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Una tappa di un percorso.

(Un resoconto della Street Parade di sabato 23 dicembre a Cesena).

Sabato 23 dicembre, a Cesena, come da tempo preannunciata, si è svolta la “Street parade antifascista” ovvero una parata musicale con interventi al microfono per le strade della città, pensata come parte di un percorso antifascista/antirazzista che diverse persone e gruppi non-istituzionali stanno portando avanti sul territorio.

Questo perché chi porta avanti questo percorso reputa importantissimo creare comunicazione, recuperare il senso comunitario di stare nelle strade e nelle piazze e facilitare il formarsi di una collettività di persone informate, responsabilizzate, critiche, solidali tra di loro e decise a lottare per un ambiente sociale ripulito da scorie razziste, fasciste e autoritarie (sia quando queste sono veicolate dai gruppi neo-fascisti, sia quando sono parte delle politiche dei partiti istituzionali e dei governi).

Alla “Street parade”, partita circa alle 15:30 dalla stazione ferroviaria, hanno partecipato quasi 200 persone: un numero importante per una città come Cesena, se pensiamo in più che il tutto si è svolto senza la partecipazione ufficiale dei partiti istituzionali e delle organizzazioni tipo A.N.P.I. (che ha preferito disertare l’iniziativa).

La chiamata della parata di strada non lasciava dubbi: ai partiti era stato consigliato di non partecipare in quanto tali, con un tripudio di bandiere. Ciò anche tenendo in considerazione che le prossime elezioni parlamentari del 4 marzo avrebbero finito per fornire una ghiotta occasione per tutte quelle organizzazioni, specie quelle istituzionali, desiderose di mettere il cappello sull’iniziativa antifascista per portare acqua al proprio mulino.

Si è deciso, attraverso modalità assembleari e orizzontali, di privilegiare i contenuti e gli obiettivi piuttosto che procurare una vetrina per mettersi in mostra, anche per tutelare le tante persone che hanno deciso di intervenire singolarmente, senza aderire a nessuna organizzazione.

Può essere che in questo modo alcuni militanti dei partiti extraparlamentari della sinistra si siano sentiti delegittimati e abbiano preferito non partecipare; certo, bisognerà ancora discorrere a lungo e nelle sedi opportune (nei momenti collettivi) sulle modalità dello stare insieme nelle strade e nelle piazze, per far sì che nessuno si senta escluso e per tentare di trovare modalità il più possibile condivise, magari cercando di trovare alcuni piccoli compromessi che non scontentino troppo nessuno, anche se ciò sappiamo sarà difficile (ma certo non impossibile).

Per tornare alla “Street parade” questa ha dovuto fare i conti con gli intoppi creati dalla questura di Forlì-Cesena, che il pomeriggio precedente ha comunicato alcune prescrizioni tra cui il divieto di entrare nel centro storico col furgone (e quindi con l’impianto audio e la musica), fornendo un nuovo percorso alquanto improponibile.

Le motivazioni della questura per queste prescrizioni sono apparse assurde e pretenziose: si va dal possibile disturbo degli acquisti di Natale (e con ciò si conferma che il diritto a spendere è più importante che quello di manifestare) fino ad ipotetiche tensioni e perfino ipotizzati scontri con non meglio identificati “avversari politici”.

La richiesta di abbandonare il furgone alla barriera prima dell’inizio del perimetro del centro storico è dunque stata respinta come irricevibile da parte del corteo che, dopo aver percorso dalla stazione Corso Cavour – suscitando curiosità, solidarietà e applausi da parte di molti residenti affacciati alle finestre o sui balconi dei palazzi circostanti – ha fatto una lunga sosta in una barriera molto affollata, diffondendo interventi al microfono, volantini (più di mille quelli distribuiti lungo il percorso!) e parlando a lungo con la gente spiegando il perché dell’iniziativa.

Dopo questa sosta – in cui si è voluto ribadire, oltre alla contrarietà alla presenza dei gruppi neofascisti in città, anche l’opposizione dei presenti all’antifascismo di facciata, strumentale ed ipocrita delle istituzioni locali e del Partito Democratico – il corteo ha proseguito il percorso in direzione stazione dove lo stesso trovava termine, non dopo aver riscontrato un grande sostegno da parte delle persone che si trovavano all’interno e all’esterno dei diversi internet-point lambiti dalla “Street”, che fascismo e razzismo vivono quotidianamente sulla propria pelle. Da ricordare, infatti, è la presenza alla “Street parade” di molti giovani e persone immigrate, che hanno partecipato in prima fila anche con interventi al microfono. Segno di come le divisioni tra chi è nato in Italia e chi no – divisioni fittizie create da fascisti e istituzioni – in alcuni casi possano venire infrante.

Per finire, si allega il testo del volantino distribuito e si ricorda ancora che questa iniziativa, come i presidi antifascisti che l’hanno preceduta (sabato 2 e sabato 16 dicembre) sono parte di un percorso più generale, che vuole continuare proponendosi di coinvolgere sempre più persone in un comune cammino.

Alcune e alcuni presenti.

 

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QUESTA E UNA PARATA DI STRADA CONTRO IL FASCISMO!

Quella che sta passando per le strade di Cesena, quest'oggi, è una parata con musica ed interventi al microfono. Rumorosa perché vuol farsi sentire.

Questa è una tappa di un percorso antifascista in città da parte di persone che vogliono opporsi in maniera visibile al risorgere di sentimenti fascisti-razzisti e in particolare alla presenza di gruppi fascisti sul territorio cesenate e romagnolo.

Oggi, i gruppi e i partiti neofascisti/neonazisti si stanno riorganizzando in tutta Europa e anche in Italia. Anche i ciechi se ne sono accorti; anche chi, fino l'altro ieri, continuava a insistere che i fascisti non esistono più. La realtà è che il fascismo – purtroppo! - è ancora vivo e vegeto. Ce lo indica l'attivismo pubblico di questi gruppi ma anche le aggressioni a persone immigrate, gli attacchi a centri profughi e associazioni antirazziste, gli accoltellamenti e le bastonate, fino anche alle uccisioni.

A Cesena, negli ultimi mesi, vi è stata una presenza preoccupante di noti gruppi neofascisti:

Forza Nuova e CasaPound. È un chiaro indice di come stiano puntando in forze su questo territorio.

E ormai certa, difatti, l'apertura a Cesena, nei prossimi mesi, di una sede della formazione neofascista CasaPound.

A questi fascisti è stato da mesi concesso l'uso di spazi pubblici per i loro banchetti e le loro squallide manifestazioni. L'impegno del Comune di Cesena e del sindaco Lucchi di vietare piazze, strade e sale pubbliche a questi gruppi si è rivelata aria fritta e pura propaganda politica: i fascisti continuano ad essere in strada, anche dopo l'approvazione della normativa comunale sull'uso degli spazi pubblici.

La presenza di questi gruppi e l'apertura di covi fascisti costituiscono cosa grave, che va evitata e chiaramente combattuta. Denunciamo perciò la complicità dimostrata da alcuni giornalisti – imboccati ad arte dalla polizia politica – arrivati ad indicare luoghi fisici e a pubblicare nomi e cognomi di antifascisti in carne ed ossa, quasi a voler fornire ai fascisti i bersagli da colpire. Cosa ben diversa dall'indicare la responsabilità di coloro che affittano spazi e negozi ai fascisti! Il fascismo non è un'opinione come le altre ma un'ideologia nefasta che nella storia ha prodotto e continua a produrre orrori: nazionalismo, statalismo, razzismo, sessismo maschilista, omofobia, esclusione sociale, guerra tra poveri, sottomissione al potere, dispotismo, assassinio.

È dunque un'ideologia non solo da rifiutare ma da osteggiare con tutte le forze.

Per questo ogni persona dotata di buon senso non può che essere antifascista!

Ma non basta dirsi antifascisti, bisogna dimostrarlo! Tra la demagogia dei partiti istituzionali e le pratiche dell'antifascismo sociale ed attivo c'è un abisso.

Come si può essere antifascisti, oggi, senza opporsi alla riapertura dei campi di concentramento per persone immigrate (ex CIE, oggi CPR) o senza denunciare gli accordi stipulati dal governo italiano con le milizie libiche per fermare le partenze dei migranti, destinandoli a detenzioni e torture?

Come si può non rilevare la strumentalizzazione dell'antifascismo da parte del PD, dopo che per anni i governi che ha sostenuto, in materia di politiche sociali ed economiche, hanno approvato riforme neoliberiste e leggi securitarie simili a quelle auspicate dalle destre?

Per noi l'antifascismo deve accompagnarsi necessariamente ad una critica anticapitalista e ad una prassi antiautoritaria. Combattere il fascismo e il razzismo vuol dire anche lottare contro le cause del loro risorgere: le politiche dei governi, l'assetto socio-economico e il sistema capitalista globale che creano sfruttamento, miseria e quindi una competizione sociale spietata per la sopravvivenza.

COMBATTERE IL FASCISMO SIGNIFICA LOTTARE PER UNA SOCIETA PIU LIBERA E PIU' GIUSTA: PER L'EGUAGLIANZA POLITICA, SOCIALE ED ECONOMICA DI TUTTE E TUTTI!

Assemblea Antifascista Romagnola – dicembre 2017