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Fuori dal coro! Fuori dalla melma politicante!

Diciamolo chiaramente. Agli anarchici – e quindi a chi scrive – tutte le ciance sulla “costituzione più bella del mondo” e via discorrendo non hanno mai minimamente interessato.
Sono solo sciocchezze e sciocchezze delle più grosse, dato l'incontrovertibile punto di partenza – se proprio vogliamo scendere a questo livello del discorso – che tutta quanta la retorica riguardante i famosi/fumosi “diritti” su cui sarebbe imperniata la Costituzione scritta nel 1948, è appunto rimasta quel che è sempre stata: retorica appunto! Idealizzata quanto si vuole, soprattutto dalla sinistra, ma tanto resta!
Non saranno né i buoni propositi, né il fatto di scomodare la sua supposta natura “antifascista” nata dalla Resistenza, che ci faranno dimenticare che le parti ideali sono sempre rimaste inapplicate, mentre al contrario quella che oggi viene difesa a spada tratta contro i tentativi di riforma di Renzi rimane la costituzione di uno Stato che, ancora oggi, ha in uso leggi, procedure di polizia e codici penali del passato regime fascista (e non ce ne sorprendiamo, del resto) senza contare il rinnovo del concordato con la Chiesa cattolica siglato anche dal comunista Togliatti. Uno Stato che già nel 1948 arrestava ed imprigionava i partigiani e rimetteva al proprio posto di comando prefetti, questori e uomini del passato regime mussoliniano. Del resto, è bene evidente la continuità dello Stato repubblicano col suo ingombrante predecessore.
La costituzione è stata solo un utile paravento dietro il quale lo Stato ha potuto continuare a mettere in atto le sue nefandezze contro i lavoratori e gli sfruttati, ma in modo che ogni critica ed opposizione sociale ai nuovi assetti di potere fossero bollate come antidemocratiche e proto-fasciste. Con questo si spiega anche il mancato sviluppo di una vera opposizione di classe da parte delle componenti della sinistra italiana, che su questo punto hanno sempre dimostrato una sudditanza quasi patologica verso l'intoccabilità delle istituzioni rappresentative, anche quando queste componenti amavano presentarsi come sedicenti rivoluzionarie.
Una sudditanza che appare incredibile. Come si può, infatti, concepire che la libertà – la libertà vera, quella integrale – possa in qualche modo essere riconosciuta e salvaguardata da un pezzo di carta, quale che sia, se persino lo Stato stesso, che ne dovrebbe essere l'interprete, è consapevole che quello che alcuni chiamano la “carta fondamentale” è invece carta straccia che si può modificare seguendo gli interessi del momento?
É fin troppo chiaro che la funzione della Costituzione è solo simbolica.
Sono i rapporti di forza in un dato momento che creano le premesse e le condizioni per la nascita e il consolidarsi dei cosiddetti “diritti” (a cui i libertari però preferiscono sempre il termine libertà, anche perché i due termini non sono sinonimi) e non le costituzioni, che semmai sono il tentativo pretestuoso di congelare questi rapporti, sempre mutevoli nel corso del tempo e mai dati una volta per sempre. Questi rapporti di forza si determinano solo in un modo: attraverso la guerra sociale di una parte contro l'altra. Guerra che vede fronteggiarsi da sempre due classi: la classe degli sfruttatori e la classe degli sfruttati.
Oggi, è evidente anche ad un cieco che i rapporti di forza appaiono completamente sbilanciati dalla parte degli sfruttatori. É chi detiene il potere – politico ed economico – che sta conducendo una spietata guerra di classe contro gli sfruttati e gli esclusi di questo mondo.
É quindi tanto più evidente che il tentativo di riformare la costituzione in qualche sua parte (e di modifiche dal 1948 ce ne sono già state tante) attraverso l'abolizione del Senato della Repubblica, che fa il paio con la paventata promulgazione della nuova legge elettorale che garantirà una maggioranza bulgara alla Camera per il partito che prenderà più voti alle elezioni (che ricorda la famosa legge Acerbo o “legge truffa” che consentì a Mussolini l'instaurazione della dittatura) partono appunto dalla stessa logica: sono esempi, tra gli altri, di quell'arrogante esibizione di forza da parte di uno Stato che, sentendosi sicuro di sé, cerca oggi di snellire le proprie appesantite burocrazie in direzione di un più efficace "decisionismo" politico e nel contempo estendere ed allargare la propria efficacia coercitiva nei confronti degli sfruttati. Il ché porterebbe ad un rafforzamento dell'esecutivo governativo, naturalmente a beneficio degli interessi privati a cui lo Stato fa capo. Rafforzamento che contraddice palesemente, tra l'altro, tutti i discorsi sulla presunta sovranità minacciata dello Stato, portati avanti sia dai "sovranisti" di destra (grillini, leghisti, neofascisti, nazionalisti...) sia da alcuni neomarxisti o postmarxisti che dir si voglia. Come se lo Stato fosse mai stato altro da quel cane da guardia del Capitalismo nazionale ed internazionale che è!
Bene, anzi, male! Di fronte a questo scenario, infatti, il piano dell'opposizione parlamentare – ma anche di una parte della sinistra extraparlamentare (extraparlamentare non per sua scelta, evidentemente) – allo schiavetto dei potentati capitalistici, cioè Matteo Renzi, si sono ridotte a due sole opzioni: la promulgazione di un referendum contro la riforma costituzionale e la speranza riposta nell'intervento della Corte Costituzionale affinché essa invalidi il testo della legge elettorale (L'Italicum). Un po' poco, a parere di chi scrive, per tentare di spostare davvero i rapporti di forza di cui parlavamo poc'anzi.
Ma, alla fine dei conti, vi è davvero in questa composita opposizione a Renzi la volontà di spostare questi benedetti rapporti di forza? O è invece, come è ovvio, solo un tentativo per farlo cadere? E con quale prospettiva di breve e lunga durata? La semplice volontà di far cadere Renzi non può avere, come è scontato, nessuna progettualità da portare nel quotidiano, sul lato pratico, negli aspetti che riguardano la vita delle persone. I comitati referendari per il NO, in cui è confluito come una melma un po' di tutto, ci hanno detto di difendere nientemeno che la “Democrazia” con la D maiuscola, quando in realtà si sta parlando della pura conservazione del Senato della Repubblica così com'è (con la riforma esso diventerebbe un mero organo consultivo composto da Sindaci e Consiglieri di Regione). Un pretesto tra i tanti. Questa grande prova di efficienza organizzativa ed operativa è stata uno spreco e un dispendio enorme di energie, nonché un'enorme presa per i fondelli.
Melma politicante che invece che soffermarsi sui problemi reali delle persone e cercare di combatterli sul terreno del conflitto sociale, preferisce ancora una volta concentrari sulle urne, nel desolante vuoto delle piazze.
Mentre l'opposizione sociale langue, mentre la società scivola sempre più a destra, mentre i cosiddetti diritti sanciti dalla Costituzione di cui ci si fa paladini vengono calpestati e non certo da oggi ("Diritto al lavoro"? Che ne penserebbe il lavoratore GLS schiacciato sotto il camion aziendale mesi fa perchè stava scioperando?) facciamoci una semplice domanda: dove sono oggi questi politicanti cialtroni mentre tutto ciò accade?
Da un'altra parte, naturalmente: a difendere la "Costituzione più bella del mondo".


ALCUNE ANARCHICHE E ALCUNI ANARCHICI DELLA ROMAGNA

Contro tutte le frontiere!

Libertà per i compas rinchiusi nel Centro di Detenzione Amministativa di Nizza! Liber* tutt*!

 

Ieri mattina la polizia francese ha sgomberato la vecchia dogana del valico di Fanghetto (Alpi marittime, confine italo-francese sulla statale Cuneo-Col di Tenda-Ventimiglia).L'edificio era stato occupato sabato scorso durante una giornata di mobilitazione contro le frontiere, in solidarietà ai migranti e contro le infrastrutture nocive che aggrediscono la Valle Roja (in primis il raddoppio del tunnel di Tenda), dove appunto è situata la linea di confine internazionale. Da sabato scorso, dove un tempo le divise controllavano il passaggio di una delle tante frontiere imposte per dividere le popolazioni ed ostacolarne gli spostamenti, l'edificio occupato garantiva accoglienza, libera circolazione e mobilitazione costante contro la frontiera e contro i progetti che vogliono stravolgere in maniera irrimediabile il territorio e la vita della valle.

Durante lo sgombero le divise hanno sequestrato nei container adibiti a ufficio d'identificazione gli attivisti che si trovavano sul posto: quelli con carta d'identità francese sono stati rilasciati ieri in mattinata, e dei cinque compas con carta d'identità italiana, quattro sono stati trasferiti al Centro di Detenzione Amministrativa (l'equivalente francese del Cie) di Nizza, mentre una compagna è stata immediatamente espulsa.

Una dimostrazione inedita quanto inconfutabile dell'evidenza che la criminalizzazione dei migranti e i campi di concentramento delle democrazie occidentali non possono riguardare solo chi sfugge dalle miserie degli altri continenti, ma sono uno strumento del Potere da contrastare e combattere con ogni mezzo.

Siamo sicuri che i compas "indigeni" ora nel Cie francese sapranno dimostrare bene alle autorità che li tengono reclusi quanto può essere forte e determinata la solidarietà tra sfruttati e ribelli, da qualunque parte del mondo provengano, in qualunque territorio si vengano ad incontrare.

Tra i compas ora reclusi a Nizza ci sono anche Andre e Arturo, compagni nostri di vita, strada e lotte a cui va l'abbraccio di quelle montagne ribelli in cui vivono ed agiscono, ed in cui solo divise e sfruttamento devono sentirsi stranieri.

Rilanciamo l'impegno ad opporsi al disastro sociale e ambientale che lo Stato e il Capitale ci vogliono imporre, diffondiamo iniziative sul territorio perché quest'ennesima trovata della repressione si infranga contro un muro di solidarietà!

 

Le uniche catene che amiamo sono quelle montuose!

Contro ogni forma di repressione, solidarietà internazionale!

Rafael, Vincenzo, Andre, Arturo liberi subito! Tutt* Liber*!

 

Alpi Libere

Cassa AntiRepressione delle Alpi occidentali

CON OGNI MEZZO NECESSARIO?

Voglio spendere qualche parola a proposito della proposta dell'ANPI di San lazzaro di Savena (Bologna), poi raccolta da una consigliera comunale, di vietare la concessione di spazi pubblici a chi non rinnega il fascismo, per impedire che realtà come Forza Nuova, Casapound e simili possano svolgere le loro iniziative in piazza.

L'ANPI, in breve, ha chiesto di rivedere il regolamento comunale della cittadina bolognese per la concessione del suolo pubblico, affinché le richieste di occupazione temporanea da parte di partiti politici, onlus e associazioni siano concesse "solo dopo previa sottoscrizione di una dichiarazione di adesione ai principi della Costituzione con particolare riferimento alla XII disposizione transitoria e finale", ovvero quella che afferma che “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Ora, il consiglio comunale di San Lazzaro ha fatto sua la proposta dell'ANPI (tra l'altro annacquandola) approvando a maggio un ordine del giorno di modifica del regolamento di concessione di suolo e spazi pubblici, inserendo una semplice postilla in cui si dichiara che i partiti, le associazione e i gruppi devono firmare, da ora in avanti, un documento in cui dichiarano "di aver preso visione e comprensione" della famosa e fumosa XII disposizione finale della Costituzione (non più ADESIONE ai valori costituzionali, dunque, come chiedeva l'ANPI).

Questa scelta puramente demagogica fatta dai membri del consiglio comunale di San Lazzaro, che di per sè è totalmente inutile e non vincola proprio nessuno (come invece vogliono farci credere) è stata salutata con entusiasmo non solo dall'Associazione Nazionale Partigiani ma anche da aree del cosiddetto antifascismo militante. La cosa risulta invero imbarazzante ed è anche la ragione principale di questo scritto.

É stato detto, a riguardo, che quando c'è la volontà politica (sottinteso: dei partiti istituzionali) è possibile negare spazi ai movimenti neofascisti e così, attaccandosi a questo falso mito più volte dimostratosi errato, si finisce con l'appellarsi ai partiti e alle istituzioni comunali affinché affrontino il problema al posto nostro.
È buffo che non ci si accorga che queste sono parte dello stesso problema, quando legittimano i gruppi neofascisti e neorazzisti ma anche quando semplicemente fanno funzionare i propri strumenti legislativi, come in questo caso, apparentemente con una finalità antifascista. O dovremmo concludere che sono cattive solo quando autorizzano le manifestazioni dei fascisti e sono invece buone e giuste quando esibiscono un antifascismo di comodo (e pertanto ci fanno comodo)?

Già conosco in anticipo le giustificazioni. É giusto fare pressione politica verso i Comuni perchè adottino le giuste risoluzioni. Solo che si dimentica sempre che sono i mezzi con cui fare pressione ad essere basilari. Cambia se la pressione è stata attuata accodandosi alle richieste legalitarie dell'ANPI (e cioè, per meglio dire, del PD) oppure si è strappata qualche libertà attraverso contenuti e pratiche diffuse.

Il punto è che già mi sembra illogico che la libertà di manifestare debba essere chiesta a qualcheduno e che debba esistere addirittura un regolamento per esprimere questa libertà che, appare ovvio, se è concessa e regolata non è vera libertà (perchè, appunto, come è concessa può sempre venire tolta, vietata, che si viva in un regime fascista cosiccome in un regime sedicente democratico). Detto questo, ma chi glielo dice agli anarchici (che pure hanno pagato la loro lotta antifascista con repressione e lutti ed ancora la pagano) che per manifestare in piazza, o per richiedere un'occupazione di suolo pubblico, devono prima sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi della Costituzione Repubblicana. Ovviamente suonerebbe alquanto strano. Sarebbe come se un repubblicano giurasse sulla monarchia (e tra l'altro ci fu chi lo fece, non tutti hanno la stessa idea di coerenza).

Certo, i fascisti mi fanno schifo! Certo, non voglio che abbiano spazi e legittimità, ma sono anche consapevole che i modi con cui sottrargli questi spazi e questa legittimità sono importanti. I mezzi che mi dò sono sempre rapportati al fine che voglio raggiungere. Per cui c'è una enorme differenza se gli spazi sotratti ai movimenti fascisti lo sono con mezzi libertari (che non vuol dire lasciar fare i fascisti ma, al contrario, agire in prima persona, in modo autorganizzato e non gerarchico, senza mediazione delle sovrastrutture istituzionali) o con mezzi autoritari come un regolamento comunale piovuto dall'alto.
A volte ci sono limiti autoimposti che non vogliamo superare, a volte questi limiti si possono pure transigere per delle emergenze o delle situazioni particolari, certo. Ma la questione è che mentre c'è chi si limita solo all'antifascismo, per qualcuno l'antifascismo è solo una delle tante declinazioni del più generale e comprensivo antiautoritarismo. Perchè, non va dimenticato, è nell'autoritarismo (il potere dell'autorità sugli altri) la fonte di ogni fascismo in potenza.

Siamo onesti, suvvia! Senza ribadire il fatto che il testo base per la polizia è ancora il TULPS del 1931 e il codice Rocco fascista è ancora la base dell'odierno codice penale italiano (e vorrà ben dire qualcosa se un sistema che si dice democratico usa gli stessi mezzi che furono del regime fascista...dovremmo ben trarne delle riflessioni, o no?), appare evidente che se le realtà neofasciste di oggi non sono mai state sciolte, continuano a partecipare alle elezioni e le loro manifestazioni vengono autorizzate, potendo esprimere tranquillamente e alla luce del sole i loro deliri razzisti verso chi non è italiano, e sono pure protette dagli organi di sicurezza e dalla magistratura, è perchè il sistema della democrazia rappresentativa, anche se lo volesse (e non lo vuole) non ha gli anticorpi adatti per evitare che ciò avvenga. Ne abbiamo ben visti di esempi nella storia: Hitler stesso andò al potere con sistemi e mezzi democratici e solo quando fu cancelliere si fece le leggi che voleva. Ma al potere ci andò con le leggi democratiche della Repubblica di Weimar.
Anche allora, sia in Germania che in Italia, c'era chi diceva: "calma, ci sono le leggi, ci sono le istituzioni democratiche che non permetteranno mai al nazismo e al fascismo di affermarsi. Non preoccupatevi, lasciate fare alle istituzioni democratiche, affidatevi a loro". Infatti abbiamo visto come è finita!

Molti si chiedono, giustamente, che cosa ne sarà di soluzioni di ripiego come quella del Comune di San Lazzaro, nel momento in cui questi partiti neofascisti firmeranno la famosa clausula e cioè di aver preso visione della postilla che richiama alla XII disposizione della Costituzione. Che cosa cambierà, di fatto? Giusto essere onesti: non cambierà niente!
Occorre aggiornare il nostro vocabolario. Fascista non è solo quel gruppo che vuole restaurare il vecchio partito fascista mussoliniano, nelle misure e nei modi previsti dalla legge e dalla Costituzione. Nel tempo gruppi neofascisti dei più disparati hanno effettuato - nonostante si richiamino ai contenuti del fascismo, all'Italia mussoliniana, ai simboli del ventennio e della RSI -  un costante aggiornamento (ideologico e nel modo di presentarsi) che ha coinciso con una vera e propria rinascita, pur in forma diversa, del fascismo. Addirittura, oggi, gruppi neofascisti si impadroniscono di simboli, fraseologia, estetica, miti e concetti anche del campo avverso (sinistra antagonista o libertaria). Per dire, qualche anno fa il movimento dei "forconi", all'interno del quale trovarono posto svariati fascisti, si presentò pubblicamente con volantini e manifesti recanti una massima dell'ex presidente della Repubblica Pertini, che fu socialista e antifascista.
Si delinea, quindi, in certi casi, una sorta di "mimesis" ovvero di mimetismo strategico dei gruppi neofascisti che inficia tutti i risibili tentativi della repressione legale e costituzionale dell'antifascismo istituzionale.
Non solo; sembra ormai svanita ogni differenza tra gruppi neofascisti classici e partiti come ad esempio la Lega Nord che, oltre a fare comunella coi camerati di Casapound e Lealtà Azione, e a sdoganarli di fatto nelle istituzioni all'interno delle proprie liste, non ha proprio nulla da invidiare in quanto a lessico e proposte razziste ai partiti di ispirazione fascista più beceri.
Se non si capisce come è mutato il fascismo di oggi, non si capirà nemmeno con quali mezzi combatterlo. E oltre ai mezzi, non si capirà nemmeno con quale fine.

L'ordine del giorno del consiglio comunale di San Lazzaro – mi dispiace per gli entusiasti – è stato dunque un atto meramente simbolico che non cambierà proprio nulla. Anzi, se proprio la vogliamo dire tutta, esso rappresenta semmai un ulteriore freno all'azione diretta propositiva dei singoli e alla capacità di fare rete, di intrecciare percorsi e relazioni dal basso, di creare controcultura, che è poi quello che davvero sembra mancare oggi.
Un antiautoritario che riflette

Aggiornamenti da Ventimiglia riorganizzazione ...

Il piano Alfano è fallito. La serenità di questa affermazione non vuole nascondere la rabbia per i rastrellamenti nelle strade di Ventimiglia, le violenze della polizia nei commissariati e la deportazione di cinquanta persone dal confine italo-francese all'hotspot di Trapani, dove sono attualmente detenute. Gli annunci mediatici del ministro degli interni hanno avuto degli effetti molto concreti fatti di abusi e violenze, ma il "piano per per svuotare Ventimiglia dai migranti", rivendicato con tanto orgoglio dalla questura di Imperia, è fallito.

Nei giorni immediatamente successivi le dichiarazioni di Alfano il movimento delle persone in viaggio non si è fermato, e già martedì la linea ferroviaria Ventimiglia-Nizza rimaneva chiusa un'ora per l'iniziativa di un gruppo di migranti che in pieno giorno ha cercato di attraversare la frontiera seguendo i binari. In commissariato, nel frattempo, la polizia ha avuto non pochi problemi a imporre l'identificazione alle persone rastrellate in città e le forme di resistenza, anche estreme, si sono andate moltiplicando. La risposta della questura, rafforzata nel suo organico di 60 uomini (oltre ai 60 alpini la cui inutilità è lampante), è stata muscolare e mediatica. Lo scopo è stato placare la pancia razzista del paese mostrando la presenza militare dello stato. Uno spettacolo violento che però non ha sostanzialmente impedito alle persone di raggiungere Ventimiglia e, in più di un caso, di bucare il confine.

Oggi a Ventimiglia sono presenti almeno 150 migranti, a dimostrare che sono fantasie quelle di chi crede che si possano confinare uomini e donne a suon di fermi, detenzioni e deportazioni. Se la polizia non si è fatta scrupolo di fermare le persone anche lungo la strada che porta alla sede della Caritas, così come ha vilmente sgomberato la foce del Roia mentre i/le migranti erano in fila per ricevere un sacchetto di cibo, questo non significa che il piano del ministro sia riuscito a piegare la determinazione di chi viaggia. Le persone rinchiuse a Trapani ci hanno chiamato, stanno bene (come si può star bene in un centro di detenzione...) e non vedono l'ora di ritrovare la libertà per ricominciare il proprio viaggio. Li aspettiamo presto qui al confine.

Dopo lo sgombero della foce del Roia un gruppo di migranti ha trovato rifugio sotto un ponte. Un posto brutto, sulle rive dello stesso fiume ma più a monte. In questo luogo, marginale nell'economia della città rivierasca, hanno trovato un minimo di tranquillità dalle vessazioni quotidiane della polizia. Qui la libertà di chi viaggia ha ricominciato a organizzarsi. Negli scorsi giorni ci sono state diverse assemblee nelle quali è emersa più volte la volontà di stare uniti/e e di far fronte insieme all'attacco della questura. I/le migranti hanno deciso di partecipare alla manifestazione contro violenze e deportazioni, e hanno chiarito a più riprese come le ragioni della protesta riguardano tanto la chiusura del confine, quanto le violenze della polizia italiana e francese. Forte è la voglia di uscire dall'invisibilità, per riaffermare la propria presenza e la comune volontà di passare il confine. La parola d'ordine più ricorrente è sempre la stessa: freedom, hurriya, libertà.

La controparte non l'ha presa bene. Stampa e questura hanno dimostrato in questa settimana un certo nervosismo, cercando di smentire alcune delle testimonianze che i/le solidali andavano via via raccogliendo e diffondendo. Non sono mancate nemmeno le intimidazioni da parte della polizia rispetto alla costante attività di monitoraggio dei/delle solidali presenti sul territorio. Avrebbero evidentemente preferito un po' di discrezione. Non è a loro che dobbiamo dimostrare la nostra affidabilità, ma a chi ci consegna queste storie. Siamo abituati/e a prendere molto seriamente i colpi inferti dal braccio armato dello stato e sappiamo che serve cura tanto per le ferite del corpo quanto per ciò che si portano dietro. Quando usiamo certe parole, come tortura, violenza, deportazione, non lo facciamo a cuor leggero, ma l'amicizia che ci lega alle persone in viaggio ci impone di raccontare ciò che accade. Le testimonianze riportate nei comunicati nascono come promesse fatte a mezza voce che si rompono in un grido di fronte al silenzio che circonda questi episodi. Forse cominceremo anche a raccogliere i referti medici, ma con o senza questi non temiamo smentite e intimidazioni, sappiamo ciò che diciamo e non sarà un giornale online o un questurino a farci smettere di raccontare.

Come solidali restiamo al fianco di chi è in viaggio, continuando a supportare queste persone che chi governa vorrebbe invisibili e passive. Come nemici e nemiche delle frontiere vogliamo dar seguito alle parole usate in questi giorni nei comunicati usciti. "Estendere la solidarietà", "bloccare le deportazioni" non sono per noi semplici slogan. A quanti supportano i/le migranti e l'azione dei/delle solidali al confine chiediamo quindi di fare un passo in avanti. Se come abbiamo detto i piani del ministero degli interni e della questura non hanno sortito gli effetti desiderati, ciò non vuol dire che non ci aspettiamo altri attacchi alla libertà di chi viaggia senza documenti. Il campo di fortuna sulle rive del Roia non è un luogo sicuro e in stazione così come nelle strade continuano i rastrellamenti. E' possibile che nuovi sgomberi e nuove deportazioni abbiano luogo. Dobbiamo essere pronti/e, e non rassegnarci a un ruolo di mera testimonianza. Gli obiettivi non mancano. Il primo di questi è il blocco reale delle deportazioni, interponendoci ai fermi e al trasporto coatto delle persone in viaggio ovunque sia possibile. Se anche non ci si trova sul percorso delle deportazioni questo non impedisce a nessuno di mettere in crisi la circolazione di mezzi e persone in altri luoghi, esprimendo così la propria solidarietà verso i/le migranti. Il secondo obiettivo è denunciare le complicità di cui gode il sistema delle deportazioni, boicottare con i mezzi che ognuno riterrà più opportuni chi fa soldi con il trasporto coatto e la detenzione di esseri umani, Poste Italiane in primis.

Al contempo sentiamo forte la necessità di estendere il piano della solidarietà, dando un sostegno concreto a chi è in viaggio e costruendo materialmente la possibilità per tutti/e di agire qui ed ora come se il confine non ci fosse. La libertà che cerchiamo per tutte e tutti ha bisogno di una dimensione popolare, ampia, che a partire dalle pratiche di mutuo aiuto quotidiane smonti pezzo pezzo il discorso legalitario sulla gestione dei flussi, sull'accoglienza ecc. Crediamo in sostanza che a partire dalle relazioni di solidarietà diretta il distinguo fra ciò che è legale e ciò che non lo è perda di significato, aprendo la strada a una solidarietà diffusa verso le persone senza documenti che metta in crisi gli apparati di controllo della fortezza europa.

Infine Ventimiglia. A breve usciremo con un resoconto della giornata di oggi, in cui in tante e in tanti siamo stati di nuovo in piazza insieme. Rimane importante una presenza al confine di solidali, ma non ci illudiamo che la nostra semplice presenza basti a farla finita con gabbie e frontiere. Per questo chiamiamo fin da subito a delle giornate di azione per il mese di giugno, per fare un passo ulteriore nella lotta internazionale contro tutte le frontiere, ovunque si trovino.


La libertà è dove ci si organizza insieme!

alcune/i solidali a Ventimiglia

al fianco di chi viaggia, contro ogni frontiera