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Un libro sulla morte di Pinelli e la strage di Piazza Fontana

 E' del dicembre 2016 la pubblicazione, da parte delle Edizioni Colibrì di Milano, di un bel libro sulla vicenda della strage alla Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e sulla figura del ferroviere anarchico Giuseppe “Pino” Pinelli, che troverà la morte tre giorni dopo, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, precipitato dal quarto piano della Questura di Milano, dalla finestra dell'ufficio del commissario Calabresi, durante un fermo illegale. Un altro libro su questa vicenda? Sì, un altro, perché evidentemente, anche se sulla strage di piazza Fontana e sull'uccisione di Pinelli sono stati scritti diversi libri ed è ormai consolidata nella memoria la tesi della “strage di stato” e del ruolo della manovalanza neofascista nell'esecuzione della medesima, alcuni aspetti della stessa vicenda non sono ancora stati completamente sviscerati e quindi conosciuti dal grande pubblico. Ed infatti, il libro – “Pinelli. La finestra è ancora aperta”, 269 pagine – scritto dall'avvocato Gabriele Fuga, attivo da anni nella difesa legale dell'area libertaria, e da Enrico Maltini, organizzatore di vari comitati di difesa dei compagni arrestati nonché partecipante con Pinelli alla Crocenera Anarchica (struttura di controinformazione e assistenza dei detenuti politici) e scomparso a Milano nel marzo 2016, ha il merito di presentare al lettore nuove prove a carico dell'apparato statale emerse a partire dal 2011, quando la “Casa della Memoria” di Brescia ha iniziato a digitalizzare migliaia di documenti, deposizioni, interrogatori, atti giudiziari e fonti d'archivio che così ora sono potuti diventare accessibili ai ricercatori e agli storici. Molti di quei documenti sono quelli, desecretati o provenienti da fascicoli debitamente celati e nascosti per anni, appartenenti all'Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni (UAAR) - vera e propria centrale dei servizi segreti civili e regia italiana di quella che è stata chiamata “Strategia della tensione” tra anni '60 e '70 del secolo trascorso - presieduto da Federico Umberto D'Amato, massimo referente di allora in Italia della NATO. Il libro, ben documentato con foto, carte e materiale d'archivio, tra i quali appunto alcuni documenti rivenuti casualmente in un deposito abbandonato sulla via Appia di Roma nel 1996, ci mostra fino a che punto e a che livelli era presente la volontà di incriminare gli anarchici per la strage di Piazza Fontana con l'intento di colpire tutto il movimento di contestazione del potere di allora e ridisegnare gli assetti istituzionali imprimendo una svolta autoritaria col pretesto del “pericolo comunista”. Una strategia che partiva dall'alto, come ben dimostra il lavoro dei due autori, che chiama in causa, sulla scorta di uno studio attento dei documenti e dei fascicoli ritrovati, i più alti dirigenti del UAAR di allora, alcuni dei quali rimasti fino ad oggi nell'ombra nei lavori dedicati. Questi alti dirigenti e funzionari dello stato erano presenti a Milano, nella questura, con una pletora di uomini alle loro dipendenze, immediatamente dopo la strage anche se nei lavori svolti era finora emersa la presenza del solo Elvio Catenacci, ufficialmente in veste di ispettore del Ministero degli Interni. In realtà queste figure ebbero il totale controllo dell'inchiesta sulla strage e una vasta influenza sulla sua conduzione, anche perché i dirigenti degli UAAR erano “gerarchicamente superiori” rispetto ai funzionari della questura. É quindi non a caso che gli autori del libro si chiedono quale ruolo veramente ebbero in quei giorni nella morte di Pinelli e nell'arresto dell'anarchico Pietro Valpreda. Molto peso è dato, dagli autori, alla figura di Silvano Russomanno: fascista, al suo attivo un passato nella Repubblica di Salò e in un battaglione nazista, braccio destro di D'Amato all'UAAR –  diventerà poi vicedirettore del SISDE dopo lo scioglimento nel 1974 dell'UAAR, anche se risulterà condannato per sottrazione di prove in relazione alla strage – , Russomanno verrà interrogato dagli inquirenti per la sua presenza nella questura di Milano solo nel 1997. Inutile dire che, come molti altri suoi colleghi, si dimostrerà reticente e si trincererà dietro il solito silenzio di stato, ovvero la scappatoia giuridica che garantirà negli anni ai responsabili delle trame “occulte” la pressoché totale impunità e, anzi, avanzamenti di carriera. Russomanno era anche il compilatore di un saggio sul terrorismo, inviato alle questure, che attribuiva agli anarchici – indicando fra l'altro il nome di Valpreda e altri anarchici del suo gruppo –  numerosi attentati come quelli ai treni e alla fiera di Milano dell'estate '69, precedenti alla strage del dicembre, episodi per cui venne dimostrata più tardi la mano dei fascisti padovani di Ordine Nuovo, Franco Freda e Giovanni Ventura. Risulta evidente come Russomanno, amico personale del capo della polizia politica della questura di Milano, Antonino Allegra, sia stato uno dei registi sul campo della tesi precostituita della colpevolezza degli anarchici nelle stragi, tentate o riuscite (come quella, appunto, dell'ordigno alla banca di Piazza Fontana con 16 morti) e abbia fornito di fatto una copertura ai neofascisti di Ordine Nuovo, anche con atti determinanti per le indagini, come la fabbricazione di falsi indizi e la sottrazione di reperti che avrebbero potuto portare all'individuazione dei veri esecutori.
Spesso si è parlato a sproposito di “settori deviati” e “corpi separati” in considerazione della ricorrenza a certe pratiche da parte dei servizi segreti e degli apparati statali ma sono gli stessi autori del libro a chiarire meglio il ruolo di queste strutture dello Stato: “Dimentichiamoci che l'Ufficio Affari Riservati sia stato, allora né mai, una struttura “deviata”, concetto evidentemente privo di senso, e tantomeno fu un “corpo separato”, altro evidente non senso. Gli Affari Riservati furono una struttura istituzionale dello Stato Italiano, facente capo al Ministero dell'Interno. I servizi segreti si chiamano così perché sono segreti ai cittadini, non ai vertici e nessuno Stato al mondo consente ai suoi servizi di “deviare” dai compiti cui sono delegati. (…) Se si vuole un'attenuante per la politica criminale degli UAAR e dei suoi referenti, la sola possibile è la sovranità limitata – ma complice – dell'Italia di quegli anni nei confronti di una soverchiante politica atlantica, ancora ossessionata dal pericolo comunista”.
Nel libro si da conto che l'ex vicedirettore dell'UAAR Guglielmo Carlucci confermò, in un interrogatorio del 1997 riguardante l'istruttoria del giudice Carlo Mastelloni di Venezia su una vicenda collaterale, i rapporti strettissimi e continuati tra Federico Umberto D'Amato, capo degli UAAR e Stefano Delle Chiaie, capo della formazione neofascista Avanguardia Nazionale e giustamente indicato come stipendiato del Ministero dell'Interno. Un rapporto sempre negato in vita da D'Amato. Queste le testuali parole di Carlucci: “Ricordo di Delle Chiaie il quale veniva sempre da D'Amato sia quando questi aveva l'incarico di vice Direttore che anche nei tempi successivi. Si tratteneva nell'Ufficio di D'Amato e qualche volta ho assistito anche io ai colloqui. Lo agevolavamo per i passaporti, porto d'armi e quant'altro di competenza della Questura. D'Amato nel corso dei colloqui prendeva appunti e poi li passava a chi di competenza per lo sviluppo. Nel 1966 allorché io pervenni al Viminale il rapporto tra D'Amato e Delle Chiaie era già in corso”.
Non è un segreto che gli Affari Riservati avevano ereditato il proprio modello – che prevedeva propri informatori, organizzati in squadre territoriali, dirette localmente da personale proprio dell'Ufficio, totalmente sganciato dalle questure locali – dall'OVRA fascista (Organismo Vigilanza e Repressione Antifascismo).
Nel libro sono poi affrontate altre questioni: l'impiego di spie ed infiltrati nei movimenti da parte della direzione di polizia e degli UAAR, la morte del commissario Luigi Calabresi e testimonianze che riguardano la morte del “commissario finestra”, come veniva chiamato ai tempi Calabresi, indicato dalla stampa antagonista come l'assassino di Pino Pinelli. Spunti di lettura che aprono riflessioni e studi ulteriori.
Nell'insieme un buon libro sulla storia recente italiana, che andrebbe difesa dalle troppe dimenticanze di questi ultimi anni, in cui spesso si scorda che il vero terrorismo stragista con morti e feriti in Italia è sempre stato quello di stato e che il ruolo essenziale dei fascisti è sempre e unicamente quello di utili idioti dell'ordine costituito.


A.

La “sicurezza partecipata” e il ruolo infame delle associazioni di volontariato sul territorio ferrarese.

 In mezzo al clamore mediatico e al delirio di massa attorno al caso dell'ormai famoso “Igor il Russo” (che è poi di nazionalità serba, ma tant'è!), leggiamo sui giornali e siti locali ferraresi della stipula della Convenzione per la “Sicurezza partecipata” tra Comune di Ferrara, questura e alcune associazioni di “guardie volontarie” del territorio ferrarese, che ha preso formalmente l'avvio dal 26 marzo 2017. La convenzione è stata finanziata con 10mila euro da parte dell’amministrazione comunale. Polizia Municipale, Polizia Provinciale e Polizia di Stato hanno svolto invece il compito di provvedere alla formazione delle Guardie Giurate Volontarie che “potranno vigilare e presidiare sulle aree cittadine oggetto dei segnalati fenomeni di degrado”, col supporto delle Forza di Polizia tradizionali. Sabato 25 Febbraio, infatti, sono terminati gli incontri di formazione e aggiornamento, organizzati nel Comando della Polizia Municipale Terre Estensi, che hanno visto la partecipazione “convinta ed attiva” di 100 Guardie Volontarie delle tre Associazioni convenzionate: Guardie particolari giurate volontarie g.e.v. , Nucleo Agriambiente Ferrara e sva Legambiente (rispettivamente con 50 dal Gev, 20 da Agriambiente e 30 da Legambiente).

Obiettivo ufficiale del progetto: l’educazione e il rispetto della legalità per la salvaguardia dell’ambiente, il contrasto al degrado e l’osservanza delle norme sulla tutela degli animali. “Il progetto – si legge infatti sul sito del Comune di Ferrara in una nota congiunta con la questura - è finalizzato al coordinamento comunale in materia di Vigilanza Ambientale esercitata dalle Guardie Particolari Giurate Volontarie presso i siti individuati nel territorio comunale”(http://www.cronacacomune.it/notizie/30118/presentazione-e-firma-della-convenzione-per-la-sicurezza-partecipata.html) . Ma il vero obiettivo, aldilà dell'ufficialità, è un altro e lo troviamo scritto nero su bianco nel passaggio successivo, quando si afferma che “concretamente, si tratta della realizzazione di un progetto fortemente voluto dal Questore della Provincia di Ferrara nell'ambito di quell'alleanza, possibile e necessaria, tra pubblico e privato, tra Forze dell'Ordine e Guardie Giurate volontarie in questo caso, che, pur rimanendo nell'ambito dei loro poteri e senza esposizione a profili di rischio, possono contribuire alla necessaria rivalutazione di alcuni quartieri della città, nell'ottica che vede la riqualificazione come una delle ricette per combattere la micro-criminalità”. Ma si va anche ben oltre e infatti nel sito della Polizia di Stato  si dice chiaramente che i volontari verranno impiegati anche per “porre particolare attenzione a comportamenti che generino situazioni critiche che potrebbero manifestarsi in alcuni quartieri della città dove la microcriminalità è più densa”(http://questure.poliziadistato.it/it/Ferrara/articolo/135258b6e8ab5b0ee779198961).

Insomma, se le parole hanno ancora un senso, le guardie ecologiche volontarie serviranno ad implementare l'organico delle forze di polizia in materia di sicurezza e ordine pubblico in quei quartieri indicati come “critici” o “degradati” e perciò “da riqualificare” (magari bonificandoli dai soggetti indesiderati come senza tetto, nuovi poveri e immigrati). Quartieri che si dice essere “interessati negli ultimi periodi da fenomeni di degrado ambientale e urbanistico, causati anche dalla presenza di gruppi di soggetti che, ponendo in essere ripetute condotte illecite, non consentono la libera fruizione degli spazi pubblici destinati ai cittadini ferraresi” (sempre su http://www.cronacacomune.it/notizie/30118/presentazione-e-firma-della-convenzione-per-la-sicurezza-partecipata.html). E quali saranno mai questi “gruppi di soggetti” è facile immaginarlo, dato che i quartieri in questione (innanzi tutto zona Gad e zona Stazione) sono quelli da qualche tempo presi di mira dalle campagne xenofobe e securitarie di sedicenti comitati di cittadini; comitati in realtà egemonizzati da politicanti destrorsi e leghisti che possono così dar libero sfogo al loro malcelato razzismo nei confronti delle persone immigrate residenti o frequentatori di quei quartieri e dei loro parchi. Nuovi sbirri, dunque, che si vanno ad affiancare a quelli in divisa per “fornire un valido supporto all'operato delle Forze dell'Ordine nell'attività di controllo e vigilanza del territorio, sebbene limitato alla sola osservazione e/o all'allertamento per ciò che attiene la possibile consumazione di reati o per fornire spunti alle attività investigative”

Anche sul giornale on-line estense.com leggiamo che le “Guardie giurate volontarie entreranno in servizio nel quartiere più critico della città per garantire decoro, pulizia e sicurezza urbana (…) Gli operatori, infatti, non si occuperanno solo del verde pubblico ma il loro impiego “sarà fruttuoso anche sotto il profilo della sicurezza” sottolinea il questore Antonio Sbordone che ha fortemente voluto questi ‘alleati’ perché rappresentano una “presenza qualificata in più sul territorio”. L’uniforme si affianca quindi alla divisa” (così è scritto, parola per parola su http://www.estense.com/?p=593865).

E puntualmente, con una Comunicazione a cura della Polizia Municipale “Terre Estensi”, dal Comune di Ferrara ci fanno sapere che ad un mese dalla firma della convenzione, si hanno avuti “32 servizi con l'impiego di 76 Guardie Particolari Giurate Volontarie appartenenti alle tre diverse associazioni” e che “sono state contestate dai vari gruppi di volontariato anche 5 violazioni di cui una per l'abbandono sul suolo pubblico di deiezioni animali, una per non avere iscritto il proprio animale all'anagrafe canina e tre per inottemperanza al divieto di accesso con i cani nelle aree verdi pubbliche (…) Inoltre, nell'espletamento di questi servizi, le Guardie Particolari Giurate Volontarie hanno proceduto anche ad alcune decine di verifiche sulla presenza di microchip nei cani”. Ma che bravi! Ma veniamo anche a sapere che “è stata inoltre sorpresa una persona di anni 49 di nazionalità marocchina, che espletava le proprie esigenze fisiologiche fuori dai luoghi a ciò destinati. I volontari, non avendo la qualifica per sanzionare queste violazioni, hanno bloccato l'uomo fino all'arrivo della Municipale, chiamata sul posto come prevede la convenzione, che ha infine verbalizzato l'accaduto”. (http://www.cronacacomune.it/notizie/30964/primo-bilancio-della-convenzione-sulla-sicurezza-partecipata.html).
E qui invitiamo a rileggere la frase e a riflettere sul significato profondo di quel rimarcare la nazionalità “marocchina” della persona “bloccata”. In quel significato, infatti, sta la natura stessa del progetto di “sicurezza partecipata”.

E per finire in bellezza, apprendiamo che le Guardie volontarie che “hanno pure il compito di osservare e segnalare alle forze dell'ordine eventuali attività delittuose (...) hanno inviato numerose segnalazioni alla Questura di Ferrara con l'indicazione di situazioni e veicoli sospetti, successivamente gestite per le opportune indagini”.

Il progetto, che assicura “una pattuglia quasi quotidiana per 3-4 ore” avrà un periodo sperimentale di sei mesi, al termine del quale il questore spera di poter “allargare il progetto ad altre associazioni” per permettere di perseguire gravi delitti come le pisciate dietro i cespugli o l’abbandono di lattine di birra, che sembra il maggiore cruccio del sindaco PD, Tiziano Tagliani, ormai nel ruolo di competitor del leghista Nicola Lodi. E soprattutto per dare il senso di una città costantemente vigilata, che mette al bando ogni comportamento giudicato scorretto anche quando non espressamente considerato come reato ed in cui anche il semplice cittadino recita il ruolo del poliziotto. Una città in cui, mentre sempre più gente rimane senza una casa e si muore di tumore grazie alla triplicazione dell'inceneritore voluta dal PD, magicamente cura del verde e repressione sociale diventano una cosa sola, all'insegna della formula magica della lotta al degrado! Formula buona per tutti gli usi, da parte della destra più estrema come dell'area piddina in cerca di consenso fra un'opinione pubblica sempre più preoccupantemente destrorsa e razzista.

Ma bisogna stare attenti, perché a volte a giocare a fare le guardie ci si può anche rimettere e l'incidente sul “lavoro” o i “profili di rischio” sono dietro l'angolo. Infatti sappiamo che una delle vittime uccise a colpi di pistola, a quanto si dice, da “Igor il Russo” è proprio una guardia ecologica volontaria di Legambiente, che stava svolgendo un pattugliamento con un agente della polizia provinciale nell'area ferrarese della campagne del Mezzano, nel comprensorio del comune di Portomaggiore. Il mese scorso avrebbe dovuto ricevere la premiazione dal questore di Ferrara ad una cerimonia proprio nell'ambito dell'apporto dei volontari al progetto di sicurezza partecipata.  (http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2017/04/09/valerio-verri-guardia-ecologica-legambiente-ucciso-da-igor-il-russo_49daa807-1f3a-4dad-93b6-4896fcbf21a4.html).


Maggio 2017

CASO GIULIETTO CHIESA A RAVENNA: ATTENZIONE AI ROSSOBRUNI IN ROMAGNA!

 Lunedì 10 aprile alla sala D’Attorre di via Ponte Marino 2 a Ravenna è stato presentato da Giulietto Chiesa il comitato ravennate della rete nazionale No Guerra No Nato (NGNN). La conferenza “Siamo in guerra?” è stata tenuta in collaborazione con il gruppo consiliare della lista della sinistra riformista “Ravenna in Comune” e con il circolo ravennate “Vilma Espin” dell’Associazione Italia-Cuba.

Se è basilare opporsi alla NATO e all’imperialismo americano a stelle e strisce, lascia attoniti la scelta di chiamare a Ravenna come relatore proprio quel Giulietto Chiesa, che negli ultimi anni si è lanciato in uno sforzo personale nel creare un fronte putiniano che non prevede nessuna pregiudiziale antifascista. Chiesa si è dimostrato  infatti, negli ultimi anni, l’alfiere del fronte putiniano in Italia, che in quanto tale non disdegna di incontrarsi sulla strada con neofascisti dichiarati o ambigui personaggi provenienti dal mondo della destra estrema e relitti del marxismo finiti a dialogare con i fascisti. Tutti accomunati nel vedere Putin come il nuovo Duce. Non a caso in Italia la Lega Nord e in Francia il Front National sono finanziati da banche russe. Questo solo per i finanziamenti risaputi e dimostrati, perché per quelli occulti non è dato sapere. Basti sapere, comunque, che la Russia di Putin ospita ogni anno il convegno delle destre neonaziste, dove si incontrano, sotto il benestare del Cremlino, gruppi come Alba Dorata o Forza Nuova.

Chiesa, giornalista, presidente del partito “Alternativa” e scrittore (recentemente ha scritto libri sulla Russia e su Putin in termini celebrativi; il suo ultimo libro del 2016 si chiama non a caso “Putinfobia”), nonché ex corrispondente da Mosca per L’Unità e La Stampa (ora su Il Fatto Quotidiano), oltre che per il Tg1, Tg3 e Tg5 e fondatore  dell’emittente Pandora TV, è anche il tramite tra settori dell’estrema destra (rossobruni e nazional-bolscevichi) e marginali aree del post-marxismo antimperialista che ha perso sulla strada la necessaria pregiudiziale antifascista e internazionalista.

È emlematico che, nell’elenco dei primi firmatari dell’appello per uscire dalla NATO (vedi: https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale), lanciato daL COMITATO DI Chiesa (comitato che a quanto pare ha raccolto l’adesione di qualche ravennate, dato che si è formato un comitato in questa città), una delle prime firme sia quella di Franco Cardini, storico ed insigne firma della destra italica, ex “nuova destra” e Becchi Paolo, docente universitario ed ex guru economico del movimento 5 stelle, ora attiguo ad ambienti della destra. Tra le firme anche quel Gianfranco La Grassa che da marxista in Rifondazione Comunista è transitato tra le fila dei rossobruni. Solo un caso? Non sembrerebbe proprio, dato che Chiesa invita espressamente ad aprirsi anche al nemico, e cioè "a chi non la pensa come noi" e cioè anche alla destra più estrema. Senza stare a scrivere un papiro, basti consultare un po' di siti o digitare il suo nome e alcune parole chiave in alcuni motori di ricerca.

La connivenza tra alcuni settori marginali dell’area antimperialista marxista e settori dell’estrema destra neofascista, rossobruna ed eurasiatista è ormai evidente tanto nella questione ucraina, quanto in quella della Siria, dove esponenti come Giulietto Chiesa non hanno mai fatto mistero di ritenere affidabili personaggi quantomeno ambigui per il solo fatto di essere “dalla parte giusta” (ovviamente secondo Chiesa) e cioè contro gli USA. Come se appoggiare un imperialismo contro un altro fosse sensato e coerente da un punto di vista antimperialista (purtroppo l'ideologia del "nemico del mio nemico è mio amico" è dura a morire). E così sono fascisti gli estremisti di destra che si battono contro la Russia, appoggiando gli USA e la NATO, mentre gli estremisti altrettanto di destra che invece appoggiano Putin e che ricevono soldi dalle banche russe, diventano come per incanto compagni di lotta con cui costruire mobilitazioni e convegni.

Il conflitto di classe, nelle analisi di questi rossobruni travestiti, è taciuto o considerato “superato”. Non rientra oramai negli schemi interpretativi. I rapporti di forza sono diventati “geopolitici”: è la Russia di Putin, la Cina, l’Iran ecc. che sono “oggettivamente” oppositori del sistema globale (anche se ne fanno parte e tutti gli effetti). Le classi escono dal quadro interpretativo e teorico. Si parla ormai solo di “nazioni”, “etnie” o “popoli” come surrogato delle classi e degli individui. Si parla di “sovranità”, esattamente come fanno i fascisti e i leghisti!

Non è difficile prevedere che nel “comitato no guerra no nato”, date le premesse, potrebbero e potranno infiltrarsi esponenti dell’estrema destra neofascista e personaggi al limite dell’ambiguo. Cosa del resto che sta già avvenendo, con svariati esponenti di estrema destra presentati in giro per l’Italia come esponenti del comitato.  (vedi: https://vicinoriente.wordpress.com/2017/03/08/rossobruni-alla-ciociara/).

Chiesa si è fatto garante ed ha partecipato come relatore, oltretutto, ad un convegno intitolato "Verso la Lega Nazionale" a Roma il 21 aprile del 2015 in cui era presente il gota del neofascismo e leghismo italiano (e non solo, data la presenza di Alexandre Dugin, l'ideologo dell'eurasiatismo russo), da Borghezio a Salvini, fino a quel Fabrizio Fiorini, neonazista redattore della rivista "L'uomo libero" che ha provato a costruire a Forlì il comitato "Forlì ai forlivesi" che raggruppava esponenti di Forza Nuova, Casapound e Lealtà-Azione. Oltre a Fiorini e allo stesso segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, partecipavano Ugo Gaudenzi (direttore di Rinascita ed ex fondatore di Lotta di Popolo), Robero Jonghi Lavarini (Destra per milano, ex MSI ed ora Salviniano convinto), Aymeric Chauprade (europarlamentare del Front national), Lorenzo Fiato (portavoce di Generatione Identitaria, epigoni italiani di un'omonima compagine francese fascioleghista) e con l'adesione appunto anche di Aleksandr Dughin, ideologo dell'eurasiatismo e consulente del presidente russo Putin.
(per farsi un'idea vedi: http://www.opinione.it/politica/2015/04/24/mele_politica-24-04.aspx
http://www.termometropolitico.it/1170709_verso-una-lega-nazionale-al-convegno-romano-di-borghezio-ce-anche-il-barone-nero-lavarini.html
http://www.rinascita.net/154/verso-una-lega-nazionale-con-putin
Il suo intervento in: https://www.pandoratv.it/?p=3251)

Sulle sue vicinanze neofasciste, Giuletto Chiesa non ha mai avuto parole chiare e limpide, a differenza delle prese di distanza nette di personaggi, ad esempio, come Fulvio Grimaldi (vedi: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2012/07/mai-con-fascisti-o-parafascisti-anche.html)

Comunque sia le sue frequentazioni sono ben documentate: basta digitare alcune parole chiave e il suo nome e consultare alcuni siti come “Contropiano” che ha svelato pubblicamente la degenerazione ideologica di Chiesa o ancora altri come https://vicinoriente.wordpress.com/2015/04/08/giulietto-chi/
Ecco i link di contropiano che svelano la vera natura di Giulietto Chiesa:
http://contropiano.org/news/politica-news/2015/12/17/bergamo-a-longuelo-l-estrema-destra-mascherata-034354
http://contropiano.org/interventi/2016/01/07/la-corte-dei-rossobruni-a-giulietto-chiesa-qual-e-il-punto-034601
http://contropiano.org/interventi/2015/02/18/caro-giulietto-chiesa-fascisti-e-lega-non-sono-nostri-compagni-di-strada-029224
http://contropiano.org/interventi/2015/03/04/antifascismo-giulietto-chiesa-sbaglia-bersaglio-029472

Chiesa è anche il prefatore di un recente libro edito dalla Zambon editrice sulla Russia ("capire la Russia" del destrorso paolo Borgognone), che esalta l'ideologia eurasiatista e personaggi del calibro di Dugin, Thiriarth e tanti altri ideologi neonazisti (ed infatti basti guardare nella biografia del cospicuo librone, e ci si accorgerà che è interamente costituita da autori di estrema destra o post-marxisti che sono transitati verso destra) o post-marxisti transitati dall'altra parte come Costanzo Preve e Diego Fusaro. L'edizione del libro ha anche scatenato un conflitto all'interno della redazione dell'editrice Zambon, tra il proprietario e la redazione italiana che vede nel libro in questione un attentato al valore dell'antifascismo (vedi: http://contropiano.org/news/politica-news/2015/05/28/rossobrunismo-botta-e-risposta-tra-alcuni-redattori-e-l-editore-zambon-031020)

Emblematico che scritti di Giulietto Chiesa vengano ospitati su siti e riviste neofasciste.
Vedi al proprosito e solo a titolo di esempio (la lista sarebbe infatti più lunga!) "Rinascita" e "Aurora", tutti di matrice neofascista:
http://www.rinascita.net/1213/giulietto-chiesa-europa-e-vicino-oriente-in-frantumi
https://aurorasito.wordpress.com/2015/12/29/giulietto-chiesa-si-presenta/

Ma già nel 2014, quando fu arrestato in Estonia per le sue posizioni filo-putin, Chiesa rispose ad un messaggio di solidarietà di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova con queste parole: "Apprezzo il vostro giudizio e la vostra solidarietà. L’episodio è significativo del clima di intolleranza che si sta creando. Giulietto". il messaggio fu quella volta messo sulla pagina facebook di Forza Nuova (vedi: https://it-it.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1021124717905046&id=158945334122993 ed anche http://agenziastampaitalia.it/politica/politica-nazionale/11748-fioreforza-nuova-raccoglie-appello-di-giulietto-chiesa)

Eppure c’è chi fa orecchie da mercante e continua a giustificare l’ingiustificabile Giulietto Chiesa. Ora, a questo punto, a chi ancora non fosse convinto che chiamare un personaggio siffatto è inqualificabile e che a personaggi come Chiesa andrebbe dato solo un sacco di legnate, diciamo che la prima volta possiamo considerarla uno scivolone ma la seconda la dovremo inevitabilmente considerare come una provocazione che tutti i compagni e le compagne sono chiamate e chiamati a non accettare e a non far passare in silenzio.

A questo punto, invitiamo tutte le compagne e i compagni a prendere le distanze da iniziative come questa e da chi invita a parlare un personaggio come Giulietto Chiesa, che anche a Ravenna, nell’aprile scorso, non ha perso occasione per ribadire le sue provocazioni, dicendo che se fosse stato francese avrebbe votato Marine Le Pen, e reagendo insulsamente alle accorate proteste di qualche presente che invece ribadiva il paletto imprescindibile dell’antifascismo.

Invitiamo dunque al boicottaggio del comitato “no guerra no nato” che vede proprio il Chiesa come uno dei suoi fondatori, nonchè di riviste on line come "Pandoratv" e “Megachip” che sono siti dove Chiesa ha grande influenza.


Altri link per saperne di più:

http://www.ravennatoday.it/politica/giulietto-chiesa-presenta-il-comitato-no-guerra-no-nato.html
https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale
http://www.glistatigenerali.com/filosofia_partiti-politici/trappole-per-gonzi-dinizio-secolo-ne-destra-ne-sinistra/
https://vicinoriente.wordpress.com/2017/03/08/rossobruni-alla-ciociara/
http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-strani_comunisti_rossobruni..php

FORLI' - L’emergenza Portici?!

Un altro tassello di città da porre sotto controllo poliziesco.

Dopo la tentata aggressione contro una ragazza nell’area denominata Portici, a Forlì, il comune e le forze di polizia vogliono “riqualificare l’area, per renderla un luogo sicuro”.
Partiamo per ordine: il tentato stupro contro una giovane non è stato sventato da videocamere (quelle al massimo possono filmare e regalare attimi di sadico voyeurismo allo sbirro incaricato nei visionare i nastri) ne dalla pattuglia di piedipiatti di turno, è stato sventato dalla forza collettiva della ragazza e dei suoi amici.
Lo stupro (serve a qualcosa ricordare che più del 98% degli stupri avviene in famiglia, in casa, tra coppie??!) non è una conseguenza delle strade buie e del degrado urbano, ma della cultura patriarcale sulla quale lo stato si fonda. La nostra morale, la nostra educazione, il nostro oggettivare il corpo della donna (e butta dette e culi nudi sulle pubblicità per vendere saponi!!) incentivano e creano lo stupro(tra le altre cose) non luoghi di città non ancora sotto il controllo poliziesco.
Oltre alle videocamere l’altra promessa per assicurare l’area è la maggior presenza di guardie.
In questo senso l’ex sede di Romagna Acque dovrebbe diventare (non un centro sociale di quartiere, non uno spazio di cultura/incontro) una caserma. La nuova caserma della polizia municipale.
Perché ovviamente l’unica cura per il “disagio sociale” è la repressione. Più controlli, più arresti, più multe, più paura.
Serve a qualcosa ricordare che nelle caserme, nei CIE, nelle strade sono le forze di polizia le prime a molestare e stuprare, impunemente, chi si prostituisce e non solo; chi è più ricattabile e indifeso contro le divise (chi, come i/le lavoratori/trici sessuali Trans, è spesso inguaiato coi documenti).
Speriamo che serva a qualcosa ricordare che la realtà è ben diversa da quella che Il Resto del Carlino e i vari politologi improvvisati dei social network vogliono far passare, perché se no hanno gioco facile i fascisti bigotti che vomitano il loro odio anti immigrato, per i quali ogni male di ogni paese bianco si risolverebbe cacciando/arrestando/bruciando tutti i diversi.

Le strade (per chi scrive) sono sicure per chi le vive quando ci si conosce, quando si intessono legami di solidarietà, quando il tuo vicino o quella che sta sul marciapiede di fianco a bersi una birra non è un mostro di cui aver paura, ma un potenziale nuovo complice nel stare bene, insieme, in quel pezzo di città.
Le strade ci sembrano più sicure quando non c’è nessun occhio elettronico che ci spia, che ci toglie ogni nostra privacy e intimità; quando non si volta lo sguardo di fronte agli episodi di brutalità (ugualmente che siano perpetrati da gente di merda, stupratori o sbirri) ma ci si aiuta, spalleggia, difende.

I Portici non piacciono perché laddove doveva sorgere un centro commerciale, un'ennesima passerella per mangi-spreca soldi, adesso i negozi sono scomparsi: non piacciono perché non sono PRODUTTIVI. E ciò che non è produttivo in questo mondo è quanto meno inutile, se non pericoloso.
In quella area cementificata dagli speculatori (Coop adriatica e una società immobiliare milanese) ci stiamo anche noi, a bere a conoscerci, a passeggiare con amici cani e ascoltare la musica delle casse degli skater, noi che scriviamo queste parole e che siamo lucidamente convinti che le caserme, le videocamre, la paura, le leggi anti degrado, i fascisti con la loro testosteronica repressione da scaricare in faccia a qualche non-bianco, non siano la soluzione, siano il problema.


NON LASCIAMO GLI SPAZI A CHI SORVEGLIA E FA DELLE NOSTRE VITE CALCOLI DI LEGGE, NASTRI REGISTRATI, CONTROLLI DI DOCUMENTI. NON LASCIAMO VOCE AI RAZZISTI/FASCISTI CHE INCITANO ALL'ODIO E ALL'ORDINE.
REAGIAMO ALLA VIOLENZA DEGLI STUPRATORI, DELLE GUARDIE, DEI RAZZISTI.
PERCHè QUESTA  SOCIETà TERRORIZZATA E MESCHINA STA DIVENTANDO SEMPRE Più SIMILE AD UN ESERCITO E LE CITTà SEMPRE Più SIMILI A DELLE CARCERI, E DA INDIVIDUI CHE AGOGNANO LA LIBERTà, DI TUTTO QUESTO, VOGLIAMO VEDERE SOLO MACERIE FUMANTI.


- Alcune/i Anarchiche/ci degradate/i-