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Una “coppia di fatto”

Sempre riguardo la schifosa esibizione pubblica di ignoranza, preconcetti e propaganda religiosa avvenuta nella serata di lunedì 30 gennaio, vi è ancora da mettere in evidenza le responsabilità del Comune di Forlì, che ha concesso una sala pubblica affinché quell'accozzaglia clericalista e reazionaria potesse mettere in atto quelle che sono state vere e proprie provocazioni e offese alle persone omosessuali e a tutti coloro che non condividono il becero schematismo intollerante dell'integralismo cattolico. Provocazioni ed offese che, ricordiamo, non sono finite dato che il Comune ha concesso l'aula magna del Liceo Classico a queste organizzazioni cattoliche tradizionaliste per altre due iniziative, sempre con lo stesso proposito di “difendere la famiglia tradizionale” che per queste forze reazionarie significa attaccare tutte le scelte di vita che non rispecchiano la loro visione patriarcale e autoritaria.

Concedendo l'aula magna del Liceo Classico, infatti, il Comune di Forlì, e la maggioranza politica che lo costituisce (il Partito Democratico), si sono resi consapevolmente complici e alleati di queste organizzazioni tradizionaliste e reazionarie, tra cui l'associazione “La Croce” dell'omofobo Mario Adinolfi, nota a livello nazionale per essersi distinta in più occasioni per i toni smaccatamente anti-gay e intolleranti della differenza altrui; per non parlare dei relatori invitati agli incontri, tra cui quello di lunedì scorso, nientemeno che il leder del “Family Day”, movimento schierato da sempre nell'attacco alle coppie omosessuali e sponda “movimentista” per le acque reflue del conservatorismo politico più liberticida (da Giovanardi alla Meloni, da Forza Nuova passando per Salvini, senza dimenticare l'area ciellina e i Teo-Dem del PD).

Certo, non è una sorpresa vedere il Comune schierarsi dalla parte di questo becerume integralista, dato che lo stesso sindaco Drei proviene dal mondo cattolico, vantando conoscenze altolocate, e continua ad essere interno a questo mondo e a quegli interessi, tanto da aprirgli le porte della scuola più prestigiosa della città (mentre per altre associazioni, e perfino per gli insegnanti di quella scuola che vorrebbero organizzare degli incontri intorno alla tematica della sessualità e dei generi, da un punto di vista laico e rispettoso delle differenze, fino ad ora quella porta è rimasta chiusa).

La cosa curiosa, semmai, è vedere un assessore della giunta Drei scendere in strada assieme a chi protesta contro gli omofobi, come altri esponenti di maggioranza in consiglio comunale sottoscrivere l'appello dei movimenti laici, queer e LGBTI. Crisi di coscienza, forse? Che si tratti di puro opportunismo politico non è dubbio; non solo perché alcuni dei sottoscrittori poi fisicamente non erano nemmeno presenti alle contestazioni, ma anche perché fattivamente questi politicanti continuano a sostenere il sindaco e a rimanere tranquillamente in maggioranza bene aggrappati alle proprie poltrone da assessore o consigliere comunale. Il tutto senza strappi, senza uscite, senza troppo alzare la voce. Un comportamento che chiunque può giudicare da sé, ma che chi scrive considera ipocrita e troppo comodo; un modo per mantenere il classico piede in due scarpe, la partecipazione ai movimenti e quella nelle istituzioni, sport preferito dai politicanti di palazzo che strumentalizzano la prima per conservare la seconda.

Del resto, che le istituzioni politiche e quelle religiose rappresentino da sempre una vera “coppia di fatto” è cosa ben risaputa e sulla quale non vi è da dubitare. Ambedue sono una variante dello stesso potere coercitivo (due facce della stessa medaglia) che domina sui corpi quanto sulla morale delle persone, e si spalleggiano a vicenda quando occorre. Ma a noi queste questioni amorose tra Stato e Chiesa, associazioni integraliste e alte sfere istituzionali, non interessano. Interessa invece che gli omofobi non impongano il loro pensiero oscurantista (e questo si può imporre anche senza la forza, per esempio facendolo entrare nelle scuole e nel libero dibattito, come fosse un'opinione legittima); interessa che le associazioni cattoliche non facciano propaganda nei luoghi pubblici e men che meno nelle scuole (mentre negli stessi luoghi viene impedito l'ingresso ai dissenzienti); interessa infine che le responsabilità del Comune di Forlì e del Partito Democratico risultino chiare, non siano sottaciute per timore di qualche politicante di perdere la poltrona.

Il fatto che sia proprio una scuola il luogo scelto per questa esplicita propaganda oscurantista e negazionista delle differenze è tanto più grave, nel momento in cui gli omofobi parlano di valori, di educazione dei bambini e di ri-educazione degli omosessuali e delle individualità che deviano dal loro rigido schema mentale. È una propaganda di pregiudizi inaccettabili e di volontà persecutorie terrificanti, che però è indice dei tempi che corrono e di quelli che ci aspettano.

Non possiamo fare finta di niente.

a.