Contenuto principale

FORLI' / CESENA = L'urlo della Terra

l'urlo della terra_WEB-2

FORLI' - "...compagni, cosa è cambiato? Il senso di una lotta non sta nel risultato"

Quando ci si ritrova a distanza di tempo a riflettere su esperienze passate si è difficilmente oggettivi.

Ogni considerazione soffre della nostalgia per qualcosa di bello che non è più o della rabbia per qualcosa che sarebbe potuto essere, e non è stato.

Le occupazioni a Forlì, nate col Borghetto, proseguite con l'esperienza del Maceria e poi con la TAZ del Giardino e con l'ultimo capitolo dell'Hotel di via Missirini hanno cambiato i volti e le vite di chi si è messo in gioco in questi progetti.

La città ne è stata scossa, le persone che hanno attraversato quegli spazi in quei momenti hanno scoperto (o affinato) affetti e alternative, pratiche e sogni, i compagni e le compagne hanno contaminato la socialità con la lotta, il desiderio con la pratica quotidiana e si sono avvicinati un passo in più tra loro.

Le occupazioni a Forlì, benchè etichettate con la solita strumentale banalità dai giornali o dalle questure, non sono state occupazioni omogenee, schierate e impermeabili al confronto e alla condivisione, tutt'altro, sono state un incontro tra individui politicamente chiaramente schierati (libertari, anarchici) e tanti altri individui diversissimi, uniti dal desiderio di un nuovo da costruire insieme, non preconfezionato dal mercato o dalle istituzioni.

Dopo diversi anni quei percorsi sembrano interrotti e smarriti, e qui subentra la perfida nostalgia…

Chi scrive è profondamente convinto che ciò che hai vissuto sedimenta nelle idee e nelle sensazioni come un libro che ti ha spalancato gli occhi, come una bella storia d'amore dai connotati turbolenti: nonostante le divergenze e i cambiamenti, le strade che inevitabilmente (e per fortuna!) si dividono e si moltiplicano, gli attriti irrisolti per questa o quella ragione, il lascito di quei giorni prosegue e resta vivo nella città e in tutti noi, nei gesti e nelle scelte quotidiane.

In mancanza di percorsi di lotta condivisi, che Forlì non sembra partorire così posata com'è nel suo mediocre torpore, le relazioni in via di liberazione dalle gabbie della formalità, dell'ipocrisia, della discriminazione, dei ruoli e della sopraffazione sono di per se un intreccio di pratiche e idee rivoluzionarie.

All'interno degli spazi autogestiti che abbiamo attraversato abbiamo gettato semi importanti per far germogliare consapevolezze, ma soprattutto tanti dubbi: sui nostri ruoli e nostri comportamenti, sul peso delle nostre scelte, sulla potenzialità dei nostri rifiuti attivi a un mondo avvilente, tetro, triste, atroce.

Certo è che poi i dubbi non sempre si affrontano collettivamente o riescono a raffrontarsi sempre con l'autocritica. Come per ogni percorso di autocoscienza credo ci voglia costanza e tempo, riscontri costanti e stimoli.

All'interno di questi nostri percorsi, poi, quando si riceve una battuta d'arresto traumatica come uno sgombero o i pacchi di denunce è difficile "restare sul pezzo" e non farsi avvelenare dalle contingenze.

Le relazioni si affilano, i rapporti sono più difficili da coltivare serenamente, ma il fatto di non avere più oggi uno spazio fisico in città che faccia da collettore di energie non voglio che mi impedisca (e negli anni, tra alti e bassi, non è successo) di portare avanti le mie pratiche (per lo meno la comunicazione e la controinformazione) e intrecciare nuovi rapporti con nuovi compagni di strada

Diffondere il germe della rivolta contro l'indifferenza; l'autodeterminazione e l'agire in prima persona contro un mondo, riflesso anche nella nostra piccola città, che ha innalzato a vessillo dominante il razzismo e la paura, il militarismo e l'adulazione per l'autorità e da delega, che ha sempre avuto nel patriarcato e nello specismo i suoi fondamenti indiscussi.

I tempi sembrano sempre più bui per chi ama la libertà, per chi sogna e lotta per un esistente senza autorità e senza dominio, ma il tentativo di forzare il presente in senso liberatorio e rivoluzionario è già di per se un obiettivo raggiunto: affrontare il nemico invece di sottomettervisi.

La lotta può essere declinata con infinite formule, tempi e modalità, ciò che più conta per chi scrive è che ogni passo sia coscientemente orientato seguendo il proprio desiderio.

E ancora desidero che la città in cui abitualmente mi muovo e incontro i miei simili sia un luogo un po' meno abbrutito dalla merce, dall'autorità, dall'indifferenza, dalla repressione sbirresca e dalla morale pretaiola e borghese.

Questo breve scritto nasce con l'idea di rifocalizzare l'attenzione sui percorsi che hanno unito tante persone in momenti diversi, prendendo anche come pretesto l'inizio formale del processo per l'occupazione del Maceria del 23 marzo prossimo.

La repressione in questo caso non ha fatto altro che stimolare in me bei ricordi e voglia di riprendere il filo di quei giorni.

La solidarietà è (anche) continuare le lotte che il potere con i suoi sbirri e suoi giudici attacca, beh, quale occasione migliore per un nuovo inizio, visto che arriva la primavera…

 

 

Forlì - 13 novembre, una risposta di piazza ai fascisti

Venerdì 13 novembre diverse/i antifasciste/i e antirazziste/i sono scese/i in strada a Forlì per opporsi all'ennesimo gruppo fascista che si è costituito negli ultimi mesi. Il gruppo in questione si chiama "Forlì ai forlivesi". Un nome che non deve trarre in inganno: "Forlì ai forlivesi" solo nominalmente si richiama ad un comitato cittadino, aperto e apartitico ma nella realtà è animato da esponenti che si ispirano al nazional-socialismo tedesco. Nazisti, razzisti e xenofobi! Una sorta di coordinamento a livello territoriale tra Forza Nuova, Casa Pound e il Movimento Idea Sociale, ovvero le forze di destra radicale attive nel forlivese.
Una cinquantina di questi soggetti (tra l'altro molti da altre città, altro che forlivesi!) alle ore 20:00 di venerdì 13 si sono dati appuntamento, preannunciandolo sugli organi di informazione e sui social network, all'inizio di via Mazzini, vicino al centro storico, per cercare di raggiungere la piazza centrale ma la forte presenza degli antifascisti, tra cui anche immigrati, ha fatto sì che il corteo dei fasci subisse ritardi e deviazioni di percorso. In piazza i fasci non ci sono mai arrivati, limitandosi a percorrere vie secondarie, scortati passo a passo da un dispiegameno enorme di forze dell'ordine - circa 300 agenti in antisommossa e ben 9 blindati - intonando grugniti contro gli immigrati e in difesa dell'italianità...poi tutti a casa, nuovamente scortati fino al parcheggio anch'esso blindato.
Le forze dell'ordine, apparse molto agitate, in un primo tempo hanno cercato di chiudere un gruppo di antifascisti in via Mazzini, bloccandoli da due lati poi, facendoli passare spingendoli fino in piazza. Hanno pensato bene di fermare alcuni di loro, identificandoli e facendo la voce grossa. A tre ragazze un fomentato carabiniere in antisommossa ha fatto sapere che "sarebbe bello se ci fosse ancora uno come il Duce, così a voi vi sparerebbe in testa!". Tutto ciò per permettere a 45 nazisti di vomitare per due ore il loro odio nei confronti dei migranti!
Da un po' di tempo a Forlì queste provocazioni sono palesemente appoggiate dalla questura, che oltre a garantire agibilità pubblica a queste merdacce, quest'estate ha emesso nuovamente alcuni fogli di via per 4 antifasciste/i che si erano opposte/i nell'inverno scorso a due manifestazioni di Forza Nuova e Casa Pound. I fascisti possono aprofittare anche dell'appoggio di banche (l'ultima uscita di Casa Pound era stata la presentazione di Sovranità proprio nella saletta della Banca di Forlì di via Bruni 2 e lo stesso portavoce di "Forlì ai forlivesi" ha a che fare coi banchieri) e partiti istituzionali come i razzisti della Lega Nord, sdoganatori ufficiali degli squadristi del terzo millennio, che a Forlì possono anche vantare la loro sede romagnola (il "Barbanera" di via Donizzetti, aperta da Casa Pound Forlì nel maggio 2014)
Questa convergenza di interessi tra neofascisti- partiti populisti della destra liberista-forze dell'ordine-potentati economici sta cercando di esprimersi attraverso una nuova campagna comune anti-immigrati, di cui la nascita di comitati come "Forlì ai folivesi". Risulta infatti che altri comitati come questo siano nati o stiano nascendo anche in altre città ("Bologna ai bolognesi"; "Verona ai veronesi", etc...). La stretegia peraltro sembra cercare di ripetere a livello nazionale l'esperienza di due anni fa del "coordinamento 9 dicembre" (ovvero il movimento dei cosiddetti "forconi") riunendo le forze di estrema destra e alcune categorie della classe media e del lavoro autonomo ma attorno a poche (ma chiare) parole d'ordine: no agli immigrati, prima gli italiani, rilancio dell'economia locale tartassata da tasse e competizione globale. Non stupirebbe se nei prossimi mesi si assistesse a manifestazioni sbandierate come "spontanee" ma invece pilotate ad arte da questi gruppi, nel cercare di creare un "caso" mediatico a livello nazionale come appunto accaduto per i "forconi" due anni fa o ancora per il movimento anti-immigrazione  tedesco "Pegida". Tenendo pure in conto che il clima generale di caccia alle streghe contro gli immigrati, amplificato dai recenti fatti francesi, può essere un facile vettore di propagazione, come abbiamo potuto vedere lo scorso anno in occasione delle violente mobilitazioni dei fascisti a Roma, a Treviso e in altre città contro rifugiati e richiedenti asilo, che sono forse da considerare come una prova generale.
Monitorare le attività di questi gruppi e cercare di individuarne preventivamente le mosse può essere un utile passatempo. In ogni caso, combattere sempre i fascisti ovunque si trovino!

FORLI' - VENERDÌ 13...PORTA MALE ESSER FASCISTA!

Chi venerdì sera passava per il centro, o magari in queste strade vive o lavora, magari si è chiesto a cosa fossero dovute le strade bloccate, le sette camionette blindate di guardie con dozzine di robocop con scudo e manganello schierati in strada.

Il tutto era per far sfilare un gruppo di 45 nazisti (teste pelate, camminata marziale, mazze in pugno, fumogeni in tasca, bandiera tricolore) difendendoli dalla contestazione delle antifasciste. Ne più ne meno.

Forlì ai forlivesi è un gruppo nato su facebook, si propone come comitato cittadino, ma i suoi militanti, le sue parole d'ordine, il suo capo sono vecchie conoscenze: Forza Nuova e Casa Pound, nazi-fascisti.

Questo comitato di "forlivesi" è guidato da un pescarese (!) Fabrizio Fiorini, che scrive nel suo blog di essere "nazional socialista": nazista. Hitleriano. Nemico.

Nella realtà di cittadine forlivesi non c'era nessuno al loro corteo. Tutti militanti di Forza Nuova e Casa Pound venuti da tutta la Romagna.

Purtroppo non siamo riusciti a impedire il corteo.

Individui disarmati contro uomini armati e mezzi blindati hanno poche chanche, anche se abbiamo fatto sì che il suo percorso fosse cambiato e ridotto a sole tre vie, senza arrivare in piazza Saffi.

Chi ha visto la dinamica della serata sa perfettamente che gli sbirri, come sempre, non erano in piazza per "evitare incidenti tra le parti", ma per difendere i propri camerati. Per proteggere chi, come loro stessi del resto, propaganda ordine e repressione, negazione della differenza e la ragione del manganello.

Così come hanno protetto domenica pomeriggio, questa volta solo dalla musica e dal vin brulè, le sentinelle in piedi, gruppo di reazionari/bigotti/integralisti cattolici dalla presenza di un gruppetto di nemiche della normalità e del patriarcato cacciandolo da piazzetta della Misura che il questore aveva per l'occasione blindato ad uso e consumo dei bigotti in piedi.

La democrazia è un cordone di sbirri che protegge gli sfruttatori dalla rabbia degli sfruttati.

I fascisti, quando non sono direttamente i padroni o i potenti di turno, sono i loro servi, manovalanza ottusa e violenta, particolarmente utile in questi giorni di guerra globale ad aizzare gli animi contro il nemico islamico.

L'obiettivo minimo di chi scrive è che nessun fascista, razzista, omofobo, integralista religioso (seguace di qualsivoglia dio), sessista si senta sicuro a girare per le strade e che nessun gruppo organizzato di questa gente possa rivendicare spazi e agibilità pubblicamente.

Il fascismo è la frase fatta del bar ("...bisognerebbe ammazzarli tutti!") tramutata in azione.

I gruppi fascisti organizzati, si chiamino comitati cittadini, lega nord o casa pound, sono coloro che, con la certezza di non essere perseguiti dalla legge possono scatenare questa guerra tra poveri.

Non cadiamo nella trappola dello scontro tra civiltà, nella guerra tra popoli: nessuna patria da rivendicare, ne nazione da difendere o dio da onorare. Tutte queste menzogne hanno solo diffuso odio e generato morte.

Le guerre e il terrore lo esercitano gli stati e i loro eserciti. Ogni tanto il terrore piomba in casa di chi l'ha profuso per secoli, e non per questo ci schieriamo affianco dell'occidente traumatizzato da un assaggio della sua stessa medicina.

Bombe. Morte. Paura. Devastazione. Incertezza costante. Tensione.

Casa nostra è ovunque qualcuna si ribelli per la propria vita conto l'oppressione, i nostri nemici coloro che vogliono ingabbiare la libertà in un pezzo di carta, un salario, un colore della pelle, un documento.

 

...IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI.

 

 

Anarchiche e anarchici