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IL MOSTRO A OROLOGERIA

 Penso che è un sacco di tempo che immagino di scrivere queste cose, e il solo modo per farlo è buttar giù dei pensieri...
Penso che molte intuizioni di liberazione hanno a che fare molto più con la sensibilità che non con la “coscienza politica”; con l’esperienza piuttosto che con l’analisi
Penso che il capire razionalmente un concetto e il sentirlo tuo, avvertire un’urgenza, non sono la stessa cosa e lo stesso testo o la stessa chiacchierata in momenti diversi della vita, possono essere davvero vissute diversamente
Penso che nell’avere una certa sensibilità non mi sento (ora, qui) più libero, più consapevole, più giusto, ma principalmente più oppresso e perciò più desideroso di non far pesare il mio privilegio sociale eteronormato su tutti gli altri individui, tanto meno a quelli che vorrei avere affianco, complici, non subordinati
Penso che tutte le idee forti che ora ho riguardo alle relazioni sono conquiste che ho fatto per lo più sulla pelle altrui, piuttosto che “al fianco di”: nel dolore, nella delusione, sulla rabbia di un altra individuo davanti al mio comportamento o al mio pormi ho capito cosa faceva male, ma oramai, come si suol dire, il danno è fatto e su questi “oramai” si basano decennali rapporti interpersonali cariati e dissestati
Penso che questa dinamica maledetta mi fa soffrire e non la voglio più
Penso che tutt* noi (a prescindere dal genere e sesso assegnatoci) facciamo del male nelle relazioni, perchè non c’è solo il sessismo, ci sono anche il moralismo, il razzismo, l’autorità, la fisicità ingombrante, la saccenza, le più svariate forme di dominazione che ci hanno plasmato e perciò la gabbia va smantellata tutta insieme, sbarra dopo sbarra senza compartimentare gli attacchi
Penso che non c’è nessun modo di essere perfett* (intendendo qui con questa assurda parola il non danneggiare nessun* e far star bene chiunque) ma si può porre sempre più e migliore attenzione a chi abbiamo intorno
Penso che se lo voglio fare, se lo sento necessario, non è per avere stelline di bravo compagno femminista sul curriculum militante, ma perchè mi è intollerabile essere l’uomo che la società tutta nel suo insieme mi ha predisposto a diventare
Penso che qualcosa di doloroso che abbiamo fatto vivere ad altr* in passato e che per noi non aveva importanza o significato, assume la sua pesante collocazione nella gamma delle dominazioni quando approfondiamo l’analisi e mutiamo le nostre sensibilità: il momento della consapevolezza però, senza azione, è sterile
Penso che non sono sicuro di cosa sia innato in me, cosa faccia parte dell’intimo, del non conoscibile, ma penso che l’empatia la si possa affinare e alcune volte, se si siede su un trono non scelto, l’unica via per scendervi e poi fare a pezzi il trono sia “mettersi in una posizione di scomodità”
Penso che anche quello che sto scrivendo farà arricciare le viscere a qualcun*, offenderà, forse scatenerà sensi di rabbia o altro e penso che sia inevitabile che così sia, proprio perchè esistono infinite sensibilità e priorità e in più la parola è tremendamente incasellante, piccola, semplificata, limitata
Penso che il confronto è sempre auspicabile e arricchisce tantissimo e sa creare gioie inaspettate, ma non deve temere il conflitto se no si ammortizza tutto il carico dirompente e sovversivo delle nostre tensioni
Penso che non è mai privo di importanza tornare al passato, chiedere scusa, chiedere come la si è vissuta, beccarsi in faccia la rabbia di chi abbiamo danneggiato
Penso che solo “chiudendo i conti” si possa procedere (se si vuole) perchè la vendetta (che per la mia etica è un impulso di fare giustizia) si fonda sui sospesi
Penso che tutte le situazioni di molestie, violenze, abusi, disagi che viviamo (facciamo vivere) nelle nostre relazioni ora stanno venendo più a galla anche “nel giro” solo ed esclusivamente grazie al coraggio e alla forza di chi le subisce, mai (che io sappia) per presa di coscienza di chi le ha agite
Penso che non c’è nessuna presa di coscienza definitiva, ma da qualche parte tocca cominciare!
Penso che non sono contento di come ho reagito (o non reagito) tante volte di fronte a degli individui che avevano agito violenza e sopraffazione sessista, e penso che individualmente e collettivamente mi/ci mancano tanti strumenti di analisi e di (re)azione
Penso che delle volte quell’individuo sono stato io e non lo voglio essere mai più, costi quel che costi
Penso che gli strumenti si imparano, si inventano, si affinano e penso che non lo abbiamo mai fatto come "movimento" in ampio spettro perché non era/è una priorità: prima l'insurrezione (come se si potesse ottenere qualcosa di libero da relazioni non liberanti…)
Penso che è vero, certo, che c’è modo e modo di dire le cose, ma da delle/gli anarchiche/i mi fanno rabbrividire gli inviti alla calma: tutti gli sfruttati altri da noi què viva la revolutiòn! ma le compagne devono star buone?!
Penso che se le compagne fossero sempre state buone e calme con me certe sdentate di stomaco non le avrei mai prese e non avrei capito così
Penso che da individuo rivoluzionario l'obiettivo più alto a cui tendo è far sì che il conflitto interrelazionale non resti una fase sospesa tra il "chiarire/far pace" o il "rompere ogni ponte", ma una dimensione realmente di tensione, che si protrarre e cambia e sa alternare rabbia e distensione, attacco e comprensione e sa creare, rigenerare, far crescere e non solo piantare paletti d'affinità o recidere legami
Penso che il “non essere evidentemente ostili” a qualche comportamento o attitudine e il “creare un ambiente che ti mette a tuo agio” nell’esprimere ciò che sei, non sono lo stesso paio di maniche
Penso che ci sia tanta ostilità, sottaciuta o dichiarata, nei confronti del conflitto sul privilegio di genere e che se così non fosse le nostre relazioni ci farebbero molto più felic*
Penso che un* anarchic* felice è un* anarchic* che ha molta più gioia armata da esprimere
Penso che faccio quello faccio e ho scelto la vita che ho scelto perchè cercavo di stare bene, di far star bene, di ribaltare il mondo, ma se il mondo mi soffoca fin dentro casa, squat, concerto, assemblea, letto (etc etc etc) sto male, mi arrabbio ma non divampo perchè “bisogna stare tranquill* che non è il momento/non è così che si fa...”
Penso che il mostro dentro ce l’abbiamo tuttI, ed è il leviatano di hobbes, gesù cristo, nostro padre, le veline e tutto il resto e che è questione di tempo, di voglia, di occasioni se emergerà, visibilizzando il me stesso il mostro, o se lo individuerò in tempo e lo attaccherò
Penso che però le occasioni * compagn* e la vita ce le pongono davanti e sta a noi afferrarle al volo o far finta di nulla
Penso che di queste frasi se ne possono continuare ad aggiungere all’infinito, come infinita voglio che sia la strada verso la liberazione dal patriarcato, dentro e fuori di me, come la liberazione da ogni altra forma di dominio
Penso che il linguaggio è limitato e avrò fatto un casino con le desinenze di genere, ma la poesia è bella e voglio continuare a raccontar storie, magari davanti al fuoco di una barricata, con un bicchiere in mano e la matita negli occhi.

Sui fatti dell'8 dicembre scorso a Forlì

Nei giorni di ponte festivo tra Natale e Befana, sono stati notificati avvidi di inizio indagine ad alcuni antifascisti da parte della Digos di Forlì. La questura ha cioè deciso di denunciare queste persone per la vicenda dell'8 dicembre scorso, quando in Piazzetta della Misura diversi antifascisti intenti a protestare per la presenza di un banchetto di Forza Nuova - Evita Peron, furono attaccati di sorpresa da un gruppo di neofascisti armati con bastoni. Tra le persone denunciate, con reati di "manifestazione non preavvisata" e "violenza privata" ci sono alcuni amici ma anche la segretaria di Rifondazione Comunista e addirittura quello stesso dirigente della Fiom che aveva ricevuto una bastonata dai fascisti di Forza Nuova, rimanendone ferito.
E' il solito copione: la questura autorizza la presenza dei fascisti e poi denuncia anche gli antifascisti "colpevoli" di contestarla.
In un momento storico come l'attuale e in un contesto romagnolo che vede l'apertura di nuovi covi neofascisti, la strategia della questura di Forlì-Cesena ha enormi responsabilità nel favorire la ricomparsa dei gruppi di estrema destra.
La nostra solidarietà va a tutti gli antifascisti e le le antifasciste denunciati/e e alle persone che lottano in prima persona contro questo tumore maligno che si chiama fascismo, e continuano a farlo anche a costo delle denunce.


Alcuni/e Antifascisti/e Forlivesi

Una tappa di un percorso.

(Un resoconto della Street Parade di sabato 23 dicembre a Cesena).

Sabato 23 dicembre, a Cesena, come da tempo preannunciata, si è svolta la “Street parade antifascista” ovvero una parata musicale con interventi al microfono per le strade della città, pensata come parte di un percorso antifascista/antirazzista che diverse persone e gruppi non-istituzionali stanno portando avanti sul territorio.

Questo perché chi porta avanti questo percorso reputa importantissimo creare comunicazione, recuperare il senso comunitario di stare nelle strade e nelle piazze e facilitare il formarsi di una collettività di persone informate, responsabilizzate, critiche, solidali tra di loro e decise a lottare per un ambiente sociale ripulito da scorie razziste, fasciste e autoritarie (sia quando queste sono veicolate dai gruppi neo-fascisti, sia quando sono parte delle politiche dei partiti istituzionali e dei governi).

Alla “Street parade”, partita circa alle 15:30 dalla stazione ferroviaria, hanno partecipato quasi 200 persone: un numero importante per una città come Cesena, se pensiamo in più che il tutto si è svolto senza la partecipazione ufficiale dei partiti istituzionali e delle organizzazioni tipo A.N.P.I. (che ha preferito disertare l’iniziativa).

La chiamata della parata di strada non lasciava dubbi: ai partiti era stato consigliato di non partecipare in quanto tali, con un tripudio di bandiere. Ciò anche tenendo in considerazione che le prossime elezioni parlamentari del 4 marzo avrebbero finito per fornire una ghiotta occasione per tutte quelle organizzazioni, specie quelle istituzionali, desiderose di mettere il cappello sull’iniziativa antifascista per portare acqua al proprio mulino.

Si è deciso, attraverso modalità assembleari e orizzontali, di privilegiare i contenuti e gli obiettivi piuttosto che procurare una vetrina per mettersi in mostra, anche per tutelare le tante persone che hanno deciso di intervenire singolarmente, senza aderire a nessuna organizzazione.

Può essere che in questo modo alcuni militanti dei partiti extraparlamentari della sinistra si siano sentiti delegittimati e abbiano preferito non partecipare; certo, bisognerà ancora discorrere a lungo e nelle sedi opportune (nei momenti collettivi) sulle modalità dello stare insieme nelle strade e nelle piazze, per far sì che nessuno si senta escluso e per tentare di trovare modalità il più possibile condivise, magari cercando di trovare alcuni piccoli compromessi che non scontentino troppo nessuno, anche se ciò sappiamo sarà difficile (ma certo non impossibile).

Per tornare alla “Street parade” questa ha dovuto fare i conti con gli intoppi creati dalla questura di Forlì-Cesena, che il pomeriggio precedente ha comunicato alcune prescrizioni tra cui il divieto di entrare nel centro storico col furgone (e quindi con l’impianto audio e la musica), fornendo un nuovo percorso alquanto improponibile.

Le motivazioni della questura per queste prescrizioni sono apparse assurde e pretenziose: si va dal possibile disturbo degli acquisti di Natale (e con ciò si conferma che il diritto a spendere è più importante che quello di manifestare) fino ad ipotetiche tensioni e perfino ipotizzati scontri con non meglio identificati “avversari politici”.

La richiesta di abbandonare il furgone alla barriera prima dell’inizio del perimetro del centro storico è dunque stata respinta come irricevibile da parte del corteo che, dopo aver percorso dalla stazione Corso Cavour – suscitando curiosità, solidarietà e applausi da parte di molti residenti affacciati alle finestre o sui balconi dei palazzi circostanti – ha fatto una lunga sosta in una barriera molto affollata, diffondendo interventi al microfono, volantini (più di mille quelli distribuiti lungo il percorso!) e parlando a lungo con la gente spiegando il perché dell’iniziativa.

Dopo questa sosta – in cui si è voluto ribadire, oltre alla contrarietà alla presenza dei gruppi neofascisti in città, anche l’opposizione dei presenti all’antifascismo di facciata, strumentale ed ipocrita delle istituzioni locali e del Partito Democratico – il corteo ha proseguito il percorso in direzione stazione dove lo stesso trovava termine, non dopo aver riscontrato un grande sostegno da parte delle persone che si trovavano all’interno e all’esterno dei diversi internet-point lambiti dalla “Street”, che fascismo e razzismo vivono quotidianamente sulla propria pelle. Da ricordare, infatti, è la presenza alla “Street parade” di molti giovani e persone immigrate, che hanno partecipato in prima fila anche con interventi al microfono. Segno di come le divisioni tra chi è nato in Italia e chi no – divisioni fittizie create da fascisti e istituzioni – in alcuni casi possano venire infrante.

Per finire, si allega il testo del volantino distribuito e si ricorda ancora che questa iniziativa, come i presidi antifascisti che l’hanno preceduta (sabato 2 e sabato 16 dicembre) sono parte di un percorso più generale, che vuole continuare proponendosi di coinvolgere sempre più persone in un comune cammino.

Alcune e alcuni presenti.

 

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QUESTA E UNA PARATA DI STRADA CONTRO IL FASCISMO!

Quella che sta passando per le strade di Cesena, quest'oggi, è una parata con musica ed interventi al microfono. Rumorosa perché vuol farsi sentire.

Questa è una tappa di un percorso antifascista in città da parte di persone che vogliono opporsi in maniera visibile al risorgere di sentimenti fascisti-razzisti e in particolare alla presenza di gruppi fascisti sul territorio cesenate e romagnolo.

Oggi, i gruppi e i partiti neofascisti/neonazisti si stanno riorganizzando in tutta Europa e anche in Italia. Anche i ciechi se ne sono accorti; anche chi, fino l'altro ieri, continuava a insistere che i fascisti non esistono più. La realtà è che il fascismo – purtroppo! - è ancora vivo e vegeto. Ce lo indica l'attivismo pubblico di questi gruppi ma anche le aggressioni a persone immigrate, gli attacchi a centri profughi e associazioni antirazziste, gli accoltellamenti e le bastonate, fino anche alle uccisioni.

A Cesena, negli ultimi mesi, vi è stata una presenza preoccupante di noti gruppi neofascisti:

Forza Nuova e CasaPound. È un chiaro indice di come stiano puntando in forze su questo territorio.

E ormai certa, difatti, l'apertura a Cesena, nei prossimi mesi, di una sede della formazione neofascista CasaPound.

A questi fascisti è stato da mesi concesso l'uso di spazi pubblici per i loro banchetti e le loro squallide manifestazioni. L'impegno del Comune di Cesena e del sindaco Lucchi di vietare piazze, strade e sale pubbliche a questi gruppi si è rivelata aria fritta e pura propaganda politica: i fascisti continuano ad essere in strada, anche dopo l'approvazione della normativa comunale sull'uso degli spazi pubblici.

La presenza di questi gruppi e l'apertura di covi fascisti costituiscono cosa grave, che va evitata e chiaramente combattuta. Denunciamo perciò la complicità dimostrata da alcuni giornalisti – imboccati ad arte dalla polizia politica – arrivati ad indicare luoghi fisici e a pubblicare nomi e cognomi di antifascisti in carne ed ossa, quasi a voler fornire ai fascisti i bersagli da colpire. Cosa ben diversa dall'indicare la responsabilità di coloro che affittano spazi e negozi ai fascisti! Il fascismo non è un'opinione come le altre ma un'ideologia nefasta che nella storia ha prodotto e continua a produrre orrori: nazionalismo, statalismo, razzismo, sessismo maschilista, omofobia, esclusione sociale, guerra tra poveri, sottomissione al potere, dispotismo, assassinio.

È dunque un'ideologia non solo da rifiutare ma da osteggiare con tutte le forze.

Per questo ogni persona dotata di buon senso non può che essere antifascista!

Ma non basta dirsi antifascisti, bisogna dimostrarlo! Tra la demagogia dei partiti istituzionali e le pratiche dell'antifascismo sociale ed attivo c'è un abisso.

Come si può essere antifascisti, oggi, senza opporsi alla riapertura dei campi di concentramento per persone immigrate (ex CIE, oggi CPR) o senza denunciare gli accordi stipulati dal governo italiano con le milizie libiche per fermare le partenze dei migranti, destinandoli a detenzioni e torture?

Come si può non rilevare la strumentalizzazione dell'antifascismo da parte del PD, dopo che per anni i governi che ha sostenuto, in materia di politiche sociali ed economiche, hanno approvato riforme neoliberiste e leggi securitarie simili a quelle auspicate dalle destre?

Per noi l'antifascismo deve accompagnarsi necessariamente ad una critica anticapitalista e ad una prassi antiautoritaria. Combattere il fascismo e il razzismo vuol dire anche lottare contro le cause del loro risorgere: le politiche dei governi, l'assetto socio-economico e il sistema capitalista globale che creano sfruttamento, miseria e quindi una competizione sociale spietata per la sopravvivenza.

COMBATTERE IL FASCISMO SIGNIFICA LOTTARE PER UNA SOCIETA PIU LIBERA E PIU' GIUSTA: PER L'EGUAGLIANZA POLITICA, SOCIALE ED ECONOMICA DI TUTTE E TUTTI!

Assemblea Antifascista Romagnola – dicembre 2017

 

 

 

NON FACCIAMOCI TROVARE IMPREPARATE/I MAI PIU’!

NE CON I FASCISTI, NE CON LA DEMOCRAZIA E I SUOI SBIRRI!

I fatti da cui vogliamo partire sono quelli accaduti in Piazzetta della Misura a Forlì, l’8 dicembre scorso.
Un gruppo di dieci nazisti di Forza Nuova con mazze e fumogeni è entrato in piazza a dar manforte a due camerati e una camerata, accerchiate/i da una contestazione antifascista.
Sono sbucati armati in pieno mercatino natalizio e hanno caricato un gruppo di contestatori/trici.
Non era mai accaduto nulla di simile nel territorio in cui viviamo.
Ci imponiamo di fare delle riflessioni perchè se ci limitiamo alla “cronaca” degli eventi, o a riportare ciò che Questura e politici ci dicono, senza fare le dovute critiche e i dovuti collegamenti, si finisce per fare del gossip, utile a chi questo mondo lo vuole immutabile: si finirebbe in definitiva tutte/i a lavorare per Il Resto Del Carlino.

Sappiamo che le forze dell’ordine conoscono questi militanti di Forza Nuova nome e cognome, indirizzi e luogo di provenienza (perchè sono sempre gli stessi da più parti dell’Emilia Romagna), sappiamo che le guardie in borghese monitorano vicinanze e dintorni di dove si svolge un’evento politico, tanto più se con rischio di contestazione; sappiamo anche che ci sono casi in cui a dei/delle manifestanti “antagonisti/e” è stato contestato il reato di “porto di arma bianca/oggetto atto a offendere” per un ombrello o una bottiglia di plastica.
Sappiamo quindi che questi nazisti sono arrivati a fare quello che hanno fatto e poi si sono messi a far chiacchiere tranquillamente in mezzo a celerini, carabinieri, municipale e digossini perchè ben sapevano di non rischiare nulla.
Tanto più che la celere si è messa a spintonare e allontanare gli/le antifasciste/e dalla piazzetta, non i nazi: più lampante di così!!
Lo sappiamo forti della memoria che ci fa pensare a Piazza Navona, nel 2008, dove la sbirraglia permise a un camion di fascisti di Casa Pound pieno di mazze e pietre di caricare un corteo studentesco; lo sappiamo perchè ricordiamo Genova 2001 dove agli/alle arrestati/e, dopo averle/i massacrate/i per strada facevano cantare in caserma “un due tre viva viva Pinochet!” o “faccetta nera”.
E si potrebbe andare anche più in là, ricordando tutti i morti per mano dei fasci di combattimento mussoliniani affiancati ai Carabinieri dello stato italiano nel reprimere le lotte rivoluzionarie degli anni ‘20...ma forse non ce n’è nemmeno bisogno.
Lo sappiamo perchè viviamo il mondo e le sue strade e abbiamo smesso tempo fa di credere che dietro a ogni divisa ci sia un buon samaritano come quelli della TV: sono persone che hanno scelto di esercitare arroganza e imposizione, di vivere col potere stretto nel manganello e nella pistola e che nella testa hanno un mondo di ordine, disciplina, autorità, negazione della diversità e della contestazione: un mondo fascista.
Sappiamo che non sono delle “mele marce” con passioni destrorse, sono i sani figli del sistema giudiziario-repressivo, da sempre spalla a spalla a picchiare, spaventare, opprimere chiunque aneli a un mondo altro, alla liberazione, o anche solo a mettere in discussione la loro autorità.

A Forlì i nazifascisti hanno alzato il tiro e la Questura ha dimostrato che, va bene, è concesso.

Mai era accaduto che i nazifascisti (che purtroppo come in tutta Europa stanno montando i arroganza e consensi) si azzardassero a compiere un attacco in pieno stile così alla luce del giorno: vale a dire, sono sempre stati quelli col coltello facile e dalle aggressione notturne tanti-contro-uno/a, ora probabilmente si sentono forti e legittimati a proporsi in modalità squadrista anche alla luce del sole. (speriamo che qualcuna/o ricordi i due antifascisti accoltellati a Rimini tre anni fa che furono poi arrestati, loro per rissa, mentre i naziskin rei confessi erano liberi e benedetti dalla PM dell’inchiesta, cugina del fondatore di Forza Nuova Rimini. Non sono eccezioni, ma lucide rappresentazioni di “come va il mondo”)

I collegamenti sono fondamentali perchè se no si rischia di chiedere “giustizia” alle stesse persone che questi nazifascisti li coccolano, li aiutano, li votano. Si rischia di pensare che le forze dell’ordine ci dovrebbero difendere da questi aggressori (sempre che uno/a si voglia far difendere e non preferisca farlo da sè), ma come si può essere così ciechi/e da chiedere a chi ha manganellato ieri operai, migranti, studenti, lavoratrici del sesso, occupanti di case (etc) di difenderci oggi da chi queste stesse “categorie” le odia e le vuole sopprimere?!
Fascisti e forze dell’ordine hanno gli stessi nemici: sarebbe opportuno iniziare a considerarli reciprocamente, anche da parte di chi si vuole liberare di questo mondo autoritario.

E non possiamo nemmeno tollerare che adesso il PD e le sue varie emanazioni (cgil, cooperative, associazioni e mafiette collaterali) che si preoccupano scientificamente ogni giorno a livello internazionale, nazionale e locale di sfruttare e opprimere, ci parlino di Libertà.
Non si può lasciar parlare di antifascismo chi da un lato firma leggi liberticide (vedi decreto Minniti), dall’altro finanzia con milioni di euro i tagliagole libici per “risolvere il problema immigrazione” e si ricorda di scrivere post al vetriolo su internet o scendere in piazza quando sente di poter racimolare qualche consenso dalla sua decrepita anima più “a sinistra”.
Non possiamo lasciar dire una sola parola sull'antifascismo e sulla libertà da chi si arricchisce da decenni sul turismo nazifascista a Predappio (la giunta comunale del paese è da sempre di sinistra e oggi Frassineti, PD, è il più ferreo e arrogante promotore del "Museo del Ventennio") promuovendo un revisionismo della dittatura e di Mussolini davvero vomitevole.
Come al solito chi si autorganizza ci mette cuore, corpo, passione, si becca le denunce e i rischi in strada e poi questi infami politicanti in doppiopetto vengono a riscuotere i voti e gli applausi.
No. Sia ben chiaro: l’antifascismo per chi scrive è un valore vivo, inscindibile dalla critica al capitalismo che ha creato il fascismo storicamente.
E’ un’idea da calare nel presente e che può essere controproducente se non porta insita una critica a questo mondo tutto, che è il mondo dove PD e Forza Nuova possono convivere benissimo (e lo fanno) sulla pelle di tutti/e.

PRIMA I FASCISTI, POI I POMPIERI...
E alla luce di quanto accaduto in questi giorni possiamo ribadire serenamente che sindacati e partiti hanno fatto esattamente ciò che ci si aspettava: scavalcare un'assemblea che dopo la carica di venerdì pomeriggio si è spontaneamente riunita a casa di un ospitale ragazzo presente in piazza e monopolizzare il discorso politico e di piazza.
Mentre venerdì l'assemblea si confrontava, il martire della FIOM colpito dal bastone e la sua schiera era dagli sbirri a denunciare i fascisti. Gli stessi sbirri che in piazza hanno fatto entrare i fasci e poi ci sono messi a chiacchierare. Non crediamo ci sia bisogno di essere tanto radicali per valutare che questa scelta o è totalmente illogica oppure si inserisce nel teatrino dei ruoli sociali dove i poliziotti sono la parte neutrale della forza dello Stato e i contendenti di opposte fazioni vi si relazionano alternatamente.

Domenica il presidio antifascista autorganizzato, quasi totalmente ignorato dai mass media e perciò non rappresentato nello spettacolo politico,  si è trovato a interagire con una piazza e con delle strade gremite di gente che affollava il centro: interventi, volantinaggio, musica e tante facce nuove che hanno dato una boccata d'ossigeno vitale in un contesto provinciale come Forlì.
Le "forze sociali antifasciste" (ossia i famosi, i grandi, i padroni) hanno invece lanciato un poderoso corteo alle 18:00 di lunedì sera.
Hanno avuto la ricercata gloria nello spettacolo mediatico grazie ai soliti megafoni giornalistici e virtuali, ma nella "realtà" hanno sfilato per venti minuti il lunedì sera in una città deserta, o meglio, piena di specchi: PD, cigli, cisl, uil sbirri e giornalisti.
Fortunatamente anche lì uno spezzone autorganizzato c'è stato (in fondo, senza bandiere ne aberranti servizi d'ordine con fascia sul braccio e guantoni di pelle in tasca) ed è stata la sola cosa che ha salvato un pò il senso di quell'essere lì.
Anche se vi sarebbe stato un senso ulteriore nell'esser in piazza quel giorno: contestare e guastare la festa a quell'accozzaglia di sinistre figure melliflue, gialli amici dei padroni e delle prefetture, carnefici di ribelli, rivoluzionari/e ed eredi di una tradizione di oppressione.
Quell'oppressione che loro decantavano al microfono, l'oppressione della democrazia.
La democrazia che ha incarcerato le/i partigiane/i che non volevano deporre le armi dopo il 25 aprile per passare sorridenti dalla dittatura fascista alla dittatura del sogno americano e della DC, la stessa democrazia che amnistiava i carnefici del regime mussoliniano, reintegrava i prefetti, gli sbirri, i questori e imprigionava i/le rivoluzionari/e.
La stessa democrazia sancita nella sacra costituzione, quella carta che sempre gli/le antifasciste/i da scrivania osannano che, anche fosse la carta più nobile e meravigliosa del ci starebbe in odio e stretta e misera, perché la nostra vita e la sua multiformità non si può irreggimentare in un pezzo di carta.
La democrazia che in tutto il mondo si impone come un cancro e fa degli individui che si ribellano dei terroristi e di tutti il resto merce, zombi, risorse da sfruttare e corpi da dominare.

La stampa e i social network stanno facendo così tanto eco ai nazifascisti che di certo dovranno spendere molto meno nella prossima campagna elettorale per la propaganda.
A Forlì, come in tutta la Romagna il problema della presenza di questi figuri è in crescita e speriamo che lo siano anche l'attenzione, la rabbia e la voglia di chi decide di contrastarli.
I politicanti e i loro apparati di controllo e pacificazione sociale torneranno presto alle loro scrivanie e ai ricevimenti del Rotary, mentre le vacanze del santo natale faranno dimenticare nella sbornia della merce e dell'intrattenimento alle masse il pericolo nazifascista fino a ieri sulla bocca di tutte/i.
Chi crediamo non dimenticherà tutto questo sono le persone che hanno sentito smuoversi qualcosa nelle viscere ad esserci in piazza venerdì scorso o, che se non c'erano, hanno capito che non vogliono restare indifferenti mentre al vita scorre via, mentre il mondo se lo contendono orrori di colore diverso e stessa matrice: oppressione.
Chi non cerca sicurezze e consenso, ma complici e avventure.


NE CON I FASCISTI ASSASSINI, NE CON I POLITICANTI CAROGNE, NE TANTOMENO CON LE DIVISE!
Autorganizziamoci per liberarci ogni giorno di più, con rabbia e gioia!