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Sul Campetto Occupato di Giulianova

La notizia dell'incendio che ha distrutto (solo fisicamente), nella notte tra il 21 e il 22 settembre, il Campetto Occupato di Giulianova ci ha portato tanta, troppa rabbia che le parole scritte non possono esprimere.
Ad andare in fiamme non è stato solo uno spazio liberato dall'abbandono durato anni, ma anche un'esperienza autogestita che si è trasformata nell'espressione di una socialità radicalmente diversa ed antagonista, in grado di avversare le imposizioni autoritarie di un sistema che ci vorrebbe relegare a docili servi obbedienti a questa macchina che si nutre di devastazione.
Sappiamo che questo attacco è inscrivibile all'interno di un contesto sempre più autoritario che si fonda su leggi, polizia e prigioni e che fa del dominio assoluto le sue fondamenta. Da anarchici riteniamo tutto ciò insopportabile e inaccettabile. Di fronte a questi atti comunque non ci tireremo indietro, l'apatia e la remissività che ci circondano non saranno mai una scusante per chinare il capo, perché questo significherebbe un'ulteriore sconfitta per chi, come noi, vuole demolire questa misera realtà. Non resteremo indifferenti!
Di spazi come il Campetto Occupato di Giulianova, strappati dal vuoto oppressivo generato dai potenti, ce ne sono sempre meno anche a causa di chi preferisce trattare e collaborare pur di ottenere un microscopico angolo di "pace" sperando di sfuggire, momentaneamente, dalla repressione. Il Campetto, già in aria di sgombero, è stato bruciato proprio perché era la dimostrazione che l'impossibile era stato reso possibile, senza aver dovuto aspettare o accettare le condizioni dettate dai nostri carcerieri.
In un mondo fatto di monotone gabbie e strette celle, è necessario riprendere possesso della nostra vita togliendola dalle mani di chi ci vorrebbe invece controllare in maniera sempre più invasiva, prendendoci sempre più spazi e sempre a testa alta.
Non ci fermeranno mai, solidali con il Campetto Occupato.

Collettivo Anarchico Incubo Meccanico