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Processo Green Hill: resoconto dell’udienza della sentenza di primo grado

Il 9 novembre è stata emessa la sentenza per le 13 persone imputate per la liberazione dei Beagle a Green Hill.

L’udienza si è svolta a porte chiuse, un provvedimento eccezionale disposto dalla giudice per motivi di sicurezza e ordine pubblico. Si è trattato quindi di un’udienza blindata. Il numero dei solidali era intorno alle 100 persone, ingente la presenza di digos di diverse città e forze dell’ordine. Ai solidali non è stato permesso l’ingresso ed è stato loro ripetutamente chiesto ad allontanarsi e di non sostare in prossimità dell’aula. Richiesta accolta solo da poche persone. Il motivo dichiarato di tali misure sembra essere la ricezione da parte del tribunale di alcune lettere minatorie. Mentre il motivo più verosimile è che la situazione era percepita conflittuale per la presenza di molte realtà legate al mondo liberazionista e ecologista più radicale. Presenze nuove rispetto alle udienze precedenti che durante le quali le uniche partecipazioni erano state quelle di Animal Amnesty, Partito Animalista e Animalisti Italiani.

In aula ha preso la parola il Pubblico Ministero che ha riconfermato le pene per furto, sostenendo che nel nostro ordinamento giuridico l’Animale è preso in considerazione o come bene mobile o come proprietà, affermando che non ci sarebbe stata una sentenza innovativa che li considerasse soggetti senzienti. Nessun accenno alla mia posizione per la quale aveva precedentemente richiesto 4 anni.

Le condanne sono state nella maggior parte dei casi a 8 mesi di reclusione, un’assoluzione e due condanne a 10 mesi. Tutti i reati sono stati riformulati unicamente in furto aggravato ed è stata applicata un’attenuante per motivi di “alto valore etico”. Nelle pene a 8 mesi l’attenuante ha prevalso sull’aggravante, mentre nel mio caso l’aggravante ha prevalso sull’attenuante. Una sentenza che mentre definisce l’Animale “cosa” parla di “alto valore etico” di un’azione che definisce come furto.

L’Animale resta cosa mobile o proprietà ed è dalla giurisprudenza tutelato solo in queste accezioni, non gli si riconosce soggettività, diritto alla vita, capacità di soffrire.

Infine siamo stati condannati in modo “solidale” al pagamento dei danni verso Green Hill quantificato in 10.000 euro, al pagamento dell’onorario della difesa di Green Hill per 5.700 euro e al pagamento delle spese processuali.

 

Luana Martucci

 

Riportiamo la diretta telefonica uscita su Radio Blackout di Luana in merito al processo:

http://radioblackout.org/2015/11/sentenza-processo-green-hill-resoconto-e-considerazioni-con-luana-liberation-front-puntata-del-10-11-15/

Cacciata dall’occupazione perché promiscua

 

Quando ho occupato, assieme ad alcuni ragazzi, la casa dove abitavamo insieme, non pensavo di trovare lì persone che mi avrebbero giudicata. Attorno ai compagni si realizzano molte aspettative. Sono tutti buoni, dalla parte giusta, meravigliosi, antifascisti, antirazzisti, antisessisti. Non ho avuto alcun problema ad essere l’unica donna tra gli uomini. È vero che i primi tempi mi sono data molto da fare nella cura della casa. Mi sentivo in obbligo, come se qualcuno mi avesse fatto il lavaggio del cervello e io non riuscissi a liberarmi del ruolo di cura che ti consegnano alla nascita se tu sei femmina.

Pulivo, cucinavo, mentre loro parlavano di rivoluzioni e lotte contro il sistema. A volte è facile spostare le lotte altrove senza però mettere in discussione nulla di quello che accade vicino a te. Uno di loro faceva il “capetto” e tutti pendevano dalle sue labbra, e a me era permesso intervenire a meno che per i tanti impegni dentro o fuori casa non potessi partecipare. In realtà preferivo pensare all’orto. Facevo la spesa risparmiando. Cercavo di sedare inimicizie e atteggiamenti competitivi. A poco a poco per me fu naturale dormire prima con uno e poi con l’altro. In vari periodi della nostra convivenza ho fatto sesso con ognuno di loro. Piaceva a me e piaceva a tutti. Saldava la nostra convivenza e salvo un caso in cui uno di loro manifestò gelosia nei miei confronti andò tutto a meraviglia. Fu così almeno fino all’arrivo di Manuela.

Più giovane di me, disse che aveva bisogno di stare lontana da contesti che non la stimolavano intellettualmente, così decidemmo che sarebbe potuta restare. C’è stato un breve periodo in cui lei tentava di ingraziarsi me per avere ruolo in quel gruppo. Poi andò a letto con uno degli occupanti e tutto cambiò. Lei partecipava a tutte le assemblee vicina al suo compagno. Interveniva spesso e la sua voce veniva ascoltata seriamente. Nel frattempo io continuavo ad accettare le lusinghe dei compagni che mi baciavano e abbracciavano perché ero una magnifica cuoca, il perno dell’occupazione, senza di me non ci sarebbe stato quello spazio e quindi continuavo a cucinare, pulire, e nel mio tempo libero studiavo molto.

tumblr_n487m5z49T1sfv0b3o1_540Un giorno uno di loro, molto ubriaco, mi abbracciò e andammo a letto insieme. Il sesso fu godibile. Mi fece molto ridere il modo in cui mi parlava. Poi sussurrò all’orecchio che la tipa che avevamo accettato di includere nel nostro gruppo diceva in giro che il fatto che io andassi a letto con tutti diventava una distrazione. Toglieva armonia al gruppo. E mi disprezzava molto, contrariamente a quello che pensava dei compagni la cui promiscuità non era minimamente messa in discussione. In realtà era lei che aveva assunto un atteggiamento molto competitivo e che mi dava sostanzialmente della zoccola perché era forse gelosa del suo partner, con il quale avevo fatto sesso anch’io, o perché semplicemente voleva diventare intima, ancora più parte del gruppo di quanto fossi io.

Non diedi peso alla cosa, pensai che l’ubriaco straparlava e continuai la mia vita divisa tra mille impegni e la militanza di gruppo. Un giorno il “capetto” disse che era necessario che io fossi presente alla riunione serale. Avevano qualcosa da dirmi, così andai. Erano lì schierati, come se volessero fucilarmi da un momento all’altro. Nessuno sedette accanto a me e fu lei, l’altra, ad aprire l’assemblea con un intervento che poneva l’accento sull’importanza dell’azione militante del gruppo e sul fatto che sarebbe stato davvero terribile se qualunque cosa avesse il potere di ledere quell’equilibrio.

Continuò il capetto che mi fece una vera e propria paternale. Non accennò al fatto che aveva più volte goduto sessualmente della mia compagnia. Disse che forse sarebbe stato il caso di allontanarmi perché la mia presenza destabilizzava un po’ tutti. Chiesi chi fossero quelli destabilizzati della mia presenza, a parte l’altra donna lì presente, e nessuno seppe dirmi senza abbassare gli occhi per non incontrare il mio sguardo. Volevano che io me ne andassi in quanto “zoccola”, senza alcun dubbio. Di mezzo c’era un atteggiamento sessista e paternalista e anche la solita mania di controllo e di accentramento di certe donne che non sanno far di meglio che cercare una nemica per distruggerla. Agli occhi degli altri. Agli occhi del mondo intero.

485282_450337008366798_658619614_nDissi che meritavo di restare perché quel posto l’avevo costruito con le mie stesse mani. Avevo sgobbato per farlo diventare molto più abitabile e poi non avevo alcun luogo in cui andare. La tizia allora disse che sarebbero stati certamente comprensivi. Per gentile concessione potevo restare ma non troppo a lungo. Mi davano il tempo – che carini – di cercare un altro posto in cui stare. Avevano grande rispetto per me ma a quanto pare non facevo gioco di squadra. Forse intendevano che non ero disponibile a seguire la loro morale in fatto di sesso ma non mi pare che qualcuno di loro sia mai stato messo in discussione, e, come al solito, è una donna quella che deve fuggire via con una lettera scarlatta attaccata al corpo.

Avevo già intenzione di andare all’estero, perché l’Italia non mi offriva molte possibilità. Perciò decisi di anticipare la mia partenza e dopo aver spedito le mie cose, con pacchi destinati alla casa di un mio amico, salutai tutti e presi il primo volo disponibile. Di loro non ho poi saputo granché. Ogni tanto leggo sul loro blog interventi della tizia che pensa di essere il padreterno. Credo che abbiano deciso di ospitare anche un’altra persona, un’amica della tizia, cacciata però poco tempo dopo con chissà quali pretesti. Io me la godo, qui dove sto, e voglio solo ricordare questi fatti, accaduti un po’ di tempo fa, perché è giusto dire che se non si fa la rivoluzione nel proprio privato, nell’intimità, non c’è rivoluzione che tu possa fare fuori.

Ho scoperto, a mie spese, che le dinamiche di un gruppo, per quanto “compagno”, sono esattamente le stesse che in qualunque altro posto. E, per finire, affermo che continua a piacermi fare sesso con molti uomini. Così sono io. Se tu e tu e tu non lo tollerate allora immagino che voi siete compagn* tanto quanto può esserlo un fascista qualunque. Non sono io quella sbagliata. E non mi convincerete del contrario.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

 

Sulla mobilitazione contro la sorveglianza speciale a Trento.

L’11 settembre, il tribunale di Trento ha comunicato che la richiesta di sorveglianza speciale e di obbligo di soggiorno contro Massimo è stata respinta.
Visto che la stessa misura è stata applicata a Chiara e che diversi compagni, fra Torino e Cagliari, avranno l'udienza tra settembre e ottobre può essere utile raccontare come è andata la mobilitazione a Trento e qual è stato il piano di confronto tra i compagni e i solidali.
Se ogni situazione locale ha le sue specificità, ci sembra comunque fondamentale che il ragionamento coinvolga un po' tutti. Il fioccare di così tante richieste di sorveglianza risponde evidentemente a un progetto del ministero degli Interni che può trovare tribunali più o meno compiacenti. E il dibattito non dovrebbe riguardare solo come cercare di impedire l'applicazione di queste misure, ma anche come affrontarle nel momento in cui vengono applicate. Un dibattito da aprire –  fra i candidati alla sorveglianza e i loro solidali – se possibile prima delle udienze.
Il giorno dell'udienza, a Trento, al presidio fuori del tribunale hanno partecipato tante persone. Oltre il dato quantitativo, un aspetto interessante è stata la composizione dei solidali. Se l'intento di Questura e Procura era quello di isolare un compagno e, indirettamente, colpire la rete di relazioni costruita attraverso le lotte, si può dire che l'intento è fallito. Dall'ambito no tav all'assemblea dei parenti, amici e solidali di Stefano Frapporti, dai lavoratori e lavoratrici dell'Orvea in lotta ai compagni che hanno partecipato alle ultime occupazioni, i raggruppamenti di resistenza presenti sul territorio hanno risposto solidali. La scelta che l'udienza fosse a porte aperte – se l'"interessato" ne fa richiesta il presidente del tribunale deve disporre che il dibattimento sia pubblico – ha permesso che la solidarietà fosse ben presente anche in aula durante la dichiarazione del compagno.
Finita l'udienza, il presidio si è trasformato in un corteo spontaneo per le vie di Trento, con interventi, affissione di manifesti, scritte e stencil contro la sorveglianza, per concludersi con un'assemblea a Sociologia, in cui si è parlato poco delle prossime iniziative contro la sorveglianza e molto dei prossimi appuntamenti di lotta: dalla questione della Marangoni al clima di caccia alle streghe contro i migranti, per finire su come costruire un'ampia solidarietà attorno a Pippo, Andre e Tommy.
Durante il corteo, il cui contenuto di fondo era "chi tocca uno tocca tutti", uno slogan riassumeva bene il livello di confronto sviluppatosi nelle assemblee precedenti, svoltesi a Rovereto e a Trento: "Contro la sorveglianza, la nostra soluzione: solidarietà e violazione". Massimo aveva detto fin da subito che, in caso di applicazione della sorveglianza, l'avrebbe violata pubblicamente, scelta che i vari ambiti di lotta si erano detti pronti a sostenere. La sentenza del tribunale – su cui pensiamo che la mobilitazione abbia avuto il suo peso – chiude (probabilmente) in anticipo la partita. Meglio così, perché il contrasto alla repressione inghiotte sempre energie preziose.
Ma il problema rimane per altri compagni e può diventare un pesante precedente contro tutti i sovversivi. Per cui invitiamo compagne e compagni a parlarne. La normativa del 2011 – sotto il cappello dell'antimafia – ha inasprito le conseguenze per chi vìola le misure di prevenzione. Se la violazione della sorveglianza non prevede l'arresto immediato, ma successive condanne che possono raggiungere complessivamente i tre anni di carcere, la violazione dell'obbligo di soggiorno prevede l'arresto immediato e una condanna che può arrivare fino a cinque anni. Scontate le condanne, ricomincia la sorveglianza. In caso di commissione di reati, anche banali, può essere disposto un periodo di due anni di libertà vigilata; se il reato viene commesso mentre si vìola l'obbligo di soggiorno, spunta l'eventualità di essere condannati alla casa-lavoro o alla colonia agricola, fino a quando una commissione non stabilisca che il sorvegliato speciale si è effettivamente ravveduto: una "misura di sicurezza" potenzialmente infinita.
Questo per avere un quadro. Il tutto è ancora nebuloso per l'assenza di precedenti. E sappiamo che l'applicazione o meno di determinate misure repressive dipende da rapporti di forza le cui incrinature non si possono mai disegnare in anticipo.
Sicuro è che la logica "chi ha la sorveglianza se la tenga" è pessima sia per il sorvegliato che per la libertà di tutti. Come dar battaglia, come ricacciare indietro queste misure è dibattito importante e urgente. Tra l'altro, attraverso queste misure di prevenzione si può rileggere l'intera storia d'Italia, dalla legge sardo-piemontese del 1859 che introduceva l'ammonizione fino ad oggi. Per poter colpire condotte e modi di vivere non direttamente sanzionabili con il codice penale, lo Stato ne ha affidato la repressione alle leggi di polizia, che hanno attraversato indenni epoche e governi. Una repressione fuori e dentro il Diritto, una sorta di carcerazione "a costo zero" che raccoglie e affina diversi arnesi del potere: antropologia criminale, ortopedia sociale, giudizio psichiatrico, sospetto fascista, rieducazione stalinista e perbenismo democratico. Non un'anticaglia del passato, dunque, ma il volto del presente.
Alle e agli insuscettibili di ravvedimento spetta difendere e diffondere la libertà ovunque. Che nessuno venga isolato non può essere solo uno slogan: bisogna pensare e praticare una solidarietà calorosa e conseguente.
 

IMOLA - CASE INUTILIZZATE, CASE SPRECATE !

 A Imola ci sono oltre cento alloggi di case popolari lasciate vuote, come le
due delle quali abbiamo fotografato le porte di ingresso chiuse (una delle
quali addirittura murata!). In un momento in cui l’emergenza abitativa
coinvolge sempre più persone e famiglie rimaste senza lavoro o in condizioni di vita precarie, è scandaloso vedere inutilizzati alloggi che potrebbero dare
maggiore tranquillità a chi vive quotidianamente il problema casa.

Il Comune sostiene di avere impegnato negli ultimi anni oltre 600.000 € per il
ripristino di case popolari inutilizzate: peccato che tali fondi siano stati
recuperati proprio dalla svendita di altre case popolari, con un meccanismo di
impoverimento del patrimonio complessivo che è un po’ come rattoppare i buchi di un vestito strappando pezzi dello stesso per fare le toppe! A breve
dovrebbero poi essere recuperati, principalmente grazie a fondi statali, 9 di
questi appartamenti, ma altri 44 alloggi sfitti ma tutto sommato in buone
condizioni (il Comune stesso ha stimato per ciascuno di essi spese per
interventi di ripristino inferiori ai 30.000 €) rimarranno vuoti!

Ci chiediamo perché a parole la maggioranza in Consiglio Comunale ha
deliberato in aprile di considerare l’emergenza abitativa una priorità, mentre
nei fatti non ha effettuato nessun reale investimento, limitandosi a racimolare
i fondi concessi dal Governo o a svendere il proprio patrimonio senza
accorgersi che ciò aggraverà ulteriormente il problema abitativo in futuro!
Occorrerebbe invece intervenire con investimenti diretti per ripristinare anche
quei 44 alloggi che richiedono costi più che accessibili per un’Amministrazione
Comunale che fosse realmente intenzionata a cercare soluzioni al problema casa, o per aumentare il numero di case popolari, già chiaramente insufficienti sin dall’ultima graduatoria di accesso stilata nel 2013, con un numero irrisorio di assegnazioni rispetto alle ben 500 richieste.

Richieste alle quali nella prossima graduatoria, attesa per l’autunno, prevediamo che si andranno a sommare anche tutte quelle di chi, rimasto/a senza lavoro dopo i fallimenti, le crisi e le chiusure che hanno costellato gli
ultimi anni (CESI, Ceramica di Imola, 3elle, Mercatone Uno e le tante piccole
aziende che hanno chiuso), si trova ora a rischiare di perdere anche la casa.


Sportello Antisfratto di Imola

Ventimiglia ovunque: la solidarietà è un'arma, la libertà è senza confini!

6 Settembre 2015


Giornata di iniziative ed azioni diffuse sui territori contro la repressione, per la costruzione di geografie alternative e solidali.

La libertà di chi viaggia, così come di chi sta al suo fianco, costruisce spazi di libertà e autorganizzazione che chi governa cerca di distruggere. Lo abbiamo visto a Ventimiglia, dove la politica dell'assedio e dell'emergenza non può accettare la costruzione di un luogo, come il Presidio Permanente No Borders, che nega il suo senso d'essere. La Fortezza Europa non può avere traditori, chi aiuta i neri va punito e intimidito.

Alle detenzioni e le deportaziotni illegittime dei migranti a cui assistiamo da mesi,  qualche giorno fa si è aggiunto l'arresto di un nostro compagno. Aggredito e picchiato dalla polizia di frontiera francese (PAF) per aver solidarizzato con i migranti rinchiusi nei container di Ponte San Luigi, Fouad ora è rinchiuso nel carcere di Nizza, dove dovrà rimanere per un mese in attesa di un processo che lo vede accusato di oltraggio e resistenza. Altri compagni avevano subito i fermi della polizia francese, e mentre scriviamo attendiamo notizie di Andrea, che da questa mattina è si trova in stato di fermo al commissariato di Menton.

Anche l'interdizione da determinati territori, ovvero la costruzione di nuovi confini al fine di attaccare i solidali, sta diventando uno strumento di intimidazione. Dopo i sei fogli di via e le 18 denunce a piede libero di inizio mese, qualche giorno fa Pasquale, un compagno del territorio, è stato fermato per strada da una volante che gli ha notificato il foglio di via dal comune di Ventimiglia. Per quanto i provvedimenti amministrativi si rivelino poco efficaci al fine di fermare la lotta No Borders, questi dispositivi rimangono comunque detestabili e da combattere al pari delle barriere che cercano di bloccare i migranti nel loro viaggio.

In nome del loro ordine cercano di spaventare chi solidarizza coi migranti invocando una legalità fatta di soprusi. Così come chi viaggia è sempre esposto all'arbitrio delle forza di polizia disposte sul territorio a disegnare sempre nuovi confini, allo stesso modo chi solidarizza coi migranti deve sapere di essere potenzialmente un "illegale", un soggetto la cui libertà è condizionata.

Noi a tutto questo vogliamo opporre la forza della solidarietà e la determinazione a restare liberi, al di là dei muri che il potere costruisce intorno a noi. Costruire geografie alternative e solidali per noi è un bisogno materiale, un'esigenza pratica, non qualcosa su cui riflettere astrattamente. E' per questo che invitiamo tutte le collettività e i singoli che condividono la nostra lotta a partecipare a questa costruzione collettiva attraverso una giornata di iniziative benefit e azioni di solidarietà diffuse sui territori.

Domenica 6 settembre vogliamo esprimere, attraverso pranzi, cene, partite di pallone, striscionate, battiture, concerti ecc. la nostra vicinanza a quanti scontano con la detenzione, la deportazione e l'allontanamento le politiche europee fatte di discriminazione, sfruttamento ed emarginazione.

La solidarietà è un arma, Ventimiglia è ovunque!

Libertà per i migranti, libertà per i solidali!


Presidio permanente No Borders - Ventimiglia