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Ha vinto il NO al referendum. E chissenefrega!

Un cimitero di 32 milioni di croci.
Domandina domandona. Il referendum è un'indispensabile strumento di democrazia diretta? O è piuttosto un'infallibile arma di distrazione di massa?
Questa domanda nasce spontanea il giorno dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre. Scopriamo, infatti, che moltissime persone di questo paese hanno subito il perverso fascino della chiamata alle armi della politica politicante. L'affluenza alle urne è stata superiore alle stesse attese dei comitati per il NO e per il SI. Circa 32 milioni di persone hanno apposto una crocetta sulla scheda referendaria. Una temporanea inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni.
Nel vuoto dell'opposizione sociale reale, l'esaltata e magnificata partecipazione illusoria tramite il voto è stata una consolatoria bugia che ci si è raccontata: anche io conto! Anche io esisto! Ma un cimitero sociale resta pur sempre un cimitero e i morti viventi, anche se camminano e si recano alle urne per testimoniare la propria esistenza, restano sempre degli zombie.
Ha vinto il NO e poteva vincere il SI. Cosa sarebbe cambiato per i rivoluzionari? Niente! Come niente cambia per chi continua ad essere sfruttato, precario, escluso.

Tutti contro gli "irresponsabili".
Ma facciamo un passo indietro. Per questo referendum le più disparate forze politiche hanno speso le più grandi energie per dare indicazioni di voto, chi appunto per il NO e chi per il SI. Spesso pretenziosamente, argomentando su cose che con il referendum proprio non c'entravano nulla, tanto per fuorviare che si sa, meno la gente capisce meglio è. E spesso con esiti farseschi e ridicoli. Pensiamo, per esempio, ai fascisti di Casapound, di Forza Nuova e della stessa Lega Nord salviniana che sono corsi a difendere la Costituzione "antifascista" e a fare fronte per il NO con ANPI, ARCI e sinistra cosiddetta radicale.
Tutte daccordo, invece, le forze per il SI e per il NO si sono ritrovate nel biasimo della scelta astensionista. Perchè, vien detto, gli individui votino pure come vogliono purché votino! Non votare, è stato detto, significa perdere la propria capacità di incidere su aspetti che riguarderebbero tutte e tutti (ammesso e non concesso che gli assetti istituzionali che riguardano la sacra italica repubblica, in questa fattispecie, ci debbano riguardare davvero come individui rivoluzionari e come individui sfruttati). Ne andava, ci è stato detto, del nostro futuro e, quindi, il sottinteso è che chi non vota è un cretino, una demente, un irresponsabile, una sprovveduta, addirittura un criminale - da perseguire per vie legali all'occorrenza - perché, non si sa come, la sua scelta di non partecipare al giochino inciderebbe negativamente sulla scelta degli altri giocatori. Ovviamente, che siano altri che hanno fatto le regole o le hanno approvate/assecondate, senza che noi astensionisti consapevoli le si abbia seppur minimamente sottoscritte, non sembra interessare gli apologeti del referendum e della "partecipazione democratica". Per questi ultimi il voto è un dovero civico e, quindi, bisognava fare comunque giocare a forza anche chi non voleva. Un po' come quando da piccoli, a scuola, il maestro o la maestra di ginnastica ti inserivano controvoglia nella scrausa squadra di compagni-schiappe per giocare a palla. Che il gioco non ti divertisse, fatti tuoi!
Ma come sempre sono esistiti coloro che rifiutano di giocare in una squadra le cui regole non condividono, esistono ed esisteranno sempre gli irresponsabili incalliti che disertano gli schieramenti predefiniti.
Alcune e alcuni di queste/i irresponsabili impenitenti non sono poi nemmeno così sprovveduti come vengono dipinti, ed hanno pure un difetto non da poco: pensano! E pensando disturbano, certo. Perchè il pensare troppo rumorosamente offende coloro che, al contrario, non sembrano pensare molto. Li distrae dal loro non-pensare, che occupa tutto il loro tempo. A noi piace annoverarci tra questi rumorosi pensatori.

Fatte le squadre, l'arbitro è sempre lo Stato.
Care e cari apologeti del referendum, ci avete detto che il responso referendario avrebbe addirittura cambiato le sorti della storia d'Italia. Lo avete asserito, terrorizzandoci, in un senso o nell'altro, sporgendovi dai televisori o mandando le vostre insopportabili lettere casa per casa, in cui sostenevate le vostre ragioni spesso a dispetto della logica. Vi diciamo: onestamente, ma credete davvero a ciò che dite? Forse che da una crocetta su un foglio la volontà dell'individuo in quanto tale e in quanto portatore d'interesse ne ha mai ricavato maggiore potenza? Per rispondere a questa domanda, prima rispondete a quest'altra: a cosa l'individuo, quando vota a un referendum (o ad una qualsiasi scadenza elettorale) partecipa? Secondo voi? Alla maggior gloria della Nazione? Al dibattito democratico? Al "bene comune"?  Tutti concetti tra l'altro incredibilmente astratti, soggettivi, manipolabili.
No care e cari! L'individuo che si reca alle urne partecipa ad un'unica banale e semplicissima cosa: al consolidamento del potere costituito. Ciò attraverso la legittimazione della struttura dell'organizzazione politica della società. Questa legalizzazione produce una stabilizzazione che si ricrea tutte le volte che, pensando di cambiare qualcosa, l'individuo ricorre agli strumenti forniti dallo Stato. Ricordate il vecchio adagio? Cambiare tutto per non cambiare niente! Già, proprio così! L'individuo non ha mai, realmente, la possibilità di intervento diretto nella cosa pubblica o, meglio, nelle cose che lo riguardano, quando ricorre ai mezzi suggeriti dallo Stato che, precisamente, sono fatte apposta per dargli solo l'apparenza dell'intervento, l'illusione della partecipazione. Semplicemente, se votare contasse davvero qualcosa, e spostasse davvero i rapporti di forza, sarebbe vietato per legge. É talmente scontato ciò, che basta ricordare che se esiste un Parlamento, un governo, un Consiglio dei Ministri, un Presidente della Repubblica, una Camera, un Senato (composto da chi, non fa molta differenza) allora, forse e diciamo forse sarcasticamente, vuol dire che non è l'individuo a prendere le decisioni che contano ma, appunto, questa serie di organi costruiti all'uopo. E poi ancora avanti con presidenti di Regione e di Provincia, consiglieri, sindaci, fino al più piccolo reggitore della più piccola circoscrizione di quartiere: tutte queste figure decidono su ogni più piccolo aspetto della quotidianità. É il gioco della rappresentanza. Un gioco in cui chi partecipa sa in anticipo di perdere sempre e comunque, perché tanto non fa differenza. Peggio del "gratta e vinci", insomma, dove almeno una possibilità di vincere dovrebbe essere garantita! Ecco perchè a questo gioco noi anarchici non vogliamo giocare e decidiamo, in coscienza, di non prendervi parte.
È sempre un parlamento ed il governo che decidono, quindi sempre e solo i politici, che anche nel caso dei referendum trasformano il voto popolare in voto parlamentare. Fatte le squadre, l'arbitro che decide l'andamento e le regole del gioco è sempre e solo lo Stato.

Problemi di quorum.
Detto che non riteniamo, nel modo più assoluto, il referendum uno strumento in grado di dare l'opportunità al singolo di incidere nei diversi problemi che lo riguardano da vicino e da lontano, perché inserito in quel grande inganno che è la democrazia rappresentativa, occorre spendere una parola in più su una determinata tipologia di referendum, quella che non prevede quorum, cioè soglie da raggiungere sotto le quali le votazioni sono dichiarate nulle. Appunto, quello del 4 dicembre è stato un referendum confermativo (cioè la legge era stata già scritta e votata da Camera e Senato e aspettava solo il via libera del Referendum) che non prevedeva quorum. Questo strumento, insomma, permette che anche una sola persona andata a votare - mettiamo per ipotesi e per assurdo - possa decidere da sola su aspetti determinanti per molte altre (in questo caso addirittura su aspetti riguardanti l'intoccabile Costituzione, l' "asse portante", dicono alcuni, dell'organizzazione sociale democratica). Questo sarebbe perfettamente legale.
Ecco, questa della mancanza del quorum è stata segnalata spesso come un punto per convincere le persone ad andare a votare, per gli aspetti che abbiamo detto. Ma invece, per chi scrive, è stato un motivo in più per non andare. Se non è possibile, per chi ama la libertà e la vera partecipazione orizzontale, accettare la regola che molte persone decidano anche per le restanti poche che non hanno dato il proprio consenso, ancora più intollerabile è che poche persone decidano per le tante altre. Se non vogliamo maggioranze che si impongono sulle minoranze, ancora più abberrante è l'esistenza di uno strumento che permette ad alcune minoranze (e potenzialmente anche ad una sola persona) di imporsi sulla maggioranza della società. Questo è plebiscitarismo, è fascismo e va detto nel modo più chiaro possibile!
Il referendum senza quorum andrebbe abolito subito, poiché questo strumento si avvicina in modo pericoloso agli strumenti ipotizzati da molti gruppi neofascisti per governare la società futura, dove l'organizzazione politica è priva di intermediari politici quali i partiti, certamente una cosa positiva, ma dove questi sono però soppiantati da un rapporto di tipo plebiscitario dell'indistinto corpo sociale con il potere, solitamente incarnato da un capo, da un leader maximo, da un decisore-esecutore o da un piccolo gruppo di decisori-esecutori. E questo plebiscito, ovviamente, dovrebbe passare proprio attraverso una specie di referendum senza quorum, dove i pochi entusiasti di un regime decidono per tutti. L'esempio fatto a proposito è sempre la Grecia antica, in cui una larvata forma di democrazia oligarchica permetteva ai pochi che potevano votare (escluse naturalmente le donne, gli schiavi e i poveri) di decidere l'andamento dell'amministrazione pubblica.
Ed infatti, sebbene l'ipocrisia e la retorica politica non lo permetta, sarebbe bene chiamare una buona volta questo sistema che ci governa col nome apposito: non democratico ma oligarchico! Sarà un caso ma fautori di un simile tranello referendario e plebiscitario sono oggi, assieme a molti gruppi neofascisti, i grillini del Movimento 5 Stelle, che lo vorrebbero estendere a tutte le tipologie di referendum, tendendo a presentare il modello senza quorum come esempio di "democrazia diretta". Ma cari i nostri grillini (si fa per dire) la democrazia diretta a cui fate riferimento e vi richiamate ad ogni piè sospinto è tutta un'altra cosa, ed è cioè un metodo che dovrebbe consentire a tutte e tutti, in modo individuale, di dire la propria ma anche naturalmente di sottrarsi, sempre individualmente, alle decisioni prese senza il proprio consenso. È un modo di organizzarsi dal basso, dunque. Mentre la vostra è solo un esempio velleitario di dittatura dall'alto mascherata neanche troppo bene, che non permette la reale partecipazione delle persone ma dà solo l'illusione di farlo – indotti in ciò dalle martellanti campagne propagandistiche  –  a beneficio, come sempre, di qualche assetto di potere (o di chi ambisce a conquistarlo)!
In un'epoca come quella odierna, dove sempre più persone si sentono insicure e vogliono vivere senza più preoccupazioni, in cui il grosso del corpo sociale non ha più nessuna aspettativa se non quella del salvatore che si faccia carico e risolva per loro ogni problema così da non dover pensare più a niente, bisogna stare attenti a fornire di mezzi come questi persone con una smodata bramosia di comandare.
Il potere, si sa, corrompe anche i più onesti, figuriamoci i più propensi al dominio.
Tra l'altro, va detto che lo schierarsi dei grillini per il NO nasconde anche una buona dose di ipocrisia e facciadaculaggine. La riforma costituzionale aborrita e combattuta dai grillini, difatti, oltre alle modifiche al Senato e altre quisquillie, prevedeva anche alcune modifiche allo strumento referendario di tipo abrogativo che, se passata, avrebbe permesso un abbassamento sostanziale del quorum necessario per renderlo valido rispetto a quanto avviene oggi: laddove adesso è indispensabile che si rechino alle urne almeno il 50%+1 degli aventi diritto al voto, la riforma prevedeva che si potesse arrivare al 50%+1 non degli aventi diritto ma solo del numero di partecipanti alle ultime elezioni politiche (un numero sempre in calo, come sappiamo).
Quindi proprio un punto che andava nella medesima direzione richiesta dal Movimento 5 Stelle, invece critico della riforma per opportunismo politico ed elettorale.
Da quanto detto ci sembra evidente che il vero pericolo per la libertà in questo paese non derivasse tanto dal ventilato "attacco alla Costituzione" (che tra l'altro non ha mai minimamente realizzato nessuna delle sue ispirazioni ideali ed ugualitarie...e lo sappiamo bene!) ma piuttosto, semmai, dal possibile estendersi dell'uso e dell'abuso del metodo referendario senza quorum o con quorum abbassato, che legittimerebbe leggi approvate e sottoscritte da una minoranza esigua di elettori, potenziale preambolo per una involuzione plebiscitaria del paese come chiedono da tempo tutti i fascisti. Eppure, stranamente, nessuno dei contendenti in campo lo ha messo o lo ha voluto mettere in evidenza.

L'atirenzismo: fallimento dell'opposizione sociale reale.
L'antirenzismo è stato il collante del fronte del NO che ha vinto con quasi 6 milioni di voti di scarto su quello del SI al referendum. L'unico collante: perché su tutto il resto le forze politiche, le associazioni, i movimenti, i gruppi di pressione che ne facevano parte la pensano in maniera completamente diversa o contraria.
Fascisti, leghisti, "sinistra" PD e sinistra extraparlamentare, grillini, costituzionalisti, ex partigiani, molti No-Tav, associazionismo, berlusconiani...dall'estrema sinistra all'estrema destra, passando per Berlusconi e quel che resta del suo partito che precedentemente aveva approvato la riforma in parlamento, tutti dalla stessa parte contro il premier Mattero Renzi, recente incarnazione del male!
Ora tutti questi attori cercano di accreditarsi come i veri vincitori, di guadagnare a sé la vittoria del NO alla riforma di Renzi e le sue dimissioni conseguenti alla disfatta del fronte del SI. In prima fila, era facile immaginarselo, troviamo i partiti più forti elettoralmente, come i 5 Stelle e la Lega Nord, che non proprio modestamente hanno subito parlato di una loro vittoria esclusiva ed ipotecato, attraverso essa, una loro vittoria alle prossime elezioni politiche che chiedono a gran voce.
È chiaro che l'antirenzismo avvantaggi quelle forze che di argomenti solidi da mettere sul banco altrimenti ne avrebbero pochi. Il populismo funziona molto bene solo quando ha un nemico stabile contro il quale scagliarsi. Fino a ieri era Renzi, dipinto come un burattino delle banche e dei poteri forti che governano l'Europa. Ora un nemico forte come Renzi non c'è più ed è facile immaginare, ad esempio, che i 5 Stelle dovranno ricorrere ai ripari inventandosene un altro – magari il successore di Renzi, dato che la maggioranza parlamentare rimane comunque inalterata a guida PD – o prendendo ciò che c'è di disponibile sul mercato dell'odio irrazionale: gli immigrati. É possibile, dunque, da qui in futuro, una caratterizzazione ancora più marcatamente destrorsa, euroscettica ed anti-immigrazione del M5S, per competere sullo stesso terreno securitario e xenofobo con Salvini e i suoi amici fascisti.
Guardando a sinistra invece, se la scelta del NO della "sinistra" interna al PD (dalemiani, bersaniani, ANPI) e di quella filo-parlamentare (Sel, Sinistra Italiana, Possibile) era scontata per far fuori Renzi e rispondeva a rapporti di forza tutti interni al PD e alla sinistra parlamentare stessa, ciò che invece francamente si fa fatica a comprendere è perchè una grossa parte dell'estrema sinistra extra-parlamentare abbia pensato bene di accodarsi a questa strategia, fallimentare da un punto di vista di costruzione di un'opposizione sociale che vuol essere reale e non immaginata. Eppure stiamo parlando anche di gruppi che sulla carta si dicono rivoluzionari.
A che pro fare dell'antirenzismo la propria politica attiva ed inseguire i partiti istituzionali sul loro terreno, quando si sapeva benissimo che di questa carta strategica avrebbero tratto maggior guadagno quelle forze populiste come Lega Nord e 5 Stelle che dell'antirenzismo hanno fatto un loro cavallo di battaglia da tempi non sospetti? Anche qui, la principale motivazione di questi gruppi della sinistra extraparlamentare sembra essere stata: anche noi contiamo, anche noi esistiamo! Ma manie di protagonismo a parte, a cosa è servito? Forse davvero queste forze hanno voluto salvaguardare lo Stato democratico dalla pretesa involuzione autoritaria che si sarebbe verificata se avesse vinto il SI alla riforma? Fosse vero, non si saprebbe se ridere o piangere. Rivoluzionari a parole che difendono il Senato della Repubblica: non si è mai sentito!
Eppure i giornali e i blog dei più vari gruppi "comunisti" hanno provato a convincere, nel loro piccolo, le persone ad andare a votare per il NO. A recarsi alle urne e consolidare così le istituzioni rappresentative che si vorrebbero combattere.
Ci domandiamo cosa sarebbe successo, invece, se tutte queste forze "rivoluzionarie" avessero optato con forza per l'astensione consapevole e avessero consigliato altrettanto alle persone, come atto di completa differenziazione dalla politica istituzionale. E non solo nel caso dell'ultimo referendum ma tutte le volte che si tratta di votare. Non sarebbe stato meglio se invece che spendere energie grandiose in campagne contro Renzi avessero deciso di costruire un'opposizione reale non a Renzi ma allo Stato borghese? Perchè le stesse cose che sono state addebitate a Matteo Renzi – e cioè l'essere a servizio della grande finanza, del capitalismo internazionale, delle banche – può essere sottoscritto anche riguardo lo Stato. Meglio: riguardo tutti gli stati. Perchè tutti gli stati, più o meno democratici che siano, difendono sempre gli interessi di una minoranza di privilegiati.
Ed allora chiudiamo con una domanda la cui risposta, per noi, è abbastanza chiara: non è incoerente proclamarsi rivoluzionari e partecipare alle elezioni e ai referendum, che in ultima analisi rispondono sempre a logiche istituzionali e servono a queste stesse istituzioni per continuare a legittimarsi?
Ha vinto il NO al referendum? Tra quelli che si disperano e quelli che brindano e fanno festa, sempre fuori dal coro vi diciamo: e chissenefrega!