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L’8 Settembre a Rimini

Sabato 8 settembre, guardacaso anniversario dell’armistizio tra il governo Badoglio e gli alleati anglo-americani dopo la deposizione di Mussolini, in concomitanza tra loro venivano lanciate tre grosse iniziative fasciste: il raduno nazionale “Direzione-Rivoluzione” di CasaPound a Grosseto, l’apertura di una sede neonazista legata a Lealtà Azione in Lombardia e la manifestazione nazionale di Forza Nuova a Rimini.
Contro quest’ultimo evento, le diverse forze antifasciste riminesi decidevano di organizzare in città per lo stesso giorno diversi ritrovi simultanei, ma in punti distinti di Rimini.
Tra le persone che sono giunte dalla Romagna (e non solo) per dare manforte agli antifascisti di Rimini, anche alcuni partecipanti all’Assemblea Antifascista di Cesena che hanno ritenuto fosse giusto esserci e non mancare. Essendo l’Assemblea cesenate eterogenea, vi è stato chi ha deciso di andare in una piazza ed altri di andare in altre. Una cosa abbastanza normale.
La scelta di piazza Tre Martiri (piazza del centro storico di Rimini) è stata fatta nel timore che i fascisti volessero o potessero raggiungere il centro cittadino nonché ovviamente per dare una visibilità maggiore alla protesta. D’altra parte chi era in piazzale Fellini ha potuto rendersi conto dell’importanza di quel presidio, poiché rimanere in quella piazza ha voluto dire tagliare ai fascisti di Forza Nuova la via di accesso al Lungomare e quindi la possibilità di fare lì la loro passerella. Il corteo dei fascisti, infatti, partendo dalla Stazione ferroviaria aveva due opzioni: o il centro storico, o il lungomare. Occupare ambedue le piazze si è dimostrato quindi abbastanza logico. Quello che è mancato, semmai, è stato una più proficua comunicazione tra le diverse piazze, secondo noi impedita anche dai personalismi e/o dalle logiche della difesa del proprio “orticello” militante.
Infatti, i fascisti (e la questura) decidevano di dirigersi verso piazzale Fellini, senza che le altre piazze prendessero la decisione di convergere in quel luogo per dare man forte alle compagne e ai compagni lì impegnati, sia nella resistenza ai fascisti che al massiccio numero di forze di polizia presenti (antisommossa, blindati, elicottero, cani da attacco, grate montate in alcune strade per ostacolare la fuga in un’eventuale carica, etc…). I fascisti (circa 300 in tutto), infatti, decisi ad occupare piazza Fellini a tutti i costi, facevano pressioni ai dirigenti della questura per far allontanare dal luogo i resistenti antifascisti. Solo la ferma decisione di rimanere a presidiare quella piazza, ribadita a più riprese e costasse quel che costasse, anche dopo i ripetuti”consigli” ad abbandonarla con la minaccia di cariche, ha costretto i dirigenti della piazza a prendere atto che piazza Fellini avrebbe potuto essere regalata ai fascisti solo caricando pesantemente gli antifascisti, con il rischio di degenerare in una serie di scontri sul lungomare, tra i villeggianti e i locali alla moda. A quel punto, alla questura e ai dirigenti della piazza non rimaneva che la decisone di fare arretrare i fascisti – ormai giunti fino a ridosso della piazza – non senza qualche tafferuglio di poco conto tra di loro, utile forse più ai forzanovisti per potersi atteggiare a quanto sono “ribelli”. Certamente non una cosa di cui gioire, visto che per una volta che la polizia carica (leggermente) i fascisti, ce ne sono centinaia in cui ha caricato e caricherà ancora gli antifascisti e i compagni.
Comunque anche questo è stato il frutto della determinazione di chi è rimasto in quella piazza, dei pochi o tanti compagni e compagne – di diverse aree politiche ma con le stesse motivazioni – che hanno rischiato in proprio, esponendosi alla possibilità di cariche, botte ed arresti pur di non fare avanzare i fascisti. Una cosa che, comunque la si pensi, merita rispetto. Per questo troviamo indecenti quei tentativi, che pur ci sono stati, di deridere e minimizzare l’impegno di quelle persone che hanno messo in gioco i loro corpi quel giorno in piazzale Fellini. Ci chiediamo quando finirà questo gioco al massacro reciproco, che fa solo il gioco del nemico (se mai il nemico dovesse per caso essere lo stesso) e quando si imparerà davvero a convivere con le differenze altrui, senza doverle condannare ogni volta.
A questo punto, alcune considerazioni finali: la manifestazione “nazionale” di Forza Nuova è senz’altro stata un vero flop! 300 persone in tutto (con l’aggiunta di camerati polacchi per giunta!) per una prova di forza nazionale sono sembrate davvero un po’ pochine. Sicuramente meglio ha fatto CasaPound alla tre giorni di Grosseto dove, secondo le sue stesse stime (ovviamente sovrastimate) si sono recati 2.000 camerati. Che CasaPound sia il gruppo egemone dell’intera estrema destra neofascista italiana è cosa, del resto, ormai assodata, soprattutto in campo giovanile (a Rimini, infatti, molti dei militanti forzanovisti sono apparsi un po’ su con gli anni).
Più ardua è la considerazione dei risultati ottenuti dalle diverse forze antifasciste dispiegate per la città. Se da un lato Forza Nuova non ha potuto ottenere nessuna vera piazza “importante”, ed ha dovuto terminare il suo corteo con un comizio di Roberto Fiore in una piazzetta secondaria vicina alla stazione, è anche vero che comunque non si è riusciti ad impedire del tutto ai fascisti di sfilare per la città.
Forse, anche se consapevoli dell’esistenza di ragioni profonde di divisione, una più disposta propensione alla cooperazione tra le varie componenti dell’antifascismo cittadino – con la conseguente decisione di mettere da parte per un attimo quel fastidioso atteggiamento egemonico tra le parti – sarebbe risultata più efficace nel tentativo di impedire ai fascisti anche solo di partire dal luogo del loro concentramento.


Alcun* partecipanti all’Assemblea Antifascista di Cesena che l’8 settembre erano in Piazza Fellini a Rimini