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Sensazioni antifasciste, dalle strade alle analisi.

Solidarietà a compagn denunciat a Cesena.

(Nota: le desinenze di genere sono tolte. non ci sono le vocali finali nelle parole per non dover dare un genere a tutte le individualità)

Dei volantini con dei nomi e cognomi e indirizzi.
I volantini sono apparsi sui muri di Cesena e i nomi sono di due destrorsi che affittano la sede di casa pound, ossia amici dei fascisti, visto che non esiste equidistanza da un'ideologia totalizzante, per chi scrive.
Due complici della presenza politica di casa pound sul territorio.
Degli articoli di giornale dove appaiono nomi e cognomi e città di nascita.
Fogli di giornale pubblicati e distribuiti su tutto il territorio regionale.
Articoli che buttano in pasto a chiunque le identità presunte di presunt antifascist che hanno presuntamente distribuito i volantini di cui sopra.
Il primo è calunnia. Diffamazione. Reato. Decreto penale di condanna.
Il secondo è giornalismo.
Qual'è la reale differenze? Chi la decide? Qual’è lo scarto che fa di un agire qualcosa di accettabile e comprensibile (legale o meno per ora non mi interessa) o di riprovevole socialmente?
La legittimità che gli riconosciamo.
La stessa legittimità che per decenni i nazifascisti (in italia come altrove) hanno cercato di conquistare a son di agganci politici, stragi, accoltellamenti, propaganda populista, menzogne, revisiniosmo storico e che adesso gli è largamente, democraticamente riconosciuta.
"Tutti possono andare in piazza ad esprimere le loro idee, purchè siano civili" tuona la voce del sincero democratico.
Il dibattito dell'opinione pubblica, quando c'è, imperneato sulle logiche e sulle analisi del mondo cittadiniste (ossia essenzialmente tecniche, formali, non politiche) non è più sul contenuto delle idee espresse, ma sulla forma attraverso le quali si esprimono.
Non importa cioè se c'è della gente in piazza che inneggia a nuovi propgrom, forni crematori, leggi razziali, castrazioni chimiche, eugenetica, segregazione della donna ai voleri dell'uomo, importa che queste vagonate di veleno per la libertà vengano espresse "civilmente", c'est a dire, pacificamente. Ovviamente da persone pulite e che lasciano pulito. Educate. Meglio se non troppo rumorose.
Tra un nazi con la camicia bianca (oggi Forza Nuova l'ha assunta a nuova divisa, non è un caso) che accoltella un negro e un negro che lascia una birra sul marciapiede, il popolo incentra il suo dibattito quotidiano (e le sue accesissime critiche) sul secondo.
L'accoltellamento (o l'incendio della struttura di seconda accoglienza, nuovo sport nazionale italico) dopo i tre quarti d'ora di scalpore, viene accantonato senz'alcuna reale analisi sulle casue, nel cassetto della "cronaca violenta di questi matti matti tempi!":
La violenza poi non è mai interrogata “realmente”.
Nessun si chiede quanto ci sia di violento (nel senso letterale e semantico della parola, ossia di violare: un corpo, una sensibilità, uno spazio) nelle parole di un Salvini ascoltate da un individuo migrante che ha vissuto l'inferno in terra, o nei post su facebook di qualsiasi schifos fascista letti da una donna che si sorbisce la quotidiana dose di protezione e sicurezza made in italy. E via discorrendo.
L'opinione pubblica, che poi è la somma dell'opinione dei mass media e dei social network, che poi è la voce del padrone, riconosce solo la violenza del vetro rotto.
La violenza della voce alta, la violenza che i padroni (quelli che promuovono e fanno combattere ai servi felici in divisa una considerevole quantità di guerre) hanno detto che è violenza.
La loro guerra è legittima, perchè sì. Perchè la legge e la legittimità dell'autorità sono tautologiche: sono giuste perchè sono giuste.
La violenza de fascista che accoltella u antifascista (vedasi in romagna pochi anni fa) o de fascista che ammazza il “non bianco” (vedasi Fermo, Firenze etc) è violenza sì, ma quante parole le voci del padroni spenderanno per far sì che la colpa sia equamente distribuita?! Guerra tra bande, rissa, opposti estremismi, esaurimento nervoso…etc etc etc
E il sincero democratico (inteso non come umano fisico, ma come costrutto sociale, categoria, ruolo) condanna con equidistanza e furiosissimo sdegno entramb in egual maniera.
Perciò a Macerta dopo che un nazista tenta una strage di individui non bianchi, la legittimità di Forza Nuova di dichiarare pubblicamente che gli pagherà le spese legali e la legittimità di chiamare un presidio in piazza a suo sostegno (!!!!) è già il sintomo più che evidente che il fascismo non è socialmente avvertito come un problema, se no, anche solo di pancia, ci sarebbe stati scontri grossissimi in quella città quei giorni. (certo è tutto più complesso della semplice cronaca di due righe...)
E la legittimità dell'antifascismo oggi non è più riconosciuta ai valori etici/morali/politici espressi, ma solo alla modalità che viene scelta per esprimerli: cioè l’antifascist è tollerato, esattamente come il/la/* fascista, a patto che si esprima in maniera civile. Pulita. Educata.
Fascismo e antifascismo sono uguali per l'opinione pubblica (salvo il fascismo essere più pragmatico e populista, perciò più funzionale alla politica).
Ce l'hanno detto ai presidi in piazza mille volte le nobili voci del qualunquismo imperante, e nei fatti, per la logica democratica che è la sola logica, è vero.
E così la violenza cessa di essere metodo, strumento e diviene finalità, o quantomeno l'obiettivo del dibattito.
"Se usi la violenza sei un fascista come loro!" Quant atifascist se lo sono sentit dire?!
Perchè per chi lo dice è la violenza che discrimina tra fascista e non (visto che del fascismo non sanno nulla!) non il come e perchè e dove questa violenza viene esercitata.
Perchè la violenza è illegale (quella che non è monopolio di stato) e invece in democrazia le opinioni sono fruibili a tutt...tanto non gliene importa più un fico secco a nessun!


I volantini che la stampa, i giornali, i social network hanno additato come "minacciosi"  e "diffamanti" non sono nel loro contenuto ne offensivi, nè volgari, ma sono pericolosi per quel passettino in più fatto oltre la soglia del democraticamente consentito.
Inoltre, c'è da dirlo, i due infami (padre e figlio) che hanno sporto querela, essendo sì dei fascisti, o comunque destrorsi (vedasi per l'appunto i loro profili faceebook che qualcun ha spulciato) non hanno che interesse a denunciare de antifascist e cercar di scucir loro del denaro!

Con queste righe vorrei esprimere la mia solidarietà a chi è stat denunciat, e ci tengo a farlo con un’analisi piuttosto che con sole parole di vicinazna.
Perchè credo che oggi più che mai l’antifascismo debba affrontare il fascismo non solo su un piano politico (qui per politico intendo progettualità futura, organizzaizone sociale, disciplinare il tempo-spazio delle città) ma anche esistenziale. Perchè sono proprio le idee, le tensioni, i sogni che l’antifascimso (quelle sue declinazioni antiautoritarie per lo meno) portano con sè a dover essere messi in gioco.
Perchè sul pragmatismo populista io non voglio rincorrere nessun.
Se l’antifascismo cerca di parlare alle persone su un piano pragmatico, politico, contestuale, per me è perdente.
In questo sta l’eterno rincorrersi de antifascist contro i/le* fascist, perchè è un gioco a ribasso sul terreno della formalità e lì vincono le gerarchie, le camicie bianche, i partiti, gli ordini, i ganci con la sbirraglia e con la voce del padrone.
Lì vince la politica. La lotta è altro. La lotta (per chi scrive, occorre ribadire il carattere soggettivo di questo scritto) è tensione, pulsionalità, desiderio, azione, stravolgimento…non muri puliti.
Sul desiderio e sulla libertà, per quante parole quelle infami carogne riciclino dall’immaginario rivoluzionario, non potranno mai proferire una sola “verità”, inquanto il fascimso è la negazione stessa del desiderio, lo stilicido della liberazione.
Inoltre non si può negare che fascist non si estingueranno per mancanto consenso sociale (anzi, quello non fa che aumentare), ma dovranno essere antifascte quelle forze che lo attacheranno fino a farlo scomparire.
E la violenza tornerà, volente o nolente, ad imporsi nello scontro perchè è l’unico linguaggio che tra nemici (se diamo per scontato, almeno, che antifascist e fascist sono nemic, non contendenti) si possa esprimere, se il conflitto non è mediato, fermato, rtecuperato dalla pacificazione democratica.
A quel punto anche tra chi si dice antifascista emergerà il grande scisma tra chi è dispost a considerare la violenza uno strumento legittimo e chi no. Chi oltre ai proclami, per sensibilità o per opportunismo, non vorrà andare.
Un percorso allargato antifascista non credo che possa procedere con orizzontalità e onestà senza trattare queste tematiche.


Un abbraccio solidale a tutt compagn colpit dalla repressione
Un invito a chiunque a proseguire il dibattito…