari passo al crescendo di aggressioni in tutta Italia, alcune delle quali solo per puro caso non sfociate in morti (il caso di Cremona di qualche mese fa, Rimini l'anno scorso, ecc...). Tutto questo mentre c'è chi pensa che oggi, nel 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, i fascisti non esistano più. Invece purtroppo non ce ne siamo ancora liberati!

Per quanto riguarda la città di Forlì, questa rappresenta da sempre per tutti i gruppi fascisti e xenofobi una ghiotta meta, anche perchè è la provincia che ha dato i natali al traditore pelato di Predappio, paese che dista pochi km dal capoluogo e vede ormai da anni le consuete calate dei fascisti da tutt' Italia per celebrare il ventennio mussoliniano e la marcia su Roma.
I fascisti, spesso e volentieri scortati da una presenza smodata di poliziotti antisommossa, Ros, digos e compagnia brutta, hanno sempre trovato tutte le volte ad accoglierli una Forlì antifascista, formata da compagni e compagne anarchici/che e comunisti/e, studenti, universitari, individualità antifasciste, vecchi e nuovi partigiani, immigrati e semplici cittadini che si sono opposti alla loro vergognosa presenza. Accade però che mentre ai fascisti vengono largamente concesse piazze, strade, sale e spazi per fare quel che vogliono, agli antifascisti vengano elargite manganellate, fogli di via e qualche denuncia per...antifascismo. Proprio in questi mesi dei compagni antifascisti di Forlì stanno subendo un processo per essersi opposti ad un presidio di Casa Pound in piazza a Forlì due anni fa. Altri processi stanno per iniziare. Questo accade a Forlì come in tutta Italia, attraverso le leggi fasciste del passato che ancora oggi vengono impiegate per zittire chi protesta e chi lotta.
Di fronte a questo atteggiamento, incredibilmente c'è ancora chi crede (o fa finta di credere) che per opporsi al fascismo ci si debba affidare a quelle stesse forze dell'ordine e a quelle stesse istituzioni che spalleggiano i fascisti. Mentre un tempo si diceva che i fascisti vanno "presi a legnate!", oggi sembra che la vulgata principale sia quella di ignorarli, sperando così che i fascisti scompaiano da soli o autoconvincendosi che questi non esistano. Oppure si dice: "ci penserà la polizia!" e ci si mette a posto la coscienza, invece che agire e rischiare in proprio. Alcune forze "antifasciste" piuttosto disattente si sono poi accorte del "pericolo fascista" solo da poco, dopo essere state a guardare impassibili per mesi ed anni le scorribande di questi gruppi e aver diffuso inviti al non-intervento. Che dire: meglio tardi che mai!
Cosa pensare invece di quei personaggi e forze politiche che, di fronte alle provocazioni fasciste (manifestazioni, presidi, aperture di sedi...) non hanno trovato di meglio da fare che prendersela con gli antifascisti, con attacchi pretestuosi e deliranti, come ad esempio ha fatto la componente giovanile del PD, i cosiddetti Giovani Democratici (ma Vecchi Dentro!) pubblicando comunicati dove si mettono sullo stesso piano gli antifascisti anarchici e i neofascisti, senza tema del ridicolo? Dobbiamo forse ricordare a questi sinceri democratici che il PD, a Forlì, città che governa da anni, ha promosso normative securitarie "anti-degrado" contro i poveri, mandando più volte la polizia municipale a schedare e aggredire gli immigrati; ha sfrattato e tenuto completamente sfitte le case popolari mentre alcune persone in città morivano di freddo all'aperto; ha fatto sgomberare gli spazi sociali e aggregativi sottratti all'oblio al quale li aveva destinati l'amministrazione comunale (vedi Borghetto occupato e Maceria occupato); ha partecipato ad iniziative culturali tese a celebrare l'arte e l'architettura del Ventennio fascista (mostra Novecento, progetto Atrium) tra l'altro finanaziando direttamente il restauro dei monumenti e degli edifici fascisti con milioni di euro?
Dobbiamo forse ancora ricordare che a livello nazionale il PD intrattiene rapporti con le destre, con cui governa felicemente? C'è forse bisogno di ricordare che è artefice di riforme da macelleria sociale; che manda la polizia a manganellare gli operai e i movimenti sociali; che vara leggi contro i senza casa e fa sfrattare migliaia di persone e famiglie indigenti senza offrire nessuna soluzione se non agevolare gli interessi di palazzinari e speculatori; che sostiene le grandi opere inutili e nocive, gli intrallazzi mafiosi, l'occupazione militare e fascista della Val di Susa?
Suvvia! Per noi l'antifascismo è una cosa seria, non una tematica su cui speculare per mero calcolo politico e opportunista! Certe forze politiche non possono e non devono dare lezioni di antifascismo a nessuno! Il PD è nostro nemico - nemico di tutti i sinceri antiautoritari e anticapitalisti - come lo sono i fascisti!
Come non ribadire, tra l'altro, che la decisione di far sfilare i neofascisti a Forlì è tutta politica: non solo prefetto e questore, ma sindaco e giunta comunale sono tutti responsabili! Cosa che comunque non stupisce né può meravigliare! Chi si presta a concedere spazi e legittimità democratica a questi squadristi o ne riprende ed amplifica certe tematiche (come la questione delle Foibe, fatta propria dal sindaco Drei) sa bene che i fascisti, oggi come ieri, sono una risorsa da impiegare contro tutti i movimenti sociali o per spingere le persone a prendersela contro gli immigrati e i Rom invece che contro i padroni. La guerra tra poveri è sì alimentata ad arte dai fascisti - da quelli più stradaioli a quelli che siedono in parlamento come la Lega Nord che stà sdoganando i fascisti di Casa Pound e che con Salvini si è spostata decisamente ancora più a destra, tanto da fare comunella in Europa con il Front National di Marine Le Pen - ma se può essere portata avanti è solo col beneplacito dei partiti e delle istituzioni democratiche.
Prova ne sia che il "centrosinistra" al governo non ha certo abolito le misure repressive nei confronti degli immigrati come la Bossi-Fini e le altre dello stesso tenore, nè i lager per stranieri presenti sul territorio italiano, nè le espulsioni, nè i respingimenti che provocano le tragedie umane nei mari di fronte alla fortezza Europa, nè la retorica anti-Rom. Anzi, su molti punti la sinistra istituzionale è più razzista dei razzisti della Lega Nord e molti sindaci "democratici" hanno attuato nei Comuni da loro amministrati misure tali da essere additate come esempio dalle stesse destre.
C'è poi un'altra differenza da rimarcare con l'antifascismo salottiero e legalitario. Se per alcune anime belle il problema è infatti solo che i fascisti non manifestino in piazza Saffi, perchè luogo-simbolo dove sono stati impiccati dei partigiani, col sottinteso che da un'altra parte possono manifestare quando e come vogliono (addirittura proponendo a Prefetto e Questore lo spostamento delle manifestazioni fasciste in luogo diverso) per noi i fascisti non devono invece trovare spazio e basta! Noi i fascisti – e lo ribadiremo sempre - non li vogliamo da nessuna parte, nè in piazza Saffi nè altrove! Siamo per questo contro la libertà di espressione e di pensiero? NO, semmai proprio perchè vogliamo la libertà di espressione e di pensiero per tutti, non tolleriamo i fascisti che di queste libertà sono gli opressori dichiarati! Perchè libertà e fascismo non possono convivere assieme! La libertà sarà sempre nemica mortale del fascismo, in ogni epoca, in ogni dove!
Se davvero vogliamo rendere onore alla lotta di Silvio Corbari e degli altri partigiani impiccati in piazza durante il regime fascista, dobbiamo avere il coraggio di riprendere in mano quella Resistenza interrotta, farla nostra riattualizzandola. Una Resistenza che continua oggi contro quelli che sono pur sempre gli stessi squadristi di ieri e di sempre; ma una Resistenza che va anche riattualizzata contro le pratiche di discriminazione sociale ed economica, autoritarie, xenofobe, omofobe, securitarie della politica istituzionale.
Va ripresa e sviluppata una vera cultura antifascista ed antiautoritaria nelle città, nei paesi, nei quartieri, nelle scuole ed università, nei luoghi di lavoro, dappertutto. Perchè è dappertutto che stanno cercando di intrufolarsi i fascisti e gli autoritari.
Una cultura che si appropri dei suoi spazi e li chiuda invece, una volta per sempre ed ovunque, al fascismo e all'autoritarismo di strada e di palazzo.

Come sempre, contro ogni fascismo vecchio e nuovo!
Per l'uguaglianza nella libertà!
CHIUDERE TUTTI I COVI FASCISTI!

Assemblea antifascista forlì

LE GUARDIE DELLA SACRA PROPRIETA.

 -⁠ un contributo alla riflessione sul fascismo -⁠

In un mondo in cui gli individui si rapportassero tra loro seguendo principi come il rispetto, la solidarieta, l'avversione contro lo sfruttamento e la gerarchia il fascismo semplicemente non si sarebbe mai originato.
Un mondo in cui le persone gestissero le proprie esistenze per godere del tempo e dei luoghi senza paranoie assurde come la smania di possesso e produzione, la competititivita, l'accumulazione, credo che molto semplicemente sarebbe impermeabile a un'approccio alla vita cosi miserevole e violento come il fascismo.
Basicamente perche il fascismo nasce, cresce e tutt'ora si sostiene sul ferreo dogma della difesa della proprieta.
Un tempo, negli anni '20, era la grande borghesia che lo necessitava al suo fianco per difendersi dagli attacchi organizzati di sempre piu numerose masse di diseredati (proletari).
Oggi, che siamo piu o meno tuttx oggetto e soggetto di produzione e consumo di capitale, è il cittadino che si sente rinfrancato dal grido forte delle ex camicie nere, oggi ragazzx vestitx casual.
Il grido che dice che i nostri spiccioli rimarranno nelle banche italiane (una volta che le faranno tornare italiane) e i barbari invasori saranno rispediti a fucilate nei loro paesi dove potremmo continuare a depredare loro terra e mano d'opera serenamente.
Il mondo in cui viviamo infatti non è un mondo libero ed eguale, è un mondo addomesticato da secoli di civilizzazione fondata prima di tutto sulla proprieta privata e sui modi piu cruenti per ottenerla e preservarla: lo sfruttamento e l'oppressione.
In questo contesto è piuttosto logico, per quanto avvilente, triste, spregevole, che il fascismo si sia propagato.
Oggi i fascisti, che per andare al passo coi tempi si fanno chiamare "identitari" o "fascisti del terzo millennio" o altro ancora, combattono una partita facile: spalleggiati da stati come sempre benevolenti nei confronti di chi predica ordine, disciplina, obbedienza e bigottismo, fanno leva sulla paura dell'uomo occidentale di perdere la "sicurezza della sua proprieta" per mano dell'immigrato.
L'immigrato è il diverso per eccellenza.
L’emargianto del quale praticamnete non sappiamo nulla tranne quello che ci fa comodo sapere, ossia i dettagli da cronaca nera dei giornali che ci dicono che è, sommariamente, un invasato, ladro, stupratore, ruba-posto-di-lavoro.
Il senso comune ci suggerisce che si ha paura di cio che non si conosce e per mantenerci nel grado minimo di coscienza ma nella piu profonda ingoranza sul tema, si fabbricano valangate di stereotipi basati principalmente sulla propaganda mass mediatica: del diverso sappiamo solo che abbimo ottimi motivi per disprezzarlo e allontanarlo. Nulla che si approssimi alla critica o alla ricerca della verità: il pregiudizio e molto piu solido e duraturo.
I pregiudizi sono un’elaborazione collettiva e non è senza ragione affermare che da (almeno) vent’anni a questa parte i mezzi di comunicazione di massa stanno ricamando ad hoc un linguaggio, un immaginario, una visione stessa del mondo improntata in chiave profondamnete razzista e nazionalista. Più o meno dagli ultimi anni ’90 con le prime ondate di “carrette del mare” si è iniziato a utilizzare fortemente la carta dell’”invasione”...non che non siano sempre esistiti razzismo e xenofobia aizzati strumentalmente dalla politica come strumento di frammentazione dei propri subordinati, però pensare che addirittura un partito politico sia sorto e sia pericolosamente proliferato nei decenni, vendendo come unico “propgramma politico” la cacciata degli immigrati fa riflettere sulla situazione italiana.

Diversità e cambiamento fanno paura. La possibilità di incutere paura e poi sfruttare il clima di timore generalizzato sono tra le armi più forti per chi è interessato al dominio.
Abbiamo la certezza che le nostre vite, se abbiamo un gruzzoletto in tasca, potranno continuare a perpetrarsi in questo cataclisma esistenziale che chiamiamo società.
Questo mondo è progettato da e per chi possiede, e la paura di perdere cio che possediamo fa infuriare istericamente.
La proprietà di chi negli anni di duro sacrificio piegato al ricatto del lavoro salariato (la vera piaga del mondo contemporaneo) è in pericolo.
La casetta comprata a rate, la tv super piatta, l'auto nuova in leasing, l'iphone, o più in generale tutto il corredo di “cose” che costituisce il nostro passaporto per la società consumista nel suo insieme è minacciato.
L'economia globale richiede sacrifici e austerità per continuare ad esistere e massacrare il pianeta, questo ce lo stanno ripetendo tutti da anni in ogni modo, affinché impariamo bene il mantra del nuovo millennio.
Ma la proprietà è anche quella interiorizzata, un carattere identitario per cosi dire che sentiamo "nostro", e nel sentimento di "possessione" di questo tratto identitario avvertiamo l’ppartenenza a qualcosa. Siamo ciò che compriamo, ciò che possiamo permetterci in base alla ricchezza accumulata, se minacciano la nostra ricchezza minacciano il nostro stesso stile di vita. La nostra stessa esistenza nel mondo.
Un altro tassello di costruzione dell’identità avversa al barbaro venuto da fuori è l’affiliazione a una confessione religiosa, scaturita nell’individuo per contrasto e non per credo: loro sono tutti islamici o qualcosa altro di simile, noi siamo cristiani cattolici.
Anche se indubbio che il vaticano non ha più il monopolio sulle anime (nonostante gli sforzi propagandistici e la massiccia campagna pubblicitaria di papa francesco, il santo vivente) viene riscattata la tradizione cristiana italiaca come riferimento identitario.
Cristiano non per fede, ma per origine. E la “riscoperta” di una religiosità che ci leghi di fronte all’invasione del diverso rispolvera tutto il corredo di bigottismo che speravamo di aver sconfitto, per lo meno in gran parte. Non può essere un caso che si assista proprio adesso all’esplosione di sette di fanatici integralisti cristiani che pretendono di mettere mano alla vita morale, etica, intima delle persone, un esempio tra tutti la comparsa delle “sentinelle in piedi” che se non fossero pericolose per i messaggi che propagandano, sarebbero penosamente ridicoli.
La battaglia contro il diverso si gioca anche nell’anima, e anche qui i fascisti ritrovano un vecchio alleato, la chiesa.
La guerra contro tutti-gli-altri-che-non-sono-italiani si allarga anche sul piano religioso nella bipolarizzazione tra occidente-cristiano e oriente-musulmano.

I fascisti, ancora una volta, come sempre, si presentano sulla pubblica piazza con semplici parole d'ordine, roboanti e granitiche: prima gli italiani (nel concedere loro servizi e denaro) fuori gli immigrati (che ci deprederanno presto o tardi di ogni bene e ci obbligheranno a pregare in ginocchio verso la mecca), onore alla patria (che è lo stato di poliziotti e imposizioni che garantisce la nostra sopravvivenza da servi) e onore a dio con tutte le sue regole (prime tra tutte quelle che tutelano la famiglia, che è sinonimo di normalità, di solidità, di omologazione cieca e di esorcizzazione delle diversità più primordiali e intime, quella sentimentale e sessuale).
In questo contesto non sorprende, anche se fa schifo e desta preoccupzione, che leghisti, forzanovisti, casapoundisti e, anche se con caratteri non omologhi ai primi tre le sentinelle in piedi, siano tutti alleati (l'alleanza piu stretta e manifesta e sicuramente sancita da casa pound feat salvini che lanciano il partito "sovranita") nel portare nelle piazze la voce dell'ordine, della difesa dell'italianità e della sovranità monetaria: dio, patria e famiglia tornano in auge (non sono mai passate troppo di moda in verità), con l'aggiunta in tempo di crisi della quarta parola chiave "risparmi".
Il fascista tutela, fianco a fianco con le divise di stato, la proprietà. Il prete (intonacato o laico come le sentinelle in piedi) la benedice. Il sorvessivo/diverso/frocio/strano/etc la insidia, la disprezza e perciò il più logico fronte comune è sconfiggere la diversità in ogni sua forma.
Queste parole prendono spunto dall'osservare la strategia sempre piu pressante che fascisti, razzisti e fanatici religiosi stanno portando nelle strade e nelle vie surreali di internet: una nuova crociata per salavre l'Italia contro la disgregazione (parole loro).
Se questo mondo fosse, come si diceva nelle prime righe, un mondo di individui che tuttavia anelano alla libertà, alla felicità del vivere, al godere in natura sarebbero "utili" le campagne di controinformazione del così detto "antifascismo militante" nello smascherare il volto dei casapoundini, dei salvinisti, delle sentinelle in piedi (forza nuova è talmente esplicita che chiunque si rende conto che son dei nazi) ma, io non credo che questi discorsi facciano leva sulla sensibilità delle moltitudini.
Che ci siano dei facisti in piazza, o dei fanatici integralisti catollici, desta oramai stupore accompagnato da rabbia solo in pochi.
Perchè la paura socialmente dominante secondo me, non è la paura di vivere in schiavitù, di essere complice di un sistema globale di massacri, sfruttamenti, stupro della terra, ma la paura di perdere il lusso quotidiano della nostra tranquillità a pagamento.
Stare contro i fascio-cattolici equivale a dire, stare dalla parte di chi non gliene frega nulla del posto di lavoro, della perdita dell'identità nazionale/religiosa, dell'ordine consolidato.
Stare contro i fascisti significherebbe produrre nel proprio immaginario un mondo che non solo faccia a meno, ma che rifiuti come un'epidemia, la proprietà privata, il governo, la discriminazione, dio, la subordinazione, l'ordine, le leggi. Lo stato.
Questo esercizio d'immaginazione sembra non sfiorare la volontà della società in cui viviamo, o per lo meno non la grande parte di essa.
Per questo sono sempre più convinto che per fare dell’antifascismo di nuovo una forza rivoluzionaria si debba esercitare la libertà quotidianamente, praticare già quel mondo di liberi ed eguali che portiamo, ciscunx con le sue differenze, nelle braccia e nel cuore. Essere disposti a scendere in strada e scontrarsi con l'autorità per difendere la propria libertà, i propri spazi, le proprie scelte individuali, e non il posto di lavoro o una scuola marcia e decrepita.
Cercare di aprire varchi nel piattume del casa-scuola-lavoro in modo che divenga la reazione più naturale l’opporse con ogni mezzo, individuale o di gruppo, alla presenza dei fascisti, perchè il mondo che i fascisti difendono, tutto sommato, è già quello che viviamo, ma se consideriamo detestabile questo mondo, questi stili di vita, questa catatonia protratta all’infinito, allora considereremo insopportabile la presenza dei fasci.

SVEZIA - In solidarietà con Ebba, Karl e Richard

In Svezia tre attivistx per la liberazione animale sono attualmente prigionierx nelle carceri dello Stato dall'Aprile dell'anno scorso,
Richard è stato condannato a 1 anno e 9 mesi di reclusione, Ebba e Karl a 2 anni e 6 mesi. Le accuse riguardano azioni dirette contro l'industria della pelliccia, in un Paese che conta 65 allevamenti di visoni e uno di cincillà. Le loro azioni, tra cui incendi e minacce dirette agli allevatori, in passato hanno portato alcuni allevatori alla rinuncia di aprire nuove allevamenti.
Richard ha fatto sapere di essere stato trasferito in un carcere di massima sicurezza, lontano dalla famiglia e dagli amici, tenuto sotto costante controllo tramite la registrazione delle conversazioni. Questo dimostra come lo stato reprima inevitabilmente chi si oppone in maniera diretta, senza deleghe, a un sistema basato sulla prevaricazione e la sopraffazione di altri esseri viventi, un sistema che difende il profitto a scapito della vita e della libertà di animali e umani. Le azioni dirette come le liberazioni di animali e i sabotaggi sono estremamente importanti, insieme ad altre forme di contrasto come i presidi e la controinformazione per creare un danno economico e indebolire questa industria di violenza e schiavitù, riportando l'agire
nelle nostre mani per sovvertire questo stato di cose. In un sistema capitalista basato sul profitto, ribellarsi e opporsi allo sfruttamento di altri esseri viventi non potrà che significare scavalcare anche i confini della legalità quando necessario.
Sabato 7 Marzo a Milano durante i presidi contro le pelliccerie organizzati dal gruppo La Lepre alcunx attivistx hanno esposto uno striscione a sostegno e in solidarietà di Ebba, Karl e Richard. Particolarmente significativo il luogo della protesta contro la pellicceria Simonetta Ravizza, ovvero via Montenapoleone, simbolo del più becero consumismo della classe dirigente. In questa via piena di negozi dei maggiori marchi di lusso, sono presenti diverse altre vetrine/cimiteri che mettono in mostra i cadaveri di animali trasformati in capi di abbigliamento. Sfruttamento animale e umano, conformismo estetico, stereotipi di genere, trionfo della futilità e dell'apparire sono ciò che si nasconde dietro la sanguinaria industria della moda.

Per mandare cartoline e lettere di supporto:

Karl Häggroth
Box 3112
200 22 Malmö
SWEDEN

Richard Klinsmeister
Box 248
593 23 Västervik
SWEDEN

Ebba Olausson
Box 1005
718 92 Frövi
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MATTARELLA E DE GENNARO FANNO LE VITTIME PER CONTO DELLA NATO

Era scontato che l'episodio dell'eccidio al palazzo di Giustizia di Milano diventasse il pretesto per il solito vittimismo del potere. Non era invece preventivabile che l'operazione di santificazione della magistratura venisse condotta in modo così maldestro dall'attuale Presidente della Repubblica. Persino il consueto "roleplay" con la stampa berlusconiana è andato del tutto fuori del segno, tanto che Vittorio Feltri ha potuto sin troppo facilmente spingere l'affondo sino alla ridicolizzazione delle dichiarazioni di Mattarella. Se non fosse stato infatti per l'artificiosa demonizzazione della magistratura attuata in questi anni dagli opinionisti al servizio del Buffone di Arcore, forse certe evidenze sarebbero saltate agli occhi. Come ha detto Mattarella, la magistratura è sempre "in prima linea", ma lo è solo per condannare i deboli, come i No-Tav, e per assolvere invece lo stesso Buffone, le banche, le multinazionali, i potenti in genere.

In questa lista degli "assolti" di professione non poteva mancare Gianni De Gennaro. Dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l'Italia per "tortura" in merito ai fatti di Genova del 2001, De Gennaro ha incassato il sostegno di Renzi e del presidente della Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, che ha dichiarato che De Gennaro non può pagare per tutti. Sinora, per la verità, non ha pagato per niente e per nessuno, ma il vittimismo di rito ci sta lo stesso, poiché rafforza l'alone del potente. Da parte di Forza Italia si è puntato sul fatto che l'assoluzione di De Gennaro da parte della Corte di Cassazione non può essere considerata meno della sentenza della Corte Europea. (1)

Ma questi confronti lasciano il tempo che trovano, dato che nemmeno in questa occasione è mancato il "roleplay", e persino il "fair play", tra giudici di diverse giurisdizioni. La Corte di Strasburgo, condannando l'Italia per "tortura", ha infatti indirettamente assolto la magistratura italiana, che ora può nascondersi dietro il dito secondo il quale il reato di tortura non è ancora previsto dal nostro ordinamento, quando invece nel Codice Penale c'erano già altre norme atte a sanzionare ampiamente il massacro della Diaz ed i suoi mandanti. Con molta ingenuità, alcuni propugnatori dei "diritti umani" plaudono alla prospettiva di introdurre il reato di tortura anche in Italia; sebbene si possa essere certi che la Cassazione troverà comunque il modo di non applicarlo agli interrogatori dei poliziotti, magari applicandolo invece alle interrogazioni degli insegnanti.

La Corte di Strasburgo è espressione del Consiglio d'Europa (che non c'entra nulla con l'Unione Europea), un organismo nato nel 1949, in coincidenza con la fondazione della NATO. Il Consiglio d'Europa si è configurato storicamente come un'organizzazione subordinata alla NATO ed alla sua propaganda. Con la sentenza di pochi giorni fa, il Consiglio d'Europa è riuscito, come si dice, a "rifarsi una verginità" colpendo un Paese "occidentale" minore, il cui governo nel 2001 volle offrire ai compartecipanti del G8 una prova di zelo nel colpire le opposizioni, terrorizzando anche quei settori del volontarismo cattolico più sensibili ai pericoli dello strapotere delle multinazionali. Ora che il lavoro sporco è stato compiuto, si può abbandonare al discredito il sicario del momento; tanto di discredito non è mai morto nessun potente, che può sempre usare quel discredito per alimentare il suo vittimismo. Che fine poi facciano queste sentenze della Corte di Strasburgo, lo si è visto con quella a favore dei precari della Scuola, alla quale Renzi ha reagito semplicemente negando agli stessi precari di proseguire il loro rapporto lavorativo oltre i tre anni.

Il "rifarsi una verginità" costituisce un espediente piuttosto frequente, come dimostra l'apertura di Obama a Cuba, culminata con la stretta di mano fra Obama e Raul Castro a Panama della settimana scorsa. Il regime cubano si è prestato altre volte ad operazioni del genere, come nel 1998, con il viaggio all'Avana di papa Woytila, anche lui bisognoso di rifarsi una verginità dopo gli abbracci a Pinochet in Cile. Certo, si potrebbe facilmente moraleggiare sull'opportunismo del regime cubano, ma occorre considerare che questo deve confrontarsi con un'opinione pubblica molto più esigente con gli aggrediti che con gli aggressori; un'opinione pubblica pronta a trovare giustificazioni agli aggressori e colpe agli aggrediti, e che non avrebbe perdonato ai Cubani un atteggiamento di diffidenza.

Obama doveva assolutamente segnare un punto nel grado di simpatia da parte dell'opinione di sinistra, specie da quando si sono andate diffondendo sempre più notizie sull'attività dei suoi droni assassini. I droni hanno la loro base principale a Sigonella, in Sicilia, che è diventata la regione più militarizzata d'Europa. Non è da escludere però che in questa attività dei droni siano coinvolti anche altri aeroporti, ufficialmente "civili", dell'isola. L'aeroporto della ex (?) base USA di Comiso, ad esempio, ha un traffico civile irrisorio, tanto che la sua esistenza viene considerata uno "spreco". Ma le spiegazioni della sopravvivenza dell'aeroporto "civile" di Comiso sono probabilmente altre, legate a voli segreti. (2)

Il crescente peso militare del territorio siciliano può forse spiegare la scelta per la presidenza della Repubblica di un personaggio come Mattarella, goffo e impacciato, ma pur sempre esponente di spicco della oligarchia dell'isola. Se si cercano i comuni denominatori, tante spiegazioni risultano ovvie.

Mettere in evidenza i comuni denominatori può essere indicativo anche per la carriera di Gianni De Gennaro. Discepolo prediletto del Federal Bureau of Investigation statunitense, e da esso insignito di una prestigiosa onorificenza, De Gennaro è stato dapprima capo della Polizia, poi commissario dell'emergenza rifiuti in Campania (ma di che tipo di rifiuti si trattava?), per poi essere nominato super-capo dei servizi segreti; ed ora è alla testa di Finmeccanica, una delle più grandi fabbriche di armi del mondo. Tutto questo con la benedizione dei governi di ogni colore, che hanno sempre trovato in De Gennaro il candidato ideale per attuare operazioni sporche. Ce n'è abbastanza per capire chi sia il suo vero padrone ed anche i motivi della sua intoccabilità. Come Mattarella, anche De Gennaro è una "vittima" della NATO.

16 aprile 2015

1) http://www.corriere.it/cronache/15_aprile_09/g8-genova-cantone-de-gennaro-assolto-non-puo-pagare-tutti-c2b1410c-de83-11e4-9169-2cdb2836f1f0.shtml 

2) http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/08/03/news/sigonella_diventa_base_strategica_ecco_le_slides_segrete_della_nato-64227256/

Lettera del compa Carlos López “Chivo”

Compagni, scrivo queste brevi righe con l’intenzione di far conoscere la mia attuale condizione di vita, che da una prospettiva molto particolare ho deciso portare avanti per via di una serie di situazioni che si sono venute a creare nel recente contesto della lotta individuale e/o sociale e la repressione contro quest’ultima.

C’è una lunga lista di compagni e compagne che sono stati pressati e investigati per l’attività anarchica degli ultimi tempi qui nel paese, in particolare nella zona centro e sud, facendoli pedinare per osservare i loro movimenti e la gente con la quale si organizzano, mandando fottute spie schifose per prendere informazioni, segnalando i compas stranieri di finanziare le lotte e una lunga serie di eccetera; anche quando avvenne la detenzione che mi ha portato in carcere insieme alle mie compagne d’affinità Amelie e Fallon, hanno cercato di vincolare molte persone dell’ambiente libertario/anarchico per legarle al nostro caso (5E), perquisendo alcune case per cercare delle “prove” (senza riuscirci) e così avere maggiori argomentazioni per dare un duro colpo all’interno del piccolo mondo acrata.

Tutto ciò portò al successivo arresto del compagno “Tripa”1 (oltre alla persecuzione di altri compagni che dovettero allontanarsi) e fortunatamente in quel momento si è potuto contare sulla opportuna reazione dei compas del GASPA2 per tirarlo fuori d’immediato visto che le accuse erano infondate. Subito dopo (Tripa) decise di fuggire e non è che avesse molta scelta visto che, accusandolo dei suoi precedenti “delittuosi”, cercavano di legarlo alle indagini di terrorismo, sabotaggio e altre stronzate che volevano accollarci, non gli restavano molte alternative che prendere quella decisione.

Per simili ovvietà e avendo la facoltà di scegliere liberamente, ho deciso prendere il cammino della fuga per varie ragioni, principalmente per la mia stessa sicurezza e quella degli altri compagni visto il tipo di persecuzioni che stanno prendendo il via. Non sarò né il primo ne l’ultimo a farlo, nell’aver scelto un percorso di lotta che in parte si accompagna con il riappropriarmi della mia stessa vita ma anche del lato violento, frontale e refrattario contro ogni autorità; per cui non è che sia cosa da eruditi capire che sarai nella mira di investigatori e pubblici ministeri che cercheranno di relazionarti/immischiarti in ogni caso di azione diretta che si generi nel campo di battaglia, e nel mio caso essendo uscito con la misura cautelare della firma è chiaro che mi avrebbero tenuto a disposizione per arrestarmi nuovamente quando gli venisse voglia, piacere che non voglio dargli, almeno nella misura delle mie possibilità.

Oltre a non avere la minima intenzione di collaborare con il fottuto teatrino giuridico che sarebbe venuto dopo la mia scarcerazione, è dal primo momento della mia liberazione fisica che ho deciso non essere la loro preda, per il fatto di tenermi controllato tramite la periodica visita al posto dove si suppone che dovrei andare per lì plasmare la mia orrenda firma per un altro anno e mezzo e per questo ho optato per non presentarmi il giorno dopo (la scarcerazione) davanti il giudice cercando di dare un taglio a questa che io interpreto come una forma di persecuzione.

Questo non vuol dire che mi allontani dalla lotta o che sia pentito di quello che devo vivere per portarla avanti, al contrario, continuerà ad essere il fattore personale principale che mi spingerà a questa facciata insurrezionale verso lo sconosciuto della libertà. Anche “dal di fuori” si può continuare la quotidianità dell’attacco permanente nelle sue ampie forme e contenuti, cercando di dar seguito ai miei progetti altrove ma con le stesse visioni, avendo chiaro che non è la pretenzione di portare avanti la mia lotta dalla clandestinità, né cercare una forma specializzata o superiore di attacco, ma sapendo che queste sono parte delle conseguenze che dobbiamo affrontare e mettere in conto nel transitare per questi sentieri del conflitto, nel fare le cose che crediamo e come lo crediamo possibile e necessario.

Ho sempre saputo che opponendomi ferreamente alle forme di subordinazione e contenuti ideologici che i tecnici della menzogna democratica utilizzano per mantenere i loro privilegi e lo stato di cose, avrebbe portato con sé circostanze avverse a quelle che qualsiasi persona “normale”vorrebbe per la propria vita, però visto che io non voglio essere questo tipo di persona normale e accettare di essere uno schiavo fra tanti, mi compiaccio di fare le cose in questa maniera, come farebbe qualsiasi irriducibile andando avanti partendo dalla sua maniera di percepire le cose.

Dal lato comodo, per me sarebbe stato molto meglio dopo essere uscito di prigione e aver calpestato la strada, vedere familiari, amici e stare al fianco della mia amata figlia; così come stare al fianco dei compagni, compagne e affini di diversa tendenza per continuare ad agire assieme; ma so che questo non è un gioco e che la lotta va portata avanti fino alle ultime conseguenze, è necessario darle la serietà richiesta per cui esistono occasioni in cui è necessario prendere decisioni che possono essere dolorose per via dell’allontanamento fisico con le persone amate. Ê per questo che vedo nella fuga non la unica via d’uscita però allo stesso tempo la più vicina alla visione che ho della situazione; tra le varie cose, ho ritenuto adeguato agire in questo modo per quello che ho già detto prima riguardo il non dare agio a persecuzioni e tentativi di vincolarmi in futuri atti violenti simili a quelli per cui sono stato prigioniero, e di conseguenza vincolare anche altri compagni e coloro che si incrocia sul cammino; è chiaro che sappiamo di cosa si avvale lo Stato e i suoi sbirri della legge e dell’ordine e (dico ciò) non per paura, bensì partendo dal fatto che prendersi cura dei e delle nostre (compagnx) è anch’esso un atto insurrezionalista.

Parte della mia insurrezione individuale consiste nella rottura con ogni forma di incatenamento e come parte preponderante è necessaria la costante distruzione di qualsiasi relazione personale/sociale emanata dall’odiato nemico Stato/Capitale e qualsiasi autorità dalla quale continuo a dichiararmi in guerra permanente nell’ambito delle mie possibilità; tali relazioni riflesse nella società alienata che riproduce solo quello che impara nei suoi istituti educativi e religiosi, nei mezzi d’informazione e di produzione economica/tecnologica, così come le sue forme di condotta negli aspetti quotidiani che conducono solo alla dominazione e, dovuto a ciò, la mia necessità di non partecipare nel gioco giuridico di essere un “buon cittadino” che possa dimostrare che il castigo usato tramite le leggi e i suoi mentori funzionano, vaffanculo!

Per questo, preferirei morire nel tentativo, prima di cercare qualche concessione, mediazione, aiuto o patto con lo stesso nemico che cerco di distruggere, intendendo che ognuno ha le proprie prospettive o maniere di fare le cose, rispettando ciò che ognuno faccia con le sue lotte e appoggiando quelle con cui mi sento in affinità o che almeno mostrino certa ostilità verso il nemico; però questa è la mia e a questa mi attengo.

Senza aggiungere altro, un forte abbraccio a chi arrivi a leggermi, in special modo alle mie amicizie, compagni e compagne di lotta, ai miei familiari e a tutti quelli che si identificano nella lotta contro il potere in tutte e ognuna delle sue sfaccettature. La lotta continua, non riconoscendo la situazione come premessa del finale ma solo la continuazione del libero agire.

¡PER LA LIBERTÀ DEI E DELLE PRIGIONIERX NEL MONDO!

¡PER LA SOLIDARIETÀ CON COMPAS IN FUGA, CHE IL VENTO CANCELLI LE VOSTRE TRACCE!

¡PER LA DISTRUZIONE DEL POTERE IN TUTTE LE SUE MANIFESTAZIONI!

¡SOLIDARIETÀ CON I COMPAS IN SCIOPERO DELLA FAME!

¡GUERRA SOCIALEOVUNQUE!

¡VIVA LA ANARCHIA!

Carlos López “Chivo”
Da qualche posto del mondo
5 aprile 2015