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La sinistra inesistente

 La miscela di xenofobia, paura del terrorismo, angoscia per l'avvenire, inflazione dei salari reali, precariato lavorativo e sociale, han fatto sì che le politiche esplicitamente razziste proposte dai partiti "populisti" o esplicitamente fascisti, oppure apportate praticamente dai governi e dalle istituzioni nazionali e sovranazionali come L'Europa, non stiano incontrando nel nostro quotidiano apparentemente nessuna forma di contrasto.
Mentre gli eventi cardine di questi ultimi decenni – l'11 settembre 2001 e la "crisi" economica del 2008 – hanno ingenerato paure, risentimenti ed enormi ingiustizie sociali, i governi che si sono succeduti, di destra come di sinistra, non hanno fatto altro che continuare a chiedere sacrifici a beneficio del capitale privato, delle banche e delle multinazionali. In questo scenario, le forze di sinistra, anche la sinistra cosiddetta radicale, si sono trovate a recitare la parte o di cogestori di questo marcio sistema neoliberale oppure di comprimari sostanzialmente incapaci di elaborare una critica ed una tattica efficacemente alternative. Ciò ha permesso alle destre estreme e all'insieme dei movimenti "populisti" e neofascisti, sovranisti e identitari, fino a quelli "rossobruni", di giocare la loro parte nello scacchiere e aumentare i propri consensi, per mezzo di slogan apparentemente "antisistema" di semplice presa e campagne xenofobe che vanno ad alimentare il già presente risentimento nei confronti degli immigrati e dei profughi, diventati il principale caprio espiatorio di questa situazione piuttosto che individuarne, come sarebbe opportuno, degli oppressi.
A chi fugge da miseria, dittature, saccheggio del territorio, deterioramento dell'ambiente in cui vive e guerre – conflitti ed effetti quasi sempre responsabilità di questa parte del mondo – e riesce fortunosamente a raggiungere l'Europa scampando alla morte, viene addebitato di tutto: dalla competizione sleale sul mercato lavorativo e nel walfare, al propagarsi di malattie, dall'estensione del crimine fino al terrorismo. In tutto questo il ruolo dei padroni, dei profittatori, dei politici e dei capitalisti di casa nostra non emerge mai. Non è loro la colpa. Anzi, questi sono ben lieti di unirsi al coro e di partecipare a questa nuova caccia alle streghe nei confronti degli immigrati. Padroni e politici sanno che finchè la massa esasperata si scaglia contro gli immigrati loro possono dormire sonno tranquilli, perchè la rabbia sociale non se la prenderà mai con loro, che sono i diretti responsabili delle condizioni di precarietà in cui tutti viviamo, italiani e stranieri insieme.
Ma una buona parte di responsabilità per quanto succede è, appunto, della sinistra istituzionale, parlamentare (anche quando, non per sua scelta, è costretta ad essere extra-parlamentare), legalitaria e sostanzialmente liberale, così come si è presentata in occidente almeno negli ultimi 20-30 anni (per essere buoni). Questa "sinistra" fra virgolette, una sinistra inesistente, e che ha ormai segnato il fallimento delle politiche che diceva di perseguire, cioè l'inclusione nella "società del benessere" di ampi strati popolari. Il capitalismo a cui questa sinistra aveva aderito con passione si è dimostrato impossibilitato a creare condizioni più giuste per tutti. E non poteva essere altrimenti. Solo gli idioti hanno creduto davvero alla favola del capitalismo sostenibile o dal volto umano. Il capitalismo è sempre ingiustizia sociale ed economica fatta pagare sulla pelle delle categorie e delle classi più esposte. E così con il disvelamento della sua natura intrinseca, a partire soprattutto dalla "crisi" economica del 2008, che in realtà è stata solo un riassetto di sistema da parte del capitalismo, anche le forze politiche che lo avevano sostenuto sono finite per essere giustamente colpite dal discredito delle masse popolari, che ora però si rivolgono alle forze reazionarie e xenofobe che gli offrono una presunta quanto impossibile possibilità di rivalsa attaccando chi sta peggio di loro.
Ora c'è chi cerca di mettere una pezza e correre ai ripari riproponendo la solita minestra riscaldata della sinistra inesistente. Così prendono vita nuovi e insieme vecchi partiti "Democratici e Progressisti", ma anche vaneggiamenti su un partito dei sindaci partorito da un Pisapia o da un De Magistris, per non dire dei tentativi risibili di togliere le ragnatele da quel che resta della dispersa sinistra radicale (ma radicale quando?), sempre più alla vana ricerca di autore (pensando di poterlo trovare in un Landini, che a capo della Fiom-Cgil ha recentemente sottoscritto un contratto dei Metalmeccanici che è stato da più parti indicato come il peggiore di sempre). Nell'ambito sindacale, poi, le cose vanno ancora peggio; la triade confederale è ormai organica al sistema di spartizione del potere e non garantisce più il sostegno ai lavoratori ma il loro sfruttamento, contrattando con i padroni la perdita costante dei lori diritti in cambio di una fetta della torta, mentre i sindacati di base sono così frastagliati e menomati nella possibilità di un loro reale intervento che spesso non contano proprio nulla.
C'è ancora chi crede alle favole di questa sinistra inesistente?
Ci chiediamo che differenza passi tra un Bersani, ex dirigente della CMC, che quando era ministro privatizzava tutto il privatizzabile e anche il non privatizzabile e un Renzi che col suo Jobs Act ha abolito l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori sui licenziamenti per giusta causa; tra un D'Alema che da presidente del consiglio bombardava la ex Jugoslavia e i governi, anche quelli di centro-sinistra, che in questi anni hanno partecipato alle svariate guerre imperialistiche in medio-oriente e in nord africa; tra il "pacchetto Treu" che legalizzava il precariato e la flessibilità voluto negli anni '90 da un governo di centro-sinistra sostenuto dalla sinistra radicale e il già ricordato "Jobs Act" del governo Renzi; tra quelli che ieri erano al governo Prodi e istituivano i CPT con la legge Turco-Napolitano e il piddino Marco Minniti che oggi da ministro degli interni vara un pacchetto che prevede la riapertura dei CIE (col nuovo nome di CPR) e una nuova serie di misure repressive contro la povertà e la dissidenza interne.
E per estendere il dato al mondo occidentale, che diffenza c'è tra tutta questa bella gente che abbiamo nominato e i Bill Clinton, i Tony Blair, i Matteo Renzi, i Francois Hollande, tutti esponenti di punta della sinistra inesistente, di nome democratici o socialisti ma in realtà tutti egualmente liberisti e guerrafondai, o tra questi ultimi e un esponente di un qualsiasi partito della destra europea? Non c'è nessuna differenza, infatti!
Trump in America, la Brexit in Inghilterra, l'ascesa del Movimento 5 Stelle in Italia e quella dei movimenti sovranisti e nazionalisti in tutta Europa, è "merito" anche di questa sinistra inesistente, che ha sposato l'idea neopositivista del capitalismo, del mercato e del progresso economico-tecnologico infinito. E dall'altra parte ha puntato tutto sulla politica di palazzo e sulle discussioni istituzionali, trascurando del tutto la dimensione sociale dal basso. Ma la gente è stanca di una condizione esistenziale vissuta come precaria. Anche quando non è veramente precaria, in molti sentono di non poter garantire a loro stessi e alle persone più vicine una certezza per il futuro e inoltre hanno la sensazione di non poter decidere nulla, spodestati come sono nelle loro decisioni da istituzioni che decidono al posto loro senza consultarli mai. È la stessa idea di democrazia rappresentativa, come è chiaro, ad essere in crisi: essa non riesce a rappresentare le istanze di miglioramento insite nella società, così ingenera in malgoverno e in malcontento. Questo malcontento oggi trova sfogo nello stigma e nella criminalizzazione degli immigrati ma domani non si sa come potrebbe evolvere (o involvere). È chiaro che la forma rappresentativa, che ha servito così bene per anni l'infame sistema capitalista, oggi non è più il contenitore politico adatto del capitalismo moderno. Parte del capitalismo medesimo sta cercando un contenitore che gli vada meno stretto, per poter meglio continuare nella sua parabola accentratrice, predatoria e ormai globale. La retorica dei movimenti "poulisti" di destra si rivelerà solo essere un comodo paravento, un teatrino messo in scena per recuperare questo malcontento, in attesa di trasformare la democrazia rappresentativa in democrazia autoritaria. O, meglio, ancora più autoritaria di ora. Il che avverrà e, anzi, sta già accadendo. Allora il disvelamento sarà completo e il capitalismo getterà la maschera democratica con tutte le sue pur limitate garanzie, e ricorrerà ancora una volta a quella forma statale che va sotto il nome di fascismo, che è sempre stato una forma estrema di statolatria mista ad un liberismo totalitario a difesa della propriatà privata.
Solo allora qualcuno reciterà il "mea culpa". Ma certo non servirà per diminuirne le responsabilità di fronte alla storia.


A.