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IMOLA: CAMBIA GIRO CONTRO L'APARTHEID ISRAELIANO!


MARTEDÌ 15 MAGGIO 2018, ORE 18
PRESIDIO CONTRO L'APARTHEID ISRAELIANO
Nella piazzetta accanto alla Biblioteca Comunale di Imola
Via Emilia 80

Il 17 maggio a Imola passerà il Giro d'Italia. Il percorso è lastricato di cadaveri di migliaia di palestinesi che hanno lottato per la libertà, ammazzati, rinchiusi ed esiliati in 70 anni di occupazione militare da parte dello stato d'Israele.

Lo stato di Israele, grazie alle scelte di RCS Mediagroup S.P.A. sta cercando di dare una bella pulita alla sua immagine. Ovviamente la lavanderia dell'apartheid è costosa: Israele ha finanziato per 4 milioni di euro il Giro d'Italia che è partito dai territori che ingiustamente occupa opprimendo la vita di migliaia di palestinesi.

Questo Giro non solo coincide con il 70° anniversario della nascita dello Stato di Israele ma è anche il 101° Giro, che ricorda tanto "l'Unità 101", uno squadrone della morte creato nel 1953 con al comando Ariel Sharon (complice del massacro di Sabra e Shatila, dove vennero ammazzate almeno 3000 persone). L'Unità 101 deve la sua fama in Israele soprattutto per la strage nel villaggio di Qibiya nell'Ottobre 1953. Furono uccise 69 persone; furono minati 45 edifici e furono fatti esplodere con dentro le persone.

Sono tante le tappe percorse in cui i corridori avrebbero dovuto rendere omaggio ai morti per mano dei loro finanziatori. Per esempio Kfar Sha'ul, una cittadina sorta sulle macerie di Deir Yassin, dove il 9 aprile del 1948 centinaia di vecchi, uomini, donne e bambini vennero massacrati. In oltre 144 case abitavano 708 persone. La pulizia etnica è stata totale e nessuno è rimasto vivo a Deir Yassin: o uccisi o espulsi. Ma anche il villaggio di Lifta non è lontano dal percorso: fu parzialmente distrutto nel Gennaio 1948 e i suoi 2958 abitanti furono uccisi o espulsi. Potremmo continuare a scrivere pagine e pagine di massacri e espulsioni dalle proprie abitazioni.

Ma è necessario non fermarsi solo al passato perché l'apartheid continua tuttora.

Lo dimostra la marcia del ritorno che dal 30 marzo ci urla che nonostante 70 anni di usurpazioni, 70 anni di sconfitte, 70 anni di morte il popolo palestinese è disposto ancora una volta a dare la propria vita per la libertà negata. Persone di ogni età che non chinano la testa vengono ogni giorno picchiate e incarcerate, ammazzate e mutilate. Vere e proprie cavie per l'industria securitaria e militare. Israele è infatti capofila nella grande industria della violenza. In un mondo dove c'è sempre più richiesta di sistemi di controllo e sorveglianza, armi e muri, l'esperienza acquisita in decenni di colonizzazione ne fa un leader nel settore. Un ruolo che aiuta lo stato sionista ad influenzare la politica globale.

Lo sport non può renderci ciechi dinanzi a tutto questo e non possono farcela nemmeno i milioni di euro che Israele è disposta a pagare pur di ripulirsi ai nostri occhi. Questo giro d'Italia è complice delle violenze dell'apartheid.

Se un potente esercito venisse ad occupare il territorio in cui viviamo, fucilandoci, minando le case che abitiamo con dentro i nostri cari, se ai sopravvissuti intimasse di andarsene altrove e si prendesse terra, acqua e case, facendo così per generazioni e generazioni, ci piacerebbe che il resto del mondo non alzasse la testa lottando insieme a noi? Ci piacerebbe che in nome dello sport si mettesse a tacere tutta questa violenza? No, non ci piacerebbe.

Non siate complici del Giro d'Italia, trovate il modo di informarvi,
informare e mettere i bastoni tra le ruote!