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Fuori dal coro! Fuori dalla melma politicante!

Diciamolo chiaramente. Agli anarchici – e quindi a chi scrive – tutte le ciance sulla “costituzione più bella del mondo” e via discorrendo non hanno mai minimamente interessato.
Sono solo sciocchezze e sciocchezze delle più grosse, dato l'incontrovertibile punto di partenza – se proprio vogliamo scendere a questo livello del discorso – che tutta quanta la retorica riguardante i famosi/fumosi “diritti” su cui sarebbe imperniata la Costituzione scritta nel 1948, è appunto rimasta quel che è sempre stata: retorica appunto! Idealizzata quanto si vuole, soprattutto dalla sinistra, ma tanto resta!
Non saranno né i buoni propositi, né il fatto di scomodare la sua supposta natura “antifascista” nata dalla Resistenza, che ci faranno dimenticare che le parti ideali sono sempre rimaste inapplicate, mentre al contrario quella che oggi viene difesa a spada tratta contro i tentativi di riforma di Renzi rimane la costituzione di uno Stato che, ancora oggi, ha in uso leggi, procedure di polizia e codici penali del passato regime fascista (e non ce ne sorprendiamo, del resto) senza contare il rinnovo del concordato con la Chiesa cattolica siglato anche dal comunista Togliatti. Uno Stato che già nel 1948 arrestava ed imprigionava i partigiani e rimetteva al proprio posto di comando prefetti, questori e uomini del passato regime mussoliniano. Del resto, è bene evidente la continuità dello Stato repubblicano col suo ingombrante predecessore.
La costituzione è stata solo un utile paravento dietro il quale lo Stato ha potuto continuare a mettere in atto le sue nefandezze contro i lavoratori e gli sfruttati, ma in modo che ogni critica ed opposizione sociale ai nuovi assetti di potere fossero bollate come antidemocratiche e proto-fasciste. Con questo si spiega anche il mancato sviluppo di una vera opposizione di classe da parte delle componenti della sinistra italiana, che su questo punto hanno sempre dimostrato una sudditanza quasi patologica verso l'intoccabilità delle istituzioni rappresentative, anche quando queste componenti amavano presentarsi come sedicenti rivoluzionarie.
Una sudditanza che appare incredibile. Come si può, infatti, concepire che la libertà – la libertà vera, quella integrale – possa in qualche modo essere riconosciuta e salvaguardata da un pezzo di carta, quale che sia, se persino lo Stato stesso, che ne dovrebbe essere l'interprete, è consapevole che quello che alcuni chiamano la “carta fondamentale” è invece carta straccia che si può modificare seguendo gli interessi del momento?
É fin troppo chiaro che la funzione della Costituzione è solo simbolica.
Sono i rapporti di forza in un dato momento che creano le premesse e le condizioni per la nascita e il consolidarsi dei cosiddetti “diritti” (a cui i libertari però preferiscono sempre il termine libertà, anche perché i due termini non sono sinonimi) e non le costituzioni, che semmai sono il tentativo pretestuoso di congelare questi rapporti, sempre mutevoli nel corso del tempo e mai dati una volta per sempre. Questi rapporti di forza si determinano solo in un modo: attraverso la guerra sociale di una parte contro l'altra. Guerra che vede fronteggiarsi da sempre due classi: la classe degli sfruttatori e la classe degli sfruttati.
Oggi, è evidente anche ad un cieco che i rapporti di forza appaiono completamente sbilanciati dalla parte degli sfruttatori. É chi detiene il potere – politico ed economico – che sta conducendo una spietata guerra di classe contro gli sfruttati e gli esclusi di questo mondo.
É quindi tanto più evidente che il tentativo di riformare la costituzione in qualche sua parte (e di modifiche dal 1948 ce ne sono già state tante) attraverso l'abolizione del Senato della Repubblica, che fa il paio con la paventata promulgazione della nuova legge elettorale che garantirà una maggioranza bulgara alla Camera per il partito che prenderà più voti alle elezioni (che ricorda la famosa legge Acerbo o “legge truffa” che consentì a Mussolini l'instaurazione della dittatura) partono appunto dalla stessa logica: sono esempi, tra gli altri, di quell'arrogante esibizione di forza da parte di uno Stato che, sentendosi sicuro di sé, cerca oggi di snellire le proprie appesantite burocrazie in direzione di un più efficace "decisionismo" politico e nel contempo estendere ed allargare la propria efficacia coercitiva nei confronti degli sfruttati. Il ché porterebbe ad un rafforzamento dell'esecutivo governativo, naturalmente a beneficio degli interessi privati a cui lo Stato fa capo. Rafforzamento che contraddice palesemente, tra l'altro, tutti i discorsi sulla presunta sovranità minacciata dello Stato, portati avanti sia dai "sovranisti" di destra (grillini, leghisti, neofascisti, nazionalisti...) sia da alcuni neomarxisti o postmarxisti che dir si voglia. Come se lo Stato fosse mai stato altro da quel cane da guardia del Capitalismo nazionale ed internazionale che è!
Bene, anzi, male! Di fronte a questo scenario, infatti, il piano dell'opposizione parlamentare – ma anche di una parte della sinistra extraparlamentare (extraparlamentare non per sua scelta, evidentemente) – allo schiavetto dei potentati capitalistici, cioè Matteo Renzi, si sono ridotte a due sole opzioni: la promulgazione di un referendum contro la riforma costituzionale e la speranza riposta nell'intervento della Corte Costituzionale affinché essa invalidi il testo della legge elettorale (L'Italicum). Un po' poco, a parere di chi scrive, per tentare di spostare davvero i rapporti di forza di cui parlavamo poc'anzi.
Ma, alla fine dei conti, vi è davvero in questa composita opposizione a Renzi la volontà di spostare questi benedetti rapporti di forza? O è invece, come è ovvio, solo un tentativo per farlo cadere? E con quale prospettiva di breve e lunga durata? La semplice volontà di far cadere Renzi non può avere, come è scontato, nessuna progettualità da portare nel quotidiano, sul lato pratico, negli aspetti che riguardano la vita delle persone. I comitati referendari per il NO, in cui è confluito come una melma un po' di tutto, ci hanno detto di difendere nientemeno che la “Democrazia” con la D maiuscola, quando in realtà si sta parlando della pura conservazione del Senato della Repubblica così com'è (con la riforma esso diventerebbe un mero organo consultivo composto da Sindaci e Consiglieri di Regione). Un pretesto tra i tanti. Questa grande prova di efficienza organizzativa ed operativa è stata uno spreco e un dispendio enorme di energie, nonché un'enorme presa per i fondelli.
Melma politicante che invece che soffermarsi sui problemi reali delle persone e cercare di combatterli sul terreno del conflitto sociale, preferisce ancora una volta concentrari sulle urne, nel desolante vuoto delle piazze.
Mentre l'opposizione sociale langue, mentre la società scivola sempre più a destra, mentre i cosiddetti diritti sanciti dalla Costituzione di cui ci si fa paladini vengono calpestati e non certo da oggi ("Diritto al lavoro"? Che ne penserebbe il lavoratore GLS schiacciato sotto il camion aziendale mesi fa perchè stava scioperando?) facciamoci una semplice domanda: dove sono oggi questi politicanti cialtroni mentre tutto ciò accade?
Da un'altra parte, naturalmente: a difendere la "Costituzione più bella del mondo".


ALCUNE ANARCHICHE E ALCUNI ANARCHICI DELLA ROMAGNA