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Quando fa tutto così schifo da togliere le parole...sarebbe meglio parlare!

Sull'inquisizione giornalistica e la repressione statale.

Un soggetto animato da idee che qualche tempo fa, quando ancora le parole avevano un significato, avrebbero definito naziste, sta facendo 
propaganda per il suo partito. Il suo partito è un partito razzista. I suoi militanti vogliono bruciare gli zingari, pestare i negri, linciare gli arabi. Il suo partito è un partito sessista
e machista, che si vanta di “avercelo duro”. È un partito patriarcale e fondamentalista, che prevede che due individui possano coesistere solo
come marito e moglie e la donna possa essere degna solo in quanto sforna-prole. È un partito che va a braccetto coi fascisti, infatti il suo ultimo bagno di folla milanese ha visto tanti saluti romani e bandiere di Casa Pound. Questo figuro di cui si parla vuole visitare un campo nomadi. Ovviamente è una provocazione: cosa ci vai a fare da gente che dici pubblicamente di
voler bruciare?! A prenderci un the? L'auto di questo nazista viene presa a calci e i vetri si rompono. Il nazista perde un parabrezza. Dozzine di migliaia di individui ogni anno perdono la vita, affogando in mare nell'anonimato, per colpa di pezzi di carta che gente del suo partito ha
scritto. Leggi sull'immigrazione. Il nazista e la sua risma di camerati sono colpevoli di aver ammazzato un numero incalcolabile di persone, e un gruppo di ragazzi antirazzisti è
accusato di aver rotto due vetri. In tutta questa storia si inserisce anche un giornalista. Uno di quelli che sa fare il suo mestiere, sa da che parte stare, sa come aizzare l'opinione pubblica sul nemico di turno. Uno che scrive sui giornali
nomi, cognomi, indirizzi. Uno che è complice dell'incarcerazione di alcune persone, perchè infamate. Uno che per mestiere scrive quello che la
questura gli dice di scrivere, e che vine ben ricompensato. Questo infame con la penna viene preso a sputi e spintoni, una reazione piuttosto comprensibile se hai di fronte un individuo viscido e, per di più,
pericoloso perchè le sue menzogne le leggono decine di migliaia di persone credendole verità. L'idiota scribacchino dopo un po' di strizza cade incespicando su se stesso e dice di essersi rotto un gomito. Dice che gliel'hanno rotto “trenta contro uno”. Ricapitolando abbiamo un nazista coi vetri rotti, un giornalista menzognero con difficoltà deambulatorie che si spacca un gomito e dall'altra parte un po'
di gente (una trentina?! Importa poco) che credono ancora gravissimo e inaccettabile che i nazisti facciano campagna elettorale sulla pelle delle
persone e che i bugiardi non si debbano permettere di mettere nei casini la gente solo per far notizia. Cosa succede adesso?! Facile. Nel mondo in cui la verità è solo quella che i mezzi di comunicazione di massa enunciano, il nazista diventa una vittima, il giornalista diventa una
super vittima (lui non aveva neppure l'auto a fargli scudo) e la trentina di ragazzx arrabbiatx diventano “anarchici-squadristi-aggressori”. Tutto il mondo politico si infuoca; non vedevano l'ora di un bel pretesto come
questo per far passare qualche legge speciale contro “i violenti”: dalle vecchie cariatidi in pensione (vedi Prodi) a ministri che fino a qualche ora fa erano
impegnati a far spaccare la testa ax operax in sciopero (vedi Alfano), passando ovviamente per il PD, che se c'è da invocare l'italico manganello sono sempre
in prima fila. E già infatti si parla di DASPO per i manifestanti (non è la prima volta che ci provano...dopo il 15 ottobre era successa la stessa cosa) e altre norme di
“prevenzione per l'autunno caldo”.

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REPRESSIONE DI STATO: AUTOREPRESSIONE

Traduzione di uno scritto di Nicole Vosper, ex prigioniera SHAC.

Riflessioni sull'inatteso impatto emotivo del carcere e della repressione dopo una condanna di 3 anni e mezzo

E' stato solo 5 mesi dopo essere stata libera da tutte le restrizioni che mi sono concessa di sentire il danno che il sistema carcerario mi aveva fatto. La mia empatia era sempre presente per i/le mie/i amici/he e complici con cui avevo condiviso celle e sezioni. La mia solidarietà con tutti gli individui imprigionati, umani e non-umani, era chiarissima e la portavo in ogni cellula del mio corpo.
Ma cosa dire di me stessa? Non pensavo che la repressione avesse avuto un grande effetto, almeno per quanto riguarda ciò che lo Stato desiderava. Le mie idee politiche ne erano uscite rafforzate, mi sentivo ancora più risoluta e non avevo alcuna paura nell'organizzare azioni, incontri e discussioni radicali senza timore delle conseguenze o di finire dentro di nuovo.
Mi sono rapportata con distacco agli ultimi 5 anni e 5 mesi di libertà condizionale, prigione e restrizioni. La sua logica razionale aveva perfettamente senso – lo Stato voleva mantenere me, i/le mie/i coimputati/e impossibilitati/e ad agire il più a lungo possibile, e utilizzava una miscela sapiente di restrizioni repressive (il divieto di partecipare a campagne animaliste o di avere a che fare con attivistx), ritardi intenzionali nel fissare le udienze, controllo all'interno del sistema carcerario sui miei rapporti con i/le mie/i coimputati/e, e il regime repressivo generale, seguito da 21 mesi di misure restrittive che mi hanno mantenuto davvero isolata dal movimento in cui ero cresciuta, e in pratica controllata attraverso la paura di essere rimessa in carcere. I cinque anni di ASBO [1] sono stati la ciliegina sulla torta per assicurarsi che non potessi tornare a prendere parte a SHAC o ad altre campagne antivivisezioniste in tempi brevi.
In questo articolo però non voglio focalizzarmi su queste connotazioni politiche, voglio parlare degli effetti emotivi di tutto questo, qualcosa di cui raramente si parla nei contesti pieni di machismo e baldanza delle lotte sociali.

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SUL VOTO

Abbiamo tutte/i infiniti motivi per non andare a votare. Nessuna/o che abbia un minimo di aderenza alla realtà CREDE ancora che
il voto democratico, che la rappresentanza parlamentare e le istituzioni ad
esse collegate abbiano più il seppur minimo valore. La gente che decide delle nostre esistenze (e di quelle del pianeta intero)
scrive le sue sanguinose trame seguendo poteri ben diversi e ben lontani dalla
“sovranità popolare” che ci sbandierano (vedi banche, multinazionali, eserciti,
finanza internazionale, in una parola: il capitalismo). Il voto è un mercato come un altro che serve a frammentare e distrarre le per-
sone, non a renderle attive nelle decisioni. Sedicente politici di professione e nuovi arrivati del mestiere (vedi la proliferazio-
ne delle migliaia di liste civiche) cercano di vendere la propria credibilità e le
proprie promesse: basti notare la somiglianza raggelante tra un manifesto elet-
torale e una qualsiasi reclame pubblicitaria. In opposizione ai “grandi vecchi” inamovibili dai palazzi di potere adesso si av-
vicendano i “nuovi che avanzano” caratterizzati da arroganza, populismo becero
e a tratti ridicolo che dicono di portare il nuovo (in ogni cartello elettorale o quasi
usano la parola “rivoluzione” o suoi derivati nel tentativo di espropriare il signifi-
cato che queste parole hanno) quando invece sono loro i più strenui ed efficaci
difensori del “vecchio”: proporsi come “rinnovatori dall'interno” di un sistema che
non si può e non vuole cambiare è l'ultima arma in mano al sistema stesso per
trarci in inganno ancora una volta. Questo mondo e i metodi con cui si protrae deve essere distrutto e dimenticato,
non riformato perchè non cresce nulla in un deserto.   Ma anche se il voto funzionasse, anche se i rappresentati rappresentassero
davvero il popolo, anche se la politica e la democrazia fossero possibili senza
corruzione e senza violenze (e non lo è, basta vedere ogni democrazia del mon-
do esistente) saremmo sempre contrari a delegare la nostra vita a una schedina. Il voto democratico è una singola (fasulla!) scelta che ti priva di tutte le altre. Non accettiamo che nessuno rappresenti il nostro volere. Solo mettendo in
pratica individualmente e collettivamente le nostre idee e le nostre tensioni pos-
siamo essere felici e realizzati come individui. Anche se la democrazia funzionasse come loro dicono (e non funziona) ci sca-
glieremo contro di essa perchè nessuno ha la superiorità, il potere, la legittimità
per decidere delle nostre vite e dell'ambiente in cui viviamo.   L'UNICA SOLUZIONE PER NOI PER ESSERE SERENI, VIVI,
REALIZZATI E LIBERI E' L'AUTOGESTIONE DELLE NOSTRE VITE E
L'AUTORGANIZZAZIONE DELLE COMUNITA' IN CUI VIVIAMO! NESSUNA DELEGA, NESSUN POTERE...E POI SE VAI A VOTARE NUN
TE LAMENTA'!

SUL MONDO CARCERIZZATO

UNA SOCIETA' CHE HA BISOGNO DI PRIGIONI
E' ESSA STESSA UNA PRIGIONE.
Se ciò che si origina è simile a ciò che l'ha originato, allora un carcere può
nascere solo dalla mentalità oppressiva di una società che è essa stessa
carcere. La società in cui viviamo si fonda sulle punizioni e sul controllo, su ruoli presta-
biliti; fin da bimbi a ben pensarci, l'educazione che subiamo è basata su premi
e punizioni. Le nostre vite sono scandite da orari fissati da altri (come in carcere), le nostre
strade sono sorvegliate da agenti armati e videocamere (come in carcere), i
nostri futuri hanno solo le alternative che il nostro portafoglio ci permette (come
nel carrello del carcere), le nostre possibilità derivano da permessi che chi ci
comanda ci da o ci nega (come in carcere). Certo il tutto viene edulcorato dalla
retorica democratica che ci ha convinti che siamo liberi (perchè possiamo sce-
gliere cosa comprare, ubriacarci la sera, fare una settimana di vacanza all'anno)
ma l'impianto sociale è sostanzialmente identico dentro e fuori le mura di quegli
inferni (prigioni, lager per migranti ossia i CIE, riformatori, OPG): barriere, limiti,
punizioni, frustrazioni. Lottare contro il carcere è lottare contro un'idea, l'idea che la giustizia si possa
ottenere attraverso scritte su carta (leggi) e manganelli, l'idea che un muro possa
risolvere un problema, l'idea che la libertà sia un privilegio che chi detiene il
potere concede a chi gli fa comodo, e non un fatto naturale inscindibile da ogni
individuo, come respirare. Il carcere è un baluardo della società in cui viviamo. È evidente infatti che oggigiorno non si ubbidisce alla legge per rispetto o fiducia
nel suo esercizio, ma quasi sempre solo per timore delle conseguenze della
trasgressione: denunce, multe, prigionia. Senza questo deterrente, senza la violenza cieca e assassina delle guardie e
degli eserciti, senza il potere brutale dei governanti che tutto devastano e sac-
cheggiano, non potrebbe reggersi in piedi un mondo fondato sul privilegio. Il carcere, la paura che instilla, fa sì che gli sfruttati abbiano timore di ribellarsi. Lottare contro il carcere è lottare contro la paura di prendersi e vivere la Libertà. Sicuri che quello che ci hanno abituato a chiamare “crimine” abbia sostanzial-
mente una ragione sociale (sia che si parli di spaccio di droga, di assassinii,
di stupri etc) siamo altrettanto sicure che per evitare che le nostre vite siano
costellate da così tanto marcio e sopruso si debba stravolgere radicalmente
l'idea stessa che abbiamo di vita collettiva: utopico? Idealista come la pretesa
di abbattere una prigione? Ma se non si vive per ricercare gioia e libertà, e per
lottare per esse se ci vengono negate, per cosa ha senso essere vivi?! APPOGGIAMO con le nostre iniziative la mobilitazione nazionale lanciata dal
“Coordinamento dei detenuti” in solidarietà ai/alle prigionieri/e in lotta, per le
giornate dal 10 al 30 settembre. Il coordinamento, nato dopo una rivolta nel carcere Buoncammino di Cagliari,
a seguito dell'ennesimo pestaggio da parte dei secondini, vuole porre pubbli-
camente il problema dell'inferno carcerario: i regimi di tortura dell'isolamento
del 41bis e del 14 bis, e le condizioni disumane di igiene e trattamento dei/del-
le detenuti/e.
IN PERIODI DI CRISI SOCIO-ECONOMICA COME QUESTO
IL CARCERE E' UNA PROSPETTIVA CHE CI COINVOLGE TUTTI:
sempre di più infatti sono i comportamenti fino a ieri ritenuti “normali” e ora
puniti al fine di soffocare sul nascere ogni aspirazione di libertà; sempre in
aumento le carceri (una dovrebbe sorgere anche a Forlì, nel quartiere “Quattro”),
segno che non c'è nessuna volontà di “prevenire”, ma solo di cacciare sempre
più gente in cella. CONTRO OGNI GABBIA E CONTRO LA SOCIETA' CHE LE NECESSITA! SOLIDARIETA' E COMPLICITA' Ax DETENUTx IN LOTTA!