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Ferrara bigotta e razzista.

La piega presa da una ex città “rossa”, tra soldati in strada ed egemonia culturale delle destre.

Potremmo cominciare questo scritto così: “c'era una volta un regno incantato, ed ora non c'è più...”. Ma di incantato, a Ferrara, c'è sempre stato solo il volto illuso dell'elettorato di quella sinistra istituzionale e parlamentarista che ha dato, nel tempo, ampia prova di sé fino ad alienarsi le simpatie (e i voti!) perfino dei più sprovveduti sostenitori di quegli eredi salottieri del – da loro compianto – Partito Comunista.
Dalle furfanterie del passato, passando per gli scandali e le truffe legati alle malversazioni alla Spal e al crack della Cooperativa Costruttori di Argenta dell'epoca Donigaglia (figura di primo piano dell'imprenditoria fiancheggiatrice degli ex PCI, che del PCI ferrarese e dei suoi eredi ha rappresentato per molto tempo una ingente cassa non così occulta) con la figura dell'ultimo sindaco “comunista” Soffritti sullo sfondo, fino ad arrivare ai sindaci catto-clericali targati PD (l'odierno sindaco  Tiziano Tagliani è l'esempio più calzante), dobbiamo dire che la lenta ma inesorabile opera di disillusione del fu “popolo della sinistra” è ormai totale. Nessuno si fa più illusioni sul ruolo di “amica del popolo” di questa “sinistra”. Essa è stata, né più ne meno, un abbaglio della storia. Consegnata alla polvere assieme alle sue promesse. Bene!
Si dice, però, che in mancanza d'altro lo spazio che via via resta libero, viene presto occupato da nuove forze. Così sta accadendo negli ultimi anni anche a Ferrara, dove si assiste ad un costante allargamento di consensi verso i partiti della destra cosiddetta “populista”, che del “popolo” han ripreso il concetto dalla sinistra cambiandone però la sostanza. Se per la sinistra “popolo” ha sempre voluto dire “proletariato” oppure la parte più povera della società, volendo definire così una condizione reale, per le nuove formazioni di destra il “popolo” è invece un'entità astratta, un comodo contenitore in cui di primaria importanza non è la condizione di classe all'interno della società ma la nazionalità e la “cultura” di provenienza. Assistiamo così ad una nuova “nazionalizzazione della masse” contro un nemico esterno – generalmente gli immigrati –, fenomeno a cui anche Ferrara non è immune.
Così mentre non solo la sinistra, ma lo stesso pensiero egualitario perde consensi (per colpa della sinistra stessa) e il razzismo si allarga – il che ci dice che probabilmente a breve le destre guadagneranno il governo della città, forse già alle prossime amministrative del 2019 – assistiamo al ridicolo fenomeno della rincorsa della destra sul suo terreno da parte di ciò che rimane delle disperse truppe sinistrate.
È notizia di questi giorni che da 25 settembre, nella città di Ferrara arriveranno 12 militari dell'esercito nell'ambito dell'operazione nazionale “Strade Sicure” avviata dal 2008. Pare che l'interessamento sia giunto da parte del Ministro della Cultura, il piddino ferrarese Dario Franceschini, che alcuni danno già in pole-position per la corsa alla poltrona di sindaco di Ferrara nel 2019. Il suo collega di governo e di partito, il Ministro degli Interni Minniti, ha dato il via libera all'operazione e così anche Ferrara vedrà aggirarsi i suoi begli omini in mimetica per strade e parchi col fucilone spianato. Presi alla sprovvista, il sindaco Tagliani e l'assessore alla Sicurezza, Aldo Modonesi, hanno assicurato che gli stessi soldatini, però, non sarebbero stati impiegati nel monitoraggio e nella sorveglianza armata dell'area attorno alla stazione ferroviaria, ovvero quella a più alta popolazione di immigrati. Per essere subito sbugiardati dalle colonne dei giornali dagli esponenti del governo e soprattutto dal questore, che ha ribadito che, invece, i militari andranno messi proprio lì.
Ora, l'area in questione, quella della stazione e vie limitrofi, è il quartiere GAD, assunto alle cronache locali per le continue retate di polizia e poiché da tempo gruppi di cittadini, italianissimi, avendo tempo da perdere hanno costituito comitati ufficialmente “anti-degrado”, che in realtà celano dei gruppi apertamente anti-immigrati. Perché è la presenza di non-italiani a dare fastidio a questi italiani, spalleggiati dai soliti gruppi politici: Lega Nord, Casapound, Fratelli D'Italia, 5 Stelle... Molti sono commercianti che hanno negozi intorno all'area in questione, altri proprietari di appartamenti che temono che i loro prezzi si abbassino. Altri semplicemente, in crisi d'identità, ripetono il becerume razzista sentito ogni giorno ad ogni ora in televisione. E così la cacciata dell'immigrato, di chi ha la pelle scura e l'accento forestiero, è cosa d'oggi.
Intendiamoci, l'area della stazione è stata fatta diventare, volutamente negli anni, una sacca di emarginazione, un ghetto. Spesso a profittare di questa situazione sono stati propri i proprietari italiani, che sono riusciti ad affittare camere agli immigrati, stipati in molti in stanze piccolissime, per dei prezzi altissimi. A questo stato di cose, il governo della città ha risposto solamente intensificando la repressione, i controlli, le retate, i blitz negli appartamenti delle due torri del parco della stazione. Molti immigrati sono finiti in galera o nei campi di detenzione amministrativa perché non in regola coi permessi o coi documenti. Intanto i bravi cittadini italiani dalla pelle bianca, magari gli stessi che speculano sugli affitti, o che magari pensano di essere stati buttati fuori dal mercato del lavoro non per colpa del funzionamento del capitalismo ma per colpa del vicino di casa nigeriano, chiedevano sempre di più, di più, di più...più polizia, più telecamere, più controlli, più manganelli. Più bianco e meno nero! Perché il nero va bene solo sé è il colore della camicia.
Il bigottismo in questa città ormai è sentire comune, non si fa più domande, si dà solo risposte semplici, o meglio, se le fa dare dai partiti razzisti, dai fascisti, dal becero conduttore in tivù. E così anche il PD locale, vistosi scavalcato dalle gerarchie nazionali del partito, per non perdere il treno si è uniformato all'andazzo: “si, va bene, i militari mandiamoli pure anche nel quartiere GAD” - han detto dal PD ferrarese - “basta che li mandiamo un po' anche nel centro storico e vicino ad ipotetici obiettivi sensibili”. E a chi, come quelli del Movimento 5 Stelle di Ferrara, che da bravi fascistuncoli hanno fatto sapere che 12 soldati in città “sono troppo pochi”, il sindaco, stizzito, ha risposto per le rime, elencando i risultati raggiunti dalla sua lungimirante governance: lo sgombero dell'abbandonato Palaspecchi da Rom e senzatetto e conseguente (parziale) demolizione, proprio come chiedevano i fascio-leghisti; l'operazione “periferie sicure” con le ronde interforze tra vigili, poliziotti, carabinieri e guardie volontarie; nonché il posizionamento di 65 telecamere e unità cinofile tra centro storico e quartiere GAD.
Che l'agenda del PD, a Ferrara come in tutta Italia, sia dettata ormai dalle campagne mediatiche, xenofobe e securitarie della destra, quando anzi dell'estrema destra, è un mistero di Pulcinella. Dal ritiro del governo della legge sullo Ius Soli, che avrebbe permesso ai nati in Italia da genitori immigrati di ricevere la cittadinanza italiana, al pacchetto sicurezza del duo Minniti-Orlando, fino al patto sottoscritto con il governo della Libia per trattenere i migranti nei lager del deserto libico, è chiaro che il PD non è altro che un partito di destra che compete contro altri partiti di destra. Che uno come Minniti si possa ancora considerare “di sinistra” dimostra come la parola stessa abbia perso ormai completamente di senso. Che, poi, il PD si voglia dare una credibilità “di sinistra” attraverso la promulgazione di una legge che punisce la “propaganda fascista” non può ingannare più nessuno. La legge in questione si sovrappone ad altre già esistenti, che certo non sono mai servite come deterrente contro i gruppi fascisti, che infatti continuano oggi, come continueranno domani, a fare la loro propaganda palese come ad aprire le loro sedi, ad esibirsi in saluti a braccio teso e bandiere col fascio littorio o a compiere le sempre più numerose aggressioni a danno di migranti, mentre siamo sicuri che i negoziacci di souvenir neofascista di Predappio continueranno come prima a vendere la loro paccottiglia ai pagliacci in camicia nera che ogni anno si riversano in paese, per la gioia del sindaco del paese, Frassineti del PD.
Le forze di polizia, in tutti questi anni, hanno represso gli antifascisti e spalleggiato i fascisti, e così sarà anche dopo questa legge “antifascista”. Non ci facciamo illusioni.
Il fascismo si abbatte con ben altri mezzi e soprattutto se c'è la volontà effettiva di abbatterlo, non certo andandovi a rimorchio ripetendo come pappagalli i suoi slogan e adoperando lo stesso suo linguaggio, o cercando di mettere in campo misure che sembrino più di destra per contendersi quella fetta di elettorato che sogna ancora il pelato di Predappio e razioni a volontà di olio di Ricino contro ribelli e dissidenti.
Fascisti e razzisti stanno segnando i loro punti perché c'è qualche stupido o qualche opportunista che ne ripete le gesta e il linguaggio, facendo sì che i loro discorsi e le loro proposte ignoranti ed infami trovino nuovi spazi e nuovi canali di diffusione, che ne amplificano così le voci gutturali e caricaturali.
La degenerazione a cui stiamo assistendo accade anche perché si sta dando alle chiacchiere razziste da bar dignità di opinione rispettabile, dignità di cultura. Ma quando il razzismo, il fascismo, la discriminazione e il dispotismo diventano accettabili, quando questo tipo di ignoranza cerca di divenire cultura egemonica, allora il sonno della ragione è a un passo da noi. Anche la piega che ha preso questa ex città sedicente rossa, che rossa veramente non è stata mai, è un segno evidente dei tempi.


Uno che non piega!