A Forlì e a Cesena, da un po' di tempo, sembra che le destre stiano soffiando non solo sul tema dell'immigrazione, cercando di esasperare gli animi semplici tipici delle popolazioni locali dei piccoli paesi di provincia contro i profughi che fuggono da guerre e conflitti ma che, nella becera propaganda razzista, diventano il problema numero uno da contrastare. Ultimamente queste formazioni di destra, non esclusa quella estrema, sembrano infatti dedicare la loro attenzione anche alle tematiche di genere, con interventi spesso e volentieri intolleranti e intollerabili.

A Forlì un manipolo di associazioni integraliste cattoliche, con a capo CL e l'associazione “La Croce” dell'omofobo Mario Adinolfi, è riuscita ad ottenere dall'amministrazione comunale di centro-sisnistra guidata dal PD la sala pubblica del Liceo Classico per una serie di tre convegni sostanzialmente improntate all'omofobia più gretta. Nella serata di lunedì 30 gennaio 2017, che vedeva come relatore nientemeno che il leader del “Family Day”, movimento schierato da sempre nell'attacco ai gay e sponda “movimentista” per le acque reflue del conservatorismo politico più liberticida, questa provocazione ha toccato punte di ridicolo, quando ad alcuni compagni anarchici è stato vietato l'ingresso alla sala pubblica, per impedire che potessero protestare. Chi è riuscito ad entrare ha potuto constatare come nell'occasione, col pretesto di “difendere la famiglia tradizionale”, siano state profferite vere e proprie offese alle persone omosessuali e a tutti coloro che non condividono il becero schematismo intollerante cattolico, il che ha significato attaccare tutte le scelte di vita che non rispecchiano la visione patriarcale e autoritaria, fino a dichiarare che i gay sono persone malate da curare e da rieducare. Il fatto che sia proprio una scuola il luogo scelto per questa esplicita propaganda negazionista delle differenze è tanto più grave, nel momento in cui gli omofobi parlano di valori, di educazione dei bambini e di ri-educazione degli omosessuali e delle individualità che deviano dal loro rigido schema mentale. Concedendo la sala il Comune di Forlì e la maggioranza politica che lo costituisce si sono resi complici di queste organizzazioni tradizionaliste e reazionarie. Certo, non è una sorpresa vedere il Comune schierarsi dalla parte di questo becerume integralista, dato che lo stesso sindaco Drei proviene dal mondo cattolico e in questo mondo vanta conoscenze altolocate. La cosa curiosa, semmai, è stata vedere un assessore della giunta Drei scendere in strada assieme a chi protesta contro gli omofobi, come altri esponenti di maggioranza in consiglio comunale sottoscrivere l'appello dei movimenti laici e LGBTIQ. Crisi di coscienza, forse, o mero opportunismo politico?

Per quel che riguarda Cesena, invece, ha assunto risalto mediatico nazionale la vicenda della contestazione di Forza Nuova ad una unione civile tra due ragazzi gay celebrata in comune. I neofascisti, i più venuti appositamente da altre città della Romagna, hanno inscenato un funerale con tanto di bara proprio davanti alle due persone e ai loro amici presenti all'unione. La cosa assurda è che, anche questa volta, di fronte a quella che è solo l'ultima delle provocazioni di Forza Nuova nel territorio cesenate, ad organizzare un corteo in risposta all'accaduto siano stati i Giovani Democratici, cioè i giovani del PD. Eppure Forza Nuova nel recente passato aveva svolto diversi presidi contro gli immigrati a Cesena e tanto i Giovani Democratici che il PD non avevano trovato nulla da ridire. Due pesi e due misure? Forse per i piddini ci sono libertà che valgono di più e libertà che valgono di meno? Noi pensiamo invece che, a prescindere dal fatto che si reputi o meno il matrimonio come qualcosa di utile (e come anarchici alle unioni civili preferiamo le unioni libere), la libertà sia una e tanto quella delle persone omosessuali o bisessuali che quella delle persone immigrate vada difesa sempre. E quando diciamo difesa, intendiamo anche dalle leggi che il PD sta promuovendo a livello nazionale col nuovo “pacchetto sicurezza”, come il proposito del governo Gentiloni di riaprire i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), i campi di concentramento per immigrati che hanno la sola colpa di non avere le carte in regola o il giusto colore della pelle.

É essenziale contrastare le squallide iniziative dei fascisti e degli integralisti cattolici quando si presenta l'occasione, ma anche smascherare le ipocrisie e l'opportunismo di chi, mentre scende in strada in nome delle “libertà civili” contemporaneamente si fa paladino di nuove leggi repressive.

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