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Forlì - No pasaran!!!

Report antifascisti da forlì

Per la seconda volta nell'arco di un mese, la feccia neofascista ha tentato di "prendersi la città di Forlì". Nel primo caso (sabato 7 febbraio) erano stati i "bravi ragazzi" di Casa Pound a provarci: sbandierato come un corteo che doveva portare militanti neofascisti da tutta la regione, gli epigoni forlivesi di Iannone hanno raccimolato 25 sfigati apparsi frastornati dalla risposta determinata degli antifascisti. Questa era la prima vera prima prova generale per loro, la prima volta che uscivano fuori dalla loro fogna aperta in città nel maggio 2014 (il “Barbanera” di via Donizzetti 31).
Sabato 14 marzo, invece, ci ha voluto provare Forza Nuova, che in Romagna vanta un ben più solido radicamento (la loro sede storica si trova a Faenza, via Torricelli 22).
Giunti in una cinquantina per una manifestazione contro gli immigrati (emblematico il loro striscione "l'immigrazione uccide") in una piazza Saffi con più persone in giro del solito per la recente apertura di "Eataly" (il megastore di lusso partner del vorace Expo2015) e scortati come sempre da una presenza smodata di pulotti antisommossa, Ros, digossini e compagnia brutta, i fasci hanno trovato ad accoglierli 250 persone, tra compagni/e anarchici/che e comunisti/e, studenti delle superiori, collettivo universitario, individualità antifasciste, vecchi e nuovi partigiani , associazionismo cittadino e semplici cittadini. Molte le donne e i giovani. Da segnalare positivamente anche la buona presenza di immigrati, che stavolta ci hanno messo la faccia. Cosa non scontata. E anche la partecipazione di vecchi/e signori/e che che ci ricordavano che i fascisti vanno trattati come si faceva un tempo e cioè "presi a bastonate!".
I forzanovisti, giunti dalle città e dai paesi di tutta la Romagna e capitanati dal loro ducetto in pectore, il riminese Mirco Ottaviani, con al seguito qualche vecchio residuato del passato e qualche camerata del MIS (Movimento Idea Sociale) del defunto Pino Rauti, si sono dilettati in cori beceri, deliri razzisti, invettive verso gli antifascisti e molti saluti romani a braccio teso. Questo per due orette e sempre subissati dalla rabbia e dalle grida degli antifascisti, tenuti a distanza dal cordone di celerini. Al termine i fasci sono stati scortati al parcheggio adiacente la piazza (piazza XX Settembre) dove avevano le auto. In questo frangente la questura ha pensato bene di far transitare i fascisti di fronte al monumento che ricorda i caduti partigiani, come del resto già avvenuto in occasione della passata manifestazione di Casa Pound, mentre gli aderenti all'ANPI presenti erano andati a presidiare il monumento (mentre il resto degli antifascisti veniva respinto dalle forze del (dis)ordine). I fascisti sono quindi passati, sputando addosso ed insultando i partigiani e gli aderenti dell'ANPI. Dopo pochi attimi i fascisti sono saliti sulle auto e rapidamente se ne sono andati.
Una cosa è certa: anche questa volta i fascisti non sono riusciti a prendersi Forlì, così come era nelle loro intenzioni. La città rappresenta, infatti, per tutti i gruppi fascisti e xenofobi (Forza Nuova, Casa Pound, MIS, Fratelli D'Italia-AN, Lega Nord) una ghiotta meta, anche perchè è la provincia che ha dato i natali al traditore pelato di Predappio, paese che dista pochi km dal capoluogo e vede ormai da anni le consuete calate dei fascisti da tutt' Italia per celebrare il ventennio mussoliniano e la marcia su Roma (fasci fessi e indefessi acquirenti dei 3 negozi di memorabilia del ventennio fascista).
Nonostante ci abbiano provato più volte, una cosa rimane chiara: FORLÌ È ANTIFASCISTA!
Gli antifascisti lo hanno dimostrato una volta di più!
Una parola, però, la vogliamo spendere anche riguardo a quei partiti politici che il giorno dopo il raduno di FN, come da tradizione consolidata, hanno dedicato il loro tempo nel prendere pubblicamente le distanze dagli antifascisti, con idiozie pretestuose che non stiamo nemmeno a commentare, tanto sono imbecilli. Stiamo parlando ad esempio del PD, e soprattutto della sua componente giovanile, i cosiddetti Giovani Democratici (ma Vecchi Dentro!) che non perdono occasione per mostrarsi ridicoli...riuscendoci benissimo!
Un partito il PD, lo vogliamo ricordare, che a Forlì, la città che governa, ha promosso normative securitarie "anti-degrado" contro i poveri, manda e ha mandato la sua polizia municipale a multare, schedare e aggredire gli immigrati, tiene completamente sfitte le case popolari mentre più volte è accaduto che persone in città morissero di freddo all'aperto, sgombera gli spazi sociali sottratti all'oblio al quale erano destinati dall'amministrazione comunale (vedi Borghetto occupato e Maceria occupato), partecipa ad iniziative culturali tese a celebrare l'arte e l'architettura del Ventennio fascista (mostra Novecento, progetto Atrium) tra l'altro finanaziando direttamente con milioni di euro il restauro dei monumenti e degli edifici fascisti.
Un partito, il PD, che a livello nazionale intrattiene rapporti con le destre, con cui governa; è artefice di riforme da macelleria sociale (lavoro, previdenza, disoccupazione); manda la sua polizia a manganellare operai, studenti e movimenti sociali; vara leggi contro i senza casa e gli spazi autogestiti; fa sfrattare migliaia di persone e famiglie indigenti senza offrire nessuna soluzione alla questione casa se non agevolare gli interessi di palazzinari e speculatori; sostiene le grandi opere inutili e nocive, gli intrallazzi mafiosi, nonchè l'occupazione militare e fascista della Val di Susa.
Questo è un partito che non può e non deve dare lezioni di antifascismo a nessuno!
L'antifascismo è una cosa seria, fuori dai piedi, quindi, i partiti che vogliono speculare su questo tema per mero calcolo politico e opportunista!
Il loro problema – il problema di tutti gli istituzionali di palazzo – è la contraddizione in cui ricadono tutte le volte che si presentano situazioni come questa. Il loro maggior cruccio, sabato, era che i fascisti non manifestassero in "quella" piazza, la piazza simbolo dei caduti partigiani. Fosse stata un'altra piazza a loro sarebbe andato bene. Addirittura sono giunti a proporre a Prefetto e Questore lo spostamento della manifestazione fascista in un luogo diverso. Una proposta, questa, che la dice davvero lunga sul loro antifascismo!
Tra l'altro sorge banale una domanda: dov'erano questi sostenitori dei valori "democratici", attori istituzionali sedicenti "antifascisti", appena un mese fa quando Casa Pound è scesa in piazza? (E dov'erano in tutti questi anni, quando Forza Nuova, Casa Pound e fascisti vari facevano tranquillamente i loro banchetti e i loro cortei, fronteggiati dai soli compagni?) Guarda caso si presentano solo dopo che i compagni antifa e libertari si sono mobilitati! Ma va bene così, solamente lo vogliamo ribadire con forza, ancora ed ancora, fino a quando non entrerà nelle orecchie e nella testa di questa marmaglia democristiana: noi i fascisti non li vogliamo da nessuna parte, nè in piazza Saffi, nè altrove! L'unico luogo dove davvero li vedremmo bene è attaccati ad un lampione a penzolare, magari ad uno di quei lampioni di piazza Saffi dove sono stati impiccati durante la Resistenza il partigiano Silvio Corbari e i suoi. Lampioni che ancora recano ben visibili i fasci littori, che le istituzioni cittadine si sono ben guardate dal togliere e che i turisti stranieri si divertono a fotografare per portarsi a casa una bella cartolina di Forlì.
Una Resistenza, quella di Corbari e della sua banda, che sentiamo e facciamo nostra e che continua oggi contro quei gruppi che si autorappresentano come "nuovi" o "del nuovo millennio" ma che sono gli stessi squadristi di ieri, le escrescenze putride e marcescenti di sempre! Ma che va riattualizzata anche contro le pratiche di discriminazione sociale ed economica, autoritarie, xenofobe, securitarie della politica istituzionale.
Sappiamo che i fascisti riproveranno ancora – come sta succedendo d'altronde in altre città – a "prendersi Forlì". Dovranno trovare sempre al proprio posto gli antifascisti e gli antiautoritari ad aspettarli.
Oltre a ciò, va ripresa e sviluppata una vera cultura antifascista ed antiautoritaria nelle città, nei paesi, nelle scuole ed università, nei luoghi di lavoro, d'appertutto.
Una cultura che si appropri dei suoi spazi e li chiuda invece al fascismo e all'autoritarismo.

Chi parla di libertà di pensiero e d'espressione per i fascisti, invece che di legnate, è connivente del fascismo!

Chi non scende in strada o non fa nulla contro i fascisti è connivente del fascismo!

Chi si fa promotore di idee securitarie, xenofobe, razziste è connivente del fascismo!

NOI NON SIAMO CONNIVENTI!
 

Individualità antifasciste forlivesi

 

L'ANTIFASCISMO È SEMPRE LEGITTIMO!

Comunicato relativo al presidio antifascista di sabato 7 febbraio - Forlì 

“Fra tirannia e libertà, fra dittatura e popolo stanno, pietra di confine,le forche di Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei, Arturo Spazzoli”.

“Su queste strade se vorrai tornare/ai nostri posti ci ritroverai/morti e vivi collo stesso impegno/popoli serrati intorno al monumento/che si chiama/ora e sempre/RESISTENZA!”

Sabato 7 febbraio una manciata di neofascisti hanno con la loro presenza appestato l'aria della città di Forlì.
  L'occasione: la vicinanza del “giorno del ricordo”, celebrato tutti i 10 di febbraio dopo essere stato istituito per legge nel 2004 come giornata nazionale, per commemorare i presunti “massacri delle foibe” nelle province Jugoslave occupate dai fascisti, durante l'ultima fase della seconda guerra mondiale. Ricorrenza revanscista e neofascista, che decontestualizza e deforma totalmente i fatti, scordando l'invasione della Jugoslavia da parte dell'Italia mussoliniana e i crimini e le brutalità effettuate dai fascisti contro la popolazione jugoslava, con la conseguente “italianizzazione” dei territori occupati.
  Le azioni per questa “commemorazione” - in realtà uno dei soliti pretesti per i gruppi e i partiti neofascisti per mettere fuori dalle loro fogne quelle brutte facce che hanno, e a cui si presta anche buona parte della cosiddetta sinistra istituzionale - nei giorni precedenti erano state preannunciate a livello nazionale da Casa Pound Italia.
  Appello a cui i “bravi ragazzi” di Casa Pound Forlì hanno risposto “presente”; questa è stata l'occasione per la loro prima iniziativa di piazza dopo l'apertura a maggio 2014 del loro covo (il “Barbanera” di via Donizzetti 31), una palestra-pub-spazio conferenze dove si svolgono anche corsi di arti marziali e uso del coltello apertamente pubblicizzato. Attività abbastanza “particolari” per una “associazione di promozione sociale” (affilliata a Federitalia), qual'è per statuto Casa Pound.
  Una sessantina di antifascisti hanno deciso quindi di rispondere con una presenza militante, proprio in quella piazza dove i fascisti avevano preannunciato la loro presenza, proprio in quella piazza dove settant'anni fa venivano impiccati i partigiani forlivesi dai padri di questi “fascisti del terzo millennio”, come loro stessi si autodefiniscono.
  Quello che doveva essere un corteo, si è subito dimostrato essere una camminata di una trentina di questi fascisti – provenienti da Forlì, da Cesena ma anche da fuori provincia – che hanno raggiunto piazza Saffi alla spicciolata, difesi come sempre da un ingente dispiegamento di forze dell'ordine (ben 4 camionette tra carabinieri e polizia), per dirigersi davanti al sacrario dei morti della Resistenza, dove hanno srotolato le loro bandierine e il loro misero striscioncino evocativo.
  Una provocazione bella e buona!
  Fronteggiati dalle compagne e dai compagni antifasciste/i (tenuti a bada da un cordone di celerini), che hanno anche effettuato un volantinaggio informativo in piazza nelle ore precedenti, i baldi giovani di Casa Pound hanno fatto appena in tempo a lanciare qualche coretto e poi – subito subissati dalle grida e dalla rabbia degli antifascisti – inspiegabilmente hanno perso la voce.
  Dopo poco, senza riuscire a distribuire un solo volantino e a fare il benché minimo nulla, hanno fatto dietrofront e se ne sono tornati verso il loro buco di fogna. Ovviamente anche la ritirata è stata protetta, come all'arrivo, dalle solertissime guardie, che nell'occasione hanno anche ben pensato di distribuire, tanto che c'erano, qualche spintone e qualche manganellata agli antifascisti. Questo mente i fasci si potevano concedere una sfilata in via Giorgio Regnoli, una delle strade più multietniche della città, dove, tanto per non smentirsi, minacciavano e insultavano gli avventori di alcuni bar scesi in strada per vedere quel che stava accadendo.
  Questa provocazione avviene a poche settimane dall'attacco squadrista di Cremona, dove 60 appartenenti a Casa Pound hanno attaccato premeditatamente un centro sociale, ferendo gravemente un compagno – Emilio - con spranghe, mazze, pugni e calci tanto da farlo finire in coma farmacologico, e dopo una lunga serie di aggressioni in tutta Italia che vedono coinvolti i “bravi ragazzi” di Casa Pound (vale la pena ricordare che ad oggi per l'aggressione al Csa Dordoni sono indagati quattro dei compagni che hanno difeso il centro sociale dall'assalto fascista).
  Parliamo di Casa Pound, quella che manda i suoi iscritti ad esercitarsi sugli appennini o coi fucili nei campi della  Birmania e in Ucraina, assieme ai nazisti locali. Casa Pound che a Roma a novembre 2014 ha impedito l'ingresso a scuola ai bambini rom.
  Casa Pound che a Forlì, invece, ha organizzato una raccolta fondi per i camerati di Viterbo arrestati il 19 novembre scorso (tra cui Diego Gaglini, candidato sindaco di Viterbo per CasaPound alle ultime elezioni comunali) perché responsabili del pestaggio dei tifosi di una squadra di calcio, durante una gara a Magliano Romano ed ha espresso la propria solidarietà ai 14 arrestati di dicembre, ex di “Ordine Nuovo” che progettavano azioni e ripetuti tentativi di reperire armi tramite rapine, ponendosi in continuità con l'eversione nera degli anni ‘70 (tra gli arrestati anche vecchie conoscenze come Stefano Manni, ex carabiniere, parente del terrorista nero Gianni Nardi, e Rutilio Sermonti, ex repubblichino, poi MSI e Ordine Nuovo, molto legato a Casa Pound Italia, che lo ha spesso ospitato nelle sue sedi).
  La decisione di far sfilare i neofascisti a Forlì è tutta politica: prefetto, questore, sindaco e giunta comunale sono tutti responsabili! Cosa che comunque non stupisce, né può meravigliare! Chi si presta a concedere spazi e legittimità democratica a questi squadristi sa bene che i neofascisti, oggi come ieri, sono una risorsa da impiegare contro tutti i movimenti sociali e per spingere le persone a prendersela con gli immigrati invece che con i padroni (come abbiamo visto a Tor Sapienza, dove all'opera contro i rifugiati politici ritroviamo le stesse persone che lucrano nella gestione dei cosiddetti centri di accoglienza). Una guerra tra poveri alimentata non solo dai fascisti ma anche da molti di quei partiti che siedono in parlamento, prima fra tutte la Lega Nord, che a livello nazionale collabora con Casa Pound. O come Fratelli d'Italia, che il giorno dopo il “corteo” di Casa Pound a Forlì ha aggiunto l'offesa di un cartello contro i partigiani attaccato allo stesso monumento ai caduti della Resistenza. Fascisti che operano quindi col beneplacito dei partiti e delle istituzioni sedicenti democratiche.
  Chi ha deciso di lasciar fare i neofascisti di Casa Pound, standosene a casa, delegando ad uno striminzito comunicato un antifascismo formale e ormai annacquato ha fatto la sua scelta.
  Gli antifascisti che sono scesi in strada per ribadire che i fascisti non devono avere nessuno spazio politico ne hanno fatta un'altra, secondo coerenza e dignità. Secondo questa scelta, l'antifascismo non è una bandiera al vento da sventolare solo in alcune occasioni, né tanto meno qualcosa per cui debba chiedersi un'autorizzazione a chicchessia: quando i fascisti scendono in strada gli antifascisti li fronteggiano a viso aperto!
  Tra l'altro si ricorda che il cosiddetto reato di “manifestazione non preavvisata” è un lascito delle leggi fasciste ideate per schiacciare gli antifascisti, e che ancora oggi la democrazia impiega a senso unico con la medesima finalità di zittire chi protesta e chi lotta. Una norma fascista inaccettabile ed infame, ancora in vigore mentre ci si riempie la bocca con concetti come “libertà d'espressione”, che ogni giorno viene invece calpesta.
  Chissà se anche Silvio Corbari, comandante partigiano forlivese, avrebbe detto: “fermi compagni, non scendiamo in piazza contro i fascisti perché non abbiamo l'autorizzazione!”. Non crediamo proprio; crediamo, anzi, che Corbari sarebbe stato in piazza con noi sabato, decisamente con noi. Coerentemente con le sue idee.
  Se, in un clima di crescente amnesia sociale, la memoria dei partigiani non sta più a cuore nemmeno alle associazioni che dovrebbero difenderla da offese come questa, tra l'altro in occasione del 70° della Liberazione dal nazifascismo, allora ci faremo carico - ben lieti di farlo - anche di questo. Contro ogni fascismo, vecchio e nuovo che sia!
  Perchè alla parola legalità - specchietto per le allodole dell'autoritarismo più becero che vediamo oggi all'opera in Valsusa come in occasione degli sfratti violenti contro chi occupa una casa per necessità – preferiamo ancora la parola RESISTENZA!
  E di questo ne facciamo un vanto!

  La nauseante presenza fascista nella città di Forlì deve finire! Chiudere Casa Pound! Chiudere tutti i covi fascisti!

   ALCUNE/⁠⁠⁠I ANTIFASCISTE/⁠⁠⁠I CHE NON DELEGANO

LA CROCIATA DELLA NORMALITA'

 

(testo del volantino distribuito al contro presidio delle "sentinelle in piedi")


Siamo circondatx dalla normalità.
Le nostre esistenze in questa società sono calcolate al millimetro, dalla nascita alla morte abbiamo codici, morali, leggi, prassi che delineano ciò che possiamo e ciò che non possiamo fare per garantirci una vita “normale”, “comune”.
Ovviamente a chi sceglie di andar contro le regole o chi si ritrova in condizione di non potere ricalcare questi binari “normali” (condizioni di povertà per esempio) non verrà lasciato in pace.
Sarà correttx, punitx, reclusx, allontanatx, schernitx, spaventatx, additatx, curatx, psichiatrizzatx.
La società di massa, quella in cui viviamo, esiste nelle moltitudini, nella collettività obbligata: l'individux scompare, con le sue particolarità, per venire assorbitx in “quello che fanno tutti”.
La normalità è ovviamente un concetto assolutamente arbitrario e soggettivo, è la società che lo produce; quella parte di società che comanda.
Educazione, sentimenti, lavoro, studio, sesso, alimentazione: tutto ha delle precise normative a cui attenersi per non essere consideratx stranx, diversx, ribellx.
La democrazia, ha scritto una donna qualche secolo fa, è la dittatura della maggioranza.
La dittatura della normalità.
E benchè la retorica democratica si fregi di garantire libertà di espressione, di vita, di azione a tuttx, nella realtà è chiaro come il sole il contrario: se ami in maniera differenti dalla norma, se scegli di non sottostare al ricatto del salario, se vuoi scardinare la moralità decrepita e ipocrita che ci soffoca, se, insomma, vuoi VIVERE LA TUA VITA e non quella delineata da altrx, sei esclusx.
Peggio, sei da curare o da eliminare.

I gruppi di onestx cittadinx come le neonate SENTINELLE IN PIEDI, sono proprio l'espressione di queste continue crociate per eliminare chi non sottostà alla normalità.
I loro concetti di normalità sono quelli dominanti: la famiglia mononucleare (padre-lavoratore; madre-prolifica; figlio-ubbidiente...meglio se maschio) , l'omosessualità vista come qualcosa di “contro-natura”, l'amore concepito come un contratto che stipuli una volta nella vita davanti a Dio...
I loro concetti fanno paura. Perchè nel dichiarare che questi sono gli unici modelli che le persone devono seguire, automaticamente dicono che tutte le altre scelte sono sbagliate e quindi da correggere-eliminare.
Non è un caso che in tutte le città italiane in cui hanno fatto la loro prima comparsa questi soggetti siano stati affiancati da partiti fascisti e ultraconservatori come Casa Pound, Forza Nuova o la Lega Nord: le idee di intolleranza che esprimono queste sentinelle e chi le supporta sono le stesse che hanno condotto a massacri, deportazioni, linciaggi, oscurantismo negli anni dei fascismi in giro per l'Europa.
Loro, le SENTINELLE, si presentano come cittadini in difesa della libertà d'espressione, contro la legge “Scalfarotto”, la legge detta “sull'omofobia”.
Anche noi siamo contrarx a questa legge (come ad ogni legge) perchè non fa altro che ribadire una volta di più che eterosessuali e omosessuali sono diversx...ovviamente i primi sono la maggioranza che, benevolmente, protegge la povera minoranza, come fosse una sorta di strana specie da salvaguardare.
L'inutilità intenzionale della legge nel risolvere un problema, in questo caso come in quello della LEGGE CONTRO IL FEMMINICIDIO, sta nell'andare a sanzionare gli effetti di un problema, lasciando intaccate le cause, cause che le stessi leggi contribuiscono a creare.
L'Italia è il paese cattolico e patriarcale per eccellenza, dove per vendere prodotti nelle pubblicità si mostrano pezzi di corpi di donne come fossero espositori, o dove presentatori di radio e tv fanno battute agghiaccianti su “checche”, “froci” e sul “prenderlo in culo”...è in questa opprimente e squallida normalità che germina  la discriminazione e l'oppressione.
SENTINELLA è un nome che richiama le caserme, gli eserciti, i presidi militari e già per questo ci ripugna: una libertà che necessita di sentinelle per essere difesa è una libertà inesistente, o per lo meno che non ci interessa.

OGNUNX SIA LIBERX DI VIVERE IL PROPRIO CORPO E I PROPRI SENTIMENTI COME VUOLE, SENZA DIO, NE STATO, NE PRETI, NE BENPENSANTI, NE FASCISTI, NE POLITICI A DIRCI COSA E COME DOBBIAMO FARE.

-Alcuni Nemiche della normalizzazione -

FORLI' - COSA STAVI FACENDO NOVE ANNI E SEI MESI FA?!

Volantino distribuito lunedì 17 novembre per le vie del centro a Forlì

Riusciresti a ricordare quante cose, persone, luoghi, idee hai attraversato, quanto sei cambiata in tutto questo tempo?! Nove anni e sei mesi, un bel pezzo di vita. 9 anni e 6 mesi di carcere sono quelli richiesti dall’accusa della procura di Torino venerdì 14 novembre contro CHIARA, CLAUDIO, MATTIA E NICOLO per aver partecipato al sabotaggio del cantiere TAV di Chiomonte nel maggio 2013. Di questo processo hanno straparlato tutti i mezzi di comunicazione, trasformando una lotta pluriventennale, quella contro il TAV, in una pagina sdrucita di cronaca. Terroristi, violenti, anarco-insurrezonialisti: queste le definizioni più in voga. I massa media ovviamente non ricercano le ragioni di un conflitto o l’oggettività, cercano lo scoop. Le vendite, e cercano soprattutto di accontentare i potenti finanziatori dei loro giornali, di fare da megafono alle sentenze delle questure. Quell’attacco al cantiere del 13 maggio è stato uno dei tanti atti che hanno costellato l’opposizione al TAV in Val Susa (e in tutta Italia, perché ogni “Freccia” che passa sui binari è un TAV) in più di 25 anni; nei fatti venne bruciata una macchina (un compressore). La legge ovviamente non vuole punire Chiara, Nico, Claudio e Mattia per un incendio contro un compressore, vuole punire l’attacco al potere. Vuole punire la libera iniziativa di chi sceglie di agire in prima persona per opporsi alla distruzione della terra e della libertà; vuole punire l’individuo non rassegnato all’impotenza che sceglie di combattere lo stato e la sua spietata arroganza. La legge in questo processo, come in altri contro individui che definisce “attivisti”, “anarchici” o altre etichette, svolge la sua funzione fondamentale: deterrente e minaccia contro tutti coloro che mettono in gioco se stessi per combattere una società avvelenata e schifosa. Far abbassare la testa ai sudditi e lisciare il pelo ai dominanti, questo è la legge. Il processo contro CHIARA, NICCOLO, MATTIA, CLAUDIO, FRANCESCO E GRAZIANO, così come quello contro altre centiania di “NO TAV” sotto accusa, è lo spaccato perfetto per leggere il tempo che viviamo: lo Stato è il grande padrone delle nostre vite e chiunque lo rifiuti, lo combatta, lo ostacoli deve avere paura, deve pagare, deve scomparire. La nostra scelta è quella di vivere le nostre esistenze e la terra che ci ospita in libertà, senza delega ne potere che determinino le nostre esistenze. Da quale parte stare noi l’abbiamo scelto, ben consapevoli di chi sono i nemici, rifiutando la guerra tra poveri, utile a chi comanda, che vorrebbe farci scaricare tutte le colpe su immigrati o soggetti “diversi”. La nostra scelta è la stessa dei nostri compagnx sotto processo: combattere questo mondo che ci condanna a sofferenza e miseria, e farlo con le nostre mani, senza aspettare un futuro radioso o un eroe nazionale.

LA LEGGE E’ UNO STRUMENTO DI POTERE, LA SUA INGIUSTIZIA E’ PALESE. CONTRO IL TAV E IL MONDO DEL PROGRESSO CHE VIOLENTA LA TERRA PER ILLUSORIE COMODITA’ E PROFITTI. SOLIDARIETA’ E COMPLICITA’ AI NO TAV SOTTO PROCESSO LIBERI TUTTE!

-Anarchiche e Anarchici –