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Storie di ordinario razzismo

 Secondo alcuni rapporti di agenzie internazionali e enti contro la discriminazione, sono centinaia i casi di atti di razzismo o commessi sulla base dell’orientamento sessuale compiuti negli ultimi anni.
Il movente più ri¬corrente è quello etnico o razzista (69%) che nel 17% dei casi colpisce Rom, Sinti e Caminanti. Le discriminazioni segnalate che hanno moventi diversi si riferiscono alla religione o alle convinzioni personali (9%); alla disabilità (16%), all’orientamento sessuale e all’identità di genere (6%). In dieci anni, tra l’1 gennaio 2007 e il 31 maggio 2017, sono documenta¬ti 5.853 casi di discriminazioni, discorsi, materiali di propaganda, offese, danni alle proprietà, aggressioni e omicidi di matrice razzista.  Di questi circa 1.500 solamente nel lasso di tempo tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017. (Fonte: Lunaria, www.cronachediordinariorazzismo.org). Ovviamente queste sono solo la punta dell’iceberg, dato che molti di questi atti rimangono sconosciuti. Forse è utile ricordare che in molti di questi casi gli autori riconosciuti appartengono a noti partiti e gruppi neofascisti. Gli appartenenti a questi gruppi, che continuano ad aprire le loro sedi sul territorio italiano come nulla fosse, a volte non si limitano alle aggressioni e alle minacce ma arrivano anche all’omicidio e al tentato omicidio.

-Per rimanere agli ultimi anni, Vi è innanzitutto l’omicidio di Muhammad Shahzad Khan, cittadino paki¬stano di 28 anni, ucciso a Roma nel quartiere di Tor Pignattara il 18 settem¬bre 2014, picchiato a morte per strada da Daniel Balducci, di 17 anni, su istigazione del padre, “disturbato” dalle preghiere pronunciate a voce alta.
-Nella notte tra il 21 e 22 febbraio 2015 a Calcio (BG), Roberto Pantic viene ucciso da un colpo di pistola sparato da Roberto Costelli, 39 anni, mentre sta dormendo nella sua casa mobile. Pantic e la sua famiglia sarebbero colpevoli di sporcare l’area in cui risiedono con la loro casa mobile.
-Ionel Bebereche, 48 anni, muore invece a Ponte di Nona (RM) nel cortile del palazzo dove abita il 18 maggio 2015, dopo essere stato accoltellato nel corso di una lite con un vicino di casa, Raimondo Grilletto. Il “movente” dell’omicidio sarebbero i rumori provenienti dall’appartamento della vittima ma l’aggressore ha un precedente: in passato ha aizzato un pitbull contro un venditore ambulante.
-Ancora a Roma il 2 giugno 2015 R.N., cittadino rumeno di 33 anni, viene prima offeso con insulti razzisti da tre giovani di estrema destra in un bar, poi inseguito fuori del locale, quindi ferito all’interno del panificio dove cerca di rifugiarsi. Tentando di colpirlo alla gola, uno dei tre lo colpisce alla mano: perde due dita.
-Il 26 luglio 2015 a Torre Chianca, sul litorale leccese, un venditore ambu¬lante, della Guinea Bissau, 17 anni, viene colpito con calci e pugni, trascinato in mare, afferrato per il collo e sommerso in acqua per alcuni secondi, in presenza di diversi bagnanti che ignorano le sue richieste di aiuto. Riesce per fortuna a divincolarsi ma ha un malore.
-Il 29 luglio 2015 a Messina, in pieno centro, Mustafa Mandili, 35 anni, è colpito con calci e pugni da Giovanni Raffone, 28 anni. Muore in ospedale dopo 10 giorni di agonia. Mustafa avrebbe infastidito la fidanzata dell’aggres¬sore, da qui il pestaggio.
-Il 21 settembre 2015 Sare Mamadou muore nelle campagne del Foggiano, colpito da due spari di fucile. Mentre è in giro per cercare lavoro, insieme a due amici, “osa” raccogliere alcuni meloni, dopo aver chiesto il permesso a un contadino. A sparare sono Ferdinando e Raffaele Piacente, piccoli proprietari della zona.
-Il 10 maggio 2016 a Basilicagoiano (PR) viene ucciso Mohamed Habassi, cittadino tunisino di 34 anni, dopo aver subito pestaggi, sevizie, torture e mu¬tilazioni, da parte di sei uomini, tra i quali il compagno della proprietaria della casa in cui abita. Il movente addotto dagli imputati a giustificazione dell’omi¬cidio è il mancato pagamento dell’affitto.
-Il 5 luglio 2016, a Fermo, Emmanuel Chidi Nnamdi, cittadino nigeriano di 36 anni e richiedente asilo, viene ucciso da Amedeo Mancini, 39 anni, vicino agli ambienti di CASAPOUND. Emmanuel ha reagito agli insulti razzisti rivolti alla sua compagna da parte di Mancini e di un altro uomo, ne è scaturita una lite durante la quale è stato colpito a morte.
-Il 20 luglio 2016, a San Cono (CT), quattro minori egiziani subiscono un vero e proprio raid, nei pressi del centro di accoglienza che li ospita, da parte di cinque giovani italiani. Colpi di mazza da baseball colpiscono un ragazzo alla testa, provocando un trauma cranico e mettendolo in pericolo di vita, i suoi compagni se la cavano con altre contusioni.
-Un altro raid il 22 luglio 2016 colpisce a Roma, in via di Torrenova, un cittadino senegalese di 42 anni, addetto alla sicurezza in una sala di slot-machines. In cinque lo picchiano con calci e pugni e poi con uno sgabello, lanciandogli insulti razzisti. La prognosi è di 40 giorni.
-Il 22 marzo 2017, a Rimini, a essere aggredito è Emmanuel Nnamani, richiedente asilo nigeriano di 39 anni, mentre si trova nei pressi di un super¬mercato: aiuta i clienti a svuotare i carrelli in cambio di un piccolo compen¬so. Un uomo di 39 anni lo insulta con frasi razziste, lo prende a pugni, quindi lo colpisce con un coltello all’addome poi, mentre questi tenta di fuggire, sale in auto e lo insegue e cerca più volte di investirlo. La vittima riporta ferite molto gravi, fratture multiple, la milza distrutta e alcune emorragie interne: resta in coma e in pericolo di vita per tre settimane.
-Ancora a Roma, il 4 maggio 2017, a seguito di una delle periodiche ope¬razioni anti-abusivismo che nella Capitale sono all’ordine del giorno, muore Ning Maguette, 53 anni, di cittadinanza senegalese. Ning viene ritrovato per strada in una pozza di sangue. L’autopsia conferma la morte per infarto. Sa¬rebbe ancora vivo se non fosse stato costretto a sfuggire ai vigili urbani nel tentativo di evitare il sequestro della sua mercanzia.
-L’ultima impresa razzista è di qualche settimana fa, il 28 ottobre a Roma, nell’anniversario della marcia su Roma, quando un gruppo di ragazzi immigrati è stato assalito da un gruppo di militanti di estrema destra: «Non so perché mi hanno picchiato. Volevo solo prendere il bus per tornare a casa, ci hanno preso di mira, erano in 12-13. Prima ci hanno insultato, ci hanno chiamato negri. Poi giù botte...». a parlare è Kartik Chondro, cameriere bengalese di 27 anni, col volto sfigurato, operato nel reparto maxillo-facciale del San Camillo.


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