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Barriere antiterrorismo: gli attentati sono diventati traffico!

 A Torino durante un momento di lobotomia/distrazione di massa come la visione su megaschermo dell’ennesima partita di calcio, un falso allarme bomba fa scattare un panico endemico e totale che si traduce in fuga generale degli spettatori senza esclusioni di colpi.
1500 persone ferite dicono i giornali, di cui alcune in modo grave.
A Forlì, come in altre centinaia di città italiane, sull’onda del nuovo pacchetto sicurezza del ministro PD Minniti, adducendo come motivazione il voler arginare situazioni come quelle di Torino, si proibisce la vendita di bottiglie di vetro…
Ok. sembra non avere alcun senso. E in effetti non ce l’ha!
A Torino, alla finale Juve-Madrid, la gente non si è presa a bottigliate, è fuggita accalcandosi in preda al panico e si è massacrata senza ritegno.
Questo è terrorismo. Quello che abbiamo già socialmente accettato: avere paura sempre, senza sapere nulla di certo, senza conoscere altro che “la voce di corridoio” o le grida nella piazza.
Questo è il terrore, e non lo causano la decina di attentati perpetrati in dozzine di anni nella fortezza Europa (a fronte delle migliaia di bombe, fatte piovere dagli eserciti europei in tutto il mondo in un solo mese) ma la propaganda costante votata a spaventare. Perché (umanamente-storicamente) una persona che ha paura è debole, una folla che ha paura è dominabile, una popolazione di milioni di individui che ha paura è feroce e favorevole al dominio.


Alla fine, tornando al mero fatto della proibizione della vendita di bottiglie chi ne è afflitto maggiormente?!
I piccoli negozietti, quasi tutti gestiti da persone non nate in Italia, che vendono a prezzi modici, economici, alcol e non solo; negozi insomma frequentati da gente non abbiente, che al pub col cocktail a 6 euro preferisce la panchina della piazza e una birretta a 1 euro e trenta...fredda!
Una bella mossa di propaganda dei vari politici per ingraziarci quei commercianti italianissimi che blaterano da anni che gli immigrati rovinano l’Italia perché “ci rubano il lavoro”.
E già si vedono gli effetti: una pattuglia di carabinieri minaccia il gestore del negozio dietro piazza della Misura (guarda caso un nativo del Bangladesh) per costringerlo a chiuder bottega alle 21 del mercoledì sera, e ai ragazzi che si schierano in sua difesa dicendo che i militari stanno adottando maniere prepotenti e toni violenti, minacciosi, vengono chiesti i documenti, minacciati a loro volta di essere portati in caserma, e fotografate le carte di identità…
Ma questo è tutto ok giusto? Basta che gli uomini armati ci difendano dai terroristi...che Forlì, è rinomato, è piena zeppa di truppe dell’ISIS.


Altra chicca. Sempre a Forlì.
I “Mercoledì del cuore” ritornano a riempire il centro di persone desiderose di movida ma anche di vedere una volta a settimana le strade popolate non solo di auto.
All’entrata dei corsi principali che portano fino a piazza Saffi vengono installati dei Jersey gialli, chiamati “barriere antiterrorismo”, sempre sull’onda della ressa di Torino e allineandosi alla grande narrazione del presente che vede i popoli occidentali assediati da tutto il resto del mondo (paradossale ribaltamento, visto che sono millenni che l’Europa colonizza e sottomette tutto il resto del globo).
Ma, a cosa servono dei blocchi di cemento in strada per evitare situazioni di attacchi terroristici?!
A Torino se ci fossero stati altri ostacoli da sorpassare, la logica suggerisce che ci sarebbe stato ancora più macello!
Forse perchè si pensa di prevenire così episodi come quelli avvenuti in Francia e in Germania di autisti sparati a razzo sulla folla?!
Non c’è barriera, ne militare, ne videocamera che possa fermare un singolo individuo che è pronto a morire per la causa in cui crede. Anche se questa causa, in questo caso, è aberrante.
La storia lo dimostra e l’attualità lo sta evidenziando palesemente.
Queste “misure antiterrorismo” servono ad affinare il grado di obbedienza e di accettazione dell’assurdo dei sottomessi al potere (tutti noi), non a proteggerli.
Una barriera di cemento con degli “stuart” che danno indicazioni sul “come funzionano” (!!) sono il preludio di un checkpoint con filo spianto e controllo documenti, presidiato da soldati, anzi, in alcune realtà (Roma, Milano, Bologna, Napoli…) sono già cosa quotidiana.

Alcuni degli attentatori che in questi mesi sono diventati il chiodo fisso della stampa e dell’opinione pubblica occidentale l’hanno chiarito molto bene quale sia l’origine degli attacchi terroristici, al di là delle guerre di religione che vorrebbero farci credere: “lo faccio per vendicare la Siria”.

Le guerre dell’occidente per garantirsi le risorse per proseguire col suo (nostro) stile di vita massacrante sono la causa di immigrazioni di massa, profughi, disperazione, morti affogati nel Mediterraneo.
Credo che si possa o iniziare a prendere in considerazione che la strada da perseguire sia solidarizzare con gli sfruttati in quelle parti del mondo e perciò sabotare il potere nel nostro mondo, il primo bianco mondo, quello che opprime tutto il resto, oppure accettare le barriere e il razzismo dei fascio-leghisti che porteranno a nuovi massacri e campi di concentramento.
Il presente scivola via in fretta, di emergenza in emergenza, dai terremoti, agli attentati ai concerti di Vasco utilizzati come campo sperimentale per comandare a tavolino la vita di un’intera città.
Scegliere è necessario.

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