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OGNI POTERE E' UN ABUSO, OGNI SUA VIOLENZA UNA TORTURA.

Qualche giorno fa passeggiando per il centro mi imbatto in un volantino a terra che recita come titolo, a caratteri cubitali “BRAVA GENTE SOTTO TORTURA”. La firma del suddetto foglio di carta è quella del SAP; sindacato autonomo di polizia.
È bene ricordare che questi sanguinari figuri sono quelli che hanno tenuto un presidio di solidarietà ai poliziotti assassini di Federico Aldrovandi (ragazzo ferrarese ucciso a forza di botte la notte del 25 settembre 2005) sotto le finestre della casa della madre del ragazzo.
Sempre questa risma di indegni esseri umani sono coloro che hanno applaudito agli assassini di Federico in un loro convegno pubblico, che hanno difeso a spada tratta “l'eccellente operato delle forze dell'ordine” nelle giornate di massacri e torture di Genova 2001 e purtroppo la lista sarebbe ancora lunga.
Il volantino era appunto sulla tortura, o meglio, sul progetto di legge del parlamento italiano riguardo al reato di tortura.
L'Italia da anni viene bacchetta dai legislatori europei per la mancanza nel proprio codice penale del reato di tortura che disciplini e punisca quelli che i tutori della legalità chiamano “abusi di potere”; infine una sentenza della corte internazionale dei diritti dell'uomo si è pronunciata, con soli 14 anni di ritardo, riguardo proprio alle giornate del G8 di Genova 2001 (ricordate la macelleria messicana della scuola Diaz? L'assassinio di Carlo Giuliani? Le sevizie di Bolzaneto?) esprimendo con le loro formule che quello che si è consumato in quei giorni fu proprio tortura.
Il volantino del SAP a questo proposito avverte i cittadini che “la vera vittima della legge sulla tortura” sono proprio loro.
Questi infami ci dicono che “il disegno di legge sul reato di tortura regala a qualsiasi malintenzionato il lasciapassare per portare alla “sbarra” le forze dell'ordine” perchè le “sofferenze fisiche sono dimostrabili o confutabili, quelle psichiche no” e ancora “la prova della non esistenza delle sofferenze psicologiche è diabolica e questo obbligherà le forze dell'ordine e pubblici ufficiali ad arretrare e abbandonare gli italiani al loro destino”.
I sicari di Stato si chiedono in una nota in grassetto poco sotto “cosa dovremmo fare per non causare acute sofferenze psichiche!?”.
La cosa singolare, che non si capisce se sia stata portata avanti per estrema ottusità di chi ha scritto il volantino o per volontà di sbattere in faccia la realtà dei fatti ai lettori, è che il SAP non incentra il suo scritto sulla falsità delle accuse di tortura (e quindi di tutta una serie di comportamenti che d'ora in poi potrebbero essere incriminati), ma sulla non oggettività della classificazione di tali comportamenti.
Non dicono queste carogne che la polizia si comporta “onestamente” come la legge ci dice che dovrebbero fare, ma lamentano l'interpretabilità del metro di misura della tortura.
Implicitamente, questi infami idioti, ammettono che sì, nelle questure, nelle volanti, nelle strade, nelle situazioni di piazza le divise hanno atteggiamenti violenti (è il loro mestiere: monopolio legittimo della forza), ma che questa violenza è un grado necessario per avere a che fare coi malviventi.
I bavosi difensori dei mercenari di stato si lanciano in esempi tanto efferati e schifosi che viene davvero da chiedersi quanto sia plasmata sulla normalizzazione delle atrocità una mente in grado di partorirle: rapinatori che strappano le unghie al nipotino per farsi confessare il luogo della cassaforte dei nonni; pedofili che si incitano reciprocamente a violentare bimbi nei parchi e così via.
Non neghiamo che queste cose accadano. Di certo sono una minoranza dei fatti così detti criminosi (i più perseguiti e puniti sono quelli legati alla proprietà) però sempre sbattuti in primissima pagina per creare quel clima di terrore generalizzato che fa percepire all'onesto cittadino di essere costantemente in pericolo e perciò bisognoso della mano armata dello stato a difenderlo.

Vorremmo con queste poche parole chiarire alcune idee fondamentali.
Innanzitutto che, benchè televisore, telenovelas celebrative, sindacati infami, politici e giornalisti e tutta compagnia brutta tentino di convincerci del contrario, ci è ben chiaro che le così dette forze dell'ordine non sono i paladini della giustizia, braccio forte della legge per tutelare i deboli, ma solo ed esclusivamente il braccio armato dello stato utilizzato da quest'ultimo per tutelare i propri interessi: mantenere l'ordine contro ogni insubordinazione, difendere i privilegi dei ricchi contro ogni insidia dei subalterni.
La narrazione odierna dello sbirro suadente da fiction tv che aiuta la vecchietta a scoprire chi le ha rubato il corredo nuziale è una pericolosa bugia che non c'incanta.
Da sempre, da quando esistono gli stati nazionali che hanno dovuto dotarsi di una forza armata per imporre il proprio dominio (siano essi dittature o repubbliche democratiche) il gendarme è colui che esegue ordini di manovalanza cruenta e becera. Picchia, arresta. Intimorisce. Minaccia. Denuncia. Incarcera. E non esistono abusi di potere, anche questa formula è forviante per accorgersi della realtà che ci hanno imposto: il potere stesso è per sua natura un abuso.
Ogni obbligo, ogni dettame (condiviso dalla maggioranza o arbitrarietà di uno solo fa poca differenza) impostomi è un abuso sulla mia libertà e realizzazione personale.
Ogni scelta altrui che nega la mia possibilità di scegliere è un abuso. Lo sbirro esegue ordini per dartene altri a te che dovresti ubbidirgli sotto il ricatto di una punizione (carcere, botte, tortura, morte).
Posto che la molestia sulla propria pelle o sulla propria sensibilità intima è sempre stabilita da chi la subisce, e non potrà certo farsi carico la legge con la sua ottusità di formule di darle un parametro “universalmente oggettivo”, sappiamo che è il mestiere stesso de poliziotto quello di esercitare pressioni violente, fisiche o psichiche, per mantenere l'ordine che lo comanda e stipendia.
Sotto la pressione del SAP appunto il disegno di legge è stato modificato e ora bisogna dimostrare “reiterati episodi di violenza psichica o fisica”, come a dire che la prima volta passi, la seconda può capitare ma meglio che non ti torturino più, la terza, se riesci a dimostrare che sei stata torturata, allora forse puoi esporre denuncia...
La presa per il culo massima. Lo sfregio ipocrita della legge. Adesso non c'è nemmeno più la possibilità di mettere in discussione pubblicamente il concetto di tortura dato che la legge, che agli occhi dell'opinione pubblica è oggettività, ha decretato i parametri che la definiscono.
Anche se la legge fosse poi “efficace”, ed è chiaro che non lo sarà mai perchè lo stato non può pestare i piedi ai propri sicari, se no potrebbe venir meno la loro ubbidienza, non è certo una legge che potrebbe tutelarci dalla violenza sbirresca.
Se mai vi fosse ancora bisogno di dimostrarlo la legge è una farsa. Una farsa comoda nelle mani di chi la produce e amministra.
Gli esempi da portare a sostegno di questa evidenza sarebbero talmente tanti da necessitare un libro a se stante.

Vogliamo solo ribadire che non ci sono mai stati, non ci sono e mai ci saranno sbirri al servizio benevolo delle persone, e anche se vi fossero, saremmo comunque contrari alla loro esistenza: la nostra difesa, la nostra capacità di gestire le controversie non necessità nessun altro al di fuori di noi e della comunità con cui ci rapportiamo.
Lo stato nasce sul massacro, la guerra, la deportazione, la galera, la paura, la tortura, lo stupro, i bombardamenti, la fame e la corruzione, e sono proprio i suoi aguzzini in divisa che gli permettono di perpetrarsi al sicuro dalla vendetta dei ribelli e dei subalterni.
A quelle carogne del SAP e ai loro protetti con le mani sporche di sangue non possiamo che augurare incubi e sofferenza pari a quelle che infliggono ogni giorno alle sventurate che gli cpaitano a tiro, agli emarginati e ai ribelli che cadono nella rete mortifera della legge.

FORLI' - CONTRO I FOGLI DI VIA

Mercoledì 10 giugno, serata davvero estiva, perfetta per stare in strada.
Iniziano come già in anni passati, i così detti “mercoledì del cuore” a Forlì: la piazza e le vie del centro sono piene di gente che quasi non sembra la stessa Forlì.

Un gruppo di amicx si ritrova con un tavolino pieno di cibarie e volantini a dare un tocco diverso alla serata: nessuna logica commerciale, nessun prodotto esposto, solo idee da condividere contro l'apatia del tutto-in-vendita; nessun permesso burocratico ne voglia di averne.
Due striscioni appesi a delle grondaie attraggono l'attenzione dei passanti.
Sfortunatamente oltre all'occhio delle persone che passeggiano anche la solerte municipale adocchia i lenzuoli colorati a bomboletta spray.
Uno recita “al mondo esistono solo due razze, chi sfrutta e chi è sfruttatx: contro ogni razzismo e autorità!”, l'altro “non lasciamoci sottrarre spazi con la scusa del degrado: la città a chi la vive”.
I vigili si accostano al banchetto.
Inizia il solito teatro di richiesta di rimuovere gli striscioni perché “affissi su un palazzo storico” e al rifiuto del gruppo parte il carosello di richiesta documenti, minacce di multe e sanzioni.
I documenti non piacciono a nessunx lì al banchetto: abbiamo volti e personalità che non sono riassumibili in una schedina magnetica o pezzo di carta e dare le generalità nemmeno...la mamma ci ha sempre insegnato a non dare confidenza agli sconosciuti in divisa.
Il vigile fotografa gli striscioni. Si confida con la ricetrasmittente per sapere cosa fare: ordini, ordini, ordini. Arrivano i rinforzi. Polizia di Stato. Poi un'altra volante di municipale.
Gli sbirri con la divisa blu scuro ovviamente fanno valere il loro maggior grado gerarchico sui colleghi dall'azzurro sbiadito e “esigono” documenti e nomi.
La gente al banchetto continua a bere birra, ridere e scansare i viscidi approcci dei tutori dell'ordine.
Una folla di persone si accerchia attorno al carrello che ora vede un nutrito gruppo di poliziotti/e alle prese con sei, sette ragazzx che fanno inusuali discorsi sul “non riconoscere l'autorità che rappresentano i vostri distintivi/divise/ordini/facce/gradi...”
Uno dei poliziotti ce l'ha parecchio con un ragazzo che non vuole dargli nome e cognome. Lo prende per la maglia e per le braccia, lo strattona.
Gli amici si stringono attorno al ragazzo e cercano di andarsene tuttx insieme da quella brutta gente che ha reso oramai l'aria di quel cantone di Piazza Saffi piuttosto pesante.
Lo sbirro non demorde, è in gioco il suo ruolo e il suo onore: tira e colpisce. Alza la voce ed “esige” rispetto e obbedienza.
Nei minuti che seguono c'è un girotondo di spintoni, strattonamenti vari e alcunx ragazzx iniziano a gridare alle gente attorno, che ora è così numerosa da intasare il traffico pedonale di corso Garibaldi, che la polizia li sta aggredendo non per due lenzuoli appesi, ma per aver sfidato la loro autorità. Per non aver obbedito. E prima ancora di tutto questo, per continuare da anni a portare in strada controinformazione ed idee scomode a chiunque eserciti il potere.

Nella concitazione generale il ragazzo, primo bersaglio del poliziotto, scompare tra la folla e a quel punto il birro non ci vede più e afferra alle spalle un altro dei ragazzi girandolo a se, stringendogli la mano al colletto della t-shirt serrando il pugno guantato come se dovesse strizzare uno straccio bagnato.
“Ora te vieni in Questura...l'hai fatto scappare eh?! Adesso paghi te per tutti e due!”.
Alcuni minuti tra urla e minacce di denunce, fermi, ammanettamenti e arresti addirittura.
Alla fine, a fronte della ferma resistenza al non muoversi dalla piazza di tuttx compagnx, lo sbirro riceve un nominativo contro il quale dice che sporgerà denuncia per rifiuto di fornire le generalità e resistenza a pubblico ufficiale.

Tutto questo per due striscioni?
Certo che no. È per la presenza scomoda in una città totalmente pacificata di chi desidera ancora portare conflitto e contro cultura, di chi non si rassegna a lasciare il monopolio del centro alle auto delle forze dell'ordine di pattuglia, la xenofobia dei politicanti, e le vetrine scintillanti dei colossi del lusso come eataly.
E non potevate togliergli gli striscioni? Alla fine sono stati comunque tolti!
Sì, certo, si sarebbe potuto. Ma se è vero che ogni grado di libertà che abbiamo è stato conquistato, allora è altrettanto vero che è fondamentale ogni momento in cui si resiste al tentativo di sopprimere degli spazi o dei mezzi di comunicazione (come nel caso di uno striscione).
Contestualizzando al tempo e al luogo ognunx sceglie il metodo che più lo rappresenta.
Contrastare le ordinanze antidegrado che proibiscono tutta una serie di comportamenti nel centro storico è fondamentale per far sì che le nostre vite non siano sempre più legiferate, controllate e represse, modellate secondo i canoni benpensanti delle autorità e dei ricchi che le finanziano.

CONTRO I FOGLI DI VIA, CONTRO LA POLIZIA SEMPRE Più ARROGANTE E REPRESSIVA, CONTRO LA MORALE BORGHESE ANTIDEGRADO: STESSO POSTO STESSA ORA CI TROVERETE...
PIAZZA SAFFI, ORE 21:00, AI PIEDI DELLA STATUA DEL VECCHIO AURELIO

ANCORA FOGLI DI VIA AGLI ANTIFASCISTI?

ANCORA E ANCORA CONTRO OGNI FASCISMO!

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INVITIAMO

TUTTE E TUTTI LE/GLI AMANTI

DELLA LIBERTÀ E LE/GLI ANTIFASCISTE/I AL

PRESIDIO DI MERCOLEDÌ SERA 8 LUGLIO:

_ORE 21:00 RITROVO PIAZZA SAFFI (pensilina);

_ORE 21:30 PERFORMANCE ITINERANTE IN CENTRO

CONTRO LE INTIMIDAZION I DELLA QUESTURA DI

FORLÌ, PER LA LIBERTÀ DI MOVIMENTO, CONTRO

RIGURGITI FASCISTI E NUOVI RAZZISMI !

Ancora una volta siamo qui a dover scrivere di due amici, di due compagni, nella fattispecie di due anarchici che stanno subendo quella che è una delle più vigliacche pratiche di polizia: il famigerato "foglio di via". Nato nell'800 e perfezionato durante la dittatura fascista, il "rimpatrio con foglio di via obbligatorio e divieto di ritorno" è uno degli strumenti assurdi a cui, sempre più spesso, la polizia fa ricorso contro i movimenti sociali (ma anche contro migranti, nuovi poveri, etc...). È una misura cosiddetta di "prevenzione", di natura amministrativa, con cui il Questore a sua TOTALE discrezione decide l'allontanamento di una persona da un territorio in cui non risiede. Tutto ciò in base ad un fantomatico quanto non ben specificato indice di "pericolosità sociale".

Negli ultimi mesi, destinatari di questa misura sono stati una ragazza ed un ragazzo, vistisi recapitare il preavviso di "foglio di via" della durata di 3 anni: dal comune di Forlì la prima, addirittura dalla provincia di ForlìCesena il secondo. Il loro crimine? Avere partecipato, nel febbraio scorso, ad una protesta in piazza contro una manifestazione di "Casa Pound"; gruppo di estrema destra i cui membri si dicono "fascisti del terzo millennio", fomentando campagne d'odio contro gli immigrati e rendendosi protagonisti di aggressioni e persino episodi di morti. Neofascisti dichiarati, e non graditi, che hanno aperto una loro sede a Forlì nel maggio 2014 (il circolo "Barbanera" di Via Donizetti).

Per quanto riguarda la compagna, questa è la seconda volta che subisce il provvedimento per mano della Questura di Forlì, che contro di lei sta dimostrando un vero e proprio accanimento. La prima volta, due anni fa, per proteste contro lo sgombero del Maceria Occupato e per una serie di cortei antifascisti (assieme a lei, allora, anche altri 3 compagni anarchici avevano avuto il "foglio di via" dal Comune di Forlì, che doveva durare tre anni ma era poi stato ridotto per tutti ad uno dopo iniziative e proteste da parte di compagni e solidali).

Per il Questore di Forlì, Salvatore Sanna, che ha firmato i fogli di via, non sono i fascisti il problema (ed infatti lo abbiamo ben potuto vedere questi possono continuare nelle piazze ad esibirsi in saluti romani e incitamenti razzisti). No, il vero pericolo per la tranquillità pubblica, a 70 anni dalla "Liberazione" (e in un presente di nuovi rigurgiti fascio-razzisti) sarebbero gli antifascisti! Ed infatti non è la prima volta, in questi anni, che la questura forlivese se la prende con l'antifascismo militante. Indice di un certo fastidio verso chi lo pratica. Nell'interpretazione secondo cui è la pratica antifascista a creare "pericolosità sociale" è chiara la volontà di espellere dal territorio con "divieto di ritorno" l'idea dell'antifascismo militante stesso! Un antifascismo non delegato agli organi istituzionali ma attuato in prima persona, come è giusto che sia per chiunque conservi ancora un briciolo di coscienza.

Ad oggi, della sessantina di antifascisti presenti a febbraio contro "Casa Pound", i due compagni sono gli unici di cui abbiamo conoscenza ad essere sottoposti a questa misura repressiva. Non è da escludere, però, che questa possa venire applicata anche ad altri antifascisti per quella, come per altre occasioni di protesta contro le provocazioni fasciste. Una cosa è certa, gli anarchici come sempre sembrano essere i bersagli privilegiati (in questi mesi si stanno celebrando, per altro, vari processi che vedono coinvolti altri compagni uno in particolare è a carico di alcuni anarchici che si opposero due anni fa proprio ad un banchetto di Casapound; anche recentemente, mercoledì 10 maggio sera, in piazza Saffi a Forlì, vigili urbani e polizia sono interventuti in modo violento – anche mettendo le mani addosso verso una decina di anarchici che stava denunciando pubblicamente il ricorso della questura ai fogli di via, rei di aver attaccato ad un muro con delle corde uno striscione, gravissima colpa per cui sono state minacciate nuove denunce).

Ma una cosa deve essere detta e deve essere chiara: non importa di che idee politiche sono i colpiti dalla repressione di oggi, perchè domani questa potrebbe colpire altre persone. Quando colpiscono un compagno o una compagna, un o una antifascista, colpiscono tutti! Perchè la libertà è una e quando viene attaccata viene attaccata la libertà di tutti/e! Dev'essere chiaro che, mentre ancora una volta si tenta di reprimere la pratica attiva e diretta dell'opposizione ad ogni fascismo (sia quello spicciolo dei pagliacci di "Casa Pound" che quello più ipocrita di chi governa le città con ordinanze antidegrado, continue espulsioni di migranti e sgomberi) sta ad ogni individuo che ha cuore la libertà, la giustizia sociale e l'antifascismo non voltarsi dall'altra parte ma, anzi, lottare contro la repressione e per un mondo più solidale, più giusto e più libero.

L'ANTIFASCISMO È SEMPRE LEGITTIMO!

Assemblea Antifascista Forlivese

Educare al cittadinismo

Sabato 23 maggio il comune di Forlì ha coinvolto le classi terze e quarte dell'istituto artistico in un progetto di "educazione alla riqualificazione urbana".
Nella pratica si vorrà insegnare agli studenti e alle studentesse come agiscono i volontari che si incaricano di cancellare le scritte e i graffiti dai muri della città e accompagnarli praticamente nella loro eterna crociata di censura contro la libera comunicazione muraria.
Oltre a questo (non che ci voglia un master per usare un pennello e un secchio di vernice bianca) si inaugurerà un indirizzo mail dove gli onesti cittadini potranno segnalare, accompagnati da una foto (si da per scontato infatti che tuttx abbiano in tasca oramai un iphone che permette di fotografare e/o filmare) l'indirizzo del corpo del reato da rimuovere, in modo che i volontari possano provvedere più celermente possibile alla sua cancellazione.
Da anni la martellante retorica dell'antidegrado si scaglia contro le scritte sui muri, e ne era già sorta una campagna cittadinista promossa da volontari (emergenza forlì si chiamavano) che girovagavano nel tempo libero per le strade a cancellare scritte e murales: si chiamava "sbianca la scritta".
Oggi si fa un salto di qualità.
Si invitano apertamente x ragazzx alla delazione, ossia, a fare la spia ed affiancare i censori nel loro ruolo di condannare la città al grigiore muto e orribile dei muri di cemento.
Una scritta o un disegno su un muro non sono degradanti: degradanti sono le colate di cemento che ogni giorni distruggono il verde vivo dei prati o le chiazze di pennello biancastre che censurano la voce dei muri...
In un mondo di manipolazione massiva dell'informazione, scrivere su una parte è un gesto libero di comunicazione e di controinformazione.
L'infamità di educare fin da giovanissimx a collaborare con sbirri e politicanti del Comune è davvero simbolo dei nostri giorni: il cittadino deve essere il più fedele alleato del suo governante del reprimere e condannare chi non vuole rassegnarsi agli spazi urbani come mera gabbia di cemento per shopping e lavoro, ma decide di viverli in maniera differente.
In un clima di sospetto costante i continui richiami a fare la spia sono l'emblema di come l'autorità cerchi collaboratori nella sua opera di repressione di qualsiasi forma di "alternativa" e di dissenso: chiamando la polizia ad ogni minimo accenno di "irregolarità", scrivendo ai giornali o sui profili facebook dei politici ed oggi sul sito del comune.

Il degrado è la vita da schiavi che stiamo suibendo, non una bomboletta che scrive su un muro!
Il degrado è la mentalità borghese e moralista dei vecchi che governano le nostre città.
Il degrado è l'infamia a cui ci educano.
Non facciamo la spia, non aiutiamo i repressori nella loro censura!