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Report 25 aprile a Ravenna

Il 25 Aprile all'Ippodromo di Ravenna s'è svolto un torneo di calcio a 7 promosso dalle realtà antifasciste cittadine. Alla manifestazione sportiva sono accorse più di un centinaio di persone a divertirsi e sostenere le 8 squadre che si sono sfidate in campo in uno spettacolo d'agonismo disinteressato capace di far vibrare i cuori dei tifosi accorsi da tantissime città. 

 

L'esito del torneo è stato favorevole alla squadra Africani che ha battuto in una emozionatissima finale l'Armata Rossa, guadagnandosi gli applausi di tutti i presenti. Il derby tutto africano ha visto la squadra Africani in vantaggio di 3 goal nel primo tempo trascinata dalla portentosa prestazione del centravanti, ma l'Armata Rossa è riuscita a recuperare due reti senza però trovare il guizzo per ribaltare il risultato. 

 

Il campo è stato tracciato con un nastro segnaletico tenuto a terra da lunghi chiodi di ferro che hanno permesso una rapida riparazione seppur dotando il perimetro di linee variabili. 

 

Gli incontri non hanno visto la presenza di arbitri, non vi sono registrati episodi di brutale violenza né risse, qualche commento di scarso giudizio, ma nessuno ha giudicato il cuore altrui un sacco d'immondizia. Tutto sommato le partite si sono svolte correttamente e il gioco è stato fluido e vivace, nonostante la precaria prestanza fisica di alcuni partecipanti. Beninteso non si può parlare di giocatori professionisti, perché chiunque ha chiesto di partecipare è stato ammesso e mandato in campo. 

 

A bordo campo un'appassionata telecronaca s'è alternata in musica, commenti tecnico tattici, curiosità e interviste. É stato distribuito il pranzo a offerta libera e v'è stata la possibilità di acquistare a prezzi contenuti freschissime bevande per allietare la torrida giornata. Vi si segnalano manifestazione d'ubriachezza, ma decisamente più gesti d'affetto. 

Il campo non presentava recinzioni ne tornelli eppure non si registrano episodi di violenza, seppur frequenti invasioni di campo, soprattutto canine, con tanto di goal segnato di zampa nella finale. L'ingresso e la partecipazione è stata libera e gratuita. Libero anche l'accesso a fumogeni e striscioni.

Di tanti infortuni minori, solo uno grave a cui va un grosso augurio di pronta guarigione (daje Tino!).

 

Verso le sette di sera il campo è stato sgomberato, i chiodi rimossi e l'immondizia portata ai bidoni. Il costo per la comunità è stato nullo. Nessuno ha dovuto presentare un documento o un certificato medico. Non v'erano sponsor ne burocrazia. Nessuno ha tratto guadagno dall'iniziativa. Non vi sono registrati episodi di violenza, di sessismo e di razzismo. Le regole calcistiche sono state travisate per l'occasione. 

 

Questo nessuno lo racconta, perché fa paura alla paura. I giornali servono a seminare il terrore tra le persone: ci dicono quanto sono pericolosi gli uni, quanto sono cattivi gli altri. Ci raccontano delle disgrazie, degli attentati, delle rapine, degli assassinii, delle retate, degli scandali, delle ruberie, dei cataclismi, delle risse, delle calamità e degli allarmi. Oppure ci fanno vedere qualche volto pacioso quando si conclude un grosso affare, quando si inaugura un prossimo fallimento, oppure qualche bella donna e quintali di pubblicità. Ma un evento auto-organizzato non ha bisogno di pubblicità, di fondi pubblici, di permessi municipali, di associazioni alla ricerca di fondi europei e altre che collaborano col mercato dell'integrazione. Non necessità di professionisti, specialisti, lavoratori, sbirri o steward.

Perchè il calcio popolare stravolge quel che è il calcio moderno che invece è lo specchio della nostra società. Non è per soldi, ma per divertimento e la vittoria non è un premio, ma la gioia. Il tifo è unito e non ha bisogno di scontrarsi e la partecipazione è libera e non selezionata. Il colore della pelle, l'età, il sesso sono caratteristiche avulse nel calcio popolare, perché ognuno dà per quanto gli è concesso e per quanto ne ha voglia e ai rimproveri si sostituiscono le esortazioni. Al clima di terrore propagato dai giornali e alimentato da una società ingiusta e predatrice, si è mostrato il volto sorridente della condivisione e della fratellanza. All'autorità, sia arbitrale che gestionale, s'è posto il buon senso, e alle frotte di lavoratori sottopagati si è organizzata una collaborazione spontanea e blanda.

 

Tutto ciò è stato possibile perché si è svolto in una zona semi-abbandonata, di quelle che i giornali definiscono degradate, ma che invece è un ricettacolo per tantissime persone che trovano un luogo libero e accessibile per correre, giocare o passare un pomeriggio all'ombra dei gradoni.  

Il calcio popolare, così come i mercati, le assemblee, i lavori e tutte quelle attività che si svolgevano per le strade e per le piazze, è stato tutto rinchiuso in qualche gabbia: negli stadi, nei supermercati, nelle fabbriche e nei ristoranti; dove tutto è controllato, registrato, regolamentato, acquistato, finalizzato alla riproduzione dell'esistente, mentre l'espressione popolare e libera delle attività è improvvisazione, è l'arrangiarsi, è una continua rivoluzione.