ALLE NUOVE CROCIATE

Pubblicato Lunedì, 06 Marzo 2017 23:30

E' senz'altro vero che le religioni, specie quelle monoteiste, cercano di imporre agli individui la loro visione della vita. E sottolineiamo imporre. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda le società confessionali, dove le questioni religiose assumono valenza politica e valore legale. Senza dimenticare le società falsamente laiche, come l’Italia supina ai voleri del Vaticano. È anche vero, però, che spesso e volentieri sono gli individui stessi ad auto-imporsi i dogmi religiosi e le limitazioni che questi immancabilmente portano al proprio vissuto quotidiano. Una vera e propria auto-repressione consapevolmente accettata e praticata. Liberi di farlo, del resto. Chi scrive è un ateo anarchico che pensa che ognuno e ognuna possa e debba credere a quello che vuole, fino anche a farsi del male se è frutto di libera scelta. Sempre, ovviamente, che non si pretenda che la metafisica e i dogmi a cui ci si sottomette debbano essere fatti propri e osservati anche dai non credenti. La questione non è in cosa si crede ma l’approcio con cui si crede. Del resto non vi sono stati nella storia anche anarchici agnostici, cristiani o ebrei, che nello stesso momento si opponevano ai dogmi delle rispettive chiese?

La questione è che, anche nelle società cosiddette laiche o aconfessionali, sono sempre più gli individui che abbracciano una fede religiosa, da quelle più rappresentative fino ad arrivare allo psudo-misticismo vagamente new age, alla ricerca di non si sa quale verità o gratificazione personale. Spesso con cieco fanatismo proprio verso i dogmi assoluti. Ciò sembra accadere sostanzialmente per due ragioni:

1) le società laiche occidentali appaiono e comunque sono considerate sempre più società in crisi di valori;

2) l'abbracciare una fede qualsiasi fa sentire l'individuo membro di un gruppo con le stesse credenze e abitudini mentre riempie il vuoto interiore creato dall’assenza valoriale, presunta o reale, della società in cui vive. In poche parole, fornisce un’identità ben precisa nella quale, appunto, l’individuo può identificarsi.

La prima di queste asserzioni è in realtà ingannevole e falsa in partenza. L'odierna società in cui viviamo non è totalmente priva di valori, semplicemente la società occidentale abbraccia i propri valori. Tra l'altro lo fa con un fanatismo che è del tutto simile a quello degli integralismi religiosi. È il caso del culto per il denaro, per la fama, per il successo, per cui molti sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere uno di questi agognati traguardi. É dunque una mera sostituzione di valori. Al posto dei dogmi religiosi abbiamo i dogmi della merce e del denaro, del successo ad ogni costo. Che poi molti li giudichino come dis-valori (e chi scrive è tra questi) è un'altro paio di maniche. É una questione di punti di vista, di interessi.

Questo ci fa pervenire alla seconda delle nostre argomentazioni: accade che un certo numero di persone abbandoni e rifiuti quelli che percepisce come dis-valori e si metta alla ricerca di "veri" valori, che riempiano il vuoto venutosi a creare dentro l'individuo con una nuova fede a cui agrapparsi.

Le religioni, vecchie e nuove, sono pronte dietro l'angolo che aspettano nuovi adepti e ci sono, e sempre ci saranno, si sa, i molti e i moltissimi che si faranno irretire. Se oggi, però, si fa un gran parlare di integralismi vari, rinfocolando i soliti discorsi su scontri di culture e di presunte civiltà, è anche perchè il desolante vuoto delle società in occidente – o almeno la percezione comune dell’esistenza di questa vacuità – si presenta di una tale vastità che la stessa ha bisogno di questo genere di argomenti per poter sopravvivere almeno come idea generale: una forma ideale completamente astratta, quella della “civiltà” occidentale, che vive espressamente nella e sulla costruzione del nemico ma che niente può creare praticamente e costruire da sè stessa, se non gli abomini a cui ci ha abituati. Per esistere l’occidente deve dunque creare i suoi nemici e dichiararvi guerra. Perchè la guerra è da sempre l’unico prodotto di quell’astrazione che chiamiamo occidente.

Quel che è certo è che non ci si ferma mai a pensare che quando si parla di religiosità (o anche culture) si sta in realtà parlando di uomini e donne, in carne ossa e sangue. Per esempio, riguardo ai convertiti ad una religione come l’Islam, non ci si domanda mai dei motivi che spingono a una tale scelta. Per quale ragione? Forse perchè così facendo saremmo costretti a fare i conti con quelli che consideriamo i nostri valori o ad ammettere che è proprio nelle nostre società che qualcosa non stà andando come dovrebbe. 

Eppure dovremmo chiederci cosa spinge un ragazzo europeo, nato o cresciuto in uno stato europeo, ad arruolarsi nell'ISIS e a diventare un fanatico fondamentalista. O se è per questo cosa porta molti ragazzi a partecipare, quì in Italia, alle manifestazioni omofobe di gruppi cristiani integralisti (e pure un po’ fascisti) come le "Sentinelle in Piedi". Perchè questo è il problema.

Vediamo giovani cresciuti in Francia, in Belgio, in Italia, abituati alla vita occidentale, cresciuti al modo occidentale, che oggi improvvisamente scoprono le loro "radici" e diventano fondamentalisti islamici come risposta alla società che li disgusta o peggio li discrimina e li ripudia per la loro origine o per l’origine dei loro genitori. Dall'altra parte vediamo l'acuirsi di un gretto integralismo cattolico, che pensa di rispondere con una guerra di religione a questo stato di cose, peggiorandole notevolmente e concorrendo a creare un clima di tensione perenne, di perenne allarmismo.

Anzi, potremmo dire che il rinascere di un protagonismo clerico-fascista in Italia è oggi uno dei pericoli più seri portati alle libertà degli individui, almeno alle nostre latitudini. Potremmo citare gli attacchi alle coppie gay, le manifestazioni per la cosiddetta famiglia tradizionale, le proposte di modifica alle leggi sull'interruzione di gravidanza, le campagne omofobe di questi onesti e bravi cristiani nelle scuole...e così via. Il problema, l'abbiamo detto, è che il novello fondamentalismo islamico e il redivivo integralismo di marca cattolica si alimentano ambedue e vicendevolmente del vuoto percepito di valori, a cui in mancanza d’altro si contrappongono con i loro. La modernità ha polverizzato il tessuto sociale in tanti individui atomizzati senza più rapporti con gli altri. Ci si chiede però: ma perchè tutta questa gente in cerca di identità, che vuole sentirsi parte di una comunità non si avvicina ad ideali, certo vecchiotti ma non per questo screditati, come il socialismo, l'anarchismo, il comunismo libertario, che espimono valori pur sempre contrapposti a quelli della società materialista, capitalista e mercantile? É fin troppo facile capirlo, purtroppo. Oggi idee e pensieri critici – non diciamo progettualità, chè siamo già oltre – trovano pochissimo spazio e pochissime persone disposte ad approciarvisi con serietà e finanche con curiosità. Così difficilmente pervengono all'attenzione delle grandi masse. I motivi sono molteplici: il progresso tecnologico che ha modificato le modalità di comunicazione e relazione tra individui; l'inversione di tendenza che ha portato le persone a disinteressarsi completamente della politica percepita solamente come un affare inerente i partiti e i parlamenti; la distruzione di un tessuto sociale e di un substrato popolare che faceva sì che ancora fino a qualche decennio fa le città, le strade e le piazze fossero vissute dai loro abitanti; lo spostamento delle aggregazioni spaziali dalle piazze nei centri storici ai mega-outlet dei centri commerciali in periferia; la fine del protagonismo studentesco ed operaio. E potremmo portare altri esempi. In più i fondamentalismi religiosi offrono una identità sicura, stabile, perennemente immutabile e assoluta. Cioè una identità che non può essere messa in discussione. Cosa ben diversa da una concezione anarchica e libertaria di identità in movimento, mutevole, perfezionabile, che può e anzi deve essere sempre rimessa in discussione se vuole essere viva e non museificarsi.

Si diceva, tra le altre cose, dell’aspetto della tecnologia, fondamentale per capire il momento storico che stiamo vivendo. Il progresso tecnico ha permesso all’organizzazione sociale odierna di portare il suo dominio ad uno stato pervasivo e di patrocinare al massimo i suoi valori (o dis-valori che dir si voglia). Attraverso essa passano oggi le informazioni. L'uso della tecnologia è dunque imprescindibile per tutti quei gruppi che aspirano al potere o vogliono conservarlo. Non fanno eccezione i gruppi fondamentalisti ed integralisti, che a parole dicono di rifarsi alle vecchie tradizioni (spesso inventate di sana pianta o rivisitate, sempre spacciate come ritorno alle origini o alle "radici", usando un termine botanico) ma che all'occorrenza sanno fare buonissimo uso dei nuovi media. L’esempio migliore è proprio quello dei fondamentalisti dell'ISIS che diffondono i loro video virali sui social network più diffusi, visti da milioni di visitatori, poi ripresi dai telegiornali di tutte le reti televisive che li amplificano ulteriormente.

La ripetizione continua da parte dei media di questi video e delle immagini truculente che suscitano indignazione negli spettatori ma che fanno guadagnare in audience, e la retorica che li accompagna, sono francamente oscene. I servizi televisivi indicano in questi gruppi fondamentalisti – per buona parte finanziati dai regimi nostrani che si appellano democratici – i nemici che minacciano i "sacri" valori dell'occidente, quindi quelli che si reputa debbano essere anche i “nostri” valori. Ma oltre a ciò, oltre a mentire spudoratamente su questi benedetti valori (dov’è mai esistita, infatti, questa libertà di cui si parla tanto?) ed oltre a suscitare l'indignazione del telespettatore medio, generalmente disposto a credere a tutto quello che sente dire in tv, i massmedia alimentano anche un’attenzione morbosa verso il racconto narrato attraverso lo schermo che porta ad una identificazione assoluta con i valori che si dicono minacciati. In questo caso identificazione e spettacolo sono un tutt’uno. La visibilità data a gruppi come Isis oggi, Al Quaida ieri, e chissà quale nuova sigla domani e alle loro imprese è del tutto deliberata. Come del tutto studiate sono le modalità e i discorsi con cui la questione viene affrontata. Purchè si ottenga l’identificazione di un nemico, lo spauracchio contro cui aggregare il paese al di là delle divisioni e dei problemi interni. Un avversario che, data la sua evanescenza, necessita tra l’altro di una immagine familiare e facilmente individuabile: e così dalla figura del terrorista islamico si passa facilmente a designare quale avversario l’immigrato tout court. Un nemico cui muovere guerra inesorabile. Perchè la guerra, lo sanno bene gli statisti e gli strateghi militari, è sempre il miglior cemento per tenere assieme delle società in crisi di valori o reputate tali da sempre più persone. Società in crisi di rappresentanza.

I crociati da una parte e gli infedeli, i nuovi barbari dall’altra. E così con la scusa della religione e delle culture inconciliabili tra loro la “nazionalizzazione delle masse” avanza spedita. Le trincee sono già state scavate. Le scaviamo tutti noi ogni giorno quando ci accodiamo alla parata della retorica culturalista, identitaria, eterofoba. Indossiamo gli elmetti, spesso senza nemmeno rendercene conto. Ma chi gioca alle crociate, lo dovrebbe sapere, deve mettere necessariamente in conto morti, feriti e lutti. Dalla guerra si esce tutti sconfitti.

Quali sono le soluzioni, allora? Non ce ne sono di facili, certo. Ma ci sono sicuramente direzioni che non si devono seguire e altre che invece si possono seguire. Direzioni che non si affidano agli assolutismi, ai dogmi o alle costruzioni politico-mediatiche in voga oggigiorno, ma vanno verso la costruzione di una società aperta, dialogante, che non rifiuta a volte il conflitto come parte integrante della vita ma ripudia la guerra come mezzo per risolvere i problemi. E che cerca nuove forme organizzative per risolverli. Perchè sempre le soluzioni più semplici nell’immediato creano maggiori complicazioni per l’avvenire. Dovremmo averlo imparato da un pezzo.

Questo sito web utilizza cookies, anche di terze parti, continuando la navigazione accetti il loro utilizzo. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information