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CASO GIULIETTO CHIESA A RAVENNA: ATTENZIONE AI ROSSOBRUNI IN ROMAGNA!

 Lunedì 10 aprile alla sala D’Attorre di via Ponte Marino 2 a Ravenna è stato presentato da Giulietto Chiesa il comitato ravennate della rete nazionale No Guerra No Nato (NGNN). La conferenza “Siamo in guerra?” è stata tenuta in collaborazione con il gruppo consiliare della lista della sinistra riformista “Ravenna in Comune” e con il circolo ravennate “Vilma Espin” dell’Associazione Italia-Cuba.

Se è basilare opporsi alla NATO e all’imperialismo americano a stelle e strisce, lascia attoniti la scelta di chiamare a Ravenna come relatore proprio quel Giulietto Chiesa, che negli ultimi anni si è lanciato in uno sforzo personale nel creare un fronte putiniano che non prevede nessuna pregiudiziale antifascista. Chiesa si è dimostrato  infatti, negli ultimi anni, l’alfiere del fronte putiniano in Italia, che in quanto tale non disdegna di incontrarsi sulla strada con neofascisti dichiarati o ambigui personaggi provenienti dal mondo della destra estrema e relitti del marxismo finiti a dialogare con i fascisti. Tutti accomunati nel vedere Putin come il nuovo Duce. Non a caso in Italia la Lega Nord e in Francia il Front National sono finanziati da banche russe. Questo solo per i finanziamenti risaputi e dimostrati, perché per quelli occulti non è dato sapere. Basti sapere, comunque, che la Russia di Putin ospita ogni anno il convegno delle destre neonaziste, dove si incontrano, sotto il benestare del Cremlino, gruppi come Alba Dorata o Forza Nuova.

Chiesa, giornalista, presidente del partito “Alternativa” e scrittore (recentemente ha scritto libri sulla Russia e su Putin in termini celebrativi; il suo ultimo libro del 2016 si chiama non a caso “Putinfobia”), nonché ex corrispondente da Mosca per L’Unità e La Stampa (ora su Il Fatto Quotidiano), oltre che per il Tg1, Tg3 e Tg5 e fondatore  dell’emittente Pandora TV, è anche il tramite tra settori dell’estrema destra (rossobruni e nazional-bolscevichi) e marginali aree del post-marxismo antimperialista che ha perso sulla strada la necessaria pregiudiziale antifascista e internazionalista.

È emlematico che, nell’elenco dei primi firmatari dell’appello per uscire dalla NATO (vedi: https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale), lanciato daL COMITATO DI Chiesa (comitato che a quanto pare ha raccolto l’adesione di qualche ravennate, dato che si è formato un comitato in questa città), una delle prime firme sia quella di Franco Cardini, storico ed insigne firma della destra italica, ex “nuova destra” e Becchi Paolo, docente universitario ed ex guru economico del movimento 5 stelle, ora attiguo ad ambienti della destra. Tra le firme anche quel Gianfranco La Grassa che da marxista in Rifondazione Comunista è transitato tra le fila dei rossobruni. Solo un caso? Non sembrerebbe proprio, dato che Chiesa invita espressamente ad aprirsi anche al nemico, e cioè "a chi non la pensa come noi" e cioè anche alla destra più estrema. Senza stare a scrivere un papiro, basti consultare un po' di siti o digitare il suo nome e alcune parole chiave in alcuni motori di ricerca.

La connivenza tra alcuni settori marginali dell’area antimperialista marxista e settori dell’estrema destra neofascista, rossobruna ed eurasiatista è ormai evidente tanto nella questione ucraina, quanto in quella della Siria, dove esponenti come Giulietto Chiesa non hanno mai fatto mistero di ritenere affidabili personaggi quantomeno ambigui per il solo fatto di essere “dalla parte giusta” (ovviamente secondo Chiesa) e cioè contro gli USA. Come se appoggiare un imperialismo contro un altro fosse sensato e coerente da un punto di vista antimperialista (purtroppo l'ideologia del "nemico del mio nemico è mio amico" è dura a morire). E così sono fascisti gli estremisti di destra che si battono contro la Russia, appoggiando gli USA e la NATO, mentre gli estremisti altrettanto di destra che invece appoggiano Putin e che ricevono soldi dalle banche russe, diventano come per incanto compagni di lotta con cui costruire mobilitazioni e convegni.

Il conflitto di classe, nelle analisi di questi rossobruni travestiti, è taciuto o considerato “superato”. Non rientra oramai negli schemi interpretativi. I rapporti di forza sono diventati “geopolitici”: è la Russia di Putin, la Cina, l’Iran ecc. che sono “oggettivamente” oppositori del sistema globale (anche se ne fanno parte e tutti gli effetti). Le classi escono dal quadro interpretativo e teorico. Si parla ormai solo di “nazioni”, “etnie” o “popoli” come surrogato delle classi e degli individui. Si parla di “sovranità”, esattamente come fanno i fascisti e i leghisti!

Non è difficile prevedere che nel “comitato no guerra no nato”, date le premesse, potrebbero e potranno infiltrarsi esponenti dell’estrema destra neofascista e personaggi al limite dell’ambiguo. Cosa del resto che sta già avvenendo, con svariati esponenti di estrema destra presentati in giro per l’Italia come esponenti del comitato.  (vedi: https://vicinoriente.wordpress.com/2017/03/08/rossobruni-alla-ciociara/).

Chiesa si è fatto garante ed ha partecipato come relatore, oltretutto, ad un convegno intitolato "Verso la Lega Nazionale" a Roma il 21 aprile del 2015 in cui era presente il gota del neofascismo e leghismo italiano (e non solo, data la presenza di Alexandre Dugin, l'ideologo dell'eurasiatismo russo), da Borghezio a Salvini, fino a quel Fabrizio Fiorini, neonazista redattore della rivista "L'uomo libero" che ha provato a costruire a Forlì il comitato "Forlì ai forlivesi" che raggruppava esponenti di Forza Nuova, Casapound e Lealtà-Azione. Oltre a Fiorini e allo stesso segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, partecipavano Ugo Gaudenzi (direttore di Rinascita ed ex fondatore di Lotta di Popolo), Robero Jonghi Lavarini (Destra per milano, ex MSI ed ora Salviniano convinto), Aymeric Chauprade (europarlamentare del Front national), Lorenzo Fiato (portavoce di Generatione Identitaria, epigoni italiani di un'omonima compagine francese fascioleghista) e con l'adesione appunto anche di Aleksandr Dughin, ideologo dell'eurasiatismo e consulente del presidente russo Putin.
(per farsi un'idea vedi: http://www.opinione.it/politica/2015/04/24/mele_politica-24-04.aspx
http://www.termometropolitico.it/1170709_verso-una-lega-nazionale-al-convegno-romano-di-borghezio-ce-anche-il-barone-nero-lavarini.html
http://www.rinascita.net/154/verso-una-lega-nazionale-con-putin
Il suo intervento in: https://www.pandoratv.it/?p=3251)

Sulle sue vicinanze neofasciste, Giuletto Chiesa non ha mai avuto parole chiare e limpide, a differenza delle prese di distanza nette di personaggi, ad esempio, come Fulvio Grimaldi (vedi: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2012/07/mai-con-fascisti-o-parafascisti-anche.html)

Comunque sia le sue frequentazioni sono ben documentate: basta digitare alcune parole chiave e il suo nome e consultare alcuni siti come “Contropiano” che ha svelato pubblicamente la degenerazione ideologica di Chiesa o ancora altri come https://vicinoriente.wordpress.com/2015/04/08/giulietto-chi/
Ecco i link di contropiano che svelano la vera natura di Giulietto Chiesa:
http://contropiano.org/news/politica-news/2015/12/17/bergamo-a-longuelo-l-estrema-destra-mascherata-034354
http://contropiano.org/interventi/2016/01/07/la-corte-dei-rossobruni-a-giulietto-chiesa-qual-e-il-punto-034601
http://contropiano.org/interventi/2015/02/18/caro-giulietto-chiesa-fascisti-e-lega-non-sono-nostri-compagni-di-strada-029224
http://contropiano.org/interventi/2015/03/04/antifascismo-giulietto-chiesa-sbaglia-bersaglio-029472

Chiesa è anche il prefatore di un recente libro edito dalla Zambon editrice sulla Russia ("capire la Russia" del destrorso paolo Borgognone), che esalta l'ideologia eurasiatista e personaggi del calibro di Dugin, Thiriarth e tanti altri ideologi neonazisti (ed infatti basti guardare nella biografia del cospicuo librone, e ci si accorgerà che è interamente costituita da autori di estrema destra o post-marxisti che sono transitati verso destra) o post-marxisti transitati dall'altra parte come Costanzo Preve e Diego Fusaro. L'edizione del libro ha anche scatenato un conflitto all'interno della redazione dell'editrice Zambon, tra il proprietario e la redazione italiana che vede nel libro in questione un attentato al valore dell'antifascismo (vedi: http://contropiano.org/news/politica-news/2015/05/28/rossobrunismo-botta-e-risposta-tra-alcuni-redattori-e-l-editore-zambon-031020)

Emblematico che scritti di Giulietto Chiesa vengano ospitati su siti e riviste neofasciste.
Vedi al proprosito e solo a titolo di esempio (la lista sarebbe infatti più lunga!) "Rinascita" e "Aurora", tutti di matrice neofascista:
http://www.rinascita.net/1213/giulietto-chiesa-europa-e-vicino-oriente-in-frantumi
https://aurorasito.wordpress.com/2015/12/29/giulietto-chiesa-si-presenta/

Ma già nel 2014, quando fu arrestato in Estonia per le sue posizioni filo-putin, Chiesa rispose ad un messaggio di solidarietà di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova con queste parole: "Apprezzo il vostro giudizio e la vostra solidarietà. L’episodio è significativo del clima di intolleranza che si sta creando. Giulietto". il messaggio fu quella volta messo sulla pagina facebook di Forza Nuova (vedi: https://it-it.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1021124717905046&id=158945334122993 ed anche http://agenziastampaitalia.it/politica/politica-nazionale/11748-fioreforza-nuova-raccoglie-appello-di-giulietto-chiesa)

Eppure c’è chi fa orecchie da mercante e continua a giustificare l’ingiustificabile Giulietto Chiesa. Ora, a questo punto, a chi ancora non fosse convinto che chiamare un personaggio siffatto è inqualificabile e che a personaggi come Chiesa andrebbe dato solo un sacco di legnate, diciamo che la prima volta possiamo considerarla uno scivolone ma la seconda la dovremo inevitabilmente considerare come una provocazione che tutti i compagni e le compagne sono chiamate e chiamati a non accettare e a non far passare in silenzio.

A questo punto, invitiamo tutte le compagne e i compagni a prendere le distanze da iniziative come questa e da chi invita a parlare un personaggio come Giulietto Chiesa, che anche a Ravenna, nell’aprile scorso, non ha perso occasione per ribadire le sue provocazioni, dicendo che se fosse stato francese avrebbe votato Marine Le Pen, e reagendo insulsamente alle accorate proteste di qualche presente che invece ribadiva il paletto imprescindibile dell’antifascismo.

Invitiamo dunque al boicottaggio del comitato “no guerra no nato” che vede proprio il Chiesa come uno dei suoi fondatori, nonchè di riviste on line come "Pandoratv" e “Megachip” che sono siti dove Chiesa ha grande influenza.


Altri link per saperne di più:

http://www.ravennatoday.it/politica/giulietto-chiesa-presenta-il-comitato-no-guerra-no-nato.html
https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale
http://www.glistatigenerali.com/filosofia_partiti-politici/trappole-per-gonzi-dinizio-secolo-ne-destra-ne-sinistra/
https://vicinoriente.wordpress.com/2017/03/08/rossobruni-alla-ciociara/
http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-strani_comunisti_rossobruni..php

FORLI' - L’emergenza Portici?!

Un altro tassello di città da porre sotto controllo poliziesco.

Dopo la tentata aggressione contro una ragazza nell’area denominata Portici, a Forlì, il comune e le forze di polizia vogliono “riqualificare l’area, per renderla un luogo sicuro”.
Partiamo per ordine: il tentato stupro contro una giovane non è stato sventato da videocamere (quelle al massimo possono filmare e regalare attimi di sadico voyeurismo allo sbirro incaricato nei visionare i nastri) ne dalla pattuglia di piedipiatti di turno, è stato sventato dalla forza collettiva della ragazza e dei suoi amici.
Lo stupro (serve a qualcosa ricordare che più del 98% degli stupri avviene in famiglia, in casa, tra coppie??!) non è una conseguenza delle strade buie e del degrado urbano, ma della cultura patriarcale sulla quale lo stato si fonda. La nostra morale, la nostra educazione, il nostro oggettivare il corpo della donna (e butta dette e culi nudi sulle pubblicità per vendere saponi!!) incentivano e creano lo stupro(tra le altre cose) non luoghi di città non ancora sotto il controllo poliziesco.
Oltre alle videocamere l’altra promessa per assicurare l’area è la maggior presenza di guardie.
In questo senso l’ex sede di Romagna Acque dovrebbe diventare (non un centro sociale di quartiere, non uno spazio di cultura/incontro) una caserma. La nuova caserma della polizia municipale.
Perché ovviamente l’unica cura per il “disagio sociale” è la repressione. Più controlli, più arresti, più multe, più paura.
Serve a qualcosa ricordare che nelle caserme, nei CIE, nelle strade sono le forze di polizia le prime a molestare e stuprare, impunemente, chi si prostituisce e non solo; chi è più ricattabile e indifeso contro le divise (chi, come i/le lavoratori/trici sessuali Trans, è spesso inguaiato coi documenti).
Speriamo che serva a qualcosa ricordare che la realtà è ben diversa da quella che Il Resto del Carlino e i vari politologi improvvisati dei social network vogliono far passare, perché se no hanno gioco facile i fascisti bigotti che vomitano il loro odio anti immigrato, per i quali ogni male di ogni paese bianco si risolverebbe cacciando/arrestando/bruciando tutti i diversi.

Le strade (per chi scrive) sono sicure per chi le vive quando ci si conosce, quando si intessono legami di solidarietà, quando il tuo vicino o quella che sta sul marciapiede di fianco a bersi una birra non è un mostro di cui aver paura, ma un potenziale nuovo complice nel stare bene, insieme, in quel pezzo di città.
Le strade ci sembrano più sicure quando non c’è nessun occhio elettronico che ci spia, che ci toglie ogni nostra privacy e intimità; quando non si volta lo sguardo di fronte agli episodi di brutalità (ugualmente che siano perpetrati da gente di merda, stupratori o sbirri) ma ci si aiuta, spalleggia, difende.

I Portici non piacciono perché laddove doveva sorgere un centro commerciale, un'ennesima passerella per mangi-spreca soldi, adesso i negozi sono scomparsi: non piacciono perché non sono PRODUTTIVI. E ciò che non è produttivo in questo mondo è quanto meno inutile, se non pericoloso.
In quella area cementificata dagli speculatori (Coop adriatica e una società immobiliare milanese) ci stiamo anche noi, a bere a conoscerci, a passeggiare con amici cani e ascoltare la musica delle casse degli skater, noi che scriviamo queste parole e che siamo lucidamente convinti che le caserme, le videocamre, la paura, le leggi anti degrado, i fascisti con la loro testosteronica repressione da scaricare in faccia a qualche non-bianco, non siano la soluzione, siano il problema.


NON LASCIAMO GLI SPAZI A CHI SORVEGLIA E FA DELLE NOSTRE VITE CALCOLI DI LEGGE, NASTRI REGISTRATI, CONTROLLI DI DOCUMENTI. NON LASCIAMO VOCE AI RAZZISTI/FASCISTI CHE INCITANO ALL'ODIO E ALL'ORDINE.
REAGIAMO ALLA VIOLENZA DEGLI STUPRATORI, DELLE GUARDIE, DEI RAZZISTI.
PERCHè QUESTA  SOCIETà TERRORIZZATA E MESCHINA STA DIVENTANDO SEMPRE Più SIMILE AD UN ESERCITO E LE CITTà SEMPRE Più SIMILI A DELLE CARCERI, E DA INDIVIDUI CHE AGOGNANO LA LIBERTà, DI TUTTO QUESTO, VOGLIAMO VEDERE SOLO MACERIE FUMANTI.


- Alcune/i Anarchiche/ci degradate/i-

Bologna - Contributo contro lo sgombero di XM24

I NOSTRI SPAZI VANNO DIFESI
Che "Bologna non sia più la stessa di 15 anni fa" è un'ovvietà condivisa. L'operazione "Strade Sicure" e i pattugliamenti dell'esercito nei quartieri "caldi", l'intensificarsi della presenza della polizia, l'aumento dei controlli, le telecamere nelle strade, la militarizzazione della zona universitaria, la politica dura contro le occupazioni abitative e i nuovi palazzi di vetro e cemento, gli spazi sociali sotto attacco, la repressione sulle realtà più conflittuali tanto nelle strade, quanto nelle aule di tribunale.
In tutto ciò lo sgombero di XM24 è un fatto altamente simbolico, un momento con cui l'autorità cittadina vuole sancire la fase di compimento di un più ampio processo ed è proprio per questo che non possiamo farlo passare. Non sarà il successo di questa lotta a rovinare i piani dei signori della città, tuttavia il valore storico di 15 anni di autogestione e quello geografico di uno spazio nel bel mezzo di un quartiere in fase di stravolgimento, dà a questa battaglia un valore strategico. In gioco c'è ben più che una singola esperienza di autogestione, c'è un progetto politico di normalizzazione e mercificazione del tessuto urbano che a seguito dello sgombero avrebbe strada spianata.
CHI SONO I NEMICI?
I responsabili nell'immediato sono noti: il PD, con la sua amministrazione che in tema sicurezza vorrebbe superare a destra la Lega, gli interessi che protegge (Legacoop, Carisbo, Unipol progetto Fico, ecc.) e la Questura. È necessario però iscrivere costoro in un quadro più ampio, considerandoli i rappresentati e gli agenti materiali di un progetto sociale e politico finalizzato a realizzare una città scrutabile in ogni suo interstizio, che non prevede spazi e tempi dell'esistenza che non siano oggetto di consumo, una città a misura di controllo ed esclusione, in cui chi non accetterà le regole e chi non avrà sufficiente denaro in tasca sarà escluso dalla possibilità di attraversarla e viverla. Il compimento di questo abominio non va quindi ascritto alla malvagità di questa o quella amministrazione, ma inserito in un progetto più ampio di gentrificazione che interessa le città occidentali. Città come Londra, Berlino, Copenhagen, Milano hanno subito analoghi processi e alle volte conosciuto esperienze di resistenza vincenti.
DI CHI È QUESTA LOTTA?
Partiamo dall'ovvio. Spesso, come militanti, ci troviamo a lottare offrendo solidarietà a istanze e bisogni altrui: lottiamo a fianco dei lavoratori, dei migranti, degli occupanti e non lo facciamo solo per buon cuore, sappiamo infatti che la lotta a fianco degli esclusi fa parte di un cammino ben più lungo, che ci avvicina alla realizzazione dei nostri desideri. Quante volte però ci troviamo a batterci per noi stessi?
Evitare lo sgombero di XM24 è per noi stavolta un bisogno immediato. XM24 è uno spazio che viviamo: ci facciamo sport, partecipiamo ai concerti, alla presentazione di un libro, ci serigrafiamo le magliette, ci mangiamo o ci facciamo serata, conosciamo chi lo fa vivere e chi lo attraversa. XM24 in sintesi fa parte del nostro tessuto sociale e perderlo per noi sarebbe un problema immediato. Prima ancora che il quartiere Bolognina, o la città di Bologna, sarà gente come noi a rimetterci da questo sgombero ed è a gente come noi, che ci capisca nell'immediatezza della necessità, che vogliamo parlare. Pensiamo, per una volta, si debba avere il coraggio di partire da noi, dai nostri bisogni e desideri, senza la paura di non essere capiti.
Non siamo pochi, possiamo essere determinati, possiamo difenderci; non farci schiacciare sta a noi, incompatibili al loro mondo di merci.
DOVE AVVIENE QUESTA LOTTA?
Affermiamo la nostra compatibilità con una realtà diversa dai piani dell'autorità, ma sopratutto rivendichiamo la nostra incompatibilità con una città e un mondo in cui la nostra presenza non è assolutamente prevista. Prima di essere un esperimento di autogestione di grande valore sociale e l'esempio di un modo diverso di vivere lo spazio urbano, XM24 è una sacca di resistenza sociale non pianificata. Negli anni questo posto è diventato un punto di riferimento per chi, a Bologna e in tutta Italia, si sentiva incompatibile: un luogo accogliente per chi non è previsto nella piatta realtà sociale che lo Stato e il Capitale ci apparecchiano quotidianamente. Posti come questi non sono esperienze lineari, parto malato della pianificazione autoritaria, sono contesti aperti alla libertà di sperimentare e come tali ricchi di contraddizioni e problemi, ma d'altronde cosa aspettarsi dal rifugio degli esuli di un mondo corrotto?
Quando l'autorità ci mette in discussione accade di sentire la necessità di giustificarsi di fronte a essa, ricorrendo alle sue stesse retoriche e, così facendo, legittimando il nemico che ci accusa e l'immagine che ha predisposto per noi. Non riconosciamo la paura che abbiamo nel dichiarare chi siamo davvero. Negli ultimi 15 anni XM24 ha detto di sé tutto quello che aveva da dire senza nulla celare: si è fatto conoscere e si è fatto amici e nemici. Possiamo ricordare a tutti cosa è stato, il valore di quello che ha offerto e offre alla Bolognina e a Bologna, ma non possiamo illuderci di creare in pochi mesi un consenso favorevole alla sua presenza tanto più allargato di quello attuale.
Cominciamo col lottare, durante la lotta spiegheremo poi perché scegliamo di metterci di traverso e così facendo troveremo dei complici sul nostro cammino. Cominciare invece dallo spiegare alla "gente" che siamo dalla parte giusta rischia di prosciugare le nostre energie con risultati assai modesti. Migliaia di persone attraversano questo spazio ogni anno, è da loro che arriverà la solidarietà, questo è un dato di fatto. Chi doveva scegliere da che parte stare l'ha già fatto.
COME PORTARE AVANTI LA LOTTA?
La chiusura di spazi come Atlantide, l'Aula C, o lo sgombero dell'ex Telecom (solo per citarne alcuni), impongono di interrogarsi sull'efficacia delle lotte a difesa degli spazi autogestiti sinora sperimentate. Non vogliamo che lo sgombero di XM24 sia l'ennesima occasione di resistenza mancata. Non possiamo permettere che la nostra opposizione allo sgombero sia testimoniale: in questi anni siamo scesi in strada in tante e tanti, non gliene è fregato molto. Impedire i progetti del dominio significa dar conseguenza alle nostre parole, dargli forza e costruire una posizione credibile: lo sgombero di XM24 dovrà essere un problema, un problema generalizzato.
I lavoratori in lotta bloccano il loro lavoro, esercitano una pressione diretta sui padroni interrompendo e sabotando il normale ciclo di produzione della merce, la loro azione forse troverà solidarietà fra la gente comune, tuttavia è principalmente rivolta contro i responsabili della loro condizione. Così la nostra prima preoccupazione sarà di trovare la modalità più diretta possibile per intervenire sul problema, per portare un attacco concreto ai nostri nemici e ai loro interessi. Gli obiettivi dell'autorità sono un quartiere ordinato, pacificato, da porre a profitto, ebbene noi produrremo l'opposto, palesando che la riqualificazione non è poi un così buon affare e che l'opposizione ad essa può diventare un problema ingestibile. Ci rivolgiamo a esperienze come le giornate seguite allo sgombero del Can Vies a Barcellona, del Rote Flora ad Amburgo, del Corvaccio a Milano.
Ci permettiamo tanta determinazione perché la lotta per XM24 ci sembra abbia tutte le premesse per diventare una vera battaglia: un contesto partecipato, orizzontale, che ammette diversità di discorsi e di pratiche; un luogo che, per la sua storia, è in grado di mobilitare forze al di sopra di ogni aspettativa, purché non disconosca la propria natura.
Opporsi a questo sgombero in maniera determinata e plurale è quanto mai necessario, la posta in gioco è certamente XM24, ma non solo. Sotto attacco è tutto ciò che rappresenta l'altro da un mondo in cui regni l'ordine del profitto. Provare ad inceppare la macchina dello sgombero significa resistere su un piano più ampio a un'idea di mondo che vorrebbe schiacciarci per creare un deserto.
Non restiamo a guardare, ne va di un pezzo significativo della libertà di tutte e tutti.


XM24 non si tocca!

 

(A)lcuni/e vicini/e

ALLE NUOVE CROCIATE

E' senz'altro vero che le religioni, specie quelle monoteiste, cercano di imporre agli individui la loro visione della vita. E sottolineiamo imporre. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda le società confessionali, dove le questioni religiose assumono valenza politica e valore legale. Senza dimenticare le società falsamente laiche, come l’Italia supina ai voleri del Vaticano. È anche vero, però, che spesso e volentieri sono gli individui stessi ad auto-imporsi i dogmi religiosi e le limitazioni che questi immancabilmente portano al proprio vissuto quotidiano. Una vera e propria auto-repressione consapevolmente accettata e praticata. Liberi di farlo, del resto. Chi scrive è un ateo anarchico che pensa che ognuno e ognuna possa e debba credere a quello che vuole, fino anche a farsi del male se è frutto di libera scelta. Sempre, ovviamente, che non si pretenda che la metafisica e i dogmi a cui ci si sottomette debbano essere fatti propri e osservati anche dai non credenti. La questione non è in cosa si crede ma l’approcio con cui si crede. Del resto non vi sono stati nella storia anche anarchici agnostici, cristiani o ebrei, che nello stesso momento si opponevano ai dogmi delle rispettive chiese?

La questione è che, anche nelle società cosiddette laiche o aconfessionali, sono sempre più gli individui che abbracciano una fede religiosa, da quelle più rappresentative fino ad arrivare allo psudo-misticismo vagamente new age, alla ricerca di non si sa quale verità o gratificazione personale. Spesso con cieco fanatismo proprio verso i dogmi assoluti. Ciò sembra accadere sostanzialmente per due ragioni:

1) le società laiche occidentali appaiono e comunque sono considerate sempre più società in crisi di valori;

2) l'abbracciare una fede qualsiasi fa sentire l'individuo membro di un gruppo con le stesse credenze e abitudini mentre riempie il vuoto interiore creato dall’assenza valoriale, presunta o reale, della società in cui vive. In poche parole, fornisce un’identità ben precisa nella quale, appunto, l’individuo può identificarsi.

La prima di queste asserzioni è in realtà ingannevole e falsa in partenza. L'odierna società in cui viviamo non è totalmente priva di valori, semplicemente la società occidentale abbraccia i propri valori. Tra l'altro lo fa con un fanatismo che è del tutto simile a quello degli integralismi religiosi. È il caso del culto per il denaro, per la fama, per il successo, per cui molti sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere uno di questi agognati traguardi. É dunque una mera sostituzione di valori. Al posto dei dogmi religiosi abbiamo i dogmi della merce e del denaro, del successo ad ogni costo. Che poi molti li giudichino come dis-valori (e chi scrive è tra questi) è un'altro paio di maniche. É una questione di punti di vista, di interessi.

Questo ci fa pervenire alla seconda delle nostre argomentazioni: accade che un certo numero di persone abbandoni e rifiuti quelli che percepisce come dis-valori e si metta alla ricerca di "veri" valori, che riempiano il vuoto venutosi a creare dentro l'individuo con una nuova fede a cui agrapparsi.

Le religioni, vecchie e nuove, sono pronte dietro l'angolo che aspettano nuovi adepti e ci sono, e sempre ci saranno, si sa, i molti e i moltissimi che si faranno irretire. Se oggi, però, si fa un gran parlare di integralismi vari, rinfocolando i soliti discorsi su scontri di culture e di presunte civiltà, è anche perchè il desolante vuoto delle società in occidente – o almeno la percezione comune dell’esistenza di questa vacuità – si presenta di una tale vastità che la stessa ha bisogno di questo genere di argomenti per poter sopravvivere almeno come idea generale: una forma ideale completamente astratta, quella della “civiltà” occidentale, che vive espressamente nella e sulla costruzione del nemico ma che niente può creare praticamente e costruire da sè stessa, se non gli abomini a cui ci ha abituati. Per esistere l’occidente deve dunque creare i suoi nemici e dichiararvi guerra. Perchè la guerra è da sempre l’unico prodotto di quell’astrazione che chiamiamo occidente.

Quel che è certo è che non ci si ferma mai a pensare che quando si parla di religiosità (o anche culture) si sta in realtà parlando di uomini e donne, in carne ossa e sangue. Per esempio, riguardo ai convertiti ad una religione come l’Islam, non ci si domanda mai dei motivi che spingono a una tale scelta. Per quale ragione? Forse perchè così facendo saremmo costretti a fare i conti con quelli che consideriamo i nostri valori o ad ammettere che è proprio nelle nostre società che qualcosa non stà andando come dovrebbe. 

Eppure dovremmo chiederci cosa spinge un ragazzo europeo, nato o cresciuto in uno stato europeo, ad arruolarsi nell'ISIS e a diventare un fanatico fondamentalista. O se è per questo cosa porta molti ragazzi a partecipare, quì in Italia, alle manifestazioni omofobe di gruppi cristiani integralisti (e pure un po’ fascisti) come le "Sentinelle in Piedi". Perchè questo è il problema.

Vediamo giovani cresciuti in Francia, in Belgio, in Italia, abituati alla vita occidentale, cresciuti al modo occidentale, che oggi improvvisamente scoprono le loro "radici" e diventano fondamentalisti islamici come risposta alla società che li disgusta o peggio li discrimina e li ripudia per la loro origine o per l’origine dei loro genitori. Dall'altra parte vediamo l'acuirsi di un gretto integralismo cattolico, che pensa di rispondere con una guerra di religione a questo stato di cose, peggiorandole notevolmente e concorrendo a creare un clima di tensione perenne, di perenne allarmismo.

Anzi, potremmo dire che il rinascere di un protagonismo clerico-fascista in Italia è oggi uno dei pericoli più seri portati alle libertà degli individui, almeno alle nostre latitudini. Potremmo citare gli attacchi alle coppie gay, le manifestazioni per la cosiddetta famiglia tradizionale, le proposte di modifica alle leggi sull'interruzione di gravidanza, le campagne omofobe di questi onesti e bravi cristiani nelle scuole...e così via. Il problema, l'abbiamo detto, è che il novello fondamentalismo islamico e il redivivo integralismo di marca cattolica si alimentano ambedue e vicendevolmente del vuoto percepito di valori, a cui in mancanza d’altro si contrappongono con i loro. La modernità ha polverizzato il tessuto sociale in tanti individui atomizzati senza più rapporti con gli altri. Ci si chiede però: ma perchè tutta questa gente in cerca di identità, che vuole sentirsi parte di una comunità non si avvicina ad ideali, certo vecchiotti ma non per questo screditati, come il socialismo, l'anarchismo, il comunismo libertario, che espimono valori pur sempre contrapposti a quelli della società materialista, capitalista e mercantile? É fin troppo facile capirlo, purtroppo. Oggi idee e pensieri critici – non diciamo progettualità, chè siamo già oltre – trovano pochissimo spazio e pochissime persone disposte ad approciarvisi con serietà e finanche con curiosità. Così difficilmente pervengono all'attenzione delle grandi masse. I motivi sono molteplici: il progresso tecnologico che ha modificato le modalità di comunicazione e relazione tra individui; l'inversione di tendenza che ha portato le persone a disinteressarsi completamente della politica percepita solamente come un affare inerente i partiti e i parlamenti; la distruzione di un tessuto sociale e di un substrato popolare che faceva sì che ancora fino a qualche decennio fa le città, le strade e le piazze fossero vissute dai loro abitanti; lo spostamento delle aggregazioni spaziali dalle piazze nei centri storici ai mega-outlet dei centri commerciali in periferia; la fine del protagonismo studentesco ed operaio. E potremmo portare altri esempi. In più i fondamentalismi religiosi offrono una identità sicura, stabile, perennemente immutabile e assoluta. Cioè una identità che non può essere messa in discussione. Cosa ben diversa da una concezione anarchica e libertaria di identità in movimento, mutevole, perfezionabile, che può e anzi deve essere sempre rimessa in discussione se vuole essere viva e non museificarsi.

Si diceva, tra le altre cose, dell’aspetto della tecnologia, fondamentale per capire il momento storico che stiamo vivendo. Il progresso tecnico ha permesso all’organizzazione sociale odierna di portare il suo dominio ad uno stato pervasivo e di patrocinare al massimo i suoi valori (o dis-valori che dir si voglia). Attraverso essa passano oggi le informazioni. L'uso della tecnologia è dunque imprescindibile per tutti quei gruppi che aspirano al potere o vogliono conservarlo. Non fanno eccezione i gruppi fondamentalisti ed integralisti, che a parole dicono di rifarsi alle vecchie tradizioni (spesso inventate di sana pianta o rivisitate, sempre spacciate come ritorno alle origini o alle "radici", usando un termine botanico) ma che all'occorrenza sanno fare buonissimo uso dei nuovi media. L’esempio migliore è proprio quello dei fondamentalisti dell'ISIS che diffondono i loro video virali sui social network più diffusi, visti da milioni di visitatori, poi ripresi dai telegiornali di tutte le reti televisive che li amplificano ulteriormente.

La ripetizione continua da parte dei media di questi video e delle immagini truculente che suscitano indignazione negli spettatori ma che fanno guadagnare in audience, e la retorica che li accompagna, sono francamente oscene. I servizi televisivi indicano in questi gruppi fondamentalisti – per buona parte finanziati dai regimi nostrani che si appellano democratici – i nemici che minacciano i "sacri" valori dell'occidente, quindi quelli che si reputa debbano essere anche i “nostri” valori. Ma oltre a ciò, oltre a mentire spudoratamente su questi benedetti valori (dov’è mai esistita, infatti, questa libertà di cui si parla tanto?) ed oltre a suscitare l'indignazione del telespettatore medio, generalmente disposto a credere a tutto quello che sente dire in tv, i massmedia alimentano anche un’attenzione morbosa verso il racconto narrato attraverso lo schermo che porta ad una identificazione assoluta con i valori che si dicono minacciati. In questo caso identificazione e spettacolo sono un tutt’uno. La visibilità data a gruppi come Isis oggi, Al Quaida ieri, e chissà quale nuova sigla domani e alle loro imprese è del tutto deliberata. Come del tutto studiate sono le modalità e i discorsi con cui la questione viene affrontata. Purchè si ottenga l’identificazione di un nemico, lo spauracchio contro cui aggregare il paese al di là delle divisioni e dei problemi interni. Un avversario che, data la sua evanescenza, necessita tra l’altro di una immagine familiare e facilmente individuabile: e così dalla figura del terrorista islamico si passa facilmente a designare quale avversario l’immigrato tout court. Un nemico cui muovere guerra inesorabile. Perchè la guerra, lo sanno bene gli statisti e gli strateghi militari, è sempre il miglior cemento per tenere assieme delle società in crisi di valori o reputate tali da sempre più persone. Società in crisi di rappresentanza.

I crociati da una parte e gli infedeli, i nuovi barbari dall’altra. E così con la scusa della religione e delle culture inconciliabili tra loro la “nazionalizzazione delle masse” avanza spedita. Le trincee sono già state scavate. Le scaviamo tutti noi ogni giorno quando ci accodiamo alla parata della retorica culturalista, identitaria, eterofoba. Indossiamo gli elmetti, spesso senza nemmeno rendercene conto. Ma chi gioca alle crociate, lo dovrebbe sapere, deve mettere necessariamente in conto morti, feriti e lutti. Dalla guerra si esce tutti sconfitti.

Quali sono le soluzioni, allora? Non ce ne sono di facili, certo. Ma ci sono sicuramente direzioni che non si devono seguire e altre che invece si possono seguire. Direzioni che non si affidano agli assolutismi, ai dogmi o alle costruzioni politico-mediatiche in voga oggigiorno, ma vanno verso la costruzione di una società aperta, dialogante, che non rifiuta a volte il conflitto come parte integrante della vita ma ripudia la guerra come mezzo per risolvere i problemi. E che cerca nuove forme organizzative per risolverli. Perchè sempre le soluzioni più semplici nell’immediato creano maggiori complicazioni per l’avvenire. Dovremmo averlo imparato da un pezzo.