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IL MOSTRO A OROLOGERIA

 Penso che è un sacco di tempo che immagino di scrivere queste cose, e il solo modo per farlo è buttar giù dei pensieri...
Penso che molte intuizioni di liberazione hanno a che fare molto più con la sensibilità che non con la “coscienza politica”; con l’esperienza piuttosto che con l’analisi
Penso che il capire razionalmente un concetto e il sentirlo tuo, avvertire un’urgenza, non sono la stessa cosa e lo stesso testo o la stessa chiacchierata in momenti diversi della vita, possono essere davvero vissute diversamente
Penso che nell’avere una certa sensibilità non mi sento (ora, qui) più libero, più consapevole, più giusto, ma principalmente più oppresso e perciò più desideroso di non far pesare il mio privilegio sociale eteronormato su tutti gli altri individui, tanto meno a quelli che vorrei avere affianco, complici, non subordinati
Penso che tutte le idee forti che ora ho riguardo alle relazioni sono conquiste che ho fatto per lo più sulla pelle altrui, piuttosto che “al fianco di”: nel dolore, nella delusione, sulla rabbia di un altra individuo davanti al mio comportamento o al mio pormi ho capito cosa faceva male, ma oramai, come si suol dire, il danno è fatto e su questi “oramai” si basano decennali rapporti interpersonali cariati e dissestati
Penso che questa dinamica maledetta mi fa soffrire e non la voglio più
Penso che tutt* noi (a prescindere dal genere e sesso assegnatoci) facciamo del male nelle relazioni, perchè non c’è solo il sessismo, ci sono anche il moralismo, il razzismo, l’autorità, la fisicità ingombrante, la saccenza, le più svariate forme di dominazione che ci hanno plasmato e perciò la gabbia va smantellata tutta insieme, sbarra dopo sbarra senza compartimentare gli attacchi
Penso che non c’è nessun modo di essere perfett* (intendendo qui con questa assurda parola il non danneggiare nessun* e far star bene chiunque) ma si può porre sempre più e migliore attenzione a chi abbiamo intorno
Penso che se lo voglio fare, se lo sento necessario, non è per avere stelline di bravo compagno femminista sul curriculum militante, ma perchè mi è intollerabile essere l’uomo che la società tutta nel suo insieme mi ha predisposto a diventare
Penso che qualcosa di doloroso che abbiamo fatto vivere ad altr* in passato e che per noi non aveva importanza o significato, assume la sua pesante collocazione nella gamma delle dominazioni quando approfondiamo l’analisi e mutiamo le nostre sensibilità: il momento della consapevolezza però, senza azione, è sterile
Penso che non sono sicuro di cosa sia innato in me, cosa faccia parte dell’intimo, del non conoscibile, ma penso che l’empatia la si possa affinare e alcune volte, se si siede su un trono non scelto, l’unica via per scendervi e poi fare a pezzi il trono sia “mettersi in una posizione di scomodità”
Penso che anche quello che sto scrivendo farà arricciare le viscere a qualcun*, offenderà, forse scatenerà sensi di rabbia o altro e penso che sia inevitabile che così sia, proprio perchè esistono infinite sensibilità e priorità e in più la parola è tremendamente incasellante, piccola, semplificata, limitata
Penso che il confronto è sempre auspicabile e arricchisce tantissimo e sa creare gioie inaspettate, ma non deve temere il conflitto se no si ammortizza tutto il carico dirompente e sovversivo delle nostre tensioni
Penso che non è mai privo di importanza tornare al passato, chiedere scusa, chiedere come la si è vissuta, beccarsi in faccia la rabbia di chi abbiamo danneggiato
Penso che solo “chiudendo i conti” si possa procedere (se si vuole) perchè la vendetta (che per la mia etica è un impulso di fare giustizia) si fonda sui sospesi
Penso che tutte le situazioni di molestie, violenze, abusi, disagi che viviamo (facciamo vivere) nelle nostre relazioni ora stanno venendo più a galla anche “nel giro” solo ed esclusivamente grazie al coraggio e alla forza di chi le subisce, mai (che io sappia) per presa di coscienza di chi le ha agite
Penso che non c’è nessuna presa di coscienza definitiva, ma da qualche parte tocca cominciare!
Penso che non sono contento di come ho reagito (o non reagito) tante volte di fronte a degli individui che avevano agito violenza e sopraffazione sessista, e penso che individualmente e collettivamente mi/ci mancano tanti strumenti di analisi e di (re)azione
Penso che delle volte quell’individuo sono stato io e non lo voglio essere mai più, costi quel che costi
Penso che gli strumenti si imparano, si inventano, si affinano e penso che non lo abbiamo mai fatto come "movimento" in ampio spettro perché non era/è una priorità: prima l'insurrezione (come se si potesse ottenere qualcosa di libero da relazioni non liberanti…)
Penso che è vero, certo, che c’è modo e modo di dire le cose, ma da delle/gli anarchiche/i mi fanno rabbrividire gli inviti alla calma: tutti gli sfruttati altri da noi què viva la revolutiòn! ma le compagne devono star buone?!
Penso che se le compagne fossero sempre state buone e calme con me certe sdentate di stomaco non le avrei mai prese e non avrei capito così
Penso che da individuo rivoluzionario l'obiettivo più alto a cui tendo è far sì che il conflitto interrelazionale non resti una fase sospesa tra il "chiarire/far pace" o il "rompere ogni ponte", ma una dimensione realmente di tensione, che si protrarre e cambia e sa alternare rabbia e distensione, attacco e comprensione e sa creare, rigenerare, far crescere e non solo piantare paletti d'affinità o recidere legami
Penso che il “non essere evidentemente ostili” a qualche comportamento o attitudine e il “creare un ambiente che ti mette a tuo agio” nell’esprimere ciò che sei, non sono lo stesso paio di maniche
Penso che ci sia tanta ostilità, sottaciuta o dichiarata, nei confronti del conflitto sul privilegio di genere e che se così non fosse le nostre relazioni ci farebbero molto più felic*
Penso che un* anarchic* felice è un* anarchic* che ha molta più gioia armata da esprimere
Penso che faccio quello faccio e ho scelto la vita che ho scelto perchè cercavo di stare bene, di far star bene, di ribaltare il mondo, ma se il mondo mi soffoca fin dentro casa, squat, concerto, assemblea, letto (etc etc etc) sto male, mi arrabbio ma non divampo perchè “bisogna stare tranquill* che non è il momento/non è così che si fa...”
Penso che il mostro dentro ce l’abbiamo tuttI, ed è il leviatano di hobbes, gesù cristo, nostro padre, le veline e tutto il resto e che è questione di tempo, di voglia, di occasioni se emergerà, visibilizzando il me stesso il mostro, o se lo individuerò in tempo e lo attaccherò
Penso che però le occasioni * compagn* e la vita ce le pongono davanti e sta a noi afferrarle al volo o far finta di nulla
Penso che di queste frasi se ne possono continuare ad aggiungere all’infinito, come infinita voglio che sia la strada verso la liberazione dal patriarcato, dentro e fuori di me, come la liberazione da ogni altra forma di dominio
Penso che il linguaggio è limitato e avrò fatto un casino con le desinenze di genere, ma la poesia è bella e voglio continuare a raccontar storie, magari davanti al fuoco di una barricata, con un bicchiere in mano e la matita negli occhi.