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-CLERICANCRO-

(Presentazione della mostra "CleriCancro" esposta nel mese di dicembre presso lo

Spazio "Sole e Baleno" di Cesena).


  La religiosità è qualcosa di personale. Quando diventa religione si fa chiesa e muta di forma: diviene istituzione.
Le chiese, tutte le chiese, sono nemiche dell'individualità umana. Dove vi è chiesa vi è costrizione, dominio, abuso. Ogni chiesa, a suo modo, pretende di giudicare i pensieri, di censurare le idee, di condannare i comportamenti, di indicare la via giusta per guadagnare un qualche falso paradiso. Laddove non obbligano, laddove non opprimono moralmente e fisicamente le persone, le chiese sono scuole di affabulazione, di sottomissione, di falso pietismo.

 Le gerarchie ecclesiali hanno da sempre benedetto i potenti, alleandosi al potere secolare degli Stati, con cui hanno con-diviso l'autorità: agli Stati la legge terrena, alle chiese quella divina. Ai primi l'ubbidienza della carne, alle seconde il conformismo della morale. Terrore di Stato e timor di Dio. Crimine e peccato. Due facce della stessa medaglia. Plasmare bravi cittadini e buoni fedeli: docili, remissivi e ubbidienti.

 Le chiese predicano la povertà e la miseria mentre le loro banche si arricchiscono e i loro prelati vestono di seta e oro. Concordati, oboli, offerte dei fedeli, lasciti in eredità, 8x1000, ruberie, finanziamenti statali, agevolazioni fiscali, imprese private, operazioni finanziarie disinibite: le chiese sono tenute in vita da un fiume di denaro legale e illegale. L'apparenza modesta e disadorna del nuovo “santo padre” Bergoglio – il Papa Francesco che piace anche ai “comunisti” – è soltanto menzogna, ipocrisia, meschino proselitismo per i più cretini.

 I crimini delle religioni sono abominii contro l'umanità. Nel remoto e recente passato in nome di un Dio o degli Dei si è inquisito, censurato, torturato, abusato, seviziato, imprigionato, ucciso, smembrato, arso, annegato, impiccato, evirato, castrato, impalato. Si sono benedette e incoraggiate le crociate, le guerre sante, le guerre tra nazioni, il colonialismo, le missioni, i regimi sanguinari, i fascismi e il nazismo, la segregazione e le persecuzioni razziali. Oggi la progenie di coloro che hanno approvato, gestito e prodotto questi orrori, cerca ancora di imporre un giusto modo di fare l'amore, prescrivendo con chi e quando farlo, annunciando la dannazione eterna per chi non si conforma al suo pensiero. Questo mentre abusano i fanciulli.

 Le chiese e coloro che si fanno loro paladini – sentinelle in piedi, gruppi fascisti, reazionari e tradizionalisti, fanatici di ogni religione – sono un cancro. Una metastasi nel corpo sociale. Non abbatteremo mai il dominio, giungendo alla libertà per tutte e tutti, se assieme a tutti gli Stati non abbatteremo anche tutte le chiese.

 

Sulla guerra in Siria

 

Siamo contro la guerra. Tutte le guerre. È nel nostro DNA di libertari.
Ci sono delle cose “sacrosante”: noi non abbiamo bisogno delle guerre. Ad avere bisogno delle guerre sono gli Stati, le grandi potenze, i gruppi di potere. Tutta la storia dell'umanità si basa su questo assunto. Il controllo dei territori, la geopolitica, rimandano ad una pianificazione puntuale del potere. Che fosse sotto Gengis Khan, Carlo Magno o la Roma Imperiale, il soldato è sempre stato l'esecutore obbligato di qualcuno più in alto di lui. La guerra è sempre stata la negazione totale della parola: se faccio la guerra non parlo. Parlo con le armi, parlo con le bombe! La coperta è corta quando si parla di Stati e questi la tirano dalla loro parte come e quando gli pare. Tanto per dire, anche se nella forma della legalità degli apparati statali di diritto vi sarebbe il ricorso al processo, per dirimere le questioni interne ed internazionali, quasi mai questo avviene. Senza voler difendere lo stato di diritto, sappiamo bene che fine hanno fatto personaggi come Gheddafi (che certo era un tiranno), ammazzati senza alcun processo, per paura di quanto avrebbe potuto dire su accordi sotto banco fatti con le potenze occidentali (tanto per fare un esempio: gli accordi con Berlusconi – e con ENI – sulle norme Italia-Libia anti-immigrazione). Quando fa comodo, anche l'omicidio di massa è legittimo e legittimato. Cose già dette, quasi scontate, ma che occorre ripetere ancora.

Ma cosa sappiamo davvero della guerra in Siria? Sicuramente sappiamo che da circa 6 anni un luogo della terra è flagellato da eventi che sovra-determinano la volontà dei suoi abitanti. Nata come opposizione al despota Assad, la rivoluzione siriana si è presto trasformata in qualcosa d'altro. Nella rivolta contro Bassar Al-Assad, che comprendeva (e, in misura minore, ancora comprende) anche gruppi libertari, curdi ed altre componenti della sinistra rivoluzionaria, hanno via via preso piede gruppi dell'islamismo politico radicale, foraggiati dai governi di molti Stati alleati degli occidentali. Da allora una guerra di tutti contro tutti, giocata per interposta persona dalle potenze regionali e globali (non ultima la rediviva potenza imperiale Russa, che piace tanto, oltre ai neofascisti europei, anche a vari gruppi della sinistra antimperialista di casa nostra) ha portato ad una situazione di totale destabilizzazione e frammentazione di quei territori. A farne le spese, ovviamente, come sempre la popolazione civile.

Cosa altro sappiamo della guerra in Siria. Di certo sappiamo che qui in occidente siamo addormentati, che non ci toccano nemmeno le bombe che scoppiano all'interno dei quartieri di Aleppo, sugli ospedali, sulle case della gente. O quelle sganciate dalla democraticissima Turchia dentro i territori amministrati in maniera autogestita dai curdi siriani del Rojava. Eppure quando arrivano le ondate migratorie di persone in fuga da queste guerre e da questi conflitti la gente qui da noi non si domanda del perché e del percome ciò accada. E come fa la gente a pensare che non ci sia correlazione con le migrazioni che vediamo qui da noi: le analisi chi le fa, quali dati ha la gente per fare certe analisi? Dici: cosa vengono a fare qua in Italia questi immigrati? Vengono a rubarci il lavoro? Vengono a sostituirci come popolazione indigena? Ma noi italiani cosa faremmo, se ci bombardassero. Se domani mattina bombardassero il tuo quartiere sceglieresti di restare o te ne andresti? Stiamo dicendo cose abbastanza semplici da comprendere, ci pare.

Quello che stiamo dicendo sembra essere una gran retorica (anche se siamo rimasti in pochi a dirla). Ma dal nostro punto di vista questa è la realtà dei fatti. Un altro linguaggio non è possibile. Chi gestisce il potere ci potrebbe dire che è giusto l'esportare democrazia dove questa è assente. Per noi, però, la democrazia attuale, o meglio il discorso sulla democrazia è solo una gran menzogna. La democrazia che dice “L'Italia ripudia la Guerra” abbiamo imparato a conoscerla a suon di caccia bombardieri partiti dalle basi di casa nostra e mandati nei vari contesti internazionali a mietere vittime. Questa democrazia, non abbiamo problemi a dirlo, non la vogliamo. La cosa che ci domandiamo è un'altra: dove sono finiti quelli che ieri sventolavano le bandiere arcobaleno nelle piazze e si dicevano contro tutte le guerre? Forse a sostenere i governi liberisti di “centro-sinistra” colpevoli della partecipazione alle guerre (Libia in primis)? Oppure a gioire del ritrovato ruolo di superpotenza mondiale del gigante russo (un ruolo che ovviamente prevede anche un lato guerrafondaio)? O ancora a ingigantire il fronte razzista contro l'immigrazione? Non è dato sapere. Nessuno sembra avere più in animo la trasformazione radicale della società. Quando viene meno questa visione radicale di una vita altra, allora sembra più semplice prendersela con la categoria presentata come più debole, più esposta, e cioè gli immigrati. É un modo per fare quadrato. La nazionalizzazione delle masse contro il nemico esterno. Vecchie questioni che ritornano d'attualità.

Un problema grosso è proprio che le persone in occidente sentono e reclamano il bisogno di sicurezza. Una sicurezza che dovrebbe essere garantita dal sistema capitalista vigente. Per questo ci si aspetta che il sistema risolva le questioni che mettono a repentaglio le sicurezze della vita in occidente. Una questione centrale è quella del cosiddetto “terrorismo” islamico, che secondo i media e la vulgata minaccerebbe il nostro sistema di vita. “Stabilizzare” quei territori da cui partono gli immigrati (in toto assunti come figura retorica di “terroristi”) sembra essere il percorso ideale. Difficile, però, credere ad una stabilizzazione tramite la guerra. La guerra, anzi, crea sempre i presupposti per un ritorno di fuoco. Essa ritorna sempre al punto di partenza contro quegli stati che l'hanno promossa. In Francia la paura del “terrorismo” a seguito degli attentati e le politiche che di questa paura si sono fatto carico hanno fatto arretrare le libertà. Si è accettato il coprifuoco militare, le manifestazioni e i presidi non sono tollerati, gli assembramenti con più di tot persone sono vietati. Questa è la rinuncia totale alla libertà in nome della sicurezza. Eppure c'è chi corre ad intrupparsi nell'esercito della salvezza nazionale. Difesa della patria, difesa della nazione, difesa dei confini, difesa della civiltà...come fare a smontare la questione dei “soldati civili”, quelli che di fronte ad uno spauracchio costruito ad arte sono disposti ad appoggiare tutte le guerre? Questa è la domanda da un milioni di dollari.

É evidente come sia in atto una rimozione della concezione della disumanità del capitalismo. Quel sistema che, in ultima analisi, è il vero responsabile delle guerre in corso. Tutt'al più se ne criticano alcuni aspetti, come la sua finanziarizzazione, adducendo la solita formula dell'opposizione di questo “capitalismo cattivo (capitalismo speculativo) al “capitalismo buono” (capitalismo produttivo o industriale) che anzi sarebbe da salvaguardare. Quel che pensiamo di dire, invece, anche contro la stessa logica comune, è che sotto il sistema capitalista che gestisce le nostre vite non è possibile nessuna pace e nessuna sicurezza. Nessuna giustizia sociale e nessuna vera uguaglianza. Solo ordine armato. Gli Stati che difendono il capitalismo non possono e non vogliono attuare la pace, perché il giorno dopo che la mettessero veramente in pratica esaurirebbero il loro compito e la loro funzione. Che è sempre quella di fare la guerra a qualcuno. In una società liberista l'operaio non può essere il padrone. In una società libertaria non esistono padroni. É quest'ultimo l'esempio che più ci sta a cuore. Questa impostazione è oggi difesa dai curdi del Rojava, donne e uomini che veramente si stanno battendo per un progetto sociale alternativo a quello statal-capitalista. Accerchiati e combattuti da tutte le parti – dall'Isis come dalla Turchia, dall'Iran come dalla Russia passando per le democrazie occidentali (e vedremo con la nomina di Trump a presidente USA cambierà i rapporti con l'America) – i curdi del territorio autogestito del Rojava stanno combattendo una battaglia che ci coinvolge tutti e tutte quanti/e.

La Siria non esiste più! Va detto. Il territorio che le forze in guerra si stanno contendendo è completamente annientato, smembrato, distrutto. Le case abbattute. Il deserto ovunque. Chi vincerà non avrà nessun territorio fisico da amministrare. Ciò che è in causa è solo la conquista di assetti geopolitici inerenti a rapporti di forza sovranazionali. La Siria non esiste più. La finalità è solo il potere. Il potere sopra le macerie e sopra le donne e gli uomini. Ma c'è un però. Minacciato ed accerchiato, l'esperimento territoriale del Rojava è reale, interessante, aperto e vivo e questo ci fa ben sperare, aldilà delle ovvie critiche che si possono fare a qualsiasi esperimento che ha bisogno di crescere e trovare sé stesso. Il fattore importante è sempre la libertà.


BrunAle

Contro la religione delle merce e il sacrificio del lavoro

Le festività di Dicembre e Gennaio si avvicinano. C’è chi dice, dolendosene, che queste abbiano perso del tutto il loro senso originario, la dimensione religiosa con cui sono nate e si sono diffuse.
Eppure, a ben guardare, l’aspetto fondamentale – e cioè il fatto che un rito religioso continua ad essere celebrato – è ancora ben presente.
Infatti, com’altro considerare se non religioso il rito collettivo, che coinvolge milioni di persone ogni anno, a scadenze prestabilite (Natale, Capodanno, Epifania…), quando ci si reca in pellegrinaggio nei nuovi templi e chiese della religione della merce, per seguire il comandamento che dice: compra, acquista!?
Quasi nessuno può sottrarsi a questo rito comunitario, checché ne possa dire. Ormai è entrato a far parte della stessa dimensione mentale di ognuno. È accettato: si deve fare così!
Vi è da aggiungere, a questo riguardo, anche un’altra importante considerazione. Se in tempi remoti (ma remoti quanto, poi?) la credenza ultraterrena in uno o più Dei prevedeva che si ottenesse la benevolenza di questi tramite un sacrificio di uomini o animali, anche oggi occorre pagare il proprio debito per ottenere dal più terreno Dio della merce quello che si desidera. La tipologia moderna di offerta rituale è il denaro. Che, ovviamente, pretende anch’esso un sacrificio: quello del lavoro.
Qualsiasi religione ha bisogno di, e dunque pretende, sacrifici. Non ne può fare a meno, altrimenti non è più religione.
La dimensione religiosa dell’economia e della merce, dunque, è più che mai esplicita. Oggi questa religione viene seguita con non meno fanatismo e credulità di quanto accadeva con quelle del passato. Almeno è quanto succede nel mondo occidentale in cui viviamo.
Per finirla una buona volta con tutti gli Dei e con tutti gli idoli – anche con quelli materiali ma che possiedono, come abbiamo visto, una loro spiccata dimensione metafisica – occorre, forse, non solo che il singolo individuo rifiuti e rigetti da solo questi riti religiosi collettivi ma anche, e soprattutto, che prima o poi si riesca a scalzare questi stessi riti religiosi con altri riti che religiosi non siano ma che conservino comunque un loro senso collettivo. Perché forse è impossibile abolire del tutto la percezione della funzione positiva dell’esistenza di un rito da parte di una comunità umana ma è, invece, del tutto possibile introdurre un rito (o più riti) che non debbano prevedere sacrificio. Riti, dunque, che non siano religiosi, dato che, come abbiamo detto, l’aspetto religioso pretende e suggerisce sempre i suoi riti.
Distruggere la religione della merce e il sacrificio dell’umanità lavoratrice che pretende, quindi, è forse possibile solo accettando riti collettivi completamente e radicalmente diversi: il rito del dono e quello della condivisione senza attendersi nulla in cambio, la fine di ogni transazione interessata e l’inizio di un godimento diretto e senza proibizioni di tipo religioso. Quello di cui tutte le chiese hanno paura e di cui hanno avuto terrore in ogni epoca.

Contro falsi ribelli e nemici di classe

E' da qualche anno che gruppi e organizzazioni fasciste hanno intensificato l'organizzazione delle loro misere iniziative in giro per la Romagna.
La modalità è sempre la solita. Prima provano ad ottenere sale pubbliche o locali in affitto nascondendo chi sono e cioè dei fascisti della peggior specie. Cosa che una volta scoperto, spesso provoca la decisione dell'annullamento delle iniziative programmate da parte dei responsabili delle sale stesse. Ma a quanto pare anche la vergogna del ridicolo non sta di casa tra i fascisti. É quindi davvero istruttivo vedere come dei sedicenti ribelli, quali dicono di essere, ripieghino su soluzioni che dicono molto della loro vera natura di controrivoluzionari e partner politici dei possidenti (oltre, ovviamente, di amici delle guardie). Infatti i fascisti, in Romagna, trovano ospitalità ormai solo all'interno di Grand Hotel di lusso a 5 stelle, salette di banche e addirittura Golf Club per ricchi annoiati, come accaduto con il concerto nazi dei Legittima Offesa e degli Hobbit a Riolo Terme-Faenza un paio di settimane fa (novembre 2016) organizzato da Forza Nuova e Associazione Evita Peron (che poi è sempre Forza Nuova) per raccogliere soldi per fantomatiche colonie estive.
Dai camerati di Forza Nuova passando ai boy-scout di Casapound, la solfa non cambia. Anche i “fascisti del terzo millennio”, come i loro cugini forzanovisti, non disdegnano infatti punte di poderoso sputtanamento intrattenendo rapporti con banche e hotel. Le stesse banche, occorre notare, che dicono sulla carta di odiare. Ricordiamo tutti la campagna “Nemica Banca” lanciata da Casapound o gli slogan “tua amica banca ti tradirà”. Peccato per loro che questi siano solo slogan usati per convincere della loro pretesa “non-conformità” e che poi non si facciano ovviamente problemi a supplicare una sala alla Banca di Forlì per i loro convegni pubblici, come in occasione della presentazione ad aprile 2015 del partito Sovranità, partito che raggruppava i fascisti di Casapound e i leghisti di Salvini (il progetto Sovranità per ora è stato messo nel cassetto perché perfino Salvini ha reputato controproducente farsi vedere assieme a certe compagnie, preferendo puntare sull'elettorato moderato e liberal).
Davvero patetiche le marchette dei fascisti con i poteri forti. Patetiche e pericolose, comunque; perché ricordiamo che se in Italia abbiamo avuto vent'anni di regime fascista è perché qualcuno i fascisti li ha incoraggiati, appoggiati, finanziati, protetti. Qualcuno che gli ha concesso i propri spazi per potersi organizzare. A tal proposito, la storia del Novecento ci viene incontro e ricordiamo benissimo come gli spazi usati per organizzare il primo raduno di Piazza San Sepolcro a Milano nel 1919, in cui Mussolini fondò i primi Fasci di Combattimento e quindi il movimento fascista, appartenessero al ricco circolo degli industriali. Una storia che si ripete, oggi, con l'aiuto e gli spazi forniti ai fascisti da parte di banche, albergatori, agricoltori destrorsi, club di possidenti, ereditieri, militari in pensione.
Essere contro il risorgere di conati fascisti significa, quindi, necessariamente confliggere anche contro chi aiuta materialmente i fascisti ad ottenere gli spazi necessari per riorganizzarsi. Anche perché questi aiuti arrivano da chi, da sempre, rappresenta il nostro irriducibile nemico di classe: la classe dei ricchi e dei possidenti.

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Falsi ribelli secondo atto

Come andiamo dicendo da tempo, da qualche anno gruppi e organizzazioni fasciste hanno intensificato la loro attività nella zona romagnola.
Oltre a organizzare iniziative miserabili in Grand Hotel, sale di banche e Golf club, rendendosi oltremodo ridicoli, i fascisti tentano di muoversi anche sul territorio per mezzo di manifestazioni, presidi anti-degrado e campagne razziste travestite da aiuto ai cittadini italiani in difficoltà. Esempi sono i banchetti di raccolta cibo di fronte ai supermercati da parte di Solidarietà Nazionale-Forza Nuova, attraverso lo slogan più che mai esplicito “Prima gli Italiani”, strategia presto copiata anche da altre organizzazioni come i nazisti di Lealtà-Azione e i boy-scout di Casapound, che ripropongono lo stesso schema per esempio a Ferrara, dove da circa un anno è nato un nucleo del partito di Iannone e soci che ha organizzato alcuni banchetti fuori dai supermercati Conad.
Oltre a queste sfacciate campagne xenofobe e razziste, i fascisti sembrano amare le ronde e i presidi cosiddetti chiamati “anti-degrado”, ovvero contro i soliti immigrati che, secondo la loro becera retorica reazionaria, inquinerebbero il territorio con la sola loro presenza pubblica. Così abbiamo visto apparire nelle città striscioni con la dicitura “Difendi Forlì” o “Difendi Cesena”, senza specificare da cosa ma con l'evidente sottinteso che il nemico da cui difendersi (e all'occorrenza da attaccare) è sempre e solo l'immigrato. Una manifestazione di Forza Nuova dal nome “Difendi Cesena” si è svolta, per esempio, sabato 5 novembre alla stazione ferroviaria di Cesena, ampiamente contestata dalle antifasciste e dagli antifascisti e anche da un nutrito gruppo di giovani residenti, figli di immigrati e non solo.
Purtroppo le istituzioni democratiche rappresentative, che non sono certo quell'esempio di baluardo antifascista che vorrebbero far credere, troppe volte finiscono con il prestare ascolto alle idiozie dei fascisti e così, un paio di settimane fa, il Comune di Cesena ha fatto abbattere una ex scuola sita in via Emilia Ponente (di fianco all'ex hotel Mosaico) dopo che i camerati di Forza Nuova avevano svolto un presidio – ampiamente amplificato dai giornali locali, sempre pronti a rendere servigi a questa gentaglia – contro la presenza, al suo interno, di persone che vi avevano trovato riparo, alcune delle quali immigrati. Al suo posto, come sembra ormai sicuro, troverà posto un fiammante nuovo Mc Donalds, dove i camerati potranno, se lo vorranno, andare a mangiare i paninazzi made in USA. Tanto, dopo la vittoria di Donal Trump alle elezioni presidenziali statunitensi, i fascisti nostrani ed europei sono diventati tutti filo-imperialisti e filo-americani. Nessuna contraddizione, quindi.
Quel che resta di questa vicenda è il ruolo di servi dei fascisti, per mezzo dei quali è stato possibile sgomberare un luogo abbandonato in cui delle persone senza casa dormivano, abbattere una scuola per far largo alle speculazioni della consorteria politica, a quelle delle lobby edilizie e a quelle affaristiche della multinazionale a stelle e strisce.
I poteri forti dicono grazie!
Combattere i fascisti significa combattere i servi di questo sistema!