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PISA: ELETTROSHOCK: MA QUALE CURA?

 Come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud da anni siamo impegnati sul territorio per contrastare gli abusi della psichiatria, ponendo particolare attenzione alle modalità e ai meccanismi attraverso i quali essa si espande sempre più capillarmente e trasversalmente.

A quasi ottanta anni dalla sua invenzione, possiamo affermare che l’elettroshock è l’unico trattamento, che prevede come cura una grave crisi organica dei soggetti indotta a tale scopo, mai dichiarato obsoleto.
Anzi, si è cercato di modernizzarlo, sin dai primi anni, infatti già nel 1943 il professor Delay mise a punto una nuova tecnica: l’elettroshock sotto narcosi, anche detta elettroshock terapia modificata.

L’elettroshock oggi viene chiamato TEC (terapia elettroconvulsiva) ma rimane la stessa tecnica inventata nel 1938 da Cerletti e Bini. Cambiare nome all’elettroshock ha aperto la via a due ordini di cambiamento: anzitutto si è assicurato il proseguimento del trattamento riducendo il dibattito alle linee guida per l’utilizzo, nei soli ambiti medici e politici; l’altro cambiamento è rappresentato dall’opinione diffusa che lo vede come pratica non più utilizzata, superata e obsoleta, allo stesso modo dei salassi per mezzo di sanguisughe. Invece si tratta sempre di far passare la corrente elettrica per la testa di un paziente, che passando attraverso il cervello, produce una convulsione generalizzata. Migliorandone le garanzie burocratiche, così come introducendo alcune modifiche nel trattamento, vedi anestesia totale e farmaci miorilassanti , non si cambia la sostanza della TEC.
Rimangono la brutalità, la sua totale mancanza di validità scientifica e l’assenza di un valore terapeutico comprovato. I meccanismi di azione della TEC non sono noti. Per la psichiatria «rimane irrisolto il problema di come la convulsione cerebrale provochi le modificazioni psichiche» e «non è chiaro quali e in che modo queste modificazioni (dei neurotrasmettitori e dei meccanismi recettoriali) siano correlate all’effetto terapeutico» (G. B. Cassano, Manuale di Psichiatria). Ma per chi subisce tale trattamento la perdita di memoria e i danni cerebrali sono ben evidenti e possono essere rilevati attraverso autopsie e variazioni elettroencefalografiche anche dopo dieci o venti anni dallo shock.
Relativamente all’attuale e globalizzato panorama d’impiego dell’elettroshock, poco trasparente e condiviso, continuiamo a porci domande come queste.
Perché questo trattamento medico – che per stessa ammissione di molti psichiatri che lo hanno applicato e che continuano ad applicarlo – utilizzato in passato come metodo di annichilimento dell’umano, come strumento di tortura, come mezzo repressivo contro la disobbedienza, non viene dichiarato superato dalla storia?

È sufficiente praticare un’anestesia totale per rendere più umana e dignitosa e legittima la sua applicazione?
Durante la sua applicazione pratica, si sta ancora immettendo corrente elettrica verso il cervello di un proprio simile oppure si effettua un intervento equiparato ad ogni altra operazione chirurgica peraltro senza usare bisturi?
Possono dei benefici temporanei, che per avere effetto devono comunque essere accompagnati dall’assunzione di psicofarmaci, essere un valido motivo per usare questo trattamento?
Si possono ignorare gli effetti negativi dell’elettroshock?

Ci teniamo a ribadire che nonostante le vesti moderne l’elettroshock rimane una terapia invasiva, una violenza, un attacco all'integrità psicologica e culturale di chi lo subisce. Insieme ad altre pratiche psichiatriche come il TSO, l’elettroshock è un esempio, se non l’icona, della coercizione e dell’arbitrio esercitato dalla psichiatria. Il  percorso di superamento dell’elettroshock e di tutte le pratiche non terapeutiche deve essere portato avanti e difeso in tutti i servizi psichiatrici, in tutti i luoghi e gli spazi di cultura e formazione dove il soggetto principale è una persona, che insieme ai suoi cari, soffre una fragilità.
Per chiunque voglia approfondire l’argomento, come collettivo abbiamo scritto il libro “ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute.” Edizioni Sensibili alle foglie 2014. Questo libro propone un viaggio nella storia delle shock terapie, che precedono e accompagnano l’applicazione della corrente elettrica al cervello degli esseri umani e delle testimonianze di persone in carne ed ossa, che sono state sottoposte all’elettroshock. Lo trovate sul nostro sito scaricabile gratuitamente www.artaudpisa.noblogs.org

COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD, Via San Lorenzo 38 Pisa, tel. 3357002669  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  www.artaupisa.noblogs.org

Boicotta il film su Sole e Baleno

È la nostra storia, non un film… Boicotta il film Amor y Anarquia!

In questi giorni stanno per cominciare le riprese di un film sulle vicende in cui trovarono la morte, nel 1998, Maria Soleda Rosas e Edoardo Massari, detti Sole e Baleno, accusati di essere tra  gli autori di alcuni sabotaggi avvenuti in Val Susa negli anni precedenti. La realizzatrice è Augustina Macri, figlia dell’attuale presidente argentino. Il film è basato sul best seller Amor y Anarquia (che è anche il titolo del film), di Martin Caparròs, scrittore argentino, piombato a Torino nei mesi seguenti alla loro morte, riuscendo con l’inganno a farsi consegnare da alcuni compagni e dalla famiglia di Edo carteggi ed informazioni utili alla sua ricostruzione giornalistica.
Oggi da quel libro si vuole realizzare un film spazzatura in cui la storia di due compagni viene recuperata, riadattata e mercificata. A distanza di 20 anni una nuova speculazione su questa storia è in atto da parte della regista Augustina Macri figlia del presidente argentino. Le riprese ed i casting sono in programma a Torino.
Rifiutiamo quest’opera di spettacolarizzazione della storia del movimento di quegli anni e delle vite dei militanti che vi parteciparono, boicottiamo le riprese del film Amor y Anarquia, la nostra lotta non è un film.
Sole e Baleno vivono nelle lotte

Da http://radioblackout.org

Sul film Amor y Anarquia

 In questi giorni sono iniziate a Torino le audizioni per la selezione delle comparse del film “Amor y Anarchia” opera prima della regista Agustina Macri, figlia dell’attuale presidente neo-liberista argentino. Il film pretenderebbe di raccontare la vicenda di Edo “Baleno” e Sole morti suicidi mentre erano reclusi, lui in carcere il 28 marzo 1998 e lei mentre si trovava agli arresti domiciliari l’11 luglio dello stesso anno. Ad ispirare la narrazione cinematografica è il libro omonimo, mai pubblicato in Italia, del giornalista (sciacallo) Martin Caparros, che subdolamente, fingendosi un compagno argentino, riuscì a farsi dare carteggi e diari privati di Edo e Sole. Proprio da quel materiale ne trasse il romanzo che in Argentina divenne un best seller e che ora ambisce a diventare film. Nel film come nel libro si parla, in maniera distorta, della storia dei nostri compagni e di chi quei giorni convulsi li ha vissuti sulla propria pelle. Oltre ad averli uccisi, quasi vent’anni dopo il “sistema” vorrebbe farne un prodotto commerciale, rendendoli protagonisti di un film spazzatura in cui le persone sono degli stereotipi tali e quali ai media main stream ci hanno sempre raffigurati, folli asociali e che si esprimono solo con slogan. Loro non avrebbero mai voluto diventare “merce” e neanche tutte le persone coinvolte e rappresentate dal romanzo e dal film, che in quella stagione si sono trovate a combattere contro la magistratura, la polizia e i media che avevano creato i “mostri”. Amici e compagni di allora e di oggi ci stiamo trovando davanti al cineporto di Torino nel luogo dove si tengono le audizioni, con una presenza quotidiana aspettiamo l’arrivo di chi vorrebbe fare la comparsa, a voce e con volantini spieghiamo perché questo film è da boicottare. La maggior parte delle persone decidono di non essere complici di quest’opera di sciacallaggio, mentre alcuni addetti ai lavori della Torino film commission e della produzione del film ci dicono che è giusto contestare ma non è democratico impedire la realizzazione dell’opera. Sia chiaro della vostra democraticità non ci interessa nulla, in quanto se vogliamo parlare di rispetto delle idee siete stati i primi a perpetrare un atto di violenza e fascismo pensando di realizzare questo film: Sole e Baleno non avrebbero mai accettato di essere protagonisti di un film, tanto meno i loro compagni e le loro compagne. Il movimento di solidarietà nei loro confronti aveva già allora individuato nei mezzi di informazione un nemico funzionale al potere: il poliziotto arresta, il giudice condanna e il giornalista crea il nemico della democrazia, se poi da una storia di ribellione e rivoluzione si riesce a recuperare tutto e a trasformarlo in qualcosa di finto e magari a guadagnarci dei soldi è ancora meglio. Di vero c’è che siamo nemici di questo sistema, così come lo erano Sole e Baleno, per questo continuerà la nostra presenza disturbatrice al cineporto, cercheremo di impedire la realizzazione di questo film che malgrado la nostra contrarietà ci vede protagonisti, oggi come vent’anni fa. Non vogliamo essere rappresentati da chi non ci conosce, da chi pretende di conoscere i nostri sogni e i nostri ideali, ma sta dall’altra parte della barricata e soprattutto non vogliamo divenire mercanzia, non vogliamo e non accetteremo che la nostra rabbia venga trasformata in spettacolo, non siamo merce in vendita, non lo erano Sole e Edoardo. Non ci interessa il dialogo e il confronto con voi, siete nostri nemici, lo eravate nel 1998 e lo sarete domani, la vostra, travestita da democrazia, è solo arroganza fascista, vi sentite in diritto di potere mercificare ogni cosa, in nome dell’arte pretendete di raccontare storie e vite che non vi appartengono. Agustina prima di chiedere di parlare con noi pensa allo schifo che hai dentro casa, chiedi a tuo padre di Santiago Maldonado, scomparso durante la violenta irruzione della gendarmeria argentina nella comunità mapuche di Cushamen lo scorso primo agosto, chiedi dei 30000 desaparecidos di cui non vuole più sentir parlare! Forse la regista non è abituata a sentirsi dire no, ma alle volte succede che qualcuno la pensi in maniera diversa, in questo caso non abbiamo voglia di sentir parlare delle nostre vite e della nostra storia: un NO resta un NO, per noi al contrario di chi testardamente ha deciso che il film va realizzato ad ogni costo, il nostro NO non è un capriccio, o un vezzo d’artista, per noi è questione di sentimenti: dolore, rabbia, rispetto, memoria, dignità, amore e anarchia... quelli veri.

Sul Campetto Occupato di Giulianova

La notizia dell'incendio che ha distrutto (solo fisicamente), nella notte tra il 21 e il 22 settembre, il Campetto Occupato di Giulianova ci ha portato tanta, troppa rabbia che le parole scritte non possono esprimere.
Ad andare in fiamme non è stato solo uno spazio liberato dall'abbandono durato anni, ma anche un'esperienza autogestita che si è trasformata nell'espressione di una socialità radicalmente diversa ed antagonista, in grado di avversare le imposizioni autoritarie di un sistema che ci vorrebbe relegare a docili servi obbedienti a questa macchina che si nutre di devastazione.
Sappiamo che questo attacco è inscrivibile all'interno di un contesto sempre più autoritario che si fonda su leggi, polizia e prigioni e che fa del dominio assoluto le sue fondamenta. Da anarchici riteniamo tutto ciò insopportabile e inaccettabile. Di fronte a questi atti comunque non ci tireremo indietro, l'apatia e la remissività che ci circondano non saranno mai una scusante per chinare il capo, perché questo significherebbe un'ulteriore sconfitta per chi, come noi, vuole demolire questa misera realtà. Non resteremo indifferenti!
Di spazi come il Campetto Occupato di Giulianova, strappati dal vuoto oppressivo generato dai potenti, ce ne sono sempre meno anche a causa di chi preferisce trattare e collaborare pur di ottenere un microscopico angolo di "pace" sperando di sfuggire, momentaneamente, dalla repressione. Il Campetto, già in aria di sgombero, è stato bruciato proprio perché era la dimostrazione che l'impossibile era stato reso possibile, senza aver dovuto aspettare o accettare le condizioni dettate dai nostri carcerieri.
In un mondo fatto di monotone gabbie e strette celle, è necessario riprendere possesso della nostra vita togliendola dalle mani di chi ci vorrebbe invece controllare in maniera sempre più invasiva, prendendoci sempre più spazi e sempre a testa alta.
Non ci fermeranno mai, solidali con il Campetto Occupato.

Collettivo Anarchico Incubo Meccanico

Ferrara bigotta e razzista.

La piega presa da una ex città “rossa”, tra soldati in strada ed egemonia culturale delle destre.

Potremmo cominciare questo scritto così: “c'era una volta un regno incantato, ed ora non c'è più...”. Ma di incantato, a Ferrara, c'è sempre stato solo il volto illuso dell'elettorato di quella sinistra istituzionale e parlamentarista che ha dato, nel tempo, ampia prova di sé fino ad alienarsi le simpatie (e i voti!) perfino dei più sprovveduti sostenitori di quegli eredi salottieri del – da loro compianto – Partito Comunista.
Dalle furfanterie del passato, passando per gli scandali e le truffe legati alle malversazioni alla Spal e al crack della Cooperativa Costruttori di Argenta dell'epoca Donigaglia (figura di primo piano dell'imprenditoria fiancheggiatrice degli ex PCI, che del PCI ferrarese e dei suoi eredi ha rappresentato per molto tempo una ingente cassa non così occulta) con la figura dell'ultimo sindaco “comunista” Soffritti sullo sfondo, fino ad arrivare ai sindaci catto-clericali targati PD (l'odierno sindaco  Tiziano Tagliani è l'esempio più calzante), dobbiamo dire che la lenta ma inesorabile opera di disillusione del fu “popolo della sinistra” è ormai totale. Nessuno si fa più illusioni sul ruolo di “amica del popolo” di questa “sinistra”. Essa è stata, né più ne meno, un abbaglio della storia. Consegnata alla polvere assieme alle sue promesse. Bene!
Si dice, però, che in mancanza d'altro lo spazio che via via resta libero, viene presto occupato da nuove forze. Così sta accadendo negli ultimi anni anche a Ferrara, dove si assiste ad un costante allargamento di consensi verso i partiti della destra cosiddetta “populista”, che del “popolo” han ripreso il concetto dalla sinistra cambiandone però la sostanza. Se per la sinistra “popolo” ha sempre voluto dire “proletariato” oppure la parte più povera della società, volendo definire così una condizione reale, per le nuove formazioni di destra il “popolo” è invece un'entità astratta, un comodo contenitore in cui di primaria importanza non è la condizione di classe all'interno della società ma la nazionalità e la “cultura” di provenienza. Assistiamo così ad una nuova “nazionalizzazione della masse” contro un nemico esterno – generalmente gli immigrati –, fenomeno a cui anche Ferrara non è immune.
Così mentre non solo la sinistra, ma lo stesso pensiero egualitario perde consensi (per colpa della sinistra stessa) e il razzismo si allarga – il che ci dice che probabilmente a breve le destre guadagneranno il governo della città, forse già alle prossime amministrative del 2019 – assistiamo al ridicolo fenomeno della rincorsa della destra sul suo terreno da parte di ciò che rimane delle disperse truppe sinistrate.
È notizia di questi giorni che da 25 settembre, nella città di Ferrara arriveranno 12 militari dell'esercito nell'ambito dell'operazione nazionale “Strade Sicure” avviata dal 2008. Pare che l'interessamento sia giunto da parte del Ministro della Cultura, il piddino ferrarese Dario Franceschini, che alcuni danno già in pole-position per la corsa alla poltrona di sindaco di Ferrara nel 2019. Il suo collega di governo e di partito, il Ministro degli Interni Minniti, ha dato il via libera all'operazione e così anche Ferrara vedrà aggirarsi i suoi begli omini in mimetica per strade e parchi col fucilone spianato. Presi alla sprovvista, il sindaco Tagliani e l'assessore alla Sicurezza, Aldo Modonesi, hanno assicurato che gli stessi soldatini, però, non sarebbero stati impiegati nel monitoraggio e nella sorveglianza armata dell'area attorno alla stazione ferroviaria, ovvero quella a più alta popolazione di immigrati. Per essere subito sbugiardati dalle colonne dei giornali dagli esponenti del governo e soprattutto dal questore, che ha ribadito che, invece, i militari andranno messi proprio lì.
Ora, l'area in questione, quella della stazione e vie limitrofi, è il quartiere GAD, assunto alle cronache locali per le continue retate di polizia e poiché da tempo gruppi di cittadini, italianissimi, avendo tempo da perdere hanno costituito comitati ufficialmente “anti-degrado”, che in realtà celano dei gruppi apertamente anti-immigrati. Perché è la presenza di non-italiani a dare fastidio a questi italiani, spalleggiati dai soliti gruppi politici: Lega Nord, Casapound, Fratelli D'Italia, 5 Stelle... Molti sono commercianti che hanno negozi intorno all'area in questione, altri proprietari di appartamenti che temono che i loro prezzi si abbassino. Altri semplicemente, in crisi d'identità, ripetono il becerume razzista sentito ogni giorno ad ogni ora in televisione. E così la cacciata dell'immigrato, di chi ha la pelle scura e l'accento forestiero, è cosa d'oggi.
Intendiamoci, l'area della stazione è stata fatta diventare, volutamente negli anni, una sacca di emarginazione, un ghetto. Spesso a profittare di questa situazione sono stati propri i proprietari italiani, che sono riusciti ad affittare camere agli immigrati, stipati in molti in stanze piccolissime, per dei prezzi altissimi. A questo stato di cose, il governo della città ha risposto solamente intensificando la repressione, i controlli, le retate, i blitz negli appartamenti delle due torri del parco della stazione. Molti immigrati sono finiti in galera o nei campi di detenzione amministrativa perché non in regola coi permessi o coi documenti. Intanto i bravi cittadini italiani dalla pelle bianca, magari gli stessi che speculano sugli affitti, o che magari pensano di essere stati buttati fuori dal mercato del lavoro non per colpa del funzionamento del capitalismo ma per colpa del vicino di casa nigeriano, chiedevano sempre di più, di più, di più...più polizia, più telecamere, più controlli, più manganelli. Più bianco e meno nero! Perché il nero va bene solo sé è il colore della camicia.
Il bigottismo in questa città ormai è sentire comune, non si fa più domande, si dà solo risposte semplici, o meglio, se le fa dare dai partiti razzisti, dai fascisti, dal becero conduttore in tivù. E così anche il PD locale, vistosi scavalcato dalle gerarchie nazionali del partito, per non perdere il treno si è uniformato all'andazzo: “si, va bene, i militari mandiamoli pure anche nel quartiere GAD” - han detto dal PD ferrarese - “basta che li mandiamo un po' anche nel centro storico e vicino ad ipotetici obiettivi sensibili”. E a chi, come quelli del Movimento 5 Stelle di Ferrara, che da bravi fascistuncoli hanno fatto sapere che 12 soldati in città “sono troppo pochi”, il sindaco, stizzito, ha risposto per le rime, elencando i risultati raggiunti dalla sua lungimirante governance: lo sgombero dell'abbandonato Palaspecchi da Rom e senzatetto e conseguente (parziale) demolizione, proprio come chiedevano i fascio-leghisti; l'operazione “periferie sicure” con le ronde interforze tra vigili, poliziotti, carabinieri e guardie volontarie; nonché il posizionamento di 65 telecamere e unità cinofile tra centro storico e quartiere GAD.
Che l'agenda del PD, a Ferrara come in tutta Italia, sia dettata ormai dalle campagne mediatiche, xenofobe e securitarie della destra, quando anzi dell'estrema destra, è un mistero di Pulcinella. Dal ritiro del governo della legge sullo Ius Soli, che avrebbe permesso ai nati in Italia da genitori immigrati di ricevere la cittadinanza italiana, al pacchetto sicurezza del duo Minniti-Orlando, fino al patto sottoscritto con il governo della Libia per trattenere i migranti nei lager del deserto libico, è chiaro che il PD non è altro che un partito di destra che compete contro altri partiti di destra. Che uno come Minniti si possa ancora considerare “di sinistra” dimostra come la parola stessa abbia perso ormai completamente di senso. Che, poi, il PD si voglia dare una credibilità “di sinistra” attraverso la promulgazione di una legge che punisce la “propaganda fascista” non può ingannare più nessuno. La legge in questione si sovrappone ad altre già esistenti, che certo non sono mai servite come deterrente contro i gruppi fascisti, che infatti continuano oggi, come continueranno domani, a fare la loro propaganda palese come ad aprire le loro sedi, ad esibirsi in saluti a braccio teso e bandiere col fascio littorio o a compiere le sempre più numerose aggressioni a danno di migranti, mentre siamo sicuri che i negoziacci di souvenir neofascista di Predappio continueranno come prima a vendere la loro paccottiglia ai pagliacci in camicia nera che ogni anno si riversano in paese, per la gioia del sindaco del paese, Frassineti del PD.
Le forze di polizia, in tutti questi anni, hanno represso gli antifascisti e spalleggiato i fascisti, e così sarà anche dopo questa legge “antifascista”. Non ci facciamo illusioni.
Il fascismo si abbatte con ben altri mezzi e soprattutto se c'è la volontà effettiva di abbatterlo, non certo andandovi a rimorchio ripetendo come pappagalli i suoi slogan e adoperando lo stesso suo linguaggio, o cercando di mettere in campo misure che sembrino più di destra per contendersi quella fetta di elettorato che sogna ancora il pelato di Predappio e razioni a volontà di olio di Ricino contro ribelli e dissidenti.
Fascisti e razzisti stanno segnando i loro punti perché c'è qualche stupido o qualche opportunista che ne ripete le gesta e il linguaggio, facendo sì che i loro discorsi e le loro proposte ignoranti ed infami trovino nuovi spazi e nuovi canali di diffusione, che ne amplificano così le voci gutturali e caricaturali.
La degenerazione a cui stiamo assistendo accade anche perché si sta dando alle chiacchiere razziste da bar dignità di opinione rispettabile, dignità di cultura. Ma quando il razzismo, il fascismo, la discriminazione e il dispotismo diventano accettabili, quando questo tipo di ignoranza cerca di divenire cultura egemonica, allora il sonno della ragione è a un passo da noi. Anche la piega che ha preso questa ex città sedicente rossa, che rossa veramente non è stata mai, è un segno evidente dei tempi.


Uno che non piega!

IMMUNI DAL GREGGE, FUORI DAL GREGGE

I primi di giugno è stato firmato dal Presidente della Repubblica il decreto Lorenzin, che introduce l'obbligo di vaccinazione dei bambini fino ai 16 anni per potersi iscrivere a scuola, e proprio in questi giorni è in discussione al senato dove probabilmente, dopo aver apportato qualche piccola "modifica", verrà approvato.
Ogni giorno siamo costretti a vivere e a vedere soprusi, ingiustizie e devastazioni, ma con questo provvedimento ci sentiamo di dire che siamo di fronte a uno degli attacchi più infami nei confronti della vita e della libertà di ognuno. Questo non lo diciamo solo per pietismo nei confronti di migliaia e migliaia di bambine/i innocenti che si vedranno iniettare nel proprio corpo metalli pesanti rendendoli dei perfetti malati del futuro, ma anche per gli sporchi interessi, a scapito della vita, che si celano dietro questa manovra e per questa estensione inquietante dei tentacoli della scienza fin dentro la nostra sfera più intima, la libertà di scegliere come vivere!
Se un tempo la religione aveva il potere di indirizzare le scelte delle persone attraverso la propria morale cattolica, oggi possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che il posto della religione l'ha assunto la scienza che, attraverso il mito del progresso, porta avanti una lotta sempre più serrata nei confronti della vita libera e selvaggia, esigendo l'obbedienza e la remissività totale e sopprimendo ogni forma di dissenso.
Di fronte a ciò ci uniamo ai compagni NO TAP che con il loro comunicato sentenziano: "l'unica libertà che ci viene concessa oggi, è la libertà di obbedire!"
La cosa forse ancora più preoccupante però è che i movimenti sociali sono rimasti in un silenzio assordante, pochi hanno preso una posizione, e chi prova ad azzardare una critica è quasi sempre superficiale e si ferma alla mera questione dell'imposizione. Vogliamo rompere questo silenzio e fare in modo che il dibattito si sposti dalle contrapposizioni tra vaccino obbligatorio e vaccino facoltativo, e dare spazio a istanze radicali che non accettino compromessi con questo sistema aberrante.
D'altronde basta soffermarsi sulla lista degli ingredienti dei vaccini per rendersi conto di quale sia la posta in gioco:
– Virus e batteri da culture cellulari animali.
– Mercurio, un minerale notoriamente neuro-tossico, è presente nella maggior parte dei vaccini in circolazione.
– Alluminio, un veleno capace di causare degenerazione nelle ossa e nel midollo spinale.
– Cellule animali da scimmiette, reni di cane, di gallina, di mucca e di esseri umani.
– Formaldeide, un noto cancerogeno.
– Polisorbato 80, noto causatore di sterilità nei topi-femmina e di atrofia testicolare nei topi-maschio.
– Gelatina, da maiali e mucche, conosciuta per le reazioni anafilattiche che provoca.
– Glutammato monosodico (MSG), causa di disturbi metabolici, tipo diabete, apoplessia ed altri disordini di tipo neurologico.
Senza parlare poi dell'autismo che era praticamente sconosciuto prima del lancio delle prime vaccinazioni di massa, e che oggi colpisce un bambino americano su 88 e i casi sono in costante crescita da ormai 40 anni. Sarà un "caso", ma mentre la realtà si fa sempre più virtuale e vuota, l'essere umano di pari passo diventa sempre più autistico, e cioè un automa comandato da impulsi, una persone senza più coscienza di sé e dell'ambiente esterno. Insomma in questo splendido mondo con sempre più tecnologia anche noi stiamo diventando delle macchine, robot utili a produrre e consumare, che non devono più lamentarsi né protestare.
Bisogna prendere subito una posizione, anche perché quello che oggi potrebbe essere fatto ai bambini non è da escludere che a breve possa essere esteso a tutta la popolazione.
Ci teniamo poi a ricordare che se oggi la gente si ammala è per lo stile di vita estremamente sbagliato, lo stress, il lavoro, l'inquinamento, il cibo spazzatura e la colpa non è di coloro che non si vaccinano o che non assumono farmaci/veleni...la scienza non serve altro che a rafforzare le catene della civiltà e a renderla sopportabile con i suoi palliativi, la scienza lavora al servizio di questo sistema ed è il problema non la risposta ai problemi!
A questo proposito Mercoledì 19 luglio saremo a Modena, e invitiamo tutte le individualità e i collettivi del territorio ad esserci per prendere parte alla manifestazione lanciata da alcuni compagni Modenesi del Comitato Vivere Liberi, al fianco di chi come noi rivendica la libertà di scegliere come vivere la propria vita, perché qui in ballo c'è la libertà di ognuno.
Sta a noi scegliere se accettare l'immunità di gregge o essere immuni dal gregge.


Collettivo Anarchico Incubo Meccanico